Strasburgo: attentato alla libertà di comunicazione
 
E' necessario un colpo di libertà contro chi vuole relegare l'e-mail ad una funzione inferiore al telefono
 
di Vincenzo Donvito presidente Aduc www.aduc.it
 
ll Parlamento Europeo il 6 settembre voterà una proposta di direttiva sulla privacy in cui, affermando il principio della titolarità per il cittadino dei suoi dati personali, concede una deroga "intrusiva" agli Stati membri per quanto riguarda le ttività non-comunitarie, e stabilisce il principio che per ricevere una E-mail commerciale bisogna avere espresso preventivamente il gradimento. Non è una grande novità, è quanto accade in Italia, dove il "livello superiore" dello Stato, tutto può rispetto alla privacy, e dove lo scorso mese di febbraio il Garante ha stabilito che la privacy sarebbe violata se qualcuno utilizza a fini di comunicazione politica (figuriamoci commerciale) indirizzi E-mail senza il preventivo consenso degli interessati. La beffa della legge e della norma italiana, sarà quindi confermata a livello europeo.
Potremmo esser contenti che un metodo italiano abbia trovato spazio e sia diventato guida per tutta l'Ue.
Lo Stato continuerà a svolgere il suo permanente spamming (anche se ora, per evidenti ritardi tecnologici, non lo fa in Rete, ma solo con la più tradizionale posta: c'è qualcuno che non abbia ricevuto quelle lettere minatorie dell'Urar per la sua presupposta convinzione che il fatto di esistere è legato al possesso di una tv e quindi scatterebbe l'obbligo di pagare quella tassa che chiamano canone?). E mentre ci sentiremo costantemente sotto l'occhio dello Stato, la posta elettronica sarà ammazzata e relegata ad un uso ancor più marginale rispetto a quello del telefono (o dovremo aspettarci una legge che ci vieti di telefonare a qualcuno se non preventivamente avvisato del nostro interesse ad interloquire con lui?).
E non escludiamo che sia il primo passo per una tassazione unitaria della stessa. Una norma del genere sarebbe un attentato alla libertà di comunicazione, perchè basterebbe l'autoregolamentazione: il Garante e la legge dovrebbero intervenire solo se, chiamati in causa, non fosse rispettata la richiesta di cancellazione dalla lista da parte del mittente che ha stabilito il primo contatto. Invece il Parlamento Europeo sta per decidere, per esempio, che non si può più mettere la pubblicità in cassetta, e che, prima di farlo, bisognerebbe mandare una lettera in cui si chiede il permesso: avere un indirizzo di posta elettronica che volontariamente compare da qualche parte, a nostro avviso, equivale a mettere una cassetta della posta davanti all'ingresso della propria abitazione. Sulle cassette compaiono degli avvisi per il non gradimento della pubblicità, ma non c'è legge che vieti di continuare a metterla, salvo quella del mercato che, giustamente, invoglierebbe la "vittima" a non comprare i prodotti di cui subisce la violenza pubblicitaria. E' necessario un colpo di libertà e di buon senso da parte dei parlamentari europei, cioè di non votare queste norme a scatola chiusa (come spesso avviene nel Pe e non solo), solo per seguire la propria fazione. In questo caso è fondamentale pensare ai risvolti del mezzo e del mercato, nonchè della pubblicità e della comunicazione, mettendo al primo posto il diritto di essere informato e di informare. Purtroppo di queste cose quasi tutti se ne accorgono a ridosso delle scadenze, ma anche in questi pochi giorni che ci separano dal 6 settembre, sarà bene far di tutto perchè ognuno (e non solo chi dovrà votare) sappia ce se l'Europa della moneta unica, al di là del dato monetario concepisce e pratica l'unità dei diritti in questi termini....
sono bui gli anni che ci aspettano.
(ndr) la commissione di Strasburgo è presiediuta dalla parlamentare europea Elena Paciotti, (DS) ex membro di 'Magistratura Democratica', sostenitrice della legge assieme ai parlamentari DS e della sinistra italiana.
Alla scellerata proposta si oppongono i parlamentari europei radicali con un documento presentato dall'on. Marco Cappato)