ViruspetteGoloso
Non lascio,
raddoppio. Ecchecazzo, pensa Paolo, mentre l'Eugenio incontra Io
di Zanna
d'Elefante
Ma l'avete letto il fondo di Giovedi
(31/05) di Paolo Guzzanti sul Giornale? M'immagino il faccione di Maurizio Belpietro
quando, dopo avere compulsato attentamente gli interventi a sua disposizione
per la prima (quello del nostro, in pių uno sbiadito commento del professore
immaginario Pelanda, e un pezzo-fiume del bravo Francesco
Bigazzi), s'č turato il naso e ha piazzato Guzzanti
come editoriale. Paolino bello (o almeno bello
lo vede quello schianto di americana che, chissā come, č riuscito a accalappiarsi)
ha raccontato il suo primo giorno al Senato. L'abbraccio di Cossiga,
le confessioni di
Pera, i
sissignoresignorsėssignore col Berlusca, il senso delle istituzioni, insomma un
bel temino tipo primo giorno di prima media ("racconta cosa ti aspetti da questo
nuovo corso di studi") in pieno stile guzzantiano. Qualche concessione all'emozione,
qualche altra (pių rare) al cervello, un ricco catalogo di amici e amici degli
amici. Non scherziamo: Paolo sta finalmente raggiungendo il passo del suo mito,
il suo vero maestro, il suo Berlusconi di
prima che diventasse berlusconiano.
Gegge' Baruch
Scalfari. Solo che mentre l'Eugenio nazionale, fra un incontro con Io e l'altro, discetta di Baruch, Jean-Jacques,
Jean-Paul, John, Paul, Ringo e quell'altro come fossero vecchi amici, lui
deve pagare l'obolo.
E si sa, "il Silvio mica legge tanto",
figurarsi i filosofoni, Erasmo lo conosce giusto per sentito
dire, e poi č il nome della costosissima (e inutile) rivista scientifico-patinata
di Marcello Dell'Utri. Cosė, Paolo
si lancia: "noi liberali", "noi liberali
da sempre". Ecchecazzo, pensa, hanno fatto Pera
presidente del senato, qui devo rifarmi un pedrigreé.
Se il
Guzza era liberale da sempre, bisogna ammettere che l'ha nascosto
molto bene.
Chiedete ai Ricossa, ai Martino,
ai Pasolini Zanelli, agli Antiseri, ai Livio Caputo, ai Nicola Matteucci dov'era
questo apostolo del liberalismo non dico trenta, non dico venti, dico
dieci anni fa. Maccome, replicherebbe Paolino,
io so' 'n'anticommunista
viscerale. Essė, č vero, il suo anticomunismo č tanto pių viscerale
e ostentato quanto pių inutile - non č certo la dote, insomma, che gli fece
guadagnare i galloni di Scalfarino in fieri alla
Repubblica.
Del resto, l'anticomunismo di oggi
č tanto simile al comunismo di ieri. Cervellotico, romanzesco, tutto guardie
e ladri, spie e 007, dossier e contro-dossier, pianificazione e i poteri forti
che guidano il mondo. A modo suo, PG non manca di coerenza.