Cocaina: D'Annunzio, il grande amatore, la chiamava
"mattonella di Persia"
 
La storia è raccontata in 140 lettere conservate al Vittoriale a Gardone, e sarà pubblicata da Sellerio.
Margherita Besozzi aveva 29 anni meno del vate ma nutriva per lui una sorta di passione a tratti tenera, a tratti sessuale. Lei era una giovane donna ardente che accese innanzi all'immagine di lui la "lampada votiva, quella che si accende solo davanti a Dio". Ma D'Annunzio tentava di sottrarsi a causa "della vecchiezza" e quando non poteva proprio rifiutare si aiutava con la cocaina; la "mattonella di Persia", la chiamava lui. "La donna è una scienza, - aveva scritto
il poeta - una creatura terrena da apprendere amorosamente e carnalmente nel suo profondo".
Anche questo è D'Annunzio raccontato attraverso altre lettere d'amore pubblicate da Annamaria Andreoli in un recente libro. Si tratta di lettere del poeta indirizzate a Ester Pizzutti, a Olga Ossani, Febea, Luisa Casati, Corè o Elvira Leoni, Barbara. Le centinaia di amanti del calvo e piccoletto abruzzese, comunque, non si trovavano di fronte ad un maschilista, ma ad un abile seduttore che praticava anche "l'irresistibile attrattiva del double", prediligendo i rapporti
a tre: con due donne, meglio se madre e figlia, come nel caso di Natalia e Maria Hardouin o in quello più celebre di Eleonora Duse e sua figlia, la Beccara che ai bei tempi lo attendeva a Venezia al Palazzo Barbarigo.
Il vate non disdegnava neppure gli incontri con donne malate e deboli, come la pallida, magra e sterile Elvira Leoni, ribattezzata Barbara, con la quale D'Annunzio si abbandona ad un petting selvaggio e sensuale, trasportando in infuocate lettere il suo desiderio sessuale: "Comincio a mangiarti dalla lingua e vado giù fino in alla "rosa".
Insomma, gira e gira, anche un grande poeta punta sempre e solo alla "rosa"!
Che sia una questione di biologia più che di poesia? da www.vip.it