La Profetessa del Radicalismo Chic ha parlato. Suvvia, profetessa,
siamo seri
Panchopardi Gattopardi e Micione di Dino Cofrancesco
 
L'oracolo è puntuale. Non c'è settimana che Barbara Spinelli, la profetessa, non ci illumini, dal pulpito de La Stampa, sull'essenza della democrazia, sulla crisi dell'Occidente, sui conflitti tra etica e politica. Poiché la sua prosa fa pensare a una Hannah Arendt prestata al giornalismo, le siamo profondamente grati per averci indotto a rivedere il suo modello e a comprendere le ragioni per cui il sobrio, grandissimo, Raymond Aron non provava per lei alcuna simpatia.
Ma torniamo alla Spinelli e al suo articolo 'Il trionfo delle passioni' ('La Stampa' 20 gennaio '03). La tesi è ineccepibile:
Berlusconi è delegittimato dalle élites, il suo governo è prepotente e debole a un tempo e, tuttavia, l'Italia ha bisogno di istituzioni forti e autorevoli che non saranno certo i movimenti espressi dalla società civile a creare. Tutto questo poteva venir detto in poche righe ma i profeti contemporanei, a differenza degli antichi-laconici e sibillini sono stati contagiati dall'ermeneutica e dall'esistenzialismo e, pertanto, hanno in gran dispregio lo stile asciutto e analitico di popoli, come gli anglosassoni, che, abituati a prendere alla lettera il termine democrazia, vengono subito al sodo. (e questo giornale lo implora ogni settimana).
Sennonché la Spinelli non si limita a registrare fatti che sono dinanzi agli occhi di tutti: contrapponendo Berlusconi alle élite, ad esse <scioglie un cantico> che questa volta, si può essere sicuri, <morrà>. Il brano merita la citazione: <<Oscuramente |.....| le maggioranze numeriche sentono che le élite sono destinate a durare nel tempo, con la loro forza e anche le loro inerzie, mentre loro presto svaniranno. Questa capacità di durare delle élite tuttavia non è solo dovuta a speciali virtù di preveggenza del futuro e di costanza, di tenacia e di fedeltà all'idea di autonomia. I corpi che le compongono - magistrati o sindacalisti, capi delle imprese, intellettuali e giornalisti - sono convinti di possedere anche una superiore morale, che viene loro dall'estraneità alla politica di tutti i giorni e ai suoi contingenti oneri. Per questo sono più spesso agitati dalla grande passione, che non dalla ragione e dai suoi vincoli. Per questo somigliano più a un movimento che a un partito, più a un clero dotato essenzialmente di potere spirituale che a un ceto politico che si fa carico del potere temporale>>.
Come si vede, la Spinelli, che giustamente non prende neppure in considerazione l'immagine che il cavaliere ha di se stesso, non ha alcuna incertezza ad accreditare l'idea che le élite hanno della propria natura e della propria funzione civile. <Tantum potuit religio> e, nel suo caso, il radicalismo chic!
In realtà, quelle élite, alle quali ricorda l'impoliticità con un misto di rimprovero e di ammirazione, saranno pure estranee <alla politica di tutti i giorni e ai suoi contingenti oneri> ma non sono affatto estranee agli affari e allo scambio di favori e di coperture.
Di destra o di sinistra, a seconda delle sentenze emesse dal 'tribunale delle urne', riescono regolarmente a formare consorterie di <magistrati, sindacalisti, capi delle imprese, intellettuali e giornalisti> che, nel perseguimento del particulare, fanno apparire patetici dilettanti i trafficoni di partito della Prima Repubblica. Ideologa, nel senso forte, marxiano, della falsa coscienza, la Spinelli columnist del giornale dei 'padroni delle ferriere' ci vuol far credere che le élite che preferiamo chiamare i poteri forti siano la rappresentanza naturale della 'società civile'!
Ci vuol far credere, ad es., che Cofferati rappresenti i milioni di lavoratori non iscritti et pour cause! -ad alcun sindacato e Scalfari sia il fedele interprete dei bisogni e dei valori della gente, di quell'itala gente che fa registrare al nostro paese il più basso numero di lettori di quotidiani! Povero Guglielmo Giannini, come i tuoi dileggi, col passare degli anni, ci sembrano tutt'altro che sfoghi di <un uomo faceto>, quali apparivano al Migliore (che pure, da vecchia volpe, fu l'unico a prenderti sul serio..)!
Chiediamo sommessamente: <intellettuali per intellettuali, perché quelli di sinistra dovrebbero far parte del 'potere spirituale' più dei 500 simpatizzanti del Polo riuniti, tempo fa, a Firenze?
E giudici per giudici, perché è élite Caselli e non Carlo Nordio?
<Fedeltà all'idea di autonomia> Suvvia, profetessa, siamo seri. Fedeltà a cosa?
Autonomia in difesa di che? Se ella fosse vissuta al tempo dei promessi sposi, avrebbe visto nello scontro tra il Conte zio e il Padre provinciale il conflitto tra due momenti della società civile, ciascuno schierato a difesa della propria autonomia, ciascuno espressione del 'contropotere' liberale che frena il potere!
La democrazia, fa bene a citare Einaudi, è <ben più di una faccenda di numeri>: infatti, è una faccenda di istituzioni che fissano i poteri e le competenze degli eletti dai numeri; però lasci perdere Abbado grande direttore d'orchestra ma, politicamente, non più autorevole del mio portinaio e la necessità di pesare le teste, dopo averle contate. Giacché se per l'operazione di pesa, ella candida le sue amate élite, siamo decisamente fuori strada: dalla democrazia siamo passati alla sofocrazia, l'aspirazione segreta di tutti gli intellettuali militanti che voglion farsi 'legislatori del genere umano'.