S o r e l l d ' i t a l i a
Donne messaggere di pace, di azioni concrete, di lealtà
 
di Alessandra Servidori
 
Stanno partendo carovane di donne uliviste che vanno in Palestina a detta loro a difendere la pace.
Io credo proprio giusto raccontare quello che succede a Bologna: hai visto mai che riequilibriamo con saggezza e dalla turrita città, l'idea nefasta che solo il Popolo Palestinese è una vittima. Io non solo aderisco al Manifesto per Israele, ma difendo con
le unghie e con i denti e con azioni concrete la pace per entrambi gli Stati.
Di fronte alla drammatica spirale di carneficina, terrore e violenza che ogni giorno di più insanguina il Medio Oriente, abbiamo deciso di andare oltre gli appelli buonisti/pacifistie a senso unico, di non stare a guardare, e di muoverci su entrambi i fronti.
E' cominciato così il nostro cammino di donne italiane, decise a far di tutto per riallacciare i fili di un dialogo interrotto tra palestinesi e israeliani. In dicembre Jilian Anastas del Consiglio Comunale di Betlemme ed Ebi Leman, di Tel Aviv, di passaggio nella nostra città, impegnate entrambe presso il Parlamento Europeo a cercare con forza e determinazione tutte le strade e i percorsi per superare il massacro della guerra, erano tornate nelle loro terre con un ordine del giorno votato all'unanimità dal Consiglio Comunale di Bologna, che appoggiava un processo di pace per mettere fine allo scorrere di sangue innocente.
Oggi, nella condanna ancora più convinta di ogni forma di terrorismo, di repressione e nella necessità immediata del riconoscimento della reciprocità, dell'indispensabile creazione di due Stati distinti e autonomi, siamo convinte che diventa irrinunciabile mettere in campo ogni azione utile a riaprire i canali di dialogo, contatti, negoziati per creare ponti solidi e robusti. Daniela Bottino, Presidente della Commissione delle Elette del Consiglio Comunale, insieme alla vigorosa e convinta partecipazione del Vice Sindaco Giovanni Salizzoni, sostenitore di un progetto concreto di aiuto che viene dalle donne per le donne, ha organizzato un incontro, tra amministratrici, associazioni, rappresentanti della società civile, di donne appartenenti a forze politiche della maggioranza "polista" e della minoranza ulivista, per vedere, insieme, che cosa fare. Come aiutare questi due popoli a ricominciare a vivere con le armi della pace e del dialogo e non della guerra.
E' uscita un'idea forte e semplice, nello stesso tempo straordinaria: ospitare nella nostra Scuola di Pace di Monte Sole gruppi
di donne israeliane e palestinesi, perché, in una zona franca e lontano dall'odio e dal livore, si possa capire di che cosa hanno bisogno dal punto di vista pratico, e, insieme a loro, lavorare per progetti. Si pensa ad azioni di intervento concreto con alcune nostre industrie e alcune istituzioni, per mettere in campo servizi sanitari, scolastici, opportunità di creare piccole imprese e posti di lavoro, esportando un modello di relazioni utile alla comprensione, alla ricostruzione.
E' il dialogo stesso che può insegnare alle donne di popoli in guerra, come cambiare verso il futuro. E' una opportunità per le donne palestinesi e israeliane per determinare la sorte dei propri figli. E' per noi donne italiane un'occasione per riparare ad un silenzio colpevole dei democratici italiani ed europei che non difendono con coraggio entrambi i popoli: anche Israele è nostra
e appartiene a tutta la civiltà contemporanea. Quella civiltà fatta di persone leali, lucide, che abiurano equivoci, squallidi movimentismi e pacifismi a senso unico, quella civiltà che non può permettersi di perdere o vedere ferito a morte quel lembo
di democrazia e di libertà, di memoria e di futuro.