Intervista-conversazione con Luciano Pellicani, direttore di
"Mondoperaio"
di Lucy dall'Ombra
D: Caro direttore, ci è
scattata la curiosità e la voglia di intervistarti come unico rappresentante
della "piazza" organizzata dall'Ulivo a Roma il 2 marzo a San Giovanni e che ci
sembra l'unico ad aver detto sensatezze e verità senza peli sulla lingua.
E le hai dichiarate ancor meglio poi a
Radio Radicale. Però a piazza San Giovanni il tuo intervento è stato "sonoramente" contestato. Eppure, avevi preso la parola per indicare la strategia più
efficace per contrastare il berlusconismo
R:
Prima di tutto, vorrei precisare che molti dei presenti
in piazza erano d'accordo con le cose che ho detto;
ma il loro assenso era muto, mentre coloro che
dissentivano fischiavano e urlavano, inviperiti.
Ho ricevuto messaggi di solidarietà
anche da militanti e dirigenti ds, i quali condividono il mio
invito ad evitare di scivolare nella spirale
dell'estremismo.
D: Ma appunto questo è il
problema: perché le tue parole hanno suscitato tanta avversione?
La manifestazione di Piazza San Giovanni non
doveva dimostrare la compattezza dell'opposizione all'attuale governo?
R:
Tutte le componenti dell'opposizione hanno un
obbiettivo comune: fare argine davanti a un governo che
costituisce una pericolosa anomalia. Oggi nelle mani del Presidente del
Consiglio si trovano concentrati il potere politico, il potere
economico e il potere mediatico. Mai, in una
democrazia liberale, si era visto nulla di simile. Di qui tutta
una serie di storture, che è doveroso denunciare e
contrastare. Ma c'è modo e modo di fare
opposizione. Negli ultimi mesi, si è
costituita nel seno del centro-sinistra una fazione
- forse non molto numerosa, ma certamente
molto rumorosa e aggressiva - che ha alzato la bandiera
dell'indignazione permanente. A costoro
bisogna ricordare la massima di Paul Valéry: "Indignazione
permanente, segno sicuro di bassezza morale".
E bisogna ricordare anche che l'indignazione permanente non è
una buona politica; anzi, non è affatto una
politica: è
l'anti-politica. E con
l'anti-politica non si vince.
D: Anche Napoleone Colajanni e
Emanuele Macaluso sono stati molto duri con gli indignati permanenti.
E Colajanni ha detto "Ululando non si va da
nessuna parte".....
R: Di
più: si va verso un nuovo tipo di guerra
civile, tutta basata sulla militarizzazione del
linguaggio.
E, infatti,
gli opposti estremisti oggi usano le parole come esplosivi.
Accade così che agli indignati permanenti, che
denunciano l'attuale governo come una sorta di fascismo
mascherato, Berlusconi replica che la destra è il
"partito dell'amore" e la sinistra
il "partito dell'odio"! Tutto
ciò è, a dir poco, inquietante.
Occorre contrastare ogni forma di estremismo;
diversamente, l'arena politica si trasformerà
in una arena militare, nella quale, spento il
lume della ragione, ci saranno solo colpi da dare e colpi da
ricevere.
D: Il tuo, quindi, è un invito
a tornare alla moderazione?
R:
E alla politica, soprattutto. Non lo
si ripeterà mai abbastanza: l'indignazione
permanente è l'anti-politica.
Più precisamente, è la nuova versione della malattia di cui è
stata affetta la sinistra in Italia sin dalla nascita: il
massimalismo. Sempre i massimalisti hanno rifiutato ogni tipo
di mediazione e, incapaci di elaborare un programma
realistico, hanno sostituito la politica con
l'agitazione e la demagogia.
Una soluzione facile,
troppo facile. E irresponsabile,
anche.
D: Già, ma come fa la sinistra
a praticare la politica della mediazione se ritiene il governo Berlusconi un
governo che come
la sinistra anche tu definisci "una pericolosa
anomalia" e "dell'offensiva berlusconiana contro i magistrati"?
R:
Elaborare una strategia politica che sia al tempo stesso dura e
responsabile non è certo cosa facile.
Ma è l'unica via
percorribile, se si vuole evitare che l'Italia
scivoli lungo la china dell'estremismo, in
fondo
a cui c'è lo
scontro tribale, nel quale, come è
logico che sia, la fanno da padroni i demagoghi.
La sinistra deve riaprire il cantiere
delle riforme. Molte e molto gravi sono state le sue
inadempienze.
Perché il discorso sulle riforme
costituzionali è stato interrotto?
D: Non dirlo a
me!!!!!!!!................
R:
Perché, durante la passata legislatura,
non è stata varata una legge sul conflitto di interessi?
Perché nulla è stato
fatto per riformare il sistema televisivo onde impedire
l'attuale intollerabile monopolio berlusconiano del
videopotere? Ebbene: anziché continuare ad
urlare, come fanno e invitano a fare i
neomassimalisti, si cominci a seminare oggi per
raccogliere domani. Fuor di metafora, si
elaborino soluzioni concrete a problemi
concreti. I temi su cui l'elettorato attende
una risposta costruttiva non mancano. E non mancano gli
strumenti e le risorse intellettuali per dimostrare
all'opinione pubblica che la sinistra ha una offerta politica
migliore di quella della destra.
D: Nel tuo intervento, hai
accusato l'opposizione di giustizialismo; il che ha suscitato il sospetto che,
al fondo, tu sia un cripto-berlusconiano o comunque un alleato oggettivo del
Cavaliere. Queste reazioni viscerali sono secondo me la vera drammatica palla al
piede della sinistra che sembra non avere alcuna cultura di governo. In tal modo
da' l'impressione
di una
pericolosa regressione sociale e culturale e sinceramente mette un po' paura.
Anzi è terrorizzante
R:
Qualche settimana fa persino Luciano Violante ha riconosciuto che il suo
partito negli anni Novanta
ha cavalcato il
giustizialismo. Purtroppo, la
"cavalcata" non è affatto finita. E si
tratta di una cavalcata estremamente pericolosa per le nostre
istituzioni. L'opposizione la si può fare in
tutte le sedi, ma non nelle aule giudiziarie.
Trasformare la giustizia del braccio secolare
dell'opposizione, significa intaccare la
credibilità di coloro che hanno il compito istituzionale di garantire il
rispetto della legalità e dare a Berlusconi un potente argomento per infangare
il loro operato. Già ci sono milioni di italiani che credono
che Berlusconi sia vittima di una cospirazione giudiziaria.
Evitiamo di far crescere il loro numero mobilitando la piazza contro il
Cavaliere. E smettiamola di applaudire le incursioni di certi
magistrati nel campo della politica. Sono cose che fanno male
allo Stato di diritto, che è il bene più prezioso di cui
disponiamo.
D: L'attuale maggioranza ti
sembra essere intenzionata a mettere al passo i magistrati?
R:
Che le intenzioni del governo non siano delle migliori nei confronti
della magistratura, è cosa di evidenza solare.
Del resto, sarebbe curioso che così non fosse,
visto che il capo della coalizione al potere è sotto processo.
Di qui la necessità di tenere fermo il principio dell'autonomia
della magistratura, senza il quale si apre la porta
all'impunità dei politici. Ma bisogna anche
combattere contro il giustizialismo e contro la politicizzazione della
magistratura. E' una lotta su due
fronti, quella che una sinistra responsabile deve condurre sul
tema della giustizia.
D: Finora, però, sul
tema-giustizia, come su altri temi, il centro-sinistra è stato silente, anzi
muto, come peraltro su molte questioni fondamentali per il Paese, o no?! Danno
l'impressione di fare vecchia propaganda perenne, fastidiosissima
R:
In realtà, le proposte di riforma non sono mancate da
parte della sinistra riformista. Sulle pagine di
"Mondoperaio" e delle "Ragioni del
Socialismo" -- la battagliera rivista diretta da Emanuele
Macaluso -- Luciano Cafagna, Mario
Patrono, Marco Leto e Mario Gallo hanno illustrato articolate
proposte di riforma dell'assetto istituzionale
della Repubblica, della giustizia e del sistema
televisivo. Ma esse sono state colpevolmente
ignorate dai vertici dei ds. Col risultato che oggi abbiamo un
riformismo senza riforme.
D: Una situazione disperata e
disperante per la sinistra.....
R:
No. Oggi ci sono motivi per essere moderatamente
ottimisti. Il 19 marzo si terrà a Roma, al
Ridotto dell'Eliseo un convegno organizzato da Italianieuropei
-- la fondazione di Massimo D'Alema e Giuliano
Amato. Sarà
il primo passo nella direzione della costruzione di una sinistra
riformista, capace, per
l'appunto, di proporre riforme concrete su
temi concreti e di sfidare con successo sia la destra che il massimalismo degli
indignati permanenti. Il centro-sinistra ha
tutta una legislatura davanti a sé per vincere questa sfida.
E potrà farlo solo se non
perderà il contatto con l'elettorato moderato,
che è la "chiave" per tornare ad essere forza
di governo.
Concludendo: Per pudore caro direttore non ti chiedo cosa ne
pensi dei Sancio Pancho, delle D'Arcaissate Morettian girotondesche e via
cantando no-global.
Queste domande me le riservo per quando se ne
vedranno i primi - chiamiamoli così per scaramanzia - "effetti
politici" reali non queste prime reazioni
caotiche e, scusami, insensate e dissennate
condite dalla solita bassa cucina della stampa irresponsabile che ci si butta su
a pesce anche con i soliti "sondaggi" propagandari tipo "il popolo dei fax" di
antica memoria.
Grazie di cuore per l'intervista a Virus, ti
auguro di averne tante sui maggiori quotidiani nazionali per allargare il tuo
messaggio di una politica civile ed incisiva,
non fatta di scalmanelle&demagogia.