L’Opus Dei e il dopo Giovanni Paolo II
di Rita Pennaiola – “La Voce della Campania” – Aprile - Maggio 2005 - Vieni in Sorellanatura.org www.lavocedellacampania.it

Opus in Business
Una autentica multinazionale della fede, l'Opus Dei, che solo pochi mesi fa, a gennaio 2005, ha aggiunto un importante tassello alla imponente geografia del suo patrimonio immobiliare in ogni angolo del pianeta: il nuovo polo oncologico annesso al Policlinico del Campus Biomedico (una delle due università dell'Opus nella capitale), costato oltre 7 milioni di euro "messi a disposizione - precisano i comunicati ufficiali - dalla Regione Lazio e da un pool di donatori". Ignoti i loro nomi, così come segrete restano le lunghe liste degli affiliati e la nomenklatura interna, ad eccezione del vertice massimo, il prelato Javier Echevarría, e del suo stretto entourage. A fine dicembre, intanto, era stata varata un'intesa di cooperazione scientifica ai massimi livelli tra l'Università Campus Biomedico, il Weizmann Institute France Europe of Science e la Fondazione per le Bioscienze. Tre i progetti messi in campo, per un valore iniziale di 3 milioni di euro. Il patto era stato sottoscritto a Palazzo De Carolis, sede di Capitalia, e presentato da Giancarlo Elia Valori, presidente di Confindustria Lazio e della Fondazione per le Bioscienze, alla presenza, fra gli altri, di Francesco Cossiga, del presidente del Campus Paolo Arullani e di Massimo Vari, vice presidente emerito della Corte Costituzionale.
Con il sistema bancario l'Opus ha per tradizione sempre intrattenuto stretti rapporti. A cominciare dalla parentela che esisterebbe fra Mariano Fazio, rettore dell'altro ateneo opusdeista nella capitale, la Pontificia Università della Santa Croce (con facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione Sociale Istituzionale) ed Antonio Fazio, recentemente nominato da Silvio Berlusconi presidente "a vita" della Banca d'Italia. Ritroviamo Antonio Fazio fra i leader di un'altra "creatura" tutta business & chiesa: si tratta della fondazione Sorella Natura, che si ispira alle prescrizioni evangeliche del poverello di Assisi per fondare una Banca etica, acquistare e ristrutturale immobili come la Chiesa di Santa Croce ad Assisi, stringere intese con partner come la Popolare di Lodi, ma anche colossi del calibro di Unicredito, Sanpaolo Imi, Monte Paschi di Siena e Banca Sella, per citarne solo alcuni (vedi box).
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Con sedi ad Assisi e a Roma, in via Sistina, oltre a delegazioni sparse in tutto il mondo, la Fondazione Sorella Natura è presieduta da Roberto Leoni, suo fondatore nel 1991, divenuto in questa legislatura consigliere per le relazioni internazionali presso il ministero dell'Istruzione retto da Letizia Moratti. Nell'organigramma troviamo inoltre l'amministratore delegato Alfio Caporali, dirigente di Cityfinancial, Franco Guzzi, vertice di Cohn & Wolfe, l'alto dirigente della berlusconiana Mondadori Fiorella Pagani, e Luciano Zocchi, segretario generale di Confimmobiliare. Il comitato scientifico è presieduto dal numero uno Cnr Enrico Garaci. Fra i "soci benemeriti" in prima fila monsignor Giovan Battista Re, presente nella nomenklatura Opus Dei e dunque, in qualche modo, portatore di alleanze con gli interessi terreni del mondo francescano cui fa riferimento Sorella Natura. Non mancano le sorprese (e le strane commistioni politiche) scorrendo l'elenco dei soci benemeriti laici: si va dal sindaco di Milano Gabriele Albertini al primo cittadino della capitale Valter Veltroni. Nè fanno mancare la loro presenza leader di colossi del credito come il governatore Bankitalia Antonio Fazio e il presidente dell'ABI Maurizio Sella. Con loro, Gianpiero Fiorani, amministratore delegato del Gruppo Popolare di Lodi, il presidente di BPM Roberto Mazzotta e il numero uno dello Ior Angelo Caloia.
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Inviato da Renato Nannini disponibile a fornire maggiori dettagli a quanti vorranno saperne di più. Per tutelarne la privaci chi desidera contattarlo può inviare un msg a Virusilgiornale con il Form Scrivi@allaredazione che si trova sulla home page
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PREPARIAMOCI AL CRACK GLOBALE
OCCHIO ALLA VOSTRA BANCA
Molto O.T. Occhio alla banca Grameen del Bangladesh
 
Gli uffici di consulenza fallimentare stanno assumendo a rotta di collo: in vista dell'imminente esplosione della bolla mondiale del credito facile, prevedono uno tsunami di fallimenti, bancarotte e insolvenze a catena. In Usa, ma anche in Europa.
Lo afferma uno dei massimi giornali finanziari, il britannico Financial Times (1). Il quale spiega: "le passate condizioni di prestito, a tassi bassi, hanno incoraggiato il super-indebitamento da parte di aziende, con 'leveraged buy-out' e rifinanziamenti del debito in entrambe le sponde dell'Atlantico. Negli ultimi otto mesi, ciò ha portato a ulteriori debiti per 100 miliardi di dollari".
Ma da qualche settimana qualcosa sta cambiando. Il prezzo dei Buoni del Tesoro Usa è in calo, e molte banche stanno passando brutti momenti nel tentare di piazzare obbligazioni di compagnie a rischio. E ci sono in giro troppi fondi d'investimento speculativi eccessivamente indebitati, e troppe imprese che faticano a servire i loro super-debiti. Il ciclo del denaro facile può cedere il passo al ciclo del denaro scarso e caro. E di colpo. Il Financial Stability Forum, un organo che riunisce Banche Centrali e enti di sorveglianza finanziaria (come Consob e SEC) s'è riunito d'urgenza a Tokio per lanciare un allarme: la liquidità è il maggior rischio attuale alla stabilità del sistema finanziario mondiale. Le banche e gli "investitori" (leggi: speculatori) sono stati invitati a verificare quale sia la loro esposizione (debito) e di condurre prove su quel che potrebbe loro accadere nel caso di un crack dei mercati. Naturalmente, non vengono avvisati i risparmiatori, che saranno le vittime predestinate del crack: loro hanno i soldi, e saranno loro a pagare. Coi loro risparmi.
In Italia, ci sono decine di bei nomi del business con debiti eccessivi e buchi neri tipo Parmalat, da Gemina a Tronchetti Provera.
E non parliamo dello stato delle banche (grazie ancora, Fazio), che hanno prestato ciò che non avevano non a veri imprenditori, ma a compari e amici politici. Tutti costoro sono coalizzati per fare pagare a voi i loro sbagli e delitti speculativi. Prepariamoci come possiamo. Chi può, chiuda debiti e mutui, specie se sono a tasso variabile. Evitate di fare debiti nuovi. E ritirate quanto più denaro potete dal vostro conto in banca, per avere contanti a disposizione. In caso di severo crack, sono possibili blocchi dei conti correnti. Ricordate il crack dell'Argentina: fu concesso di ritirare solo 100 dollari a settimana.
di Maurizio Blondet
Note 1) Dan Roberts, "Growing fears credit boom may implode", Financial Times, 13 marzo 2005.

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DOMANI SARA' COME OGGI
La libertà è d'oro - Osservatorio sulla tirannia monetaria
L'articolo di Fabio Gallazzi è su
www.libreriadelponte.com
 
La Libreria del Ponte ha inaugurato una nuova rubrica dal titolo "La libertà è d'oro - Osservatorio sulla tirannia monetaria", tenuta quindicinalmente da Fabio Gallazzi, esperto in analisi finanziarie e autore della postfazione del libro di Murray Rothbard,
Lo Stato falsario. Ecco cosa il governo ha fatto ai nostri soldi, pubblicato dall'editore Leonardo Facco. 
Questa sezione si pone l'obiettivo di commentare, da un punto di vista teorico e pratico, l'attualità economica alla luce della teoria monetaria e dei cicli economici elaborata da Ludwig von Mises e da altri economisti della Scuola Austriaca di Economia. Particolare attenzione sarà prestata alle questioni monetarie e alla perversa gestione della cartamoneta statale operata dalle banche centrali. Per gli austriaci, infatti, solo un sistema monetario internazionale basato sullo standard aureo è sano, onesto, non inflazionistico e in grado di evitare le ricorrenti crisi economiche.
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Molto O.T. Una lezione di credito dalla Grameen del Bangladesh
 Inviato da Mariateresa Morresi
 
Muhammad Yunus ha fondato in Bangladesh, nel 1976, la Grameen Bank. Grameen è una banca rurale (grameen in bengalese significa contadino) che concede prestiti e supporto organizzativo ai più poveri, altrimenti esclusi dal sistema di credito tradizionale. Fino a oggi la banca ha concesso prestiti a più di 2 milioni di persone, il 94 per cento delle quali donne. Grameen ha 1.048 filiali, è presente in 35.000 villaggi e in diverse città nel mondo. Grameen non solo presta denaro ai poveri ma è posseduta da questa stessa gente, che nel tempo è diventata azionista della banca. Fondata in Bangladesh, Grameen, è ora un modello anche per la Banca Mondiale.
Amina Ammajan era una mendicante del Bangladesh, una delle persone più povere della terra. Vedova e madre di due figlie, era sul punto di morire nel 1976, quando la casa le crollò sulla testa. Oggi sua figlia possiede la casa, un pezzettino di terra e bestiame. Non è ricca, ma vive dignitosamente. La sua vita, come quella di milioni di altre persone, soprattutto donne, è cambiata da quando ha incontrato Grameen, la banca del Bangladesh che teorizza e mette in pratica il credito ai derelitti: pochi soldi, dati a fronte di un progetto minimo e senza nessuna richiesta di garanzia. Ma con percentuali di restituzione che fanno invidia alle più solide banche tradizionali. E' una storia a dir poco sorprendente quella raccontata dal libro di Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri appena uscito per Feltrinelli (£ 35.000, 268 pp.). Tutto comincia quando Yunus, un docente universitario di economia del Bengala laureatosi negli Stati Uniti, si mette in testa di cercare nuove strade per combattere la miseria disperata delle zone rurali del suo paese.
Fin dalle prime incursioni sul campo, durante la terribile carestia del 1974, Yunus realizza che c'è una grande quantità di uomini e donne a cui non mancano buona volontà e una forte capacità lavorativa, il cui destino è però senza speranza perché privi di uno strumento essenziale: un capitale, anche piccolissimo, con cui iniziare qualunque attività.
Così, in spregio a tutte le regole del mondo bancario di ogni tempo e latitudine, Yunus riesce a convincere una banca della sua regione ad aprire una linea di crediti minuscoli (i più alti superavano a malapena i venti dollari), riservati quasi esclusivamente alle donne, senza alcuna richiesta di garanzia e senza neppure la necessità di riempire un modulo (del resto, a che sarebbe servito?
La maggior parte dei clienti era analfabeta). Il risultato è stato entusiasmante. Gli ultimi della terra a cui Grameen (che significa "rurale") concedeva un'opportunità, non solo mettevano in piedi attività redditizie della più diversa natura (dalla vendita di focacce alla fabbricazione di sgabelli in bambù, alla coltivazione di riso) che consentivano loro di sfuggire alla miseria e agli usurai, ma rimborsavano puntualmente i prestiti. Molto più di quanto facessero i clienti "normali" delle banche tradizionali.
Il motivo di questo comportamento è estremamente semplice secondo Yunus, che provò a spiegarlo così ad uno sbalordito direttore di banca, quando espose per la prima volta il suo progetto: "I più poveri dei poveri lavorano 12 ore al giorno; per guadagnarsi da mangiare devono vendere i loro prodotti. Non c'è ragione perché non vi rimborsino, soprattutto se vogliono avere un altro prestito che consenta loro di resistere un giorno di più. E' la miglior garanzia che possiate mai avere: la loro vita!".
Insomma proprio la disperazione e la mancanza di alternative farebbero di un povero un creditore affidabile, assai più di un creditore comune. "Chi sta bene - argomenta il professore - non teme la legge e sa come manipolarla a proprio vantaggio".
Il ragionamento è meno paradossale di quello che sembra se è vero, come spiega lo stesso Yunus, che nel suo paese ci sono banche la cui percentuale di recupero dei crediti non supera il 10 per cento e che la moratoria dei prestiti non rimborsati diventa regolarmente il più sicuro dei cavalli di battaglia in ogni campagna elettorale. E' facile immaginare quante resistenza abbia incontrato in una società tradizionalista come quella del Bangladesh questa iniziativa, che presupponeva, tra l'altro, l'emancipazione delle donne.
Anzi, questo forse è l'aspetto più incredibile di tutta la storia. La filosofia del microcredito, infatti, imponeva di andare a cercare proprio gli ultimi, quelli che non avevano più speranza.
E nella società del Bangladesh, così come in molti altri paesi asiatici o africani, non c'è nessuno che stia peggio di una vedova o di una donna abbandonata o semplicemente maltrattata dal marito. Ragion per cui, Yunus e i suoi sono andati in lungo e in largo per il Bangladesh, un paese musulmano molto tradizionalista in cui la separazione fra i sessi nella vita sociale è rigidamente osservata, cercando di convincere giovani donne terrorizzate ad accettare un prestito che avrebbero dovuto rimborsare a piccole rate ogni settimana. Inutile dire che le autorità religiose di ogni villaggio hanno cercato in tutti i modi di scoraggiare sia la banca che le sue possibili clienti. Eppure alla fine sono riusciti a spuntarla.
Oggi Grameen non solo è una banca indipendente importantissima nel Bangladesh, ma ha messo filiali in giro per il mondo, perfino nei paesi più ricchi. Il microcredito è praticato in cinquantasette nazioni, fra cui anche gli Stati Uniti, dove ne usufruiscono i poveri dei ghetti di Chicago. Come è stata possibile una crescita tanto spettacolare? Con una serie di regole ferree che hanno consentito ai suoi fautori di superare ogni volta difficoltà apparentemente insormontabili. Anzitutto la richiesta ai poveri di radunarsi in gruppetti di cinque persone al momento di ottenere un prestito, assumendo ciascuno la responsabilità anche per gli altri, per rafforzare l'impegno a rimborsare la sua somma. In secondo luogo, il meccanismo di rimborso.
Anziché attendere tutto il rimborso dopo una lunga scadenza, Grameen chiede ai suoi clienti di restituire il denaro in piccolissime rate ogni settimana. "Il denaro - spiega ancora Yunus - è una sostanza adesiva, si attacca al suo possessore. Se il rimborso deve avvenire dopo sei mesi o un anno dal prestito, anche se il debitore avrà in tasca il denaro proverà dispiacere a staccarsene.
Il segreto consiste nelle brevi scadenze"
A queste regole nel rapporto con la banca se ne aggiungono altre che riguardano l'esistenza personale dei clienti (dall'istruzione dei figli alla pulizia delle case, fino agli esercizi ginnici negli incontri) e che fanno somigliare Grameen a un programma di vita più che a un'istituzione di credito. E questo è certamente l'aspetto meno attraente di tutta la sua vicenda. Yunus e i suoi si comportano, da questo punto di vista, come se la povertà richiedesse una riorganizzazione ex novo dell'esistenza delle persone, quasi che i poveri fossero bambini da prendere per mano. Tuttavia, di fronte alla tenacia e al coraggio del progetto del microcredito e soprattutto ai suoi risultati nella lotta alla povertà, una diffidenza del genere sarebbe forse un lusso che nessuno, fra i poveri della terra, capirebbe.
di Stefano Caviglia
  Il sito della Banca Grameen:  http://www.grameen-info.org/index.html