Cossiga spara a zero sull'Associazione nazionale magistrati:
"Sciopero eversivo"
 
di Mauro Bazzucchi- il VeLino
 
Sulle questioni che si sono imposte alla cronaca e che non cessano di generare polemiche sia tra i poli sia tra uomini di governo e magistratura, il VeLino ha interpellato l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, i cui rapporti con il Csm, durante il suo mandato, hanno vissuto momenti di conflitto aperto, culminando, circa dieci anni fa, nell'ultimo sciopero proclamato dai magistrati prima di quello previsto per il prossimo 6 giugno. E Cossiga ha risposto da par suo, come un fiume in piena, prendendo spunto proprio dalla recente decisione dell'Anm per contestare la condotta della magistratura associata:
"Penso sia una decisione eversiva - dice Cossiga - alla quale l'Anm è giunta anche per la tolleranza benevola di Ciampi e per la debolezza del Governo, aggravata dalle rodomontate del presidente del Consiglio Berlusconi e dalla benevolenza tollerante del presidente della Camera dei deputati Casini. È una decisione eversiva con la quale si vuole affermare, da parte della magistratura militante, che non si vuole rinunciare al potere politico indebitamente conquistato anche per colpa dell'ultima Democrazia Cristiana. La Dc dei Mancino e dei D'Elia, che credevano così di salvarsi dalla valanga giustizialista.
Ad aggravare le cose c'è la richiesta di colloquio-confronto fatta dal presidente della Repubblica e dal presidente della Camera tra legislativo ed esecutivo da una parte (unica espressione della sovranità popolare) e la 'cosiddetta' magistratura, che nient'altro è che un corpo di impiegati dello Stato cui un concorso vinto largamente per cooptazione da parte di nonni, padri,
zii e cugini o correnti di magistrati non può conferire nessun titolo di sovranità. E allora perché non invitare al 'confronto-colloquio costruttivo' con il legislativo e l'esecutivo la classe degli ufficiali per stabilire quale debba essere la nostra politica militare?
Perché non sollecitare il 'confronto-colloquio costruttivo' con la carriera diplomatica per stabilire quale debba essere la politica estera del Paese? E perché non sollecitare anche un summit tra le forze di polizia da una parte e mafia, camorra e 'ndrangheta dall'altra, per delineare la politica della giustizia?"
Su come si è giunti a questa decisione, Cossiga ha pochi dubbi: "La decisione dell'Anm è stata presa, come sempre, da un connubio tra la sinistra non garantista (quella che ha portato alla morte di Coiro e all'ingiusta incriminazione di Misiani, fondatore di Magistratura democratica, agli inizi bandiera del garantismo) e la magistratura corporativa (quella, per intenderci, dei Maddalena e dei Cicala), uniti dalla volontà di potere politico senza rischio elettorale. L'ordinamento giudiziario è antidemocraticamente inquinato da costoro, di fronte ad una stragrande maggioranza di magistrati seri, indipendenti e non da teatro. L'ordinamento giudiziario sono i giudici e i Pm e la sovrana funzione giudiziaria è affidata a ciascuno di loro (i quali infatti costituiscono un ordine e non un potere) e non alla 'magistratura' né tantomeno a quel modesto, piccolo consiglio d'amministrazione del personale che vuole scimmiottare il Parlamento che è il Csm". Le prerogative del Csm e le polemiche sulla riforma recentemente approvata evocano a Cossiga alcuni retroscena: "È una vergogna che si faccia passare per riforma contro l'indipendenza del Csm il ritorno al Csm come era prima che la dabbenaggine del Psi non imponesse alla Dc ('non opponetevi', disse un ministro democristiano a me e a Gargani, 'altrimenti ci mandano tutti in galera!') il sistema proporzionale, che implicò l'aumento della composizione del plenum, il più numeroso di quelli esistenti in Europa.
Le correnti - prosegue Cossiga - hanno corrisposto da un lato all'affermazione di una concezione giacobina o al limite leninista della giustizia e dall'altro alla fame corporativa di una parte dei magistrati, che la Dc ha creduto di comprare con l'introduzione degli automatismi della carriera e con impensabili livelli retributivi.perché non ci mettessero tutti in galera.
Ma intanto in galera, nonostante i regali, molti di noi ci sono finiti lo stesso, da Carra a Gava, da Mannino a Mazzotta e, se avessero potuto, da Andreotti a Forlani.
Dire di voler combattere per l'indipendenza della magistratura e poi difendere a spada tratta le legittimità delle correnti significa affermare cose contraddittorie o false, perché o le correnti sono piccole consorterie corporative che servono a spartirsi la torta dei posti e delle prebende, o sono gruppi ideali e quindi politici, ognuno portatore di una concezione della politica, della giustizia e dell'amministrazione di essa, e cioè di differenti concezioni politico-ideologiche che contraddicono l'indipendenza della magistratura, la quale postula l'unità di concezione della giustizia secondo le leggi approvate dal Parlamento".
Cossiga ha qualche suggerimento da dare anche per le modifiche in discussione, come le riforme della sezione disciplinare e l'introduzione della Scuola della magistratura: "Per quanto riguarda la sezione disciplinare, l'unica riforma possibile è quella di
far giudicare i magistrati da un'apposita sezione della Corte costituzionale, così come avviene in Germania, integrata da giudici disciplinari eletti dal Parlamento. Per la Scuola, penso che l'introduzione sarebbe un'utile cosa ma penso anche che questa dovrebbe essere sottratta al controllo e all'influenza dell'Anm, che ne farebbe scuola di arruolamento per la magistratura militante e corporativa. Perché ormai, se un giovane vuole avere successo in magistratura, deve prima iscriversi ad una corrente poi, con l'appoggio di questa, vincere il concorso e quindi, per far carriera, iscriversi all'Anm e fare il galoppino elettorale per i dirigenti delle correnti". Critico e ferocemente ironico il giudizio di Cossiga sulla politica del governo riguardo alla questione della separazione delle carriere: "Alla separazione delle carriere il Governo ha già rinunciato, e la proposta di separazione delle funzioni, a quanto capisco, consisterebbe nella diversificazione di wc per i giudici e per i Pm, pare anche senza differenza di sessi, per dare un carattere avanzato alla riforma.". I ritardi e le lungaggini del nostro sistema giudiziario danno lo slancio all'ex presidente per polemizzare ancora una volta col capo dello Stato: "Basta leggere le sentenze della Corte di giustizia di Strasburgo, dove siamo condannati, quando ci va bene, almeno due volte al giorno.
D'altronde, l'Italia europeista, euroentusiasta e perfino eurofantastica di Prodi e Ciampi ha battuto il record di condanne e reprimende per la non applicazione dei principi europei. Un film della serie. 'Siamo europeisti, nessuno lo è più di noi, ma dell'Europa ce ne fottiamo'".
Un ultimo fendente Cossiga lo riserva al ministro della Giustizia Castelli, sul cui operato preferisce, sarcasticamente, non pronunciarsi: "Chi se ne intende dice che è un buon fisico acustico".