Fondiamo il partito dei Dip
Proposta: mobilitare la società civile
che rifiuta il conformismo Vip
Il Foglio -
editoriale del 16 Marzo 2002
Quattro anni così,
no. No e poi no. Quattro anni a fare da spettatori
dei girotondi, a subire insulti e monetine, a prendersi di servo da padroni
isterici, a commentare i narcisismi dei Vippozzi tipo Melandri&Moretti, a
sottomettersi alle intemerate dei forcaioli, a farsi fare la morale dall'ex
maggiordomo di Gianni Agnelli, a lasciarsi manipolare dal salottino della stampa
estera.
E tutto questo all'ombra di un governo che fa alcune cose buone e un numero
imprecisato, ma piuttosto alto, di errori.
E tutto questo in un calo
impressionante della razionalità politica, nel
rigetto ideologico della democrazia dell'alternanza,
in mezzo a una gran caciara
priva di fantasia e di coraggio intellettuale.
Carlo De Benedetti aizza i suoi giornali e costruisce
mostri. Michele Santoro organizza la sua piazza, in
cui l'ambasciatore israeliano non metterà più piede perché è a conduzione
faziosa. Artisti, scrittori, magistrati e comici non
sempre di primissima scelta si tirano la volata da
soli, e ora si mettono sotto la protezione della
grande Cgil.
Lo schema sembrerebbe perfetto: c'è una sola società
civile, un solo contropotere, un pensiero unico in armi contro la dittatura del
mediocrate e di un mondo indistinto di suoi dipendenti. Ai profeti della società
tutto è concesso,
e al di là del confine
c'è solo il poliziotto di Scajola, l'avvocato di Berlusconi, il grigio due bottoni di Fini, Mediaset
e la Rai.
Ma è questa l'Italia?
No che non è questa. C' è una società civile
impresentabile che pensa con la sua testa di plastica, che
si oppone al ritiro delle scorte ai pm, che
vuole privatizzare la Rai contro il doppio conflitto di interessi di Berlusconi
e della sinistra padronale, che è interessata alle riforme del mercato del
lavoro e alle liberalizzazioni del sistema, che ha una visione non bolsa e
ingessata dell'Europa, che il 10 novembre ha dato una modesta ma sentita lezione
a stelle e strisce ai bruciatori di bandiere, che non si fa prendere in braccio
dai comici di governo. C'è un paese di minoranza, come al solito anticipato
dalle migliori battaglie radicali (ciao, Capezzone), che è stufo di tutti i
conformismi di regime, delle canzonette conservatrici di governanti senza
fantasia politica e delle ribalderie di progressisti fuori di testa. Con calma,
questo paese si ha da organizzare. Deve mostrarsi, con passione e disinteresse,
e con lo scopo di ripristinare i diritti della buona politica.
Fondiamo il partito dei
Dip.