RAI, Cazzate&sfigati. .Zaccaria: "Io sono il presidente!!"
di Salvatore D'Agata
 
Ore 9,30 del mattino. Da quando non c'è più Celli, a recitare da Direttore Generale a nessuno è più venuto in mente
di convocare una riunione di vertice prima delle 10/11. Quelle di "medio livello", non cominciano mai prima delle 12.
Il resuscitato consigliere Gamaleri, l'unico con residuati di vecchie abitudini, si aggira nostalgico tra gli uffici del settimo piano che un tempo avevano ospitato i suoi ponderosi e sospirosi discorsi per il Direttorissimo generale Biagione Agnes.
Solo il presidente Zaccaria, che da consigliere voleva insidiare la carica di Agnes e quindi ne parodiava le abitudini,
le ha mantenute ed è già in procinto di sbarcare dalla vettura blu-pulita che lo porta in viale Mazzini. Finalmente, attorno alle 12,30, più o meno ci sono tutti. L'affare da "squarciofare", senza allusioni, è grosso: Celentano.
Che pretende di informare gli italiani, via "telescherno", di 125 milioni di cazzate che sarebbero state commesse.
Va detto che, nonostante la diffidenza del consigliere Emiliani (Ds), il consigliere Contri si mostra subito conciliante.
Assicura che Berlusconi non è affatto preoccupato, perché (confida a un usciere) male che vada lui ci guadagna sempre avendone dette ben di più, soltanto negli ultimi anni. Ma in Consiglio, il severo pubblicitario milanese mandato in Rai dal Polo per contrastare la lottizzazione, sottolinea che il problema è morale: si può dire in tv cazzate, quando c è spesso corrispondenza con le opere, e magari gli italiani se ne accorgono? Passi per sfiga e sfigati, "comunicazione" e specialità già rodata da Celentano, ma non è meglio lasciare queste espressioni a chi le declama in strada, nei bar, nei circoli, sugli autobus, nei soggiorni di casa? "Ma il problema è un altro", sbotta a questo punto visibilmente irritato il presidente Zaccaria:
"è l uso della lettera zeta". E a chi - tutti - lo guarda smarrito precisa: "già Galeazzi l ha posto, avvertendo che le due zeta in Rai spettano soltanto a lui, che ha la priorità". A questo punto la riunione sembra imballata, ma Zaccaria ha un guizzo: "D'altra parte - dice con tono sommesso - è pensabile che il programma di Celentano abbia due zeta e io, che sono il presidente, una sola?". Il quiz sembra irresolvibile. Le zeta dovranno arrendersi a Berlusconi. Ma squilla il telefono.
E  Gianni Letta, portavoce del Cavaliere convinto che il tetto dei 125 milioni in fondo sia un regalo. La proposta di mediazione, come tutte le cose di Gianni, è geniale. Il programma di Celentano avrà solo una zeta, tranquillizzando Galeazzi. E neppure una intera, perché sarebbe una sorta di "lesa presidenza". Avrà solo una mezza zeta, trincea della libertà di Celentano. Con due puntini: che vogliono dire "tanto poi ce la vedremo in trasmissione".