Essere di destra
non vuol dire avere la rogna
di
Giovanni Cappello
Ricevo una
lettera di sfogo da un insegnante che subisce l'arroganza, del capo e colleghi,
che del capo sono cortigiani ossequiosi 'politicamente
corretti'. La lettera pone due
domande fatali: «Perché quando si dice di essere di destra si diventa i martiri
del nuovo millennio? Non sarebbe opportuno che, nel posto di lavoro, ognuno
si tenesse per sé le sue idee politiche senza ridicolizzare quelle degli altri?».
Perché? Il fenomeno è più diffuso di quanto si immagini.
Occorrerebbe ricordare a certa sinistra
che chi sta a destra non è CHE deve essere affetto da pestilenze
varie: la pensa solo diversamente.
Vecchia storia che si è affinata
come tecnica di violenza psicologica. Sei di destra e sei additato rozzo
(Bossi), mafioso (Berlusconi), fascista
(Fini) o rinnegatori della tradizione del cattolicesimo democratico
(Buttiglione e Casini)?
Queste democratiche considerazioni,
che hanno l'effetto di fare apparire vittima la destra (anche quando non lo
è), sono frutto
di un'autoinvestitura della sinistra: solo
loro sono puri, seri, onesti, capaci, democratici, legittimati a governare,
intelligenti, progressisti, responsabili, e via con tutti i meriti che si cuciono addosso. Nei fatti, si rintuzza da
destra, sono i soli a
rappresentare quella palude politica
retriva, volgare, conservatrice, settaria e antidemocratica che si legittima
da sola non esistendo altri disposti a farlo. Dagli eredi
del comunismo sovietico di Stalin e del cattolicesimo più fondamentalista,
Ds, Ppi
ed alleati più o meno
insignificanti. In tutti gli ambienti chi non è di sinistra si sente amabilmente tollerato e calpestato ed ha gioco facile nel rinfacciare la motivazione dell'azione pedagogica (ricorda
qualcosa la parola gulag?), meritoria
di essere esercitata con ogni mezzo, per redimere tutti quegli eretici che non
si allineano al dogma del pensiero unico. Ma pretendere che la smettano, nonostante
la Storia ha decretato, in via definitiva, la loro sconfitta, non è facile
perché a sinistra molti sono plasmati
secondo Lenin, secondo la prassi del nemico da annientare con
un ciclico vado-l'ammazzo-torno. Un tempo, il loro nemico era il clericalesimo
bigotto e reazionario che amoreggiava con la Dc. Poi la Dc si
calò le brache e li fece accomodare nel salotto buono. Divennero amici e l'attenzione
si spostò su sempre nuovi nemici fino a Berlusconi,
reo di avere sbarrato l'accesso della sala dei bottoni ai postcomunisti che, siamo nel '94,
appena fino all'89 avevano preso soldi dall'URSS, ovvero da
uno stato nemico (vero) dell Italia. E la storia continuerà
ancora fin quando ci sarà da impalare nemici. La verità è che in Italia
non c'è ancora una sinistra che sia tale:
c'è gente che ha ancora nel DNA il codice del Kgb
e gente che rievoca De Gasperi, La Pira, ecc. come
si elenca la lista della spesa. È gente senza cultura democratica che,
e questo è il loro lato peggiore, pretende di dispensare democrazia. Un gesto
non richiesto perché, vedi l'insegnante che mi ha scritto, sembrerebbero
loro i primi a doversi purgare anima e corpo facendo un bagno nell'onestà intellettuale
e, non ultimo, nell'umiltà di cui sono privi.
E, anche a destra, si
cominci a fare qualche pulizia interna: uscire allo scoperto
non può che giovare a se stessi ed agli altri costringendoli al confronto e
non solo al dileggio. Se la sinistra puntella ancora il 'muro', la
destra si armi di piccone e cominci ad abbatterlo.