Carceri: una situazione indegna di un paese civile
 
I detenuti vogliono legalizzare l'Italia, l'Italia li condanna all'illegalità
 
di Elisabetta Zamparutti
 
La raccolta firme fatta dai Radicali nelle carceri sulle 25 proposte di legge di iniziativa popolare ha dato risultati straordinari.
I radicali hanno effettuato 172 visite in 112 delle 197 carceri italiane con 6.894 detenuti firmatari che hanno in genere firmato tutte le 25 proposte con circa 172.350 firme. Hanno firmato anche 452 parenti di detenuti nelle carceri di Regina Coeli, Rebibbia, Poggioreale, Bologna, Marassi e Le Vallette. A Rebibbia hanno firmato anche 9 agenti di custodia.
Sull'esercizio effettivo dei diritti costituzionali da parte dei cittadini detenuti, il giro nelle carceri ha mostrato luci e ombre.
Mentre nella generalità delle carceri, con l'impulso dato dal Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria, la raccolta è stata agevolata, abbiamo constatato l'indisponibilità, se non il vero e proprio boicottaggio dei direttori delle carceri di Ancona, dove hanno potuto firmare solo in 15 su 150 detenuti; di Taranto, dove su oltre 700 detenuti hanno firmato in 22 (per poter firmare, gli era stato chiesto di fare la "domandina"; di Brindisi, dove non è stato ancora autorizzato l'ingresso dell'autenticatore.
Dal giro fatto, abbiamo constato una realtà che sapevamo ma su cui possiamo fornire dati.
La realtà è quella di un carcere a due dimensioni: quella in cui vivono i detenuti "normali" che scontano la pena (o la carcerazione preventiva) e quella in cui, carcerati tra i carcerati, vivono quelli che scontano assieme un'altra pena, la pena d'infamia, una pena sociale, non comminata dai tribunali, ma dagli stessi detenuti. Sono gli infami, quelli che hanno commesso delitti orrendi, hanno ucciso bambini, donne, i pedofili, i serial killer. Sono detenuti che hanno il "divieto di incontro" con altri detenuti, fanno poche ore d'aria, stannno in sezioni a parte, ghettizzati, offesi, maltrattati dalle guardie e aggrediti dai detenuti, in base a un codice non scritto per il quale chi ha ucciso un poliziotto è uomo d'onore, ed è rispettato e temuto per quello che ha fatto, mentre chi ha stuprato un bambino, o violentato una donna, è un infame che deve morire per quello che ha fatto.
I dati sono questi. Al 12 febbraio 2002, il numero complessivo di detenuti presenti nelle sezioni cosiddette protette era di 1.927 unità. Si tratta di detenuti che, per tipologia di reato, per proprie caratteristiche o per altre ragioni per le quali risultano invisi alla restante popolazione detenuta, sono ristretti in sezioni istituite al fine di tutelare l'incolumità personale. Tra questi, vi sono 409 detenuti per reati "di riprovazione sociale" (reati a sfondo sessuale quali violenza carnale, atti di libidine, violenza su minori etc.) distribuiti in 11 sezioni. L'istituto penitenziario di Vallo della Lucania è interamente destinato a detenuti per reati a sfondo sessuale.
Vi sono poi i detenuti dichiarati omosessuali e transessuali, che sono 46 e, infine, i detenuti appartenenti alle Forze dell'Ordine che sono 11. Vengono di solito ristretti in sezioni distinte ma accade anche che siano in sezione o facciano l'aria insieme a detenuti appartenenti alle categorie invise alla restante popolazione detenuta.
Italia, un delinquente abituale, secondo la Corte Europea dei Diritti Umani.
Nel 2001, le condanne dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani per violazione degli articoli 5 e 6 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo (rispettivamente "Diritto alla libertà e alla sicurezza" e "Diritto a un equo processo"), erano state complessivamente 347, 31 di cui per la lunghezza dei procedimenti penali, 1 per una condanna fondata esclusivamente su testimonianze raccolte prima del processo e senza che fosse consentita la possibilità di interrogare/far interrogare il testimone, 1 per la lunghezza della procedura di affidamento della figlia del ricorrente, 1 per un processo non equo nell'ambito di procedure ecclesiastiche.
Dall'inizio dell'anno, dal 12 al 28 febbraio 2002, le condanne emesse dalla Corte Europea dei Diritti Umani contro l'Italia
(tutte per eccessiva durata dei procedimenti civili) sono state 226.
Si potrebbe dire, tecnicamente, che il nostro paese è un delinquente abituale per il comportamento che assume nelle aule di giustizia e nei processi.
L'Italia vista dall'America.
L'Italia è finita anche sulla lista nera del Dipartimento di Stato americano, che nel Rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo ha criticato l'Italia per la lentezza della giustizia e per i tempi lunghi di carcerazione preventiva, per le prigioni
"antiquate e sovraffollate" in cui il 46% dei 58.000 detenuti è in attesa di giudizio definitivo dividendo le celle con quelli passati in giudicato. Il Rapporto ricorda che nel 2000 oltre 100 prigionieri sono morti in carcere, con 56 suicidi e 839 tentati suicidi e 5.880 casi di automutilazioni.
Si tratta di una situazione indegna di un qualsiasi paese che voglia dirsi civile che contrasta clamorosamente con il comportamento dei detenuti, i quali partecipando numerosi alla raccolta delle firme hanno dato del carcere l'immagine di un luogo diverso dal mero concentrato di sofferenza, di abbandono e di illegalità e un contributo concreto al ritorno alla legalità sia del carcere, sia della giustizia penale nel nostro paese.
A ben vedere, con questa iniziativa, i detenuti hanno dimostrato di voler legalizzare l'Italia, mentre l'Italia con i suoi comportamenti nelle aule di giustizia e nelle carceri continua a condannarli all'illegalità.