Bertinotti PRC: forma di lotta estrema sciopero della fame
contro
liste civetta
Fausto Bertinotti, questo l'articolo è oggi su Liberazione,
motiva la scelta dell’inizio dello sciopero della fame contro il pericolo
dell’uso delle liste civetta nelle prossime elezioni politiche.
Lunedì prossimo
comincio cominciamo lo sciopero della fame.
Diamo inizio, quindi,
ad una forma di lotta estrema, inusuale, che sicuramente non fa parte della
nostra tradizione. Il fatto può stupire amici e compagni che ci conoscono
e hanno seguito le nostre iniziative politiche e di lotta. Che sanno quanto
abbiamo sempre posto al centro della nostra azione atti collettivi, e abbiamo
privilegiato su tutto il conflitto sociale. Ma a questa scelta sono e siamo
obbligati di fronte ad un evidente lacerazione delle regole democratiche e ad
un altrettanto grave silenzio delle forze politiche e perfino delle più
alte autorità dello Stato. La probabile presentazione alle prossime
elezioni di liste civetta, liste che hanno come scopo dichiarato il furto di
voti alle forze politiche non allineate da parte delle coalizioni di centro
destra e di centro sinistra è un vulnus così profondo alla democrazia
di questo paese che non può non avere una risposta estrema, una risposta
che anche simbolicamente dica della possibilità concreta che si mettano a tacere
le forze critiche di questo ordinamento politico e sociale.
Abbiamo segnalato questo pericolo in tutti i modi in cui è stato
possibile: in Parlamento, alle altre forze politiche,
per quanto ci è stato possibile sui mass media. Abbiamo manifestato davanti
a Montecitorio, abbiamo fatto presenti le nostre ragioni al
presidente della Camera, ci siamo uniti alla protesta
di altre forze politiche come quelle di D’Antoni e di Di Pietro
che sarebbero danneggiate dalla presentazione delle liste civetta. Abbiamo registrato
la volontà del centro sinistra di fare una legge che
finora però non è stata fatta e il blocco assoluto del Polo.
Quindi finora non è venuto alcun segnale vero che dia garanzie in questo
senso; nessuno si è impegnato davvero contro questo drammatico e temibile sconvolgimento
delle regole democratiche. E allora a Rifondazione comunista
non rimane che fare lo sciopero della fame, non rimane che iniziare una forma
di lotta che abbiamo sempre rispettato anche quando veniva praticata in modo
anche più estremo, ma che non abbiamo mai praticato. Oggi questo è il solo
modo che ci rimane per sollecitare altre azioni di lotta più collettive,
un impegno maggiore di tutti coloro che hanno ancora a cuore le sorti
della democrazia, per rompere la coltre dell'indifferenza e del silenzio che
in questi giorni ha avvolto i nostri tentativi e le nostre iniziative. Per sollecitare soprattutto l'intervento
del capo dello Stato, un’autorità che potrebbe spendere
la sua parola in difesa di quelle regole che sono il fondamento di ogni
paese democratico.
Il suo intervento oggi può
modificare una situazione che appare gravemente compromessa.