Cofferati, una dose di "metadone" per la sinistra
(mar) Il VeLino
 
Cofferati divide la sinistra ma anche il centrodestra. Da una parte e dall'altra e per motivi non convergenti, lo si considera:
a) come la quinta colonna della sinistra ambigua, confusa, vicina a girotondisti e alle forze potenzialmente eversive; b) come l'unico salvagente al quale si può aggrappare una sinistra che, incapace di rinnovarsi, voglia almeno evitare la deriva movimentista e arroccarsi nella difesa dell'esistente. Giudizi opposti, che non contribuiscono a fissare un punto fermo dopo la manifestazione al Circo Massimo a Roma. Da quanto si intuisce, prevale nell'impostazione di Silvio Berlusconi, la tendenza ad accreditare come auspicabile la seconda lettura dell'evoluzione del "signor no". È la stessa che se ne dà al Quirinale.
E non solo. Emanuele Macaluso indica proprio in Cofferati l'unica chance che ha la sinistra per arginare una deriva rovinosa.
La manifestazione di sabato, secondo La Malfa, ha dimostrato che Cofferati punta a riportare sul terreno del conflitto classico
il contenzioso con il governo. Lo stesso contenzioso con cui si era contrapposto a D'Alema, decretandone la sconfitta politica.
Lo stesso contenzioso annunciato dai sindacati inglesi contro i propositi riformatori di Tony Blair in totale sintonia con quelli del governo italiano. La conflittualità sociale può essere un fattore fisiologico, se non viene messa in discussione la legittimità di decisioni che comunque - e lo ha fatto capire in modo inequivocabile Ciampi - la maggioranza parlamentare ha il diritto di prendere una volta esaurita il dialogo sociale. Insomma, spiega La Malfa: "È molto meglio che la sinistra si accodi a Cofferati
e lasci perdere gli Agnoletto, i Casarini e i Moretti. E se si attesta su posizioni conservatrici, peggio per la sinistra e il sindacato.
Il governo comunque può andare avanti e realizzare le riforme su cui è impegnato".
MA C'E' ANCHE CHI vede in Cofferati non solo il "signor no" arroccato su posizioni conservatrici. Nei giorni scorsi qualcuno, come Umberto Bossi e Antonio Martino, si è spinto più in là, ipotizzando la condivisione oggettiva da parte di Cofferati di una linea tendenzialmente eversiva.
Hanno risuonato imbarazzanti le mancate censure della C.G.I.L. alle affermazioni deliranti del leader della Fiom, Sergio Sabbatini, e la sua incitazione a rovesciare il governo con il ricorso alla piazza. E ha colpito tutti la mancata autocritica per
i giudizi offensivi che Cofferati aveva riservato a Marco Biagi. Il governo ha il dovere di difendere la propria impostazione,  
ma prima di interrompere il dialogo, bisogna provarle tutte. Con spirito nuovo e raschiando il fondo del barile della fantasia.
Poi, spetterà al governo decidere. E Cofferati, in tempi non sospetti, aveva messo nel conto una probabile sconfitta.