Nel dibattito/confronto
per il rinnovo del prossimo Parlamento, si è inserito anche una
sorta di confronto sulla questione dell'aborto: pro e contro, riformisti
e riformatori si stanno cominciando a dilaniare, convinti di perorare
una causa che gli potrà portare consensi maggiori. Si sta creando
un clima di intimorimento e paura per chi ricorre all'aborto, pratica
già di per sè non tanto pacifica grazie all'ostruzionismo di alcuni ospedali
e che, per l'occasione, potrebbe anche indurre alcuni medici ad aggiungersi
alla gia' numerosa schiera di obiettori di coscienza, non tanto per dar
seguito ai loro convincimenti (che ci sembra più che legittimo), ma semplicemente
per una ragion di Stato e/o di posto di voro. Non sarebbe una novità,
specialmente in un clima elettorale dove -ogni volta- vien fatto credere
che siano in gioco le sorti della Repubblica nel suo sistema/insieme:
serrare le fila per compiacere a qualcuno? Non sarebbe una novità: è
un comportamento diffuso in diversi ambienti e settori: all'economia
al giornalismo, fin alla pratica sanitaria. Ma l'argomento aborto, oggi,
a 26 anni dal suo ingresso nei nostri codici ome pratica legale, pur
nei diversi approcci etici e religiosi, non ci sembra più vissuto come
scontro tra il bene e il male: tant'è che favorevoli e contrari si trovano
in tutti gli schieramenti politici, indipendentemente dai loro riferimenti
ideali e/o ideologici. Quindi è un argomento che non porta voti
e che, per delle eventuali modifiche legislative, crediamo possa essere
fatto solo con una consultazione referendaria di tutto il corpo elettorale,
ma non legandolo alla vittoria di uno schieramento di presunta destra
piuttosto che un altro di presunta sinistra. Perciò abbiamo invitato
tutti gli attuali partecipanti alla campagna elettorale a non farsi trascinare
da un possibile titolo in questo o quell'altro giornale rispetto alla
frase piu' ad effetto che riusciranno a dire in materia, ma di ragionare
sulla reale portata del fenomeno e del dramma aborto, lasciandolo alla
sfera delle scelte e delle decisioni private (e quindi non-politiche)
di ogniuno.