le Interviste riportate da
VirusilGiornaleonline
L'INTERVISTA (MAI)
SPARITA DI PAOLO
BORSELLINO
La versione
(ridotta) di RaiNews 24 e quella
(più ampia)
dell'Espresso
di
"Misterid'Italia"
Come ormai in molti sanno,
della famosa intervista concessa il 21 maggio 1992 da Paolo Borsellino al
giornalista francese Fabrizio Calvi ed al regista Jean Pierre Moscardo esistono
due versioni. L'ntervista venne
interamente videoregistrata nell'bitazione del magistrato in quel giorno di
maggio che precedette di pochissimo la strage di via Capaci in cui morì Giovanni
Falcone. L'ntervista durava circa 50 minuti, ma come si fa di
solito venne rimontata, fino a portarla ad una durata, per così dire più
televisiva: circa 30 minuti.
La versione integrale (cioè quella che durava
circa 50 minuti) venne consegnata da Calvi e Moscardo al settimanale
l'Espresso che ne pubblicò il
testo integrale (comprese tutte le ripetizioni e le incertezze lessicali tipiche
del discorso
diretto) nel n.14 del'8 aprile
1994, cioè a quasi due anni dalla morte del magistrato. La seconda versione (decisamente ridotta, rimontata e
quindi monca di molti periodi) è invece quella trasmessa da RaiNews 24 il 21
settembre 2000, finita poi nel libro di Marco Travaglio, pubblicizzato nella
trasmissione Satyricon di Luttazzi che tante polemiche ha sollevato.
Non è
corretto affermare che quella di RaiNews 24 sia una versione manipolata
dell'intervista, ma certamente non è quella la versione integrale della stessa.
In altre parole l'intervista che rispecchia il pensiero di Borsellino è quella
pubblicata
dall'Espresso, non quella
trasmessa da RaiNews 24, anche perché nella prima compaiono alcune
specificazioni senza delle quali il senso di quanto il magistrato sosteneva
viene completamente stravolto. Il fatto che davanti ad un magistrato, Fiammetta
Borsellino, figlia di Paolo, abbia confermato l'autenticità dell'intervista
andata in onda su RaiNews 24 dipende solo dal fatto che anche lei, come
l'emittente televisiva, aveva ricevuto dagli autori francesi la
videoregistrazione della versione ridotta. Ripetiamo non è colpa di RaiNews 24,
ma i criteri della corretta informazione vogliono che se si vuole discutere di
un'intervista specie se rilasciata da una persona che non può più dire la
sua, perché scomparsa - è opportuno riportare il suo pensiero fedelmente. Senza
tagli o rimontaggi di alcun tipo, seppure suggeriti da una maggiore fruibilità
della
stessa.
In questo numero speciale
della Newsletter di Misteri d'Italia mettiamo a confronto le due versione
dell'intervista smarrita a Paolo Borsellino che - per essere stata già
riprodotta dall'Espresso - smarrita non lo era per nulla e, di seguito, quella
andata in onda su RaiNews 24 che - per amor di precisione - non è l'ultima
intervista al magistrato.
L'ultima fu fatta dal Tg5
(guarda caso testata Mediaset, o meglio, all'epoca Fininvest) nel luglio del
1992.
Lasciamo decidere ai
nostri lettori quale delle due versioni dell'intervista obbedisca ai
canoni della correttezza e della completezza dell'informazione: due bastioni
fondamentali oltre i quali c'è solo la disinformazione e la manipolazione
dell'opinione pubblica.
ECCO IL TESTO DELL' INTERVISTA
NELLE SUE
DUE VERSIONI:
Tra queste centinaia
di imputati ce n'è uno che ci interessa: tale
Vittorio Mangano,
lei
l'ha conosciuto?
Versione L'Espresso.
«Si,
Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al
maxiprocesso, e precisamente negli anni fra
il'75 e l'80. Ricordo di avere istruito un procedimento che
riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private
palermitane e che presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari di
queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una testa di cane mozzata.
L'indagine fu particolarmente fortunata perché - attraverso dei numeri che sui
cartoni usava mettere la casa produttrice - si riuscì rapidamente a individuare
chi li aveva acquistati. Attraverso un'ispezione fatta in un giardino di una
salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni, in giardino ci scoprimmo
sepolti i cani con la testa mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa
inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel periodo
come ospite o qualcosa del
genere - ora i miei ricordi si sono un po' affievoliti - di questa famiglia, che
era stata autrice
dell 'estorsione. Fu processato, non mi ricordo quale sia stato
l'esito del procedimento, però fu questo il primo incontro processuale che io
ebbi con Vittorio Mangano. Poi l'ho ritrovato nel maxiprocesso perché Vittorio
Mangano fu indicato
sia da Buscetta che da
Contorno come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra».
Versione
RaiNews24
<<Sì, Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo
antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra
il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un
procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche
private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da
Contorno come "uomo d'onore" appartenente a Cosa Nostra>>.
Uomo
d'onore di che famiglia?
Versione
L'Espresso:
«L'uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel
personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia alla quale
originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano
- ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io, e
risultava altresì dal cosiddetto "procedimento Spatola" [il boss Rosario
Spatola, potente imprenditore edile, NDR] che Falcone aveva istruito negli anni
immediatamente precedenti al maxiprocesso - che Mangano risiedeva abitualmente a
Milano città da dove, come risultò da numerose intercettazioni telefoniche,
costituiva un terminale dei traffici di droga che conducevano alle famiglie
palermitane».
Versione
RaiNews24:
<<L'uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel
personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale
originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio
Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito
io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che
Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precdenti al maxi-processo, che
Vittorio Mangano risiedeva abitulamente a Milano, città da dove come risultò da
numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di
droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie
palermitane>>.
__________________________________
E questo Vittorio
Mangano faceva traffico di droga a Milano?
Versione L'Espresso:
«Il
Mangano, di droga (Borsellino comincia a parlare, poi si corregge. NDR),
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze
probatorie più importanti, risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa
tra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro
personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia
o tratta l'arrivo di una
partita di eroina chiamata alternativamente, seco do il linguaggio che si usa
nelle intercettazioni telefoniche, magliette o cavalli. Il mangano è stato poi
sottomesso a processo dibattimentale ed è stato poi condannato per questo
traffico di droga. Credo che non venne condannato per associazione mafiosa beh,
sì per associazione semplice riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4
mesi di reclusione più 700 milioni di multa
La sentenza di Corte d'Appello
confermò questa decisione di primo grado».
Versione
RadioNews24:
<<Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che
furono le emergenze probatorie più importanti risulta l'interlocutore di una
telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui,
conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane,
preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente
secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche
come magliette o cavalli>>.
Quando ha visto per la
prima volta Mangano?
Versione L'Espresso:
«La
prima volta che l'ho visto anche fisicamente? Fra il '70 e il 75».
Versione RaiNews24:
Non c'è
né la domanda, né la risposta.
Per
interrogarlo?
Versione L'Espresso:
«Si,
per interrogarlo».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né
risposta.
___________________________________________________________________
E dopo è stato
arrestato?
Versione L'Espresso:
«Fu
arrestato fra il '70 e il '75. Fisicamente non ricordo il momento in cui l'ho
visto nel corso del maxiprocesso, non ricordo neanche di averlo interrogato
personalmente. Si tratta di ricordi che cominciano a essere un po' sbiaditi in
considerazione del fatto che sono passati quasi 10 anni».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Dove è stato
arrestato, a Milano o a Palermo?
Versione L'Espresso:
«A
Palermo la prima volta (è la risposta di Borsellino; ai giornalisti interessa
capire in quale periodo il mafioso vivesse ad Arcore, NDR».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Quando,
in che epoca?
Versione L'Espresso:
«Fra
il '75 e l'80, probabilmente fra il '75 e l'80».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Ma lui viveva già a
Milano?
Versione
L'Espresso:
«Sicuramente era dimorante a Milano anche se risulta che lui
stesso afferma di spostarsi frequentemente tra Milano e Palermo».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
E si sa cosa faceva a
Milano?
Versione L'Espresso:
«A
Milano credo che lui dichiarò di gestire un'agenzia, ippica o qualcosa del
genere. Comunque che avesse questa passione dei cavalli risulta effettivamente
la verità, perché anche nel processo, quello delle estorsioni di cui ho parlato,
non ricordo a che proposito venivano fuori i cavalli. Effettivamente dei
cavalli, non "cavalli" per mascherare il traffico di stupefacenti».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Ho capito.
E a Milano non ha altre indicazioni sulla sua vita, su
cosa faceva?
Versione
L'Espresso:
«Guardi: se avessi la possibilità di consultare gli atti del
procedimento molti ricordi
mi riaffiorerebbero...».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Ma lui comunque era
già uomo d'onore negli anni Settanta?
Versione
L'Espresso:
«...Buscetta lo conobbe già come uomo d'onore in un periodo in
cui furono detenuti assieme a Palermo antecedente gli anni Ottanta, ritengo che
Buscetta si riferisca proprio al periodo in cui Mangano fu detenuto a Palermo a
causa di quell'estorsione nel processo dei cani con la testa mozzata... Mangano
negò in un primo momento che ci fosse stata questa possibilità d'incontro... ma
tutti e due erano detenuti allUcciardone qualche anno prima o dopo il
77».
Versione Rai
News24:
Non c'è né domanda, né risposta.
Volete dire che era
prima o dopo che Mangano aveva cominciato a lavorare da Berlusconi?
Non abbiamo la
prova...
Versione L'Espresso:
«Posso
dire che sia Buscetta che Contorno non forniscono altri particolari circa il
momento in cui Mangano sarebbe stato fatto uomo d'onore. Contorno,
tuttavia dopo aver affermato, in un primo tempo, di non
conoscerlo precisò successivamente di essersi ricordato, avendo visto una
fotografia di questa persona, un presentazione avvenuta in un fondo di proprietà
di Stefano Bontade (uno dei capi dei corleonesi.
NDR)».
Versione Rai News24:
Non c'è né domanda, né
risposta.
Mangano conosceva
Bontade?
Versione
L'Espresso:
«Questo ritengo che risulti anche nella dichiarazione di Antonino
Calderone [Borsellino poi indica un altro pentito ora morto, Stefano Calzetta,
che avrebbe parlato a lungo dei rapporti tra Mangano e una delle famiglie di
corso dei Mille, gli Zanca, NDR]...».
Versione Rai
News24:
Non c'è né domanda, né risposta.
Un inquirente
ci disse che mentre Mangano lavorava a casa di Berlusconi
c'è stato un sequestro,
non a casa di
Berlusconi però dì un invitato [Luigi
D'Angerio, NDR] che usciva
dalla casa di Berlusconi.
Versione L'Espresso:
«Non
sono a conoscenza di questo episodio».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Mangano è più o meno
un pesce pilota, non so come si dice,
un'avanguardia?
Versione L'Espresso:
«Sì,
le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le teste
di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Ce n'erano parecchi ma non
moltissimi, almeno tra quelli individuati. Un altro personaggio che risiedeva a
Milano, era uno dei Bono, [altri mafiosi coinvolti nell'inchiesta di San
Valentino, NDR] credo Alfredo Bono che nonostante fosse capo della famiglia
della Bolognetta, un paese vicino a Palermo, risiedeva abitualmente a Milano.
Nel maxiprocesso in realtà Mangano non appare come uno degli imputati
principali, non c'è dubbio comunque che... è un personaggio che suscitò
parecchio interesse anche per questo suo ruolo un po' diverso da quello
attinente alla mafia militare, anche se le dichiarazioni di Calderone [nel'76
Calderone è ospite di Michele Greco quando arrivano Mangano e Rosario Riccobono
per informare Greco di aver eliminato i responsabili di un sequestro di persona
avvenuto, contro le regole della mafia, in Sicilia, NDR] lo indicano anche come
uno che non disdegnava neanche questo ruolo militare all'interno
dell'organizzazione mafiosa...».
Versione
RaiNews24:
<<Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi
che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel
Nord Italia>>.
_____________________________________________________________
Dunque Mangano era uno
che poi torturava anche?
Versione L'Espresso:
«Sì,
secondo le dichiarazioni di Calderone».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Dunque quando Mangano
parla di cavalli intendeva droga?
Versione L'Espresso:
«Diceva "cavalli e diceva magliette, talvolta».
Versione
RadioNews24:
<<Si, tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono
dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che
poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al
dibattimento del maxi processo per traffico di droga>>.
Perché se ricordo bene
c'è nella San Valentino un'intercettazione tra
lui e Marcello Dell'Utri, in cui si parla di
cavalli (dal rapporto Criminalpol: «Mangano parla con tale
dott. Dell'Utri e dopo averlo salutato
cordialmente gli chiede di Tony Tarantino.
L'interlocutore risponde affermativamente...
il Mangano riferisce
allora a Dell'Utri che ha un affare da proporgli e che ha anche
il cavallo" che fa per lui.
Dell'Utri risponde che per il cavallo occorrono
"piccioli'' e lui non ne ha.
Mangano gli dice di farseli dare dal suo amico
"Silvio". Dell'Utri risponde
che quello lì non "surra", [non
c'entra, NDR]) ».
Versione L'Espresso:
«Si,
comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta
della stessa intercettazione.
Se mi consente di consultare
[Borsellino guarda le sue carte, NDR). No, questa intercettazione è tra Mangano
e uno della famiglia degli Inzerillo... Tra l'altro questa tesi dei cavalli che
vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza
istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant'è che Mangano fu
condannato».
Versione
RaiNews24:
<<Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si
parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi
effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li
recapita all'ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro
l'albergo>>.
_____________________________________________________________
E
Dell'Utri non c'entra in questa
storia?
Versione
L'Espresso:
«Dell'Utri non è stato imputato nel maxiprocesso, per quanto io
ricordi. So che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme
Mangano».
Versione
RaiNews24:
<<Dell'Utri non è stato imputato del maxi processo per
quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che
riguardano insieme
Mangano>>.
_____________________________________________________________
A
Palermo?
Versione L'Espresso:
«Si.
Credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio
rito
processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i
particolari».
Versione
RaiNews24:
<<Si, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a
Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma
non ne conosco i
particolari>>.
_____________________________________________________________
Dell'Utri. Marcello
Dell'Utri o Alberto Dell'Utri
(Marcello e Alberto sono fratelli gemelli,
Alberto è stato in carcere per il fallimento della Venchi
Unica, oggi tutti e due sono dirigenti Fininvest.
NDR)
Versione L'Espresso:
«Non
ne conosco i particolari. Potrei consultare avendo preso qualche appunto
(Borsellino guarda le carte. NDR),
cioè si parla di Dell'Utri
Marcello e Alberto, entrambi».
Versione
RaiNews24:
<<Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo
preso qualche appunto, cioè si parla di Dell'Utri Marcello e Alberto, di
entrambi>>.
_____________________________________________________________
I
fratelli?
Versione
L'Espresso:
«Sì».
Versione
RaiNews24:
<<Sì>>.
Quelli della Pubblitalia,
insomma?
Versione
L'Espresso:
«Sì».
Versione
RaiNews24:
<<Sì>>.
_____________________________________________________________
E tornando a Mangano, le
connessioni tra Mangano e Dell'Utri?
Versione L'Espresso:
«Si
tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi
sui quali non potrei rivelare nulla».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né
risposta.
____________________________________________________________________
Sì,
ma quella conversazioni con Dell'Utri poteva trattarsi
di cavalli?
Versione L'Espresso:
«La
conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori si parla di
cavalli che dovevano essere mandati in un albergo (Borsellino sorride. NDR).
Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi
deve recapitare due cavalli, me li recapita all'ippodromo, o comunque al
maneggio. Non certamente dentro l'albergo».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
In un
albergo. Dove?
Versione
L'Espresso:
«Oddio, i ricordi! Probabilmente si tratta del Plaza (l'albergo
di Antonio Virgilio. NDR) di Milano».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Ah,
oltretutto
Versione
L'Espresso:
«Sì».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
C'è
una cosa che vorrei sapere. Secondo lei come si sono conosciuti
Mangano e Dell'Utri?
Versione
L'Espresso:
«Non mi dovete fare queste domande su Dell'Utri perché siccome
non mi sono interessato io personalmente, so appena dal punto di vista, diciamo,
della mia professione, ne so pochissimo, conseguentemente quello che so io è
quello che può risultare dai giornali, non è comunque una conoscenza
professionale e sul punto non ho altri ricordi».
Versione Rai
News24:
Non c'è né domanda, né risposta.
Sono di Palermo tutti
e due...
Versione L'Espresso:
«Non è
una considerazione che induce alcuna conclusione... a Palermo gli uomini d'onore
sfioravano le 2000 persone, secondo quanto ci racconta Calderone, quindi il
fatto che fossero di Palermo tutti e due, non è detto che si
conoscessero».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
C'è
un socio di Dell'Utri Filippo Rapisarda
(i due hanno lavorato insieme; la telefonata
intercettata di Dell'Utri e Mangano partiva da
un'utenza di via Chiaravalle 7, a
Milano, palazzo di Rapisarda. NDR)
che dice che Dell'Utri gli è stato presentato da
uno della famiglia di Stefano Bontade [i giornalisti si
riferiscono a Gaetano Cinà che Rapisarda ha ammesso di aver conosciuto con il
boss dei corleonesi, Bontade.
NDR]
Versione L'Espresso:
«Beh,
considerando che Mangano apparteneva alla famiglia dì Pippo Calò... Palermo è la
città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano le più numerose almeno
2000 uomini d'onore con famiglie numerosissime - la famiglia di Stefano Bontade
sembra che in certi periodi ne contasse almeno 200. E si trattava comunque di
famiglie appartenenti a un'unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri
in gran parte si conoscevano tutti e quindi è presumibile che questo Rapisarda
riferisca una circostanza vera... So dell'esistenza di Rapisarda ma non me ne
sono mai occupato personalmente».
Versione
RaiNews24:
<<Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose
erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di
duemila uomini d'onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano
Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 2000, si trattava
comunque di famiglie appartenenti ad una unica organizzazione, cioè Cosa
Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile
che questo Rapisarda riferisca una circostanza
vera>>.
__________________________
Domanda che non compare
sull'Espresso:
Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?
Versione
RaiNews24:
<<So dell'esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai
occupato
personalmente>>.
_____________________________________________________________
A Palermo
c'è un giudice che se n'è
occupato?
Versione L'Espresso:
«Credo
che attualmente se ne occupi .... ci sarebbe un'inchiesta aperta anche nei suoi
confronti ... ».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
A quanto pare
Rapisarda e Dell'Utri erano in affari con Ciancimino,
tramite tale Alamia [Francesco Paolo
Alamia, presidente dell'immobiliare Inirri e
della Sofim, sede di Milano, ancora in via
Chiaravalle 7. NDR]
Versione L'Espresso:
«Che
Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che
credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto
riguarda DellUtri e Rapisarda non so fornirle particolari indicazioni
trattandosi, ripeto sempre, di indagini di cui non mi sono occupato
personalmente».
Versione
RaiNews24:
<<Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una
circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che
si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell'Utri, non so fornirle
particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi
sono occupato
personalmente>>.
_____________________________________________________________
Domanda che non compare sull'Espresso:
Non le sembra strano che certi personaggi,
grossi industriali come Berlusconi,
Dell'Utri, siano collegati
a
uomini d'onore tipo Vittorio
Mangano?
Versione
RaiNews24:
<<All'inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a
diventare un'impresa anch'essa, un'impresa nel senso che attraverso
l'inserimento sempre più notevole, che ad un certo punto diventò addirittura
monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti , Cosa Nostra cominciò a
gestire una massa enorme di capitali, una massa enorme di capitali, dei quali
naturalmente cercò lo sbocco, cercò lo sbocco perchè questi capitali in parte
venivano esportati o depositati all'estero e allora cosìsi spiega la vicinanza
tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi
movimenti di
capitali>>.
____________________________________________________________
Si è detto che Mangano
ha lavorato per Berlusconi
Versione L'Espresso:
«Non
le saprei dire in proposito.. Anche se, dico, debbo far presente che come
magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci
sono addirittura... so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in
proposito, per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai
conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che
riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda - che la ricordi o
non la ricordi - comunque è una vicenda che non mi appartiene. Non sono io il
magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle
nulla».
Versione
RaiNews24:
<<Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far
presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non
sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in
proposito, per le quali non conosco quale atti sono ormai conosciuti,
ostensibili e quali debbono rimanere segreti, questa vicenda che riguarderebbe i
suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi,
comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il Magistrato che se
ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle
nulla>>.
____________________________________________________________
Ma
c'è un'inchiesta ancora
aperta?
Versione L'Espresso:
«So
che c'è un'inchiesta ancora aperta».
Versione
RadioNews24:
<<So che c'è un'inchiesta ancora
aperta>>.
_____________________________________________________________
Su Mangano e
Berlusconi? A Palermo?
Versione L'Espresso:
«Su
Mangano credo proprio di si, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che
riguardano rapporti di polizia concernenti anche Mangano».
Versione
RadioNew24:
<<Sì>>.
Concernenti
cosa?
Versione
L'Espresso:
«Questa parte dovrebbe essere richiesta... quindi non so se sono
cose che si possono dire in questo momento».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Come uomo,
non più come giudice, come giudica la fusione che
abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come
Berlusconì e Dell'Utri e uomini d'onore di
Cosa Nostra?
Cioè Cosa Nostra
s'interessa all'industria, o
com'è?
Versione L'Espresso:
«A
prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a
questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter
esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali:
allorché l'organizzazione
mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una
caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento
di aree edificabili. All'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a
diventare un'impresa anch'essa. Un'impresa nel senso che attraverso
l'inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura
monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a
gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali,
naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte
venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza
fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi
movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema
e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a
seguire una via parallela e talvolta tangenziale
all'industria operante anche
nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità
imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano
trovati in possesso».
Versione Rai
News24:
Non c'è né domanda, né risposta.
Dunque lei dice che è
normale che Cosa Nostra s'interessi a
Berlusconi?
Versione L'Espresso:
«E'
normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli
strumenti per potere questo denaro impiegare.
Sia dal punto di vista del
riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente
questa esigenza, questa necessità per la quale l'organizzazione criminale a un
certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una
naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per
trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un
certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi
ambienti industriali».
Versione
RaiNews24:
<<E' normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro
cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista
del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo
denaro>>.
_____________________________________________________________
E uno come Mangano può
essere l'elemento di connessione tra questi
mondi?
Versione L'Espresso:
«Ma,
guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile
abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era
inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle
persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di
gestire questi rapporti».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
Però lui si occupava
anche di traffico tre droga, l'abbiamo visto
anche in sequestri di
persona...
Versione L'Espresso:
«Ma
tutti questi mafiosi che in quegli anni - siamo probabilmente alla fine degli
anni '60 e agli inizi degli anni '70 - appaiono a Milano, e fra questi non
dimentichiamo c'è pure Luciano Liggio, cercarono di procurarsi quei capitali,
che poi investirono negli stupefacenti, anche con il sequestro di
persona».
Versione Rai News24:
Non
c'è né domanda, né risposta.
E questa inchiesta
quando finirà?
Versione L'Espresso:
«Entro
ottobre di quest'anno ... ».
Versione Rai
News24:
Non c'è né domanda, né risposta.
Quando è
chiusa, questi atti diventano pubblici?
Versione
L'Espresso:
«Certamente».
Versione Rai News24:
Non c 'è né
domanda, né risposta.
Perché ci servono per
un'inchiesta che stiamo cominciando sui rapporti tra la
grossa
industria...
Versione
L'Espresso:
«Passerà del tempo prima che ... ».
Versione Rai News24:
Non c'è né domanda, né
risposta.
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Fine dell'intervista