Oriana Bin Laden?
 
di Paolo Mossetti
 
l'Oscar della volgarità lo darei a una giovane scrittora di nome Silvia Ballestra. Ricordo che nel replicare sull'"Unità" alle quattro paginate di Oriana Fallaci sull'11 settembre di New York e la guerra inevitabile ("La rabbia e l'orgoglio", "Corriere della sera",
29 settembre), questa Ballestra inventò un fantoccio da sputacchiare: "Oriana Bin Laden".
Ma anche a destra ci fu qualche condanna senza appello.
Su "Libero", Alberto Mingardi andò giù duro: "Odio, violenza presunzione... Mi ha disgustato quel pezzo tronfio ed esagitato,
quel morte agli infedeli urlato con intollerante laicità da una dispensatrice di odio". Caspita!, mi dissi, non sarà mica vero?
Poi ho ragionato con calma: nelle paginate della Fallaci, da leggere tutte d'un fiato e indimenticabili, c'erano argomentazioni
che condivido e altre no. Ma se rifiuto, per esempio, la voglia di guerra santa contro l'Islam, perché devo respingere il resto?
È una qualità del grande giornalismo (grande pure per schiettezza, coraggio, faziosità onesta) quella di dividere i lettori.
Anche i propri lettori. Anche i più fiduciosi: quelli che si aspettano da te un "sì" e invece ti sentono dire "no".
È a questo punto che scatta, dovrebbe scattare, la piccola magia che trasforma la delusione e il dissenso in voglia di riflettere. Ossia di provare a leggere dentro te stesso per scoprire cosa ci trovi.
È quello che ho tentato di fare, dopo la traversata sul terreno non facile della rabbia e dell'orgoglio di Oriana.
La prima riflessione è che il pacifismo è di-sarmato dinanzi al buio che ha partorito i kamikaze delle Torri Gemelle.
Voglio dirlo con le parole di un premio Nobel per la pace, Elie Wisel, nel dibattito con lo storico liberal americano Arthur Schlesinger, la Repubblica 1. ottobre: "Io credo sempre nella forza della pace. Ma so bene che si tratta di una forza inutile
e impotente quando si hanno di fronte dei terroristi".
Che cosa si deve fare, se non combatterli con le armi? Aspettare qualche risoluzione dell'Onu?
Chiedere un tribunale internazionale? Dar da mangiare subito a tutti i miseri del mondo? Creare all'istante uno stato autonomo per i palestinesi? Temo che non servirebbe a nulla. Il fondamentalismo islamico non smetterebbe di giudicare l'Occidente un mondo corrotto, senza fede, decadente, da distruggere. Dice Schlesinger: "È per questo che penso che il loro odio esisterebbe anche se non fosse aperta la piaga di Israele".
E allora, maledizione!, non resta che continuare a dare la caccia ai Bin Laden e a chi li protegge. Ma la necessità tremenda di guerra, sia pure limitata, si fa strada nell'animo di milioni di persone pacifiche. Quelle che, dopo la strage immane dell'11 settembre, sentono ancora in pericolo la loro esistenza, il loro modo di vivere, la loro concezione della vita.
"Non domandarti per chi suona la campana, perché la campana suona anche per te". Così aveva scritto, quattro secoli fa,
il poeta inglese John Donne. La campana delle Torri Gemelle è suonata per tutti. Il nodo che dobbiamo sciogliere non è se
e come essere solidali con l'America, ma con noi stessi. gmosse@tin.it