Sì a
Oriana Fallaci Senatore a vita,
è grande
esempio di coraggio umano e politico
Oriana Fallaci è sicuramente tra le personalità
più meritevoli di rappresentare il popolo italiano al Parlamento e perciò noi
del Movimentoriforme diciamo sì con forza alla proposta espressa dal Direttore
di Panorama Carlo Rossella riportata dal quotidiano Libero. Il coraggio umano e
politico della Signora Fallaci merita di essere premiato a livello istituzionale
e di essere esempio e sprone non solo alle cittadine ed ai cittadini italiani,
ma d'oltreoceano, nel mondo. In un panorama umano e politico così spesso
convenzionale ed ipocrita, una figura come la Fallaci darebbe forza e coraggio
necessario alla politica anche per attuare quelle riforme che vediamo riproposte
ogni giorno e sempre ricacciate in gola ai legittimi promotori.
Oriana
Fallaci incarnerebbe sicuramente un simbolo di vera democrazia che in questo
paese si stà penosamente e pericolosamente offuscando. Auspichiamo che
Presidente della Repubblica e Parlamento prendano quanto prima in esame questa
giusta proposta, che viene da un cittadino, finalmente. Giuliana Olcese,
Movimento Riforme.
Fallaci Senatore a vita? Voto per lei.
E
per Bonino: un'altra non
omologata
di Mauro
Suttora
L'ultimo articolo che Oriana Fallaci scrisse per il suo
giornale storico, l'Europeo, risale al 1982, esattamente a vent'anni fa:
una bellissima intervista ad Ariel Sharon, responsabile indiretto della strage
di palestinesi nei campi profughi di Sabra e Chatila a Beirut. C'è chi nasce
cane da caccia, chi da cuccia. La Fallaci appartiene
alla prima specie, sempre più rara fra i giornalisti italiani. Aggressiva lo fu
anche con Sharon: lo scorticò vivo. Non perché fosse anti-israeliana, anzi: due
fra le sue interviste più "d'attacco" le scrisse proprio contro Arafat e
Gheddafi. Con un abile e iterato gioco di allusioni sugli stivaletti del capo
dell'Olp, fece capire che lo considerava un pederasta.
E l'ultimo suo
romanzo, "Insciallah" (1990), non è certo filoarabo.
Ma, di fronte al massacro di donne, vecchi e bimbi a Sabra e Chatila, la Fallaci
prese spontaneamente la parte dei più deboli. Come sempre.
Non feci in tempo a conoscere la Fallaci: lei
aveva abbandonato la redazione milanese dell'Europeo in via Rizzoli nel '77,
dopo che il direttore Gianluigi Melega fu licenziato in tronco dai piduisti per
articoli contro Gelli, Andreotti e il Vaticano.
Non le garbò neanche che il nuovo direttore,
Giovanni Valentini, avesse soltanto 29 anni. "Non prendo ordini dai bambini",
disse, e si trasferì a New York. Ma continuò ogni tanto a collaborare con il
settimanale della Rizzoli, appunto, fino all'82.
Io arrivai all'Europeo solo nell'83.
Ma in
quelle stanze aleggiava ancora il mito della Fallaci e del suo direttore
leggendario, quel Tommaso Giglio che spediva
i suoi giornalisti in giro per il mondo ogni
settimana, con un unico imperativo: tornare dopo pochi giorni con il "pezzo" in
bocca. Giornalismo puro, senza paraocchi ideologici, pregiudizi e fedeltà di partito.
Ho lavorato all'Europeo fino alla sua morte, nel
1995, e confesso una cosa: non ho mai capito quale fosse la sua linea politica.
C'era l'Espresso che era comunista, Panorama socialista, il Sabato ciellino.
L'Europeo, boh.
Una volta un direttore (Lanfranco Vaccari) mi rispose: "L'unica nostra linea è quella ferroviaria". Nel senso
che dovevamo solo prendere il treno per correre a vedere i fatti coi nostri
occhi, senza elucubrarci sopra. E'
questa la grande lezione del giornalismo americano.
E di Oriana Fallaci,
che giustamente se ne sta in America, perché qui è considerata male perfino da
quei pretucoli perbenisti di Famiglia Cristiana.
Naturalmente la Fallaci, come Montanelli,
rifiuterà di farsi rinchiudere in quella fogna che è il senato italiano. Ma io
voto comunque per lei. E, se permettete, per Emma Bonino come seconda scelta:
un'altra non omologata.
Milano, 18.11.02