Il pa(ra)guro Bernardo, no caro Stagnaro
 
di Fausto Cerulli
 
No, caro Stagnaro, questa volta non sono d'accordo: non con Provenzano araba fenice o primula rossa.
Diciamolo una volta per tutte che il pa(ra)guro Bernardo è custodito in un luogo sicuro, è un militare in servizio permanente effettivo, è il pilota dell'economia siciliana, quella sommersa quella emersa e quella nascosta nei piloni di cemento.
Se lo dovessero arrestare, dovrebbero inventare dalla mattina alla sera una politica economica per il mezzogiono: e dovrebbero trovare lavoro a tutti quei picciotti che magari lavorano in nero (o in rosso sangue), ma grazie a Provenzano sbarcano il lunario, sbancano l'erario, imbiancano i sepolcri dove giacciono i voti.
Provenzano, caro Stagnaro, non esiste e non è mai esistito: spiegatemi sennò come si fa a latitare per quaranta anni; va a finire che non lo riconosce manco mamma, figurati se lo riconoscono le forze dell'ordine, che gli hanno fatto una foto negli anni '80 e poi niente più immagini, tipo Greta con Garbo. Se un giorno, tanto per promuovere un commissario o per vincere una battaglia elettorale, dovessero tirar fuori dalla manica un asso Provenzano, controllategli le impronte digitali, fategli l'esame del DNA. Bernardo Provenzano, "Binnu per gli amici", è una fantasia poliziesca; il personaggio di un fumetto, una disneyata di sangue.
Serve per dire che, preso lui, la mafia sarà vinta: così, non potendolo prendere perché non esiste, la mafia non sarà mai vinta.
Insisto e chiudo: se un giorno arrestano qualcuno che chiameranno Provenzano, non date retta: sarà soltanto un sosia di nessuno. Se non fosse che è una tragedia, Provenzano sarebbe un personaggio a mezzadria tra Pirandello e Sciascia.
Non si tratta, caro Stagnaro, di un'araba fenice; Provenzano è come Bin Laden; un'invenzione della tecnomediocrazia.