Sme Ariosto:
comunque vada, Berlusconi resterà al suo posto
(mar) il VeLino
 
Non si sa che fine farà il processo Sme-Ariosto, se continuerà o riprenderà da capo. E' certo, dopo gli ultimi colpi di scena,
se continuerà e concludersi con una condanna di Berlusconi, non ci saranno dimissioni del governo. Non confermate in alcun modo le illazioni profuse sulla presunta intenzione di Ciampi di propiziare, nel caso di una sentenza di condanna, la caduta di Berlusconi. Per gli uomini politici da anni è caduto l'immunità, ma non quello della presunzione d'innocenza sino all'esaurimento dei tre gradi di giudizio. Delle due l'una: o si ripristina l'immunità o si tiene il principio di presunzione d'innocenza.
E poiché nessuno pensa di ripristinare l'istituto dellimmunità, chiusa la stagione del giustizialismo, resta fermo quella della presunzione d'innocenza. È oggetto di riflessione anche quanto ha affermato il presidente emerito della Corte costituzionale Vincenzo Caianiello a proposito del particolare carattere dell'investitura ricevuta da Berlusconi: "Dandogli l'incarico,
Ciampi ha dichiarato di non fare una scelta, bensì di accettare la logica dell'indicazione del premier da parte dell'elettorato.
Lo stesso avrebbe fatto con Rutelli se avesse vinto lui. È come se avesse detto: prendo atto che si è creata questa Costituzione di fatto, per cui non ho libertà di scelta. Dunque, una caduta di Berlusconi porterebbe allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni. E il problema si riproporrebbe con qualche guasto aggiuntivo, dal momento che nella campagna elettorale entrerebbe in modo devastante lo scontro con i magistrati di Milano. Ma è un’ipotesi di scuola: non c'è alcun segnale, all'interno della maggioranza (non solo dal Quirinale), che autorizzi la presunzione di possibili ribaltini o ribaltoni di scalfariana memoria nel caso di una sentenza di condanna in primo grado. Nel merito, poi, alla luce delle prese di posizione del gruppo di magistrati coinvolti
in questa vicenda processuale e dei loro referenti, l'opinione pubblica ha colto il carattere persecutorio dell'offensiva sullo scandalo Sme.
Uno scandalo, ormai è chiaro a tutti, per come la cordata di Carlo De Benedetti aveva cercato di acquisire a prezzi di saldo il gruppo alimentare pubblico, non certo per la sentenza - confermata in tre gradi di giudizio e resa possibile anche dalle dichiarazioni dello stesso Romano Prodi e dall'iniziativa giudiziaria dell'Iri contro de Benedetti - che ha bloccato la vendita. Realizzata anni più tardi con un profitto di duemila miliardi superiore a quello che era stato negoziato con l'allora patron dell'Olivetti e senza nessun profitto per la cordata di cui faceva parte, tra gli altri, Silvio Berlusconi.
D'altronde, i magistrati di Milano stanno mostrando un accanimento senza precedenti e persino sfrontato, come dimostrano le lamentele di Gerardo D'Ambrosio per il rifiuto del Guardasigilli di sanare l'irregolarità che aveva consentito al giudice a latere Brambilla di continuare a fare parte del collegio giudicante. Una conferma dell'assenza dell'equilibrio di giudizio e del clima sereno che sarebbero indispensabili per rendere credibile il procedimento giudiziario aperto a Milano. (mar) il VeLino.