La Shoah: e perché non potrebbe accadere di nuovo?
di
Alessandra Servidori
Ricordare per
non dimenticare gli anni terribili delle leggi razziali, delle persecuzioni e dell'eccidio nazista:
per un giorno è andata in scena e in onda la tragedia della Shoah. Passata
la giornata delle commemorazioni e dei riti consumati in seno alle Istituzioni,
nelle scuole con un minuto di silenzio (?) e in alcune città con la proiezione
di filmati, fermiamoci a ragionare.
C'è il pericolo di ridurre la memoria
dello sterminio a cerimonie burocratiche, e nei licei immiserirla con l'ennesimo
obbligo scolastico. Oggi è necessario che non prevalga l'insolenza latente del
ridurre ad un solo giorno di ricordo l'enormità di quanto è accaduto, dello
stermino scientifico di un popolo. Se è successo
una volta, perché non potrebbe accadere
di nuovo?
Gli ideali di allora si fondono con
quelli ancora salvifici di oggi, che non sono diversi di quelli di cinquantenni
fa: l'Italia democratica e antifascista è davvero in grado di difendere i principi
della libertà? Tra Italiani ed Ebrei resta il pregiudizio e il ritorno di un
sentimento ostile coincide con la reazione israeliana antifada palestinese degli
avvenimenti in corso.
Il 20% degli italiani maggiorenni confessa antipatia, disistima e in certi casi disprezzo per gli ebrei:
è il risultato di un sondaggio della Ispo su un campione di 5000 persone. Per tre italiani
su quattro gli ebrei hanno una mentalità diversa, un particolare rapporto con
i soldi e, secondo la metà degli intervistati, gli ebrei dovrebbero smettere
di fare le vittime per l'olocausto e di sostenere in modo fazioso la politica
di Israele.
Tra il dicembre 2000 e i giorni di oggi, i sentimenti antiebraici sono cresciuti:
dopo l'11settembre l'attacco di Bin Laden è spesso
attribuito alla colpa dei "cattivi ebrei " di Palestina ed è stato recuperato
tutto il viscerale pregiudizio sedimentato nei secoli.
Negli ultimi anni la Chiesa Cattolica ha impresso una svolta importante sulla
questione ebraica con la richiesta del perdono e una confessione dell'antigiudaismo,
che coincide con l'apertura al dialogo con altre religioni, ma i movimenti della
sinistra diffidano dello Stato di Israele e del capitalismo ebreo. L'idea dell'ebreo
ricco e della crisi palestinese in buona sostanza ha influenzato parte dell'opinione
pubblica no global contro gli ebrei. La tesi è: mondialismo, sionismo e sistema
americano come motore della globalizzazione. E così si mischiano di rancori
di integralismo islamico e antisemitismo nazista che suscitano preoccupazioni
e non vanno sottovalutati. Vale quindi la pena di impegnarsi, soprattutto con
i giovani, per superare pregiudizi, associazioni improprie di "mondialismi attribuiti
a complotti giudaico-americani" perché queste impostazioni resuscitano vecchie
pulsioni e odi: bisogna restituire ai giovani la capacità di discernere tra
la politica di uno Stato e l'ebraismo, anche attraverso il loro protagonismo
e la loro voglia di saper analizzare e scrivere la storia.
( commenti? a Virus.ilgiornale@iol.it )