Gattopardi & Panchopardi danno i numeri, o i numeri li diamo noi?
Parliamo un po' di Colombo, di Castaldi e Almirante, di Violante, Miccichè, di D'Alema, e di "giustizia"
6 commenti di D. Cofrancesco - E. Macaluso - P. Franchi - G. D'Olcese - Marco da Catania - V. Serraglia
Pancopardo 1. Lettera aperta a Furio Colombo di Dino Cofrancesco

Stimatissimo Dottor Colombo,
Le scrive, anche se  un po' in ritardo, un lettore che da sempre vede in Lei uno dei grandi testimoni morali del nostro tempo.
La Sua competenza professionale, la Sua imparzialità, la lucidità dello sguardo con cui <giudica e manda> amici e avversari riscattano questo infelice paese dalla vergogna di tante penne vendute al Cavaliere -da Bordin a Polito, da Ferrara a Feltri etc.-
E, del resto, come non ammirare la Sua assoluta equidistanza tra Bertinotti e Cofferati, tra Salvi e Berlinguer, tra Cossutta e Diliberto? Mai una nuance di faziosità nel giudicare il loro operato! Quando Ella si accorse che Giovanni Marcantonio Agnelli era morto come 'potere forte', si recò dalla sinistra schiera di Cesare, proferendo le parole di Derceta nell'Antonio e Cleopatra di Shakespeare: <Servivo Marcantonio, il migliore degli uomini, e che meritava gli ottimi dei servigi. Non l'ho abbandonato finché ha potuto respirare e parlare, e non tollerai la vita che  per spenderla per lui contro i suoi nemici. Se ti piace di prendermi a' tuoi stipendi, quello che fui per Antonio sarò per Cesare; se rigetti la mia offerta, prendi la mia vita, io te l'abbandono>.
E la sinistra italiana, che non si lascia scappare uomini della Sua cifra, l'accolse a braccia aperte. Ne è ripagata con l'acribia con la quale Ella smaschera le finte barbe dell'Ulivo, dai riformisti DS ai veterocraxiani dello SDI.
E che dire della stima che Ella riversa su un Pecoraro Scanio -un autentico genio prestato alla politica- su una Grazia Francescato -una mente che fa pensare, naturaliter, a figure di donne e di pensatrici come Hannah Arendt- su veri liberali come Enzo Marzo o Flores d'Arcais- eredi degnissimi di Piero Gobetti e, soprattutto, di Augusto Monti (un 'filosofo militante' che, senza la congiura del silenzio di cui è stato vittima per colpa di antiazionisti e di qualunquisti, ci apparirebbe ben superiore a Benedetto Croce o a Giovanni Gentile)? Di recente, però, glielo confesso, la mia incondizionata ammirazione -termine che, nel mio caso, è persino riduttivo- è stata lì per vacillare. Mi è capitato leggendo una Sua dichiarazione sugli Italiani, che, a Suo dire, a differenza degli Irakeni, si sarebbero liberati da soli alla dittatura fascista. Quel da soli mi ha lasciato interdetto. Per fortuna, però, ne ho parlato subito con un collega -di me assai più <esperto e delli vizi umani e del valore>- che mi ha rassicurato, spiegandomi il senso esatto delle Sue parole: sono stati italiani come Grandi, Bottai, Federzoni a far cadere il duce nel lontano 25 luglio 1943! Grazie al voto del Gran Consiglio, infatti, Mussolini fu costretto a rimettere il potere -e per sempre- nelle mani del vecchio re. La spiegazione non mi ha convinto del tutto, mancando al quadro l'apporto -secondario, s'intende, ma non del tutto trascurabile- delle truppe anglo-americane ma, debbo riconoscerlo, i fatti sono quelli e come dicevano gli antichi, i fatti sono divini! Con stima immutata Dino Cofrancesco.

Pancopardi 2. Dc senza padrone e il padrone senza Dc.
di EM.MA - il Riformista
Luigi Castaldi, «elettore della Casa delle Libertà», ha scritto al "Riformista" riprendendo il mio corsivo su Assunta Almirante e Gianfranco Fini, per dire che, se An diventa una corrente del partito del Cavaliere, si ripeterebbe quel che accadeva nella Democrazia cristiana: le correnti e i loro capi si alternavano alla guida del partito e del governo. La mie erano le considerazioni di un osservatore che vuole capire come si assesta il sistema politico italiano. Se Alleanza nazionale diventa solo una corrente del partito berlusconiano, è un fatto che va sottolineato. A Castaldi la casa piace, ma non confonda la Democrazia cristiana con il Polo e il Cavaliere con Alcide De Gasperi. Il quale nel 1954, dopo avere guidato il paese per dieci anni, in un congresso fu sostituito da Amintore Fanfani. Che, a sua volta, pur essendo segretario del partito, presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, fu nel 1958 messo da parte e sostituito da Aldo Moro. Il quale, a sua volta, fu anch'egli (1968) accantonato dalla sua stessa corrente, i dorotei. Riemerse nel 1973. Nella Dc esisteva una dialettica reale, non era un partito nato da un padrone, governato da un padrone e destinato a seguire le sorti del padrone. Fatta questa distinzione, chi si contenta gode. 
(Avevo scritto sulla Almirante): Donna Assunta e gli eredi di Almirante.
La vedova di Almirante, Assunta, ha ricordato, in una intervista a Repubblica, l'anniversario della scomparsa dell'ex-leader del Msi. Di An ha detto: «fa quel che dice Berlusconi», un partito senza un vero capo e senza identità.
E sorride divertita dell'anticomunismo senza più comunismo. La tentazione di usare le parole della signora Almirante per una polemica con Fini è facile, ma puerile. Tuttavia in questo anniversario sorge una domanda: cos'è il partito degli eredi di Almirante? Ha oggi il profilo di una forza di destra democratica? E non perché non ci sia stato uno sforzo per approdare nell'alveo della destra europea. Ma perché, come dice Donna Assunta, chi decide è Berlusconi, e su temi cruciali per la destra: la giustizia, il federalismo alla Bossi, il conflitto di interessi, la dialettica con l'opposizione, giocati tutti in rapporto agli interessi del Cavaliere. Può esistere una destra diversa da quella che esprime Berlusconi? Mi pare difficile senza arrivare ad una conflittualità. Tuttavia, continuando così,An potrà essere solo una corrente del partito del Cavaliere.
Pancopardi 3. Che Strani Nolstalgici
di Paolo Franchi - Corriere della Sera - 21 maggio '03
 
Curioso, molto curioso. L'intervista concessa giorni fa a Repubblica da Assunta Almirante è piaciuta assai.
Fin qui niente di strano, si capisce: era una bella intervista. La curiosità è che ad apprezzarla più di tutti siano stati 2 esponenti quanto mai autorevoli della Quercia, Massimo D'Alema e Luciano Violante. Non basta. In cuor loro, D'Alema e Violante avranno di certo apprezzato molto le testimonianze di donna Assunta su quanto suo marito Giorgio Almirante, il leader storico del Movimento sociale scomparso 15 anni fa, stimasse dirigenti comunisti del calibro di Enrico Berlinguer e Giancarlo Pajetta. 
Ma in pubblico, tra le tante affermazioni della signora, hanno messo in risalto, e con favore, solo quelle critiche o, diciamo così, non propriamente entusiaste nei confronti di Gianfranco Fini, degli altri dirigenti di Alleanza Nazionale e della destra al governo. Una, su tutte: «Sono agganciati a una coalizione, non hanno il comando vero. Fanno quel che Berlusconi dice».
Ora, può darsi benissimo, anzi, è pressoché certo che il giudizio di donna Assunta contenga qualche verità, magari anche parecchie. Ed è vero che nella lotta politica non si va, non si è mai andati e non si andrà mai troppo per il sottile: nemmeno per cercare di incrementare i malumori di An per l'allineamento di Fini a Berlusconi anche nello scontro con una parte della magistratura. Ma gli entusiasmi di D'Alema e Violantedeluso» il primo, «dispiaciuto» il secondo dal Fini ultima maniera) colpiscono lo stesso: è possibile che dei professionisti della politica non si rendano conto, come ha scritto Emanuele Macaluso sul Riformista , che l'idea stessa di utilizzare donna Assunta contro An, per 2 uomini della sinistra, è semplicemente «puerile»? Evidentemente sì, è possibile. Ed è possibile anche qualcosa di peggio. In un comizio a Fiumicino, D'Alema ha ricordato i tempi in cui Fini «inneggiava a Mani Pulite», e ai deputati e ai senatori della Repubblica (quelli del cosiddetto «Parlamento degli inquisiti», legislatura 1992-1994) i missini mostravano «anche le manette»; e ha aggiunto che adesso è Fini che «vorrebbe ammanettare i magistrati», e che «la politica non ammette questa disinvoltura». Nei comizi le parole si fanno pesanti e volano leggere. Ma nemmeno in un comizio si può ingenerare anche solo il sospetto di voler rimproverare agli eredi del Msi, per polemizzare con quello che fanno oggi, di non essere più i bei missini di una volta, che si entusiasmavano per i magistrati che andavano per le spicce con i politici «ladroni», assediavano Montecitorio, in aula gareggiavano con la Lega nel fare gazzarra, sghignazzavano al solo sentir parlare di garantismo. Questo no. Dieci anni fa, di questi tempi, all'indomani del voto della Camera che aveva negato alcune autorizzazioni a procedere contro Bettino Craxi, una folla, solo in parte reduce da un altro comizio, quella volta con Achille Occhetto, in piazza Navona, si radunò sotto l'hotel Raphael lanciando insulti e monetine all'indirizzo del segretario socialista. Forse per la prima volta nella storia repubblicana non risultò facile, guardando e ascoltando i manifestanti, individuarne a prima vista l'appartenenza politica: i l novismo e la protesta contro la corruzione parvero, nel giorno del loro sposalizio, ammantarsi (non c'entra l'anarchia, e nemmeno il Milan) di rossonero.
Orribile giornata, orribile stagione. Non c'è da rimpiangerle neanche un po'. Nemmeno per amor di polemica elettorale. Nemmeno in un comizio a Fiumicino.
Pancopardi 4. Miccichè da' i mumeri, o i numeri li diamo noi?
E, a proposito di numeri, e giustizia....,
di Giuliana D'Olcese

Qualche giorno fa, a milioni di cittadini elettori ha fatto male qualcosa, o qualcosa ha fatto male a Miccichè?
E' andata in onda su RadioRadicale una memorabile intervista a Claudio Fava, candidato a Catania per le provinciali,
ex deputato della Rete, segretario regionale dei Democratici di Sinistra, giornalista, opinionista e chi più ne ha più ne metta.
Nel corso dell'intervista curata da Sergio Scandurra, oltre alle fighissime chicche politiche su come si stanno muovendo in Sicilia i candidati del centrodestra nei confronti dei candidati del centrosinistra, cioè negando i consueti confronti elettorali, si è appresa una vera chicca "Istituzionale" (anzi, a mio modesto parere, una Vongola Istituzionale di dimensioni stratosferiche.
Una vongolona. -umano e pietoso eufemismo tanto per tenermi nei ranghi del linguaggio vongolar-istituzionale onde evitare le Morminiane patrie galere). Veniamo alla vongolona istituzionale d Miccichè: L'attuale vice ministro dell'Economia e delle Finanze, nonchè coordinatore di Forza Italia sicula, Miccichè, ha dichiarato Urbi et Orbi, alla RAI: -Ho la porta sempre aperta ai Sindaci siciliani del centrodestra che vengono a chiedere le deleghe straordinarie, ma le porte le tengo sempre chiuse per i sindaci del centrosinistra.-  E bravo il vice ministro! Milioni di persone si stanno domandando se hanno capito male loro, perchè gli ha fatto male una vongola, o se hanno capito bene, e, la "vongola" ha fatto male a Miccichè.
Non stupiscano i miei giudizi, alterni, verso la politica di sinistra o di destra: Noi cittadini ed elettori, sani, non guardiamo a,
nè siamo posseduti dal demone ideologico e fuorviante da militanti-militonti. Badiamo al sodo e, guarda un po', alla correttezza istituzionale, sostanziale e formale, e a che non ci si combinino troppe vongolate sulla testa.
Per ora, non siamo diventati pecore ammaestrate, poi, chissà, si vedrà come butta.
Miccichè.... Miccichè........ Mizzica!!!! Giuliana D'Olcese.
P.S.: Di rapporti istituzionali e di Amministrazioni Comunali, Provinciali e Regionali, e loro doverosi Costituzionali atti formali e sostanziali ne so abbastanza per legittimare le mie critiche al lessico ed alla prassi amministrativa, e politica, in "uso" presso il vice ministro della Repubblica Miccichè. Mi sono infatti formata politicamente, per anni, sia con il fu glorioso Movimento dei Sindaci a cui feci da madrina e che promossi per anni, sia con il Movimento per le Riforme Istituzionali da me fondato contemporaneamente alla ultima Commissione Bicamerale per le Riforme presieduta dall'On. D'Alema.
Movimento relmente democratico e popolare da me coordinato per anni con adesioni di Sindaci, Presidenti di Province e di Regioni, Deputati e Senatori rappresentanti di tutti i partiti politici dell'Arco Costituzionale Nazionale, Associazioni, Movimenti e migliaia di Cittadini: Ciò finchè, divenuto scomodo per taluni e tal altri, con il banale e vile pretesto di un procedimento giudiziario, peraltro personale, imperniato sul mio ex cognome Olcese, cognome portato per ben 43 anni di fila anche in regime di annullamento rotale, una pochissimo avveduta Giudicessa con un, a mio modesto parere inaudito provvedimento di "urgenza" (come se io potessi scappare col cognome Olcese sotto al braccio) è riuscita a "polverizzare" il Movimento, il relativo sito internet di grande documentazione Costituzionale, a rovinare le mie scarse risorse finanziarie (e ciò nuocendo di riflesso ed irreversibilmente alla mia erede e figlia) appioppandomi una multa di ben 2 milioni per ogni il giorno di ritardo nella pubblicazione del suo provvedimento!!! Multa -miliardaria- accumulatasi per ben 2 anni a mia totale insaputa dato che il provvedimento lo emise in mia contumacia -Inaudita Altera Parte- in quanto mai ero venuta a conoscenza di tale procedimento a mio carico! Mai avevo ricevuto o firmato notifiche a messi o ad ufficiali giudiziari circa il procedimento in corso, convocazioni o avvisi dalla prima sezione del Tribunale di Roma. Sì, sembra fantapolitica, ma è la realtà
E, per concludere, se giudico da quanto è capitato a me ed a miei amici e conoscenti con organi della magistratura, devo dire che il sondaggio di Renato Mannheimer, apparso sul Corsera del 19 maggio '03, pag. 9, che da' solo al 33% la fiducia dei cittadini elettori nella magistratura italiana, non è solo drammatico ma, a mio parere, è al rialzo rispetto alla amarissima realtà. Ahinoi..... (Chi fosse incredulo sul provvedimento giudiziario, davvero scellerato, che mi ha colpito, chieda di averne copia:
leggerà con i suoi occhi certe aberrazioni della "Giustizia" nostrana che può rovinare persone e famiglie. Sì, famiglie.)
Vestivamo alla Maglia Azzurra
Sì sì. Avete capito bene. L'anno scorso a Gela, la città in cui è stato eletto il sindaco di centrodestra, ma poi il Tar ha dato ragione al sindaco Rosario Crocetta nominato dal TAR, (secondo il Tar alcune schede erano nulle o ci sono stati brogli, non ricordo cosa) Miccichè nella piazza centrale pronunciò quelle parole fatidiche e fu allora che io mi vergognai. Disse: "Se votate per il centrosinistra, scordatevi i finanziamenti" e la campagna elettorale venne impostata su quella questione. "Voti centrosx? Soldi nisba!". Insomma: l'impressione sgradevolissima era che stesse ricattando la popolazione!!!!! 
Ero lì per scrivere un articolo: Non mi sono mai vergognato così tanto in vita mia!!!!!! Comunque, chiusa la questione, indosso ancora la maglia azzura, ma credo che di gaffe ne abbiamo fatte abbastanza. Marco, da cronaca di Catania.
 
Colle delle mie brame chi è la più Zita del reame?
Anniversario, antichi e nuovi Panchopardi e Gattopardi
 
Per l'Anniversario della liberazione di Piazza San Marco in ricordo dell'azione dei Serenissimi avvenuta nel maggio 77,
invio molti auguri e mi è caro allegare il documento inviatomi dagli amici veneti, i Serenissimi, sia in ricordo della battaglia condotta per la loro liberazione, -avente per me come primario ideale politico le riforme della giustizia e la cancellazione dei reati di opinione istituiti dal codice Rocco-, sia perchè alla terra Veneta mi legano gratitudine, affetto, stima e rispetto per la natura di un popolo di rara civiltà, cultura, grande operosità, onestà ed ininterrotto impegno civico e politico dei suoi cittadini.
4 parole per dire che, senza alcun dubbio, la sinistra -sinistra politica e giornalistica- è bene che segua i Consigli per gli Acquisti, de il Riformista diretto da Antonio Polito: 'Perchè l'Ulivo deve salvare Berlusconi' (affermativo, non interrogativo).
E 2 parole per dire a Piero Fassino che, onde evitare uno spettacolone analogo alla immonda baraonda del Referendum sull'Art.18 -e conseguenti imbarazzanti astensionismi- nonchè liberarci della tragica quotidiana telenovela dei Travagli della Sinistra ammannitaci senza sosta e cristiana pietà dall'informazione, passi direttamente a seguire i Consigli per gli Acquisti del Riformista evitando 'passaggi' politichensi alla maniera della Zita Contegnosa. E, per finire, un augurio alla maniera di Piero Ostellino: Forza Piero! (Fassino). Giuliana D'Olcese (che, qualche 'esperienza' con la Telekom l'ha avuta).
Prossima puntata - 'Giudici di II° e III° fila, cognomi e voglia di home page' -
P.S.: Con l'occasione mi è caro allegare qui il documento inviatomi dagli amici veneti, i Serenissimi, sia in omaggio alla battaglia condotta assieme per la loro liberazione, -avente per me il primario ideale politico dell'abbattimento dei reati di opinione istituiti dal codice Rocco-, sia perchè alla terra Veneta mi legano gratitudine, stima e rispetto per la natura di un popolo di rara civiltà, cultura, operosità, onestà ed ininterrotto impegno civico e politico dei suoi cittadini.
Anniversario liberazione piazza San Marco 1997
il Veneto Serenissimo Governo,

per l'anniversario della liberazione di Piazza San Marco - maggio 1997 in piazza San Marco per ricordare l'evento che ha segnato l'inizio della riscossa dei Veneti Il congresso di Helsinki del 1975, dichiara che tutti i popoli hanno diritto all'autogoverno ma, per più di 200 anni, viene negato alla Nazione Veneta di essere libera e di godere dell'indipendenza: diritti riconosciuti internazionalmente come inalienabili, inerenti alla legge naturale, ma soppressi dal governo italiano trasgredendo cosi la firma ufficiale nei confronti di quei diritti. L'antichissima Nazione Veneta dalle plurimillenarie tradizioni di indipendenza, uguaglianza, partecipazione cittadina, buongoverno nella forma della timocrazia, sin dalla sua civilizzazione dal 1797 é stata beneficiaria del sistema Civico-giuridico più perfetto grazie ad un notevole autocontrollo tra gli organi costituzionali evitando alla società pratiche corrotte e abusi di potere prevalenti negli altri territori Europei contemporanei. Ma tutto questo sistema fu cancellato nel 1797 con una aggressione feroce e grazie all'inganno perpetrato da Napoleone per strappare senza un minimo pretesto di giustizia e legalità le nostre leggi e la nostra eccellente forma di governo durata e fiorita per più di un millennio. Un colpo più duro e cinico arrivò nel 1866 dopo un referendum farsa, per favorire gli interessi imperialistici, il Veneto fu annesso a quella mostruosa invenzione sabauda creata a scopo espansionistico chiamata italia: un'imposizione che non espresse, ne' esprime oggi, la vera volontà politica del popolo Veneto. La serenissima Republica mai si è sentita parte di un entità chiamata italia; inoltre quel concetto unificatore e uniculturale non era molto diffuso nel medioevo e anche meno nel rinascimento: nel 600 e 700, quando ogni parte della penisola italiana è costituita come un territorio sovrano, ciascuno possedendo la sua cultura e integrità giuridica. Cosi invece di parlare di un'Italia omogenea possiamo solo concepire i vari stati infrequentemente confederati fra loro, come la Serenissima, la Repubblica di Genova, il comune (dopo la Signoria) di Milano, i domini Estensi di Mantova, di Firenze ecc...
In un'epoca di continue brevi alleanze strategiche, mutamenti di potere, espansioni e conquiste, solo la Serenissima riuscì a mantenere la sua gloriosa indipendenza e a preservare equilibrio politico fra le altre potenze. Ma l'annessione del 1866 ha cercato di distruggere le nostre tradizioni di libertà d'indipendenza tentando di sopprimere l'identità Veneta scambiandola con quella ibrida e innaturale che si chiama italiana. Ma noi veneti non siamo italiani ne' accettiamo la violazione antidemocratica che ci ha attaccato (non unito) all'Italia. Ogni giorno il pubblico mondiale è indignato per la privazione della libertà e della cultura di molti popoli; come Tibet, Kossovo, Afghanistan, i Baschi, Irlandesi e molti altri.
Se queste cause, giuste, suscitano l'appoggio morale di molti cittadini in tutto il mondo, con uguale entusiasmo e amore alla giustizia deve sorgere nella coscienza e nell'opinione pubblica globale il riconoscimento anche dei nostri diritti Veneti. Dal momento dell'annessione forzata del nostro territorio allo stato italiano, il nostro popolo ha sofferto una serie di abusi sistematici contro la nostra identità e dignità. I veneti gente storicamente caratterizzata per la ricerca pacifica della convivenza civile, vengono obbligati a partecipare ad innumerevoli guerre di aggressione per vana gloria imperialista italiana; inoltre il territorio veneto ha subìto, e subisce, la violazione costante delle sue ricchezze economiche naturali e del patrimonio artistico. Sicuramente l'aspetto più doloroso è la deliberata campagna di italianizzazione che censura la nostra espressione culturale negando altresì il ruolo storico indipendente della Veneta Republica come pilastro nella formazione e difesa della civiltà Europea. Nel 1987, per lottare contro la cinica rapina socio-politica nei confronti del Veneto, alcuni patrioti, spinti dall’esigenza della Nazione, ricostituiscono il Veneto Serenissimo Governo unico erede della plurimillenaria storia e tradizioni Venete.
Il 9 maggio 1997, dopo immensi sacrifici, il Veneto Serenissimo Governo, anche se per poche ore, riesce a liberare Piazza S. Marco cercando di aprire un dialogo pacifico e civile con le autorità italiane e discutere sul diritto alla autodeterminazione dei Veneti. Purtroppo essendo la controparte italiana per l'ennesima volta sorda alle rivendicazioni del V.S.G. ha reagito nei modi più perfidi incarcerando i patrioti Veneti, i "Serenissimi", e classificandoli come terroristi, pur non avendo usato nessuna violenza su persone e cose. Ciò nonostante, lo stato italiano, non è riuscito ad imprigionarne gli ideali ed il V.S.G. si batte per risolvere un problema irrisolto da troppo tempo. Seguendo lo spirito pacifico che sempre ha caratterizzato i Veneti, il V.S.G. ha stabilito il rifacimento del referendum "truffa" del 1866 per esigere il parere democratico del popolo Veneto. Con ciò non s'intende volontà di dissolvere lo stato italiano, ma affermare che il Veneto mai è stato parte consenziente dell'italia. Questo è un appello alla coscienza ed al senso di giustizia nei confronti del pubblico mondiale affinché lo stesso si riconosca nei diritti e rivendicazioni del V.S.G. Nel 21° secolo carico di speranze e luce, solo un vero dispotismo può seguire la politica antiquata di negare la libertà ad un popolo. Veneto Serenissimo Governo Cassola Vicenza pepiva@libero.it