Le interviste di VirusilGiornaleonline

INTERVISTA ALL’ON. LANFRANCO TURCI (DS)

- CONSIGLIERE ECONOMICO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO -

 

Onorevole Turci cosa pensa della vicenda IRPEG che è stata ed è al centro di tante polemiche?

                    Intanto voglio ricordare la filosofia della Finanziaria che è ispirata ad una logica di sviluppo e di equità sociale.     Questa Finanziaria distribuisce i primi dividendi (24.000miliardi) dell’azione di Governo di questi anni, assegnandoli in proporzione di 2/3 alle famiglie e di 1/3 alle imprese. Riduzione del costo del lavoro, incentivi per i nuovi occupati, riduzioni fiscali sull’energia, riduzione dell’IRAP, incentivi per ricerca e sviluppo e passaggio dell’IRPEG dal 37% al 35% sono i punti più importanti del capitolo relativo alle imprese.

Ma la Confindustria chiede di portare l’IRPEG al 25%, con la riduzione immediata al sud e la sua estensione al tutto il paese entro il 2004

       Certo, se ci fossero le risorse, sarebbe opportuno fare di più. Non c’è nessuna obiezione di principio da parte mia. Non considero lo sconto di imposte sui profitti delle imprese in una logica di semplice equilibrio sociale e distribuito fra imprenditori e lavoratori dipendenti. Una ulteriore riduzione della tassazione sulle imprese, se non mettesse a rischio l’equilibrio dei conti pubblici, avrebbe sicuramente un effetto positivo sullo sviluppo e sulla competitività dell’economia italiana.

Rutelli ha auspicato qualcosa di diverso in confronto a quanto proposto dal Governo?

        Io ho interpretato il discorso di Rutelli come un indirizzo programmatico per il futuro. A breve mi pare che Rutelli auspichi che si possa fare qualcosa di più per l’IRPEG solo per il Mezzogiorno. E’ appunto quanto il Governo si è impegnato a verificare con la Commissione Europea, poiché è noto che finora l’Europa si è opposta ad ogni differenziazione fiscale fra nord e sud, se non limitata a brevi periodi. Bisogna ricordare che al sud la riduzione dell’IRPEG al 25% costerebbe 400 miliardi, a livello nazionale e costerebbe 16.000. Non c’è chi non veda la differenza!

Ma Cofferati ha attaccato duramente Rutelli

     Non condivido l’intervista di Cofferati per la sua critica aspra a Rutelli e alla coalizione di centrosinistra. Nel merito è vero che Cofferati esprime appoggio ai contenuti della Finanziaria, ma corre il rischio di fare del no all’ulteriore riduzione dell’IRPEG non un problema di compatibilità finanziaria, come ha fatto Amato, ma un problema di discrimine fra destra e sinistra, fra una politica giusta e una sbagliata. E questa non è la mia opinione.

Allora lei obbietta a Confindustria solo in termini di compatibilità finanziaria?

      Questa è la prima obiezione. Pensare che dall’emersione del sommerso possano uscire tante risorse fiscali da coprire il costo della riduzione IRPEG in tutto il paese è piuttosto avventuroso. E il Governo non vuole tornare alla finanza allegra, dopo lo sforzo di risanamento e dell’entrata nell’Euro.

E le altre obiezioni?

      La motivazione iniziale, più sottolineata da parte del Presidente della Confindustria D’Amato, è stata la lotta all’economia sommersa. Una grande operazione che ci faccia risolvere finalmente questo enorme problema che grava soprattutto sul mezzogiorno e aiuti la modernizzazione del paese. Ora io ritengo che spiegare il sommerso principalmente con il peso della tassazione sui profitti sia una semplificazione eccessiva. Come dimostrano i lavori approfonditi degli studiosi dei distretti industriali del mezzogiorno, per aiutare l’emersione del sommerso occorre manovrare una molteplicità di leve. E’ quanto ha cominciato a fare il Governo con i contratti di riallineamento e con l’insieme delle politiche verso le piccole e medie imprese. Noto per inciso che se la misura proposta dalla Confindustria avesse successo, finirebbe per fare pagare soprattutto al sud il costo della riduzione IRPEG in tutto il paese, con vantaggio quindi prevalente per le imprese del nord. Ad ogni modo noi condividiamo la tesi che ciò che emergerà dalla lotta all’evasione fiscale da parte delle imprese torni alle imprese stesse sotto forma di riduzione della tassazione. A questo fine abbiamo inserito un’apposita norma programmatica nella Finanziaria. Dunque la nostra volontà va nella stessa direzione, ma ci va con la gradualità e la prudenza necessaria. Forse qualcuno ha pensato di cogliere il cambiamento di segno della finanza pubblica per tentare il "colpo gobbo". Purtroppo però operazioni di questa portata richiedono più tempo, continuità nello sforzo di risanamento di finanza pubblica e ripensamento di tutta una serie di incentivi fiscali e non fiscali di cui già godono le imprese.