L'intervista: Bepin in carcere come nell'ex Urss
di Alberto Mingardi
TORINO - Alle spalle di Sergio Ricossa, nel suo studio all università di Torino, capeggia un ritratto birichino: il prof. è disegnato mentre s arrampica sul campanile di San Marco, a Venezia, e sventola indice e medio in segno di vittoria. Lui abbozza: "Vedi, dovrei essere "dentro" anch io... quel quadro incita a non so bene cosa, ma qualcosa che evidentemente va punita con la galera".
Lasciatemi spiegare. Quella caricatura non è lo scherzo di un burlone: all epoca, Ricossa prese posizione a favore dei cosiddetti "Serenissimi". "I Bùson in America non sono fuorilegge", scrisse. Nemmeno i Segato, s intende. E così, il professore non ha dubbi. "Condivido la battaglia di "Libero"", ci dice, "che Bepìn stia in carcere non ha alcun senso".
Pare che il ministro della Giustizia Fassino non sia d accordo, ha dichiarato che deve restare in gattabuia. fa propaganda per la "nassiòn venetha"...
"Embé? Quello di Segato è un reato d opinione, cioé non è un reato: tutti abbiamo il diritto di volere una nazione libera, soprattutto quando non ce l abbiamo. La cultura del Risorgimento ha praticamente beatificato i suoi patrioti - perché l Italia deve fare di un patriota veneto un martire?".E roba da regime...Il processo alle opinioni lo faceva Stalin. I veneti devono poter dire quello che vogliono, esattamente come tutti gli altri - e io mi batterei volentieri per dargli una mano a conquistare quella libertà che desiderano, se davvero la desiderano".
Ha senso che in questo Paese si continui a incriminare qualcuno per "vilipendio alla bandiera", per offesa all unità nazionale?
"Certo che no, anche se adesso Ciampi sembra essere diventato la vergine vestale del patriottismo vecchio stile. Vogliono sentirci recitare l inno di Mameli? Benissimo, possiamo cantare tutti in coro l elmo di Scipio, purché ci lascino anche fischiettare la "Biondina in gondoletta"... E, tra parentesi, credo che le parole della "biondina in gondoletta" siano senz altro più sensate di quelle dell inno di Mameli...".
In Italia si va in galera perché si sventola la bandiera di San Marco, ma in America il vessillo sudista, la "Dixie", se la tengono stretta. Di recente, c è stato il caso del Mississipi...
"Una volta ero negli USA per una serie di conferenze e incontrai degli studenti che ancora soffrivano per aver perduto la guerra di secessione, più di un secolo prima. Erano convinti, però, di essere stati sconfitti "soltanto in una battaglia" e che la guerra continuasse. A nessuno venne in mente di processarli perché la pensavano così".
Crede che Bepìn Segato sia in carcere perché lo Stato centrale ha paura di sgretolarsi?
"Bisogna sempre ricordarsi che lo Stato non esiste: esistono solo individui che parlano in nome e per conto dello Stato. Può darsi che ci sia qualcuno che ci tiene a tenere in piedi le strutture dello Stato centrale, probabilmente perché è di lì che trae il suo stipendio...Eppoi..."
E poi?
"Diciamola tutta: il caso di Segato è uno di quegli episodi che ci fanno odiare lo Stato invece di farcelo eventualmente, non dico amare perché è esagerato e umanamente impossibile (a meno che uno non faccia il politico), se non altro tollerare. Invece verso i Serenissimi s è fatto mostra di una prepotenza che non dovrebbe disgustare solo i veneti ma anche i siciliani. Che dico? Addirittura i romani de Roma".
Ci sono speranze all orizzonte?
"Scartato il separatismo violento, archiviata la rivoluzione (che è contro i princìpi libertari, che sono poi uno solo: neminem ledere) incrociamo le dita sperando che il governo romano crolli da sé, per implosione, come accadde per quello sovietico".
Andrà così?
"Chi può dirlo. Probabilmente non succederà, lo Stato centralista riuscirà a perpetuarsi, ci sono troppi interessi in ballo. E così assurdo. Cambiare patria dovrebbe essere come cambiare donna. Lo si può fare senza fare scene, restando in buoni rapporti... ma sembra che qualcuno non la pensi così".
Alberto Mingardi
(Dal quotidiano Libero)