Banche
e assicurazioni hanno inventato un altro tipo di fondo di investimento:
il fondo flessibile.
Un altro specchietto per le allodole perchè i
fondi flessibili, che hanno commissioni più care, hanno perso il 10%
negli ultimi 12 mesi. La perdita potrebbe sembrare limitata
ma non è così. Il meccanismo dei fondi flessibili è semplice:
il risparmiatore affida i suoi soldi ad un gestore il quale ha carta
bianca, cioè può investirli come ritiene piu' opportuno.
Non esiste
benchmark, cioè un indice di riferimento per valutare la bravura del
gestore, il quale può cambiare i fondi quando e come ritiene più opportuno,
in relazione alle proprie valutazioni e addebitando,
ovviamente, i costi delle commissioni di ingresso, di uscita, di gestione
e di performance al risparmiatore. Dovrebbe essere
il paradiso dei più bravi.
Si è
invece dimostrato l'inferno dei somari. La prova provata sono
i rendimenti negativi, realizzati dai fondi flessibili, quel 10%
sopra riportato. I gestori si giustificano sostenendo che
il settore sul quale hanno investito (tecnologici, media e telecomunicazioni), è
stato particolarmente negativo. Ma chi li ha obbligati
ad investire in quel settore se, avendo carta bianca, potevano sbizzarrirsi
in tutti gli altri, che tra l'altro hanno realizzato buone performance?
Alla fiera dei somari insomma, ferma restando che il conto
lo paga il povero risparmiatore. Noi consigliamo ai risparmiatori
di protestare, chiedere le testa del gestore e di non investire in
fondi flessibili. Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc aduc.it@aduc.it