Strasburgo: attentato
alla libertà di comunicazione
E'
necessario un colpo di libertà contro chi vuole relegare l'e-mail
ad una funzione inferiore al telefono
ll Parlamento Europeo
il 6 settembre voterà una proposta di direttiva sulla privacy in cui,
affermando il principio della titolarità per il cittadino dei
suoi dati personali, concede una deroga "intrusiva" agli Stati
membri per quanto riguarda le ttività non-comunitarie, e stabilisce il principio
che per ricevere una E-mail commerciale bisogna avere espresso preventivamente
il gradimento. Non è una grande novità, è quanto accade in Italia, dove il "livello
superiore" dello Stato, tutto può rispetto alla privacy,
e dove lo scorso mese di febbraio il Garante ha stabilito che
la privacy sarebbe violata se qualcuno utilizza a fini di comunicazione politica
(figuriamoci commerciale) indirizzi E-mail senza il preventivo consenso degli
interessati. La beffa della legge e della norma italiana, sarà
quindi confermata a livello europeo.
Potremmo esser contenti che
un metodo italiano abbia trovato spazio e sia diventato guida per tutta l'Ue.
Lo Stato continuerà a svolgere
il suo permanente spamming (anche se ora, per evidenti ritardi tecnologici,
non lo fa in Rete, ma solo con la
più tradizionale posta: c'è qualcuno che non abbia ricevuto quelle lettere minatorie
dell'Urar per la sua presupposta convinzione che il fatto di esistere è legato
al possesso di una tv e quindi scatterebbe l'obbligo di pagare quella tassa
che chiamano canone?). E mentre
ci sentiremo costantemente sotto l'occhio dello Stato,
la posta elettronica sarà ammazzata e relegata ad un uso ancor più marginale
rispetto a quello del telefono (o dovremo aspettarci una legge che ci vieti
di telefonare a qualcuno se non preventivamente avvisato del nostro interesse
ad interloquire con lui?).
E non escludiamo che sia il
primo passo per una tassazione unitaria della stessa. Una norma del genere sarebbe
un attentato alla libertà di comunicazione, perchè basterebbe l'autoregolamentazione:
il Garante e la legge dovrebbero intervenire solo se, chiamati
in causa, non fosse rispettata la richiesta di cancellazione dalla lista da
parte del mittente che ha stabilito il primo contatto. Invece il Parlamento
Europeo sta per decidere, per esempio, che non si può più mettere la
pubblicità in cassetta, e che, prima di farlo, bisognerebbe mandare una lettera
in cui si chiede il permesso: avere un indirizzo di posta elettronica che volontariamente
compare da qualche parte, a nostro avviso, equivale a mettere una cassetta della
posta davanti all'ingresso della propria abitazione. Sulle cassette compaiono
degli avvisi per il non gradimento della pubblicità, ma non c'è legge che vieti
di continuare a metterla, salvo quella del mercato che, giustamente, invoglierebbe
la "vittima" a non comprare i prodotti di cui subisce la violenza pubblicitaria. E'
necessario un colpo di libertà e di buon senso da parte dei parlamentari
europei, cioè di non votare queste norme a scatola chiusa (come spesso avviene
nel Pe e non solo), solo per seguire la propria fazione. In
questo caso è fondamentale pensare ai risvolti del mezzo e del mercato, nonchè
della pubblicità e della comunicazione, mettendo al primo posto il diritto di
essere informato e di informare. Purtroppo di queste cose quasi tutti se ne
accorgono a ridosso delle scadenze, ma anche in questi pochi giorni che ci separano
dal 6 settembre, sarà bene far di tutto perchè ognuno (e non solo chi dovrà
votare) sappia ce se l'Europa della moneta unica,
al di là del dato monetario concepisce e pratica l'unità
dei diritti in questi termini....
sono bui gli anni che ci aspettano.
(ndr) la commissione
di Strasburgo è presiediuta dalla parlamentare europea Elena Paciotti, (DS)
ex membro di 'Magistratura Democratica', sostenitrice
della legge assieme ai parlamentari DS e della sinistra italiana.
Alla scellerata proposta si
oppongono i parlamentari europei radicali con un documento presentato
dall'on. Marco Cappato)