Inviato da
Renato
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PREPARIAMOCI AL CRACK
GLOBALE
OCCHIO ALLA VOSTRA BANCA
Molto O.T. Occhio alla banca Grameen del
Bangladesh
Gli uffici di consulenza fallimentare stanno assumendo a rotta di collo: in
vista dell'imminente esplosione della bolla mondiale del credito facile, prevedono
uno tsunami di fallimenti, bancarotte e insolvenze a catena. In Usa, ma anche
in Europa.
Lo afferma uno dei massimi giornali finanziari, il
britannico Financial Times (1). Il quale spiega: "le passate condizioni di
prestito, a tassi bassi, hanno incoraggiato il super-indebitamento da parte
di aziende, con 'leveraged buy-out' e rifinanziamenti del debito in entrambe le
sponde dell'Atlantico. Negli ultimi otto mesi, ciò ha portato a ulteriori debiti
per 100 miliardi di dollari".
Ma da qualche settimana qualcosa sta cambiando. Il
prezzo dei Buoni del Tesoro Usa è in calo, e molte banche stanno passando brutti
momenti nel tentare di piazzare obbligazioni di compagnie a rischio. E ci sono
in giro troppi fondi d'investimento speculativi eccessivamente indebitati, e
troppe imprese che faticano a servire i loro super-debiti. Il ciclo del denaro
facile può cedere il passo al ciclo del denaro scarso e caro. E di colpo. Il
Financial Stability Forum, un organo che riunisce Banche Centrali e enti di
sorveglianza finanziaria (come Consob e SEC) s'è riunito d'urgenza a Tokio per
lanciare un allarme: la liquidità è il maggior rischio attuale alla stabilità
del sistema finanziario mondiale. Le banche e gli "investitori" (leggi:
speculatori) sono stati invitati a verificare quale sia la loro esposizione
(debito) e di condurre prove su quel che potrebbe loro accadere nel caso di un
crack dei mercati. Naturalmente, non vengono avvisati i risparmiatori, che
saranno le vittime predestinate del crack: loro hanno i soldi, e saranno loro a
pagare. Coi loro risparmi.
In Italia, ci sono decine di bei nomi del
business con debiti eccessivi e buchi neri tipo Parmalat, da Gemina a Tronchetti
Provera.
E non parliamo dello stato delle
banche (grazie ancora, Fazio), che hanno prestato ciò che non avevano non a
veri imprenditori, ma a compari e amici politici. Tutti costoro sono coalizzati
per fare pagare a voi i loro sbagli e delitti speculativi. Prepariamoci come
possiamo. Chi può, chiuda debiti e mutui, specie se sono a tasso variabile.
Evitate di fare debiti nuovi. E ritirate quanto più denaro potete dal vostro
conto in banca, per avere contanti a disposizione. In caso di severo crack,
sono possibili blocchi dei conti correnti. Ricordate il crack dell'Argentina:
fu concesso di ritirare solo 100 dollari a settimana.
di Maurizio Blondet
Note 1) Dan Roberts, "Growing fears credit boom may implode", Financial Times,
13 marzo 2005.
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DOMANI SARA' COME OGGI
La libertà è
d'oro - Osservatorio sulla tirannia
monetaria
L'articolo di Fabio Gallazzi è su
La Libreria del Ponte ha inaugurato una
nuova rubrica dal titolo "La libertà è d'oro - Osservatorio sulla tirannia
monetaria", tenuta quindicinalmente da Fabio Gallazzi, esperto in analisi
finanziarie e autore della postfazione del libro di Murray
Rothbard,
Lo Stato
falsario. Ecco cosa il governo ha fatto ai nostri soldi, pubblicato
dall'editore Leonardo Facco.
Questa sezione si pone l'obiettivo di
commentare, da un punto di vista teorico e pratico, l'attualità economica alla
luce della teoria monetaria e dei cicli economici elaborata da Ludwig von Mises
e da altri economisti della Scuola Austriaca di Economia. Particolare attenzione
sarà prestata alle questioni monetarie e alla perversa gestione della
cartamoneta statale operata dalle banche centrali. Per gli austriaci, infatti,
solo un sistema monetario internazionale basato sullo standard aureo è sano,
onesto, non inflazionistico e in grado di evitare le ricorrenti crisi
economiche.
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Molto O.T. Una lezione di credito dalla Grameen del
Bangladesh
Inviato da
Mariateresa
Morresi
Muhammad Yunus ha fondato in Bangladesh,
nel 1976, la Grameen Bank. Grameen è una banca rurale (grameen in bengalese
significa contadino) che concede prestiti e supporto organizzativo ai più
poveri, altrimenti esclusi dal sistema di credito tradizionale. Fino a oggi la
banca ha concesso prestiti a più di 2 milioni di persone, il 94 per cento delle
quali donne. Grameen ha 1.048 filiali, è presente in 35.000 villaggi e in
diverse città nel mondo. Grameen non solo presta denaro ai poveri ma è posseduta
da questa stessa gente, che nel tempo è diventata azionista della banca. Fondata
in Bangladesh, Grameen, è ora un modello anche per la Banca Mondiale.
Amina
Ammajan era una mendicante del Bangladesh, una delle persone più povere della
terra. Vedova e madre di due figlie, era sul punto di morire nel 1976, quando la
casa le crollò sulla testa. Oggi sua figlia possiede la casa, un pezzettino di
terra e bestiame. Non è ricca, ma vive dignitosamente. La sua vita, come quella
di milioni di altre persone, soprattutto donne, è cambiata da quando ha
incontrato Grameen, la banca del Bangladesh che teorizza e mette in pratica il
credito ai derelitti: pochi soldi, dati a fronte di un progetto minimo e senza
nessuna richiesta di garanzia. Ma con percentuali di restituzione che fanno
invidia alle più solide banche tradizionali. E' una storia a dir poco
sorprendente quella raccontata dal libro di Muhammad Yunus, Il banchiere dei
poveri appena uscito per Feltrinelli (£ 35.000, 268 pp.). Tutto comincia quando
Yunus, un docente universitario di economia del Bengala laureatosi negli Stati
Uniti, si mette in testa di cercare nuove strade per combattere la miseria
disperata delle zone rurali del suo paese.
Fin dalle prime incursioni sul
campo, durante la terribile carestia del 1974, Yunus realizza che c'è una grande
quantità di uomini e donne a cui non mancano buona volontà e una forte capacità
lavorativa, il cui destino è però senza speranza perché privi di uno strumento
essenziale: un capitale, anche piccolissimo, con cui iniziare qualunque
attività.
Così, in spregio a tutte le regole del mondo bancario di ogni
tempo e latitudine, Yunus riesce a convincere una banca della sua regione ad
aprire una linea di crediti minuscoli (i più alti superavano a malapena i venti
dollari), riservati quasi esclusivamente alle donne, senza alcuna richiesta di
garanzia e senza neppure la necessità di riempire un modulo (del resto, a che
sarebbe servito?
La maggior parte dei clienti era analfabeta). Il risultato è
stato entusiasmante. Gli ultimi della terra a cui Grameen (che significa
"rurale") concedeva un'opportunità, non solo mettevano in piedi attività
redditizie della più diversa natura (dalla vendita di focacce alla fabbricazione
di sgabelli in bambù, alla coltivazione di riso) che consentivano loro di
sfuggire alla miseria e agli usurai, ma rimborsavano puntualmente i prestiti.
Molto più di quanto facessero i clienti "normali" delle banche
tradizionali.
Il motivo di questo comportamento è estremamente semplice
secondo Yunus, che provò a spiegarlo così ad uno sbalordito direttore di banca,
quando espose per la prima volta il suo progetto: "I più poveri dei poveri
lavorano 12 ore al giorno; per guadagnarsi da mangiare devono vendere i loro
prodotti. Non c'è ragione perché non vi rimborsino, soprattutto se vogliono
avere un altro prestito che consenta loro di resistere un giorno di più. E' la
miglior garanzia che possiate mai avere: la loro vita!".
Insomma proprio la
disperazione e la mancanza di alternative farebbero di un povero un creditore
affidabile, assai più di un creditore comune. "Chi sta bene - argomenta il
professore - non teme la legge e sa come manipolarla a proprio
vantaggio".
Il ragionamento è meno paradossale di
quello che sembra se è vero, come spiega lo stesso Yunus, che nel suo paese ci
sono banche la cui percentuale di recupero dei crediti non supera il 10 per
cento e che la moratoria dei prestiti non rimborsati diventa regolarmente il più
sicuro dei cavalli di battaglia in ogni campagna elettorale. E' facile
immaginare quante resistenza abbia incontrato in una società tradizionalista
come quella del Bangladesh questa iniziativa, che presupponeva, tra l'altro,
l'emancipazione delle donne.
Anzi, questo forse è l'aspetto più
incredibile di tutta la storia. La filosofia del microcredito, infatti, imponeva
di andare a cercare proprio gli ultimi, quelli che non avevano più
speranza.
E nella società del Bangladesh, così come in molti altri paesi
asiatici o africani, non c'è nessuno che stia peggio di una vedova o di una
donna abbandonata o semplicemente maltrattata dal marito. Ragion per cui, Yunus
e i suoi sono andati in lungo e in largo per il Bangladesh, un paese musulmano
molto tradizionalista in cui la separazione fra i sessi nella vita sociale è
rigidamente osservata, cercando di convincere giovani donne terrorizzate ad
accettare un prestito che avrebbero dovuto rimborsare a piccole rate ogni
settimana. Inutile dire che le autorità religiose di ogni villaggio hanno
cercato in tutti i modi di scoraggiare sia la banca che le sue possibili
clienti. Eppure alla fine sono riusciti a spuntarla.
Oggi Grameen non solo è
una banca indipendente importantissima nel Bangladesh, ma ha messo filiali in
giro per il mondo, perfino nei paesi più ricchi. Il microcredito è praticato in
cinquantasette nazioni, fra cui anche gli Stati Uniti, dove ne usufruiscono i
poveri dei ghetti di Chicago. Come è stata possibile una crescita tanto
spettacolare? Con una serie di regole ferree che hanno consentito ai suoi
fautori di superare ogni volta difficoltà apparentemente insormontabili.
Anzitutto la richiesta ai poveri di radunarsi in gruppetti di cinque persone al
momento di ottenere un prestito, assumendo ciascuno la responsabilità anche per
gli altri, per rafforzare l'impegno a rimborsare la sua somma. In secondo luogo,
il meccanismo di rimborso.
Anziché attendere tutto il rimborso dopo una lunga
scadenza, Grameen chiede ai suoi clienti di restituire il denaro in piccolissime
rate ogni settimana. "Il denaro - spiega ancora Yunus - è una sostanza adesiva,
si attacca al suo possessore. Se il rimborso deve avvenire dopo sei mesi o un
anno dal prestito, anche se il debitore avrà in tasca il denaro proverà
dispiacere a staccarsene.
Il segreto consiste nelle brevi
scadenze"
A queste regole nel rapporto con la banca se ne aggiungono
altre che riguardano l'esistenza personale dei clienti (dall'istruzione dei
figli alla pulizia delle case, fino agli esercizi ginnici negli incontri) e che
fanno somigliare Grameen a un programma di vita più che a un'istituzione di
credito. E questo è certamente l'aspetto meno attraente di tutta la sua vicenda.
Yunus e i suoi si comportano, da questo punto di vista, come se la povertà
richiedesse una riorganizzazione ex novo dell'esistenza delle persone, quasi che
i poveri fossero bambini da prendere per mano. Tuttavia, di fronte alla tenacia
e al coraggio del progetto del microcredito e soprattutto ai suoi risultati
nella lotta alla povertà, una diffidenza del genere sarebbe forse un lusso che
nessuno, fra i poveri della terra, capirebbe.
di Stefano
Caviglia
Il sito della Banca Grameen: http://www.grameen-info.org/index.html