Le interviste di Virus il Giornaleonline

 
F E D E R A L I S M O  
I N T E R V I S T A  
al
Senatore FrancescoTabladini
La redazione di Virus ilGiornaleonline
 
Senatore Tabladini, oggi il termine federalismo è sulla bocca di tutti, viene ormai citato più di un avverbio. Voi della Lega, che ne siete i padri, spesso siete oscurati dai media che ne attribuiscono la paternità ad altri. Le dà fastidio la cosa?
  
Non più di tanto.
Effettivamente con il termine federalismo ci si riempie la bocca senza minimamente conoscerne l’intrinseca filosofia.
La sinistra, ad esempio, vorrebbe spacciare per federalismo qualche piccola operazione di decentramento e qualche semplificazione di ordine burocratico. In realtà, i partiti guidati da Amato o da un suo eventuale successore, non hanno alcun interesse ad attuare qualsiasi forma di devoluzione, perché facendola entrerebbero in crisi loro stessi e i potentati sui quali si basa la raccolta dei voti.
 
Si riferisce al Sud del Paese?
 
Certo più al Sud, anche se situazioni analoghe si evidenziano a macchia di leopardo al Nord.
Se crolla la rigida piramide centralistica sulla quale si sono basate prima le fortune elettorali della DC o del PCI e successivamente quelle degli attuali partiti di governo, crolla tutto e per trent’anni non si sente più parlare di loro.
Le faccio un esempio: molte regioni del Sud avrebbero le potenzialità per uscire dal nirvana dell’assistenzialismo gettato come elemosina.
I quarantamila lavoratori recentemente riconfermati a ottocentomila lire al mese sono l’oppio elargito per bloccare ogni velleità di intraprendere.
 
Si fa di tutto per impedire il risveglio della gente e per non far conoscere il gusto della vita, che non è quello di strascicarsi da un bar all’altro sognando grandi progetti che non si realizzeranno mai. Il vivacchiare senza lavorare e senza tentare di riscattarsi macina giorno dopo giorno il periodo più proficuo della propria esistenza.
 
Sta parlando dei lavori socialmente utili?
 
Si di quelli,
ma potrei citare i famosi lavoratori agricoli e le relative pensioni e facilitazioni, le pensioni di invalidità e tutto quell’andazzo che permette ad un partito politico di controllare gli elettori e legarli saldamente ad un nirvana, come una droga, che li fa sopravvivere, sia pure senza faticare.
Con un vero federalismo noi intendiamo devolvere alle regioni quanti più poteri possibili, compreso il potere economico.
Senza comunque dimenticare quelle aree del Meridione che per situazioni strutturali o per il malgoverno prima citato, non sono in grado di camminare subito con le proprie gambe.
Al di là dei proclami, anche nel nostro partito è ben presente la situazione di alcune regioni del Sud e il sottosviluppo a cui sono state deliberatamente consegnate. Inoltre, al contrario di quanto pubblicano i media di regime, non c’è alcuna acrimonia da parte nostra nei confronti delle popolazioni a sud di Roma, alle quali riconosciamo i problemi non facili con cui giornalmente vengono a contatto.
 
Senatore, lei non è un economista, ma è da parecchio in Parlamento, una idea se la sarà fatta sui potentati economici privati?
 
Eccome!
Il concetto di moltiplicare i soldi credo sia per certi personaggi un bisogno primario come mangiare o dormire.
Qualsiasi potentato economico diventa rigorosamente governativo.
Mi risulta persino umoristico pensare al collega  Agnelli che dice peste e corna di un governo in carica.
Comunque, anche in questo campo, ci sono delle sfumature: si va dal rigido ossequio con eventuale rinculo,
ad atteggiamenti sufficientemente asettici.
Detto questo, credo che Storace avrebbe fatto meglio a tacere a proposito del signor Colaninno, il nuovo proprietario di Telecom: certe cose, se si vogliono proprio fare, è assolutamente sconsigliato preannunciarle.
 
Lei ora si occupa di esteri?
 
Mi sono occupato di esteri per più di cinque anni, ero anche il referente parlamentare del partito.
Poi, parecchi mesi fa, non sono riuscito a condividerne alcune scelte e, per evitare polemiche, ho ceduto l’incarico ad altro collega. Ora sono nella commissione difesa, anche se mi rammarico di aver gettato una lunga esperienza alle ortiche. Inoltre dove sono ora c’è un lobbysmo talmente esasperato che a volte diventa difficile lavorare con serena obbiettività.
 
L’abbandono degli esteri è dovuto alle posizioni del suo partito nei confronti del signor Milosevic?
 
Si.