Donne in prima linea:
Troppo facile giustificare,
troppo facile raccontare....
di Alessandra Servidori
Donne in prima
linea: croniste generose,
orgogliose, guerriere. In questa maledetta
storia di agguati e massacri,
la realtà è sotto i nostri occhi: moltissime sono le giornaliste
che dalla terra dove si consuma la guerra ci informano dei fatti
e dei segreti. E' stato così che Maria
Grazia Cutuli ha scoperto in Pakistan il gas nervino di Bin Laden. Lei conosceva bene
la terra dove è stata trucidata da un commando
di talebani, ed è morta facendo ciò che la appassionava: essere al fronte
e raccontare tutta la verità, anche in
una situazione così difficile.
Maria Grazia era corrispondente di politica estera ed era stata tra i colleghi
che in Somalia si era occupata dell'assassinio
di un'altra giornalista della Rai, Ilaria
Alpi.
E Maria Grazia
non era una sprovveduta come in queste ore si tenta di rappresentarla.
Era in Afganistan quando i talebani avevano
fatto saltare i grandi Budda di Bamyan, era a Gerusalemme durante l'attentato
alle torri gemelle, dal 14 settembre in Pakistan prima a Islamabad, poi a Peshawar ad intervistare
i "Signori della guerra "Rabbani e
Mulama Ur Rahman. Maria Grazia come
Ilaria Alpi, come la francese Joanne Sutton: donne giustiziate.
Sì, perché troppe sono le coincidenze significative che legano la tragica sorte
di queste giovani professioniste cadute sul campo.
Chi le ha prima minacciate e poi trucidate con i kalashnikov ha frugato
nelle loro tasche simulando la rapina.
Vendetta: per tutte e tre le giornaliste impegnate a raccontare
la verità dei loschi traffici sulle strade della guerra, si è trattata
di un'imboscata compiuta con determinazione
dai mandanti di coloro che amministrano il potere del danaro e del terrorismo.
Troppo facile giustificare la tragedia con atti di guerriglia così violenti
consumati da uomini disperati e sbandati perché la jihad promessa è finita in
pochissimo tempo. Troppo facile raccontare che il percorso che porta a Kabul
è presidiato da fanatici che ammazzano la gente invocando Allah. Per tutte queste
giornaliste che non ci sono più, e per quelle come Mimosa Martini, Tiziana Ferraro,
Giovanna Botteri, Carmen La Sorella,
e tante altre, la difficoltà dell'ingresso in paesi in guerra, la clandestinità,
i travestimenti, le camminate interminabili, l'angoscia, la fame e la sete,
sono disagi che giustificano una scelta coraggiosa e
consapevole: se ne vanno in giro per il mondo con il fuoco della notizia dentro.
Donne che hanno il coraggio di rischiare per raccontare
al mondo le crisi delle terre.
E
mentre Sergio l'insopportabile
marciava Pierino sudava
Cosa
dobbiamo ancora aspettarci da questa sinistra disperata e strabica? Mentre
Piero Fassino e Massimo D'Alema
con una fatica ercolistica,
chiudevano questo brutto congresso all'insegna del rinnovamento, il pierino
ormai insopportabile Sergio Cofferati marciava nelle piazze italiane con
le tute blu, all'insegna del muro contro muro.
Così successe nel 1994:
e ora urlano contro Berlusconi usando ancora una volta gli operai al posto
di un popolo di una sinistra che non c'è e non gli è rimasta neanche la
voce per parlare. Cosa fare quindi oggi per sabotare l'attuale governo
di centro destra? Marciano
contro la modifica del famoso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori,
che consente un parziale cambiamento alle attuali norme sul licenziamento.
Ma questa sinistra, ferma nella storia (lo Statuto fu fatto nel 1970 e
quindi trenta anni fa, in tempi in cui diverse erano le condizioni di
lavoro!!!!!) non è in grado di governare il cambiamento e il giorno della
grande svolta, marcia in Piazza contro se stessa. Questo arrogante Cofferati,
che giura di non volere costituire un nuovo partito, è non solo incosciente,
ma dimostra di non essere assolutamente in grado di accompagnare la sinistra
lungo il percorso del riformismo. La New Economy ci chiama ad essere in
prima linea nella creazione di rapporti di lavoro flessibili, ad una sfida
sul piano della qualità del lavoro e della competizione con il resto del
mondo.
Cofferati è
meglio che cambi mestiere e torni a lavorare alla PIRELLI. E'
bene per tutti.