Ci mancava pure il
ghigno della Grignaffini!
Il congresso dei Ds,
di cui leggiamo attentamente alcune cronache, appare ai più, ancora e sempre
come uno scontro tra gruppi dirigenti. Contribuisce a rafforzare questa
idea, la lettura di alcuni interventi di parlamentari diessini, che usano ormai
lo spazio della stampa "benevola" per esternare i loro soliloqui e per comunicare
agli altri compagni la loro opinione e la loro squadra
di lotta.
Ci convinciamo così, e di più, che è di pochi di loro il nobile tentativo di
ridefinire una identità del maggiore partito della sinistra italiana, di impostare
un progetto programmatico politico e di riallacciare i rapporti sfilacciati
con una base inquieta e disorientata. Così, mentre Piero Fassino, candidato
prediletto d'Alemiano (e per fortuna in pole position ), "ara" l'Italia da Palermo
a Trento per sforzarsi di divulgare il buon senso programmatico e una prospettiva
credibile (essendo persona "di giudizio") qui a Bologna,
assistiamo alle esternazioni dei vari diessini democratici ulivisti
che proclamano la loro fedeltà alla Berlingueriana contrapposta corrente/
mozione. E mentre apprezziamo Secondo (detto Mauro) Zani, attuale
segretario regionale del partito, che serra le fila e con buon senso da' la
giusta linea di contenuti Fassiniani, ci tocca assistere a rappresentazioni
collaterali molto modeste.
E' il caso di Giovanna Grignaffini che
imbastisce su un quotidiano una pantomima sceneggiata degna di una vera attrice.
Infatti Grignaffini, docente di Comunicazione all'Università di Bologna,
con patetiche parole smielate, invoca partecipazione, passione, sentimento,
amore, verità ecc,ecc,ecc e trova il modo di sferrare un attacco violento a
Fassino, ricordandogli che nelle sezioni bolognesi sì che si fa sul serio. Mica
come a Roma. Sotto le due torri sì che si discute (e tantissimo !!!!!) di politica
e solo grazie al contenuto della mozione
berlingueriana, con i compagni uniti, si potrà fare e governare la prossima
"Italia del centro-sinistra". Così la Grignaffini
"recita sul quotidiano la mozione" con parole astratte e vacue, invocando
diritti, universalismi, equità.
Poi chiude in bellezza augurandosi ( sic!
) per il bene di tutto il partito, che continui il confronto aperto e plurale.
E la mente va ai tempi che non torneranno
più, con quei "grandi condottieri rossi" che comunque, nel bene e nel male,
erano veri dirigenti. A quell'Enrico che pagò con la vita, lasciata in un comizio
su una piazza di Padova, la vera passione per la difesa degli ideali, dei sentimenti,
dell'unità.