Donne e politica:
Ma questo Bertinotti è più bravo di Fini?
 
di Alessandra Servidori
 
Donne e politica: nel porre la domanda, l'intervistatrice del TG si dà anche la risposta. "A Bologna -chiede ad una gagliarda delegata del PRC- le donne di An sono costrette a dare l'assalto alla Presidenza del Congresso, mentre voi qui a Rimini ottenete il 40 per cento dei posti negli organi dirigenti?" Come a dire: proprio bravo questo Bertinotti, migliore certamente di quei maschilisti di An. Sta di fatto, a Bologna come a Rimini, percorrendo interamente il semicerchio della politica italiana, la questione "donne e seggi" è archiviata: qualche posto in più, se ce ne saranno le condizioni. Tanto, se si va a fare i conti, la famigerata prima Repubblica era un pochino più generosa col gentil sesso. Ma quello di un peso maggiore, in politica, della componente femminile è una questione reale. E non può essere sempre trattata dalla parte in causa, come un sistematico richiamo alle armi (spuntate!) con il solito tam tam degli appelli trasversali, dell'ultima ora.
In Europa vi sono paesi più evoluti in cui le donne scelgono un ruolo di primo piano nei Parlamenti e nei Governi, anche perché
il sesso forte ha capito l'antifona e ha ceduto il campo, dedicandosi ad attività più redditizie e gratificanti, come il business e le professioni.
Da noi, le modifiche più radicali degli ultimi decenni, sono avvenute proprio sul piano dei rapporti interpersonali e dei costumi.
Vi è ormai una fiorente letteratura che descrive una condizione femminile liberata sul piano dei rapporti sessuali, aggressiva, dominatrice. Come mai, allora, questo rovesciamento dei rapporti di potere non lo ritroviamo nel campo della politica?
Può essere che le donne in "carriera politica" abbiano una parte di responsabilità, dal momento che si ostinano a confinare la loro azione nel ghetto delle "questioni specifiche": aborto, coppie di diritto e di fatto, bioetica, ecc..ecc... Tutti problemi importanti. Salvo trascurarne altri fondamentali verso i quali le resistenze ideologiche sono comuni, a destra e a sinistra.
L'Unione Europea, ad esempio, ha fissato per il 2010 l'obiettivo di un tasso di occupazione femminile pari al 60%.
Nel Belpaese siamo al 39%. Per accrescere di tanto la partecipazione al mercato del lavoro  della componente in rosa, bisogna lavorare parecchio con gli strumenti giusti. Proprio quegli istituti della flessibilità che Marco Biagi indica nel Libro Bianco.
Le donne, invece, spesso si ostinano a difendere le regole che stanno bene agli uomini.