Cronaca dello stupro impunito di una
città:
Due anni fa il G8 di Genova
di Pier Luigi
Baglioni
il
Prima.
Il governo di centro
sinistra di Massimo D'Alema deve preparare l'Italia ad ospitare il
vertice del G8. Sceglie Genova, suggerita dal ministro genovese Burlando
(anche in omaggio alla città che fu collegio elettorale del padre, come
Gallipoli è per lui).
l successivo governo Amato tiene ministro
degli interni Enzo Bianco che predispone rigidissime misure di sicurezza per
affrontare l'evento divenuto un rituale di violenza dei no global coperti da
Bertinotti da Seattle a Praga). Il governo Berlusconi, nuovo presidente del
Consiglio, col nuovo ministro degli interni Scajola, eredita l'organizzazione
senza cambiare una virgola da quanto stabilito dai predecessori. Anche il capo
della polizia, Di Gennaro, di nomina del centro sinistra, resta in carica. La
città è divisa in 3 zone: quella ‘rossa’ comprende la Stazione Marittima ove
sono le navi che ospitano le delegazioni, l'Expò ove è ubicato l'ufficio
stampa e stazionano i contingenti di CC e Polizia, il Palazzo Ducale sede del
vertice. L'imbocco d'ogni strada che introduce a questa zona è chiuso da grate
metalliche alte 4 metri. L'ingresso è consentito ai pedoni col ‘pass’ attraverso
una porticina. L'interno è presidiato contro ogni evenienza. La zona
gialla, la parte concessa ai dimostranti per le manifestazioni. Il resto
del centro cittadino è libero, e resta fuori da ogni avvenimento. Nella parte antagonista al G8, promosso
dal Social Forum di Genova e dai Centri Sociali, nasce il Comitato per le manifestazioni tese ad impedirlo.
Così scrive il Corriere della Sera di mercoledì 2 luglio pag.2: (il mondo dei no
global) si riconosce nel Genoa Social Forum. Oltre alla Lila di Agnoletto
(Rifondazione Comunista, aggiungo) che è portavoce, ci sono tra gli altri la
Rete di Lilliput, il Wwf, Pigrizia e la francese Attac. Fanno parte anche le
Tute bianche, tra cui c'è il leader dei centri sociali Casarini. Infine ci
sono i Cobas, Centri Sociali, e le frange estreme del ‘black block’, degli
anarchici insurrezionalisti e degli squatter. Se ne deduce che questi gruppi
sono organici al Genoa Social forum. I 20 giorni precedenti l'evento sono
caratterizzati da trattative governo-polizia-GSF onde consentire le ‘pacifiche’
manifestazioni di protesta. I 200mila convenuti avranno alloggi
per dormire, mangiare e bere messe a disposizione da Comune e Provincia in
scuole e campi sportivi della città. Black bloc, anarchici insurrezionalisti e
squatter vengono sistemati dal GSF in tali strutture come ogni altro gruppo. La
stampa ed i mass media promuovono enfatizzando al massimo le voci dei
protagonisti della protesta anti G8, quasi ignorando le materie in discussione
nel vertice stesso. Il Tg3 e Primo Piano stanno al Genoa Social Forum come il
quotidiano Liberazione al partito della Rifondazione Comunista.
Ecco alcune perle
della vigilia: Fabrizio Berruti nel TG ‘Studio aperto’ delle 12,30
il 18 luglio mostra "il kit dell'autodifesa" (sic!) dei dimostranti (casco,
maschera antigas, corpetto gommapiuma, scudo e randello). "Per difenderci dalla polizia,
dicono che sono autentici criminali" dichiara un
‘pacifista’ venuto a Genova per dimostrare ‘pacificamente’.
Particolarmente attive sono anche le reti RAI satellitari a
enfatizzare le partecipazioni dei contestatori.
Agnoletto, Casarini,
Don Gallo, Don Riboldi sono ospiti fissi delle trasmissioni. Bianca Berlinguer e
Martone danno un taglio alle loro trasmissioni che alla vigilia degli scontri
tende a delegittimare un'eventuale reazione delle forze dell'ordine.
Il clima della vigilia è presentato come idilliaco mentre è
tesissimo in città. Casarini dichiara: "Il nostro obiettivo è
delegittimare il G8. Dimostrare che sono li senza che nessuno ce li ha messi.
Impediremo il vertice". Nelle cantine dello stadio Carlini, adibito a tendopoli
dei manifestanti, un'ispezione dei carabinieri sequestra gran quantità di
armi improprie. Si fa credere nel pacifismo dei manifestanti quando i precedenti
sono di segno contrario, e i loro capi dichiarano ad ogni piè sospinto di voler
violare la zona rossa. Le contromisure per impedirlo sono una "lesione al
diritto di manifestare" (Luca Casarini).
Aggiunge Caruso dei No Global: "Comunque sia non
fermeremo la disobbedienza civile. Disobbedire significa rompere i veti.
"Noi andremo avanti". Le ‘protezioni’ del
corpo a chi sarà nella testa di sfondamento fanno bella mostra di sè
all'ingresso dello stadio Carlini. Le più compromettenti sono nascoste, come
hanno accertato i CC, nei sotterranei. Le Case del Popolo, i circoli Arci
dell'Emilia Romagna e della Toscana, i dirigenti dell'associazionismo cattolico
come i boys scaut da un mese organizzano pullman e adesioni per l'arrivo in
massa dei ‘pacifisti’ a Genova indispensabile copertura ai violenti. A
domostrare la benevolente accoglienza dei genovesi agli anti G8 il Tg3 regionale
presenta, come fosse un cittadino qualunque, Ugo Montecchi che accoglie una
contestatrice polacca nella sua casa. E' il partito che ha organizzato le
ospitalità. Montecchi è stato comunista fin da studente, poi, il PCI lo ha fatto
funzionario della CGIL. La comunità di Sant'Egidio affianca il Genoa Social
Forum’, avallata dall'arcivescovo di Genova Tettamanzi, in virtù della povertà
africana addebitata agli 8 paesi ricchi di cui essi sarebbero responsabili. A
preparare la festa arrivano dei pacchi bomba. Uno salta in una caserma dei CC e
ferisce gravemente un carabiniere. Gino Paoli e Beppe Grillo tengono uno show
sul lungomare di Pegli. Grillo rompe a martellate una serie di modellini d'auto,
e l'infausta precognizione verrà attuata durante i cortei (con le bottiglie
molotov oltre 600 vetture saranno incendiate). Manu Chao, miliardario,
avendo lavorato per una multinazionale, carica i suoi fans con un concerto No
Global. Una equipe di cinematografari organici ai DS, guidata da Scola e
Monicelli, viene a girare il film dell'anti G8 che affiancherà la collezione del
partito dal funerale di Togliatti a quello di Berlinguer. D'Alema, che quando ha
scelto Genova per il vertice pensava di fare da anfitrione, annuncia la discesa
in piazza dei Ds a fianco del movimento accodandosi, in sostanza, a Casarini e
Agnoletto. Invece Rutelli non ci sta: "Io ho responsabilità istituzionali. Se
avessi vinto le elezioni sarei con gli altri 7".
Il governo sospende
l'accordo di Shengen che libera i confini degli Stati aderenti alla Comunità
Europea. Avvengono fermi ad Ancona, Trieste, Chiasso e Ventimiglia. Scajola
comunica che 686 elementi pericolosi sono respinti. Il GSF e la sinistra
protestano ma poi accuseranno Scajola di essere stato blando negli
ingressi. Un sindacalista della multinazionale Danone intervistato dal SecoloXIX
mercoledì 18 luglio (pag.2), invita gli italiani a non comprare lo yogurt
prodotto dalla azienda che lo stipendia. Giovedì 19 luglio 2001 Genova dà il via
al summit del G8, ed il Genoa Social Forum alle contestazioni.
Durante
La prima manifestazione avviene nel
pomeriggio del 19 luglio con il corteo dei 50.000 Migranti e ‘Sans papier’. Un
corteo pacifico, colorito, allegro, scortato dalla polizia, senza alcun
partecipante bardato da guerrigliero. Senza che nessuno offenda, sputi, lanci
mattoni sugli agenti. I cinematografari sono in estasi: "manifestazione gioiosa" dichiara Gillo Pontecorvo, ‘estrosa’ Citto Maselli. E' la quiete prima della tempesta: lo stupro della città avviene venerdì 20. Casarini
ha ordinato ai ‘suoi’di smettere le tute bianche per confondersi con gli altri
per non farsi riconoscere. Partono i 3
cortei mentre i Black block agiscono nelle retrovie assaltando banche e negozi
dove la polizia, paralizzata dalla massa dei 500.000 dimostranti, non può
intervenire.
Alle ore 14, davanti a piazzale Kennedy,
nella Fiera del Mare sono assediati i contingenti della forza pubblica. Subito i
dimostranti attaccano i reparti della polizia con manganelli, e lancio di
pietre. Alle cariche indietreggiano rifugiandosi nella benevola pancia del
corteo, per ripartire all'attacco appena la prima fila della polizia si ritira.
Anarchici insurrezionalisti e disubbidienti civili, fanno invece la testa di
ariete assaltando la rete della ‘zona rossa’ in piazza Dante.
Parola d'ordine (IL SECOLOXIX venerdì 20 luglio): Sfondare.
La violenza inizia in
corso Torino prima di mezzogiorno. Continua in piazza Tommaseo, corso
Buenos Aires, piazza Savonarola e Corso Casaregis. Questo gruppo però non
giungerà agli sbarramenti di via XX Settembre per il contenimento dei reparti
della Polizia (in quella zona ha sede la Questura). Si darà la colpa ai Back
Block di ogni incidente, ma testimonianze oculari e filmati dimostrano senza
possibilità di dubbio che a voler sfondare sono i dimostranti preparati allo
scopo, mentre il grosso guarda compiaciuto la battaglia senza alcun tentativo
‘pacifista’ di impedire gli scontri con la polizia. Individualmente qualcuno lo
fa, ma sono fatti sporadici e l'autore corre il rischio d'essere malmenato. Un
servizio d'ordine del Genoa Social Forum per il controllo della manifestazione
non esiste.
La cronaca dettagliata dei disordini ci da
una visione inoppugnabile dei fatti: Mentre le prime file premono sulle
grate della ‘zona rossa’ per sfondarle, in varie zone della città ove la polizia
ha cercato di intervenire contro il teppismo vandalico, è guerriglia urbana.
Nuclei di manifestanti assaltano il carcere di Marassi, la caserma dei
carabinieri di Corso Italia.
L'ufficio postale in corso Sardegna è
incendiato, come banche e negozi alla Foce. Invasa la sede del quotidiano
cittadino Corriere Mercantile: Scorribande a Castelletto, zona residenziale, ove
si incendiano auto posteggiate. Sono 7 ore di guerriglia urbana a tutti gli
effetti che coinvolge tutt'altro che un esiguo numero di ‘violenti’. Ilaria Cavo, speaker della televisione
di Primo Canale, conduce dallo studio una diretta
‘no stop’ che manda in
onda una inoppugnabile documentazione dei fatti.
Alle 16,30 di fronte
allo stupro della città il sindaco Pericu telefona a Agnoletto e chiede di
terminare l'assedio di Piazza Dante onde permettere alla polizia di dare la
caccia ai Black Block. Ma la Polizia ed i CC appena escono dalla ‘zona rossa‘
vengono circondati e attaccati. L'ineluttabile accade vicino a piazza Alimonda. Prima
un pulmino dei CC è assaltato. Il
carabiniere alla guida viene tirato fuori e pestato a sangue (salvato dai
colleghi e ricoverato all'ospedale corre il rischio di perdere un occhio).
Il mezzo è incendiato. Alle 18 una camionetta, ancora dei
CC, resta isolata, paralazzata nella manovra. Sta per
essere sopraffatta. I militi
all'interno sono aggrediti a sprangate. Mario Placanica, seduto sul sedile
posteriore, è ferito alla testa. Intorno piovono pietre e mattini. Un giovane
con una lunga tavola sfonda i finestrini. Il CC teme per la
sua vita, scorge un manifestante col passamontagna
nero sul volto che si avvicina al finestrino infranto. Ha le braccia
alte e sta per tirargli addosso una grossa bombola di estintore. Caprinica
impugna la pistola di ordinanza e gli grida di allontanarsi. Non ottenendo
corresponsione alla sua intimazione spara 2 colpi. Una
pallottola passa da parte a parte la testa dell'aggressore che muore all'istante.
La camionetta nella manovra di
retromarcia per svincolarsi dall'assedio passa 2 volte sul corpo oramai esanime.
Si saprà dopo molte ore che la vittima è Carlo Giuliani, giovane di 24 anni
figlio di un sindacalista della CGIL, studente universitario, ma che vive fuori
casa, in un centro sociale. Da quel momento cessano le
violenze. Intorno alla salma si creano altarini, e Carlo Giuliani è
assunto come eroe e martire del movimento ‘pacifista’.
Nel pomeriggio da un elicottero la polizia aveva inquadrato un
camioncino del Genoa Social Forum che riforniva di spranghe
e pietre i
dimostranti. Filmato dall'alto, si era visto che gli stessi dopo la
distribuzione si erano riparati nelle scuole che la Provincia aveva loro
concesso come sedi logistiche. La notte un reparto della
polizia di Roma in tenuta antisommossa va a perquisire i locali della scuola
Armando Diaz. I poliziotti sono accolti con pietre tirate dalle finestre.
I barricati all'interno tentano di opporsi all'ingresso dei poliziotti, ma hanno
la peggio. La perquisizione nella propaganda dei no global si trasforma in ‘un
massacro’. I genovesi sono contenti della lezione, ma il
giornalismo di sinistra riesce a girare la frittata e accreditare nell'opinione pubblica compiacente che i violenti sono i tutori
dell'ordine che hanno infierito su poveri
giovani che manifestavano pacificamente. Paradigmatica la lettera di Gian
Paolo Ormezzano, pubblicata su Il Nuovo diretto da Lucia Annunziata, in cui
domanda "perché suo figlio è stato malmenato dalla polizia". Nell'operazione di
mistificazione mediatica lo stupro di Genova è rimosso; mentre la polizia è
sotto accusa. Il Questore di Genova, e 2 vice capi della polizia saranno
sacrificati dal governo di centro destra, mentre il Capo della Polizia Di
Gennaro -nominato dalla sinistra- resta al suo posto.
Il venerdì 20 luglio,
il giorno nefasto, Marisa Fumagalli sul Corriere
della Sera nella pagina 5 dedicata ai cortei in piazza, aveva pubblicato: "Via la divisa che ha reso famosa l'ala
di punta della contestazione, le tute bianche cambiano look e si confondono con
gli altri ospiti dello stadio Carlini: No
Global (napoletani), giovani comunisti, la rete Rage (romani). E' il gruppo più corposo (non l'unico)
degli ‘invasori’, inserito nel popolo multiforme del Genoa Social Forum (800
sigle), che con la pratica dell'azione diretta, sarà nelle strade di
Genova. Obiettivo comune assediare il Summit. Attacco concentrico di 50.000
manifestanti (è la previsione numerica). Ma se quelli della disobbedienza civile
puntano alla prima linea, le forme di ribellione anti G8 sono varie". Dopo una
carrellata sui gruppi che attuano la protesta non violenta (eco-pacifisti, Rete
Lilliput ecc, Arci, Fiom, Comunità di sant'Egidio) Marisa
Fumagalli continua: "Ma torniamo a chi vuole sfondare la linea rossa. 18,
forse 20mila in tutto.
Oltre ai disobbedienti del Carlini
vogliono sfondare anche gli ‘inflessibili’ dei Cobas, Network antiGlobal, e
parte di Rifondazione. Il leader è
Piero Bernocchi: "Andremo in piazza autodifesi" dice. Il kit protettivo è fatto
di caschi, maschere, reti, plexiglas. "Avremo corde e rampini per tirare giù i
muri. In mezzo a noi i portuali di Genova, La Spezia e Imperia. Mettiamo in
conto arresti e feriti". Gli inflessibili hanno un servizio sanitario autonomo:
12 medici chirurghi pronti a ricucire d'urgenza teste rotte. Una ventina di
dottori e paramedici seguirà il corteo con la valigetta di pronto soccorso.
Infine conclude: "Pronti via. Si va all'attacco. Tutto sotto controllo. Tranne
il misterioso Black Block che potrebbe arrivare in piazza munito di armi
improprie".
Questo scritto da una giornalista sul più
grande quotidiano italiano il giorno prima dello stupro. Come è
possibile, a fatti avvenuti, criminalizzare la polizia ed i CC? Curzio Maltese, lo stesso Scalfari, i giornalisti de La Stampa Mannoni con tutto lo staff del
Tg3, ma anche Mentana, e
il ministro degli esteri Ruggero sentivano queste cose ma facevano finta di
niente, e nessuno chiedeva ai leader anti G8 come
conciliavano la non violenza con i propositi di sfondamento.
I manifestanti hanno messo in campo una
perfetta strategia di guerriglia urbana contro la quale la polizia non ha
ordini, né contromisure stabilite. Si prenderanno il torto dell'imperizia.
Imperizia perché negli scontri di guerriglia urbana, i reparti devono
assolutamente restare compatti. L'isolato è perso, la massa lo divora. Se si
vuol salvare deve vendere cara la pelle come ha fatto Mario Placanica. C'è poco
da dire: quel morto non pesa su di lui ma sulla coscienza degli
organizzatori.
Sabato 21 luglio doveva avvenire la terza e ultima
manifestazione con 2 cortei dal percorso concordato. Uno partendo da via
Caprera, lungo Corso Italia, arrivo in piazza Ferrari. L'altro da corso
Sardegna, corso Torino, con sbocco nella medesima piazza. Gli avvenimenti del
giorno precedente, la morte di Carlo Giuliani, fanno saltare ogni ulteriore
pericoloso atto stabilito.
il
Dopo.
La Procura di Genova apre
inchieste parallele su dimostranti e tutori dell'ordine che dicono sia un
‘atto dovuto’. In verità questa contro la Polizia di Stato (i CC sono ignorati)
dilaga sui giornali e pare accentri l'attenzione dei PM genovesi. Quando essi
vengono a mani di un filmato che riprende un uomo ed una donna davanti a dei
locali assaltati dai ‘Black block’ con atteggiamenti di complicità, fanno
pubblicare le foto sui giornali chiedendo il riconoscimento. Dopo le indicazioni
di testimoni i 2 si rivelano; sono 2 dipendenti pubblici sindacalisti dei Cobas.
L'inchiesta si ferma, e vengono scagionati. Come il giovane barista che
affiancava Carlo Giuliani brandendo una lunga tavola nell'assalto alla
camionetta dei CC . L'inchiesta su Placanica
-legittima difesa inoppugnabile e
scontata- ha un iter lungo e laborioso. Nessun manifestante violento ha medesimo
trattamento. Pare si usino 2 pesi e 2 misure e non si spiegano le ragioni
se non nella affinità della propensione ideologica tra inquirenti e
manifestanti. Anche la Polizia di Stato fa la sua inchiesta. Ineffabilmente
punta le responsabilità contro il Questore: "Disorganizzazione completa, rotta la
linea di comando" riporta Gianni Cipriani nella corrispondenza da Roma:
"Le relazioni consegnate dai 'superispettori' del Viminale, Lorenzo Cernetig,
Salvatore Montanaro e Pippo Micalizio sono molto severe" i 3 investigatori del
Viminale hanno puntato l'indice contro quelli che, a loro avviso, sono i
responsabili di quella disorganizzazione che ha provocato il caos. Le relazioni
sono state presentate questa sera dal Capo della polizia, De Gennaro, al
ministro dell'Interno Scajola, durante un incontro durato più di 4 ore. Primo
tra tutti, emerge dai documenti, il questore di Genova, Francesco Colucci, al
quale possono essere imputati omessi controlli, omissioni di verifiche e una
mancanza di direttive" la sostanza è che negli abusi e nelle violenze ci sono
precise responsabilità dirigenziali" durante la perquisizioni alla scuola Diaz
sono accaduti abusi e sono state commesse violenze gratuite" (anche) nel
cosiddetto lager di Bolzaneto, la caserma del reparto mobile dove venivano
portati i manifestati subito dopo essere stati fermati e in attesa di essere
trasferiti in carcere.
E nel caos dove nessuno controllava nessuno sono
avvenuti gli abusi".
Insomma il governo, addossandosi colpe difficilmente
evitabili in situazioni di emergenza come quella, per primo accredita
incredibilmente la campagna di criminalizzazione della polizia che faranno i
Centri Sociali e il Social Forum. Eppure si conoscono bene le nostre leggi che
vietano l'uso di caschi, mascheramenti, randelli, armi improprie, e
abbigliamenti paramilitari durante i cortei. Che nessun giornalista organico
alla demagogia tradizionale dell'estrema sinistra si sia fatto interprete del
rispetto di questo elementare comportamento, è comprensibile. Che lo abbiano ignorato la magistratura e le forze dell'ordine, no. A chi dichiarava ‘pacifiche’ le dimostrazioni
contro il G8 era la prima cosa da esigere, invece di
assumersi delle successive responsabilità. Si è detto, dopo, gli scontri
ed il morto: "Hanno perso tutti".
Si, ma uno ha perso più di tutti, Carlo
Giuliani. Ha perso la vita a 24 anni per una concezione aberrante della
politica di cui nessuno, nella famiglia e a scuola soprattutto, nessuno lo aveva
edotto. Che una cosa è manifestare anche con orgoglio le proprie idee
antagoniste all'ingiustizia del mondo, altra è aggredire col volto occultato dal
passamontagna. Che è in sè un oggetto tenebroso se indossato fuori
dalle necessità di alta montagna. Incute
terrore, indicando a chi si rivolge la precisa
volontà di fargli del male senza essere riconosciuto. In questo senso il
passamontagna è vile e Carlo Giuliani lo mette in tasca quando si avvia alla
manifestazione. Egli -si racconta- era tenerissimo con Morgana, figlia del
suo amico Andrea. Aveva preso con se' la mamma, moglie separata dopo il
distacco, affezionandosi alla bambina come se il vero padre fosse egli stesso.
Quando l'amico Andrea veniva a farle visita, Carlo esigeva si togliesse le
scarpe alla giapponese prima di entrare in camera. Temeva per lei germi, e
acari. Con tale sensibilità nel ‘privato’ il giovane Carlo nel ‘politico’ è un
esagitato che solleva l'estintore per colpire un altro giovane come lui, ma che
diversamente da lui è in servizio; compie il suo dovere a cui è preposto e
comandato. Pier Paolo Pisolini già ai tempi di Valle Giulia
in una celebre poesia aveva stigmatizzato codesta distonia tra ‘figli di papà’ protetti dalla
famiglia, ed il loro odio,
che si manifesta spesso in crudeltà, verso le
forze di polizia.
Le ragioni vanno
riscontrate nella cultura politica italiana passata dalla intollerante violenza
fascista, a quella comunista negli anni del dopo
guerra.
Un perverso modo di intendere la
lotta politica che sfocia addirittura nel terrorismo delle Brigate Rosse.
Si
accreditano non i fratelli Rosselli come esempi da imitare, miti di riferimento,
ma il ‘Che’ Guevara, guerrigliero romantico quanto si vuole che però della
ribellione violenta fece il suo modo di vivere. Lo
stesso Giuliano, padre di Carlo, elevando
nobilissime parole in memoria del figlio, condanna il suo atto ("Non condivido il gesto di mio
figlio") ma lo lega alla sua grande sete di giustizia quasi essa ne fosse
una attenuante. Dopo, seguendo la campagna propagandistica della sinistra extra
parlamentare, anche lui mitizza il figlio ‘eroe’ della lotta per la giustizia
sociale. E quando Caprinica gli chiede un incontro, egli lo rifiuta. Scrive ne
L'arcitaliano (Panorama 5-9-2002) Giuliano Ferrara: "Non c'è paese al mondo in
cui al termine di una campagna mediatica martellante lunga un anno, con una
risposta impacciata e rinunciataria dello stato alle teorie martirologiche
dei movimenti, chi si è difeso dalla
violenza insurrezionale fa atto di contrizione e di espiazione sotto forma di
una richiesta di dialogo (respinta) con la famiglia di una vittima dei moti di
piazza. Anzi un paese c'è, è l'Italia, e questo dice tutto sul nostro stato
morale e civile". Il mattino del sabato comprando alcuni quotidiani per sapere
come i giornali raccontavano i fatti tragici del giorno precedente, dissi
all'edicolante: ‘Pensiamo che figura avrebbe fatto l'Italia davanti al mondo se
il Genoa Social Forum sfondava la zona rossa e i contestatori invadevano palazzo
Ducale".
Un uomo dietro di me esclamò: "Magari
fosse andata così!".
In quel ‘magari’ sta tutto il discorso di
Giuliano Ferrara (e l'assurda morte di Carlo Giuliani).