Post Referendum: Apriamo un dibattito tra Sì, No e astenuti
di Franco Dell'Alba
Riforme Istituzionali
L'editoriale
Referendum
costituzionale fantasma: qualcuno
non è stato al gioco
di Franco Ragusa
Per
molti, leggere queste righe risulterà ancora incomprensibile.
Che il 7 ottobre si è svolto un referendum confermativo,
continuano a saperlo in pochi. Ma nonostante la disinformazione
e gli inviti all'astensione del centro destra (ufficialmente
per il No,
ma di fatto più preoccupato a sottrarre voti proprio al No
in una competizione senza quorum),
la media dei votanti è
stata superiore ad ogni aspettativa; superiore anche a quella dei 7
referendum del 2000.
Da segnalare gl'inaspettati
6 milioni di NO (5.819.187): sei milioni di elettori, orfani
dei grandi schieramenti e rappresentati soltanto da piccole forze politiche,
che costituiscono un importante risultato che dovrebbe far riflettere tutti
i maggiori protagonisti della vita politica italiana. In primo luogo
il Presidente della Repubblica, che nulla ha fatto
per denunciare ed impedire la lesione del diritto dei cittadini ad essere
informati per consapevolmente scegliere e, soprattutto, per essere a conoscenza
della stessa scadenza referendaria; la maggioranza di centro destra,
che anziché assolvere i compiti istituzionali che le competevano ha boicottato
in tutti i modi il corretto svolgimento della campagna elettorale; l'Ulivo, che pur di raccogliere
un risultato di facciata
è stato sino
in fondo al gioco del centro destra, ben sapendo che l'approvazione
della riforma stava bene ad entrambi i Poli
e che, quindi, per arrivare
al "risultato comune", si doveva permettere al centro destra
di oscurare una campagna elettorale referendaria scomoda per entrambi; il
sindacato, incredibilmente assente, "Ponzio Pilato"
della situazione nonostante gli effetti della riforma saranno tali da stravolgere
tutto il mondo del lavoro; l'intero sistema dei media, infine (compreso
il quotidiano comunista "il manifesto"), che ha
supinamente accettato la logica del silenzio fatta propria dai due schieramenti
maggiori e
dalle maggiori cariche
istituzionali. Riflettano, tutti costoro, sui 6 milioni di cittadini
che non sono stati al gioco e che hanno inteso manifestare le proprie
convinzioni facendo l'unica cosa che la politica dei corridoi e le istituzioni
non volevano da loro: rifiutare la finta contrapposizione tra i poli per votare
sui contenuti della riforma. Una manifestazione di vitalità democratica che
fa ben sperare per il
futuro; futuro già fortemente compromesso dalle riforme istituzionali
varate negli ultimi anni. www.riforme.net
Lyttle
Veneto. Mi si chiede se ho l'acqua
calda o la stufa.
Nel
censimento mi si chiede se ho l'acqua calda ma
non che lingua parlo e qual'è la mia identità.
Nella scheda per il
14° Censimento della popolazione datata 21 ottobre 2001 (per il Veneto
un infausto anniversario: nel 1866
si svolse il plebiscito-truffa
di annessione all'Italia) l'Istat mi chiede se
ho il bagno, l'acqua calda, il garage e se ho il caminetto
o la stufa, ma si disinteressa completamente
della mia identità e della mia lingua: è un censimento che ribadisce
il concetto di "un popolo, una storia, una lingua"
tanto caro ai nazionalisti italiani dal momento della cosiddetta unificazione,
portato avanti
con particolare enfasi
nel ventennio fascista e fatto proprio dalla intellighenzia sinistrorsa. Nello
statuto della nostra Regione,
il Veneto, l'articolo
2 parla chiaro: "L'autogoverno del popolo veneto
si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della
sua storia" e questa è anche legge dello stato italiano. Io
sono veneto e appartengo al popolo veneto.
Ma nel censimento
non ho la possibilità di dichiarare questa mia appartenenza. E così
sardi, valdostani, sudtirolesi, friulani, siciliani eccetera. E poi
si continua a parlare di federalismo e di rispetto delle identità dei popoli. La
stessa cosa per quanto riguarda la lingua: quale miglior occasione di questa
per capire in quale stato versa quell'immenso patrimonio di lingue parlate
all'interno dello stato? Per sapere quanti cimbri, ladini, occitani, grecanici
continuano a parlare il loro idioma?
Perchè io che penso
in veneto, che parlo in veneto, che considero il Veneto la mia madrelingua
non posso dichiararlo?
No,
allo stato italiano interessa di più se ho l'acqua calda.........Ettore
Beggiato vice segretario Liga Fronte Veneto.
Ho
denunciato il Prefetto di Vicenza.
Il 10
ottobre per i motivi sottoelencati ho denunciato il Prefetto di Vicenza
così:
Silvano Giometto Gruppo No Privilegi Politici.
Alla Procura della Repubblica Oggetto: denuncia contro il Prefetto di
Vicenza per ipotesi di violazione dei diritti elettorali Con atto
annebbiato da ipotesi di irregolarità denuncio il Prefetto di Vicenza
per avermi impedito di esprimere e mettere a verbale i motivi del mio
rifiuto a votare nella consultazione referendaria del giorno 7 ottobre 2001.
al seggio n. 52 di Vicenza. Poiché sono in possesso delle prove con cui
questo Parlamento si è insediato in violazione di alcuni articoli
Costituzionali (e quindi privo di titolo di indire referendum o approvare
leggi fino al momento in cui il Consiglio di Stato non si sarà espresso
sulla validità delle mie contestazioni), intendevo manifestare il
motivo del mio non voto mettendo a verbale i contenuti del mio supporto
legislativo a riguardo. Ma il Presidente del
seggio si è rifiutato di mettere a verbale le mie contestazioni (espresse
comunque nell'annullamento della scheda) perché trattasi di
divieto originato e disposto dalla circolare n. 3/123 di cui prot.
100/01 S.E., emanata dal prefetto di Vicenza, che vieta l'apposizione
di dichiarazioni a verbale. Ritengo questo comportamento assolutamente
inconcepibile per una nazione democratica e una reale violazione
del diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero e le proprie
osservazioni. Gradirei una indagine della Procura se in questo comportamento
e su queste disposizioni prefettizie vi sono ipotesi di reato. Silvano
Giometto 10/10/01 Vicenza.
Riceviamo dall'On. Gianni Pittella: Ai Sindaci del Collegio del Sud.
Ho denunciato il rischio che il 31/12/ 2001 le regioni del Sud,
ma non solo, perdano
più di 10.000 miliardi per interventi finanziati
con risorse europee dal '94-'99 e non realizzati. Più volte, in qualità di relatore
permanente della Commissione Bilancio sui Fondi Strutturali, ho richiamato
di organizzarsi efficacemente per spendere i fondi di Agenda 2000. Ho
ricordato più volte l'esistenza di opportunità a sportello Bruxelles
gestite con bandi a cui candidarsi se si hanno capacità progettuali,
di fare rete, tempestività nell'assumere l'informazione prima che sia
troppo tardi. Ho avuto la fortuna di visitare, con Luciano Vecchi già
eurodeputato, apprezzato sui programmi comunitari, lo Sportello
Europa del comune di Modena che offre, anche a tante altre realtà
comunali d'Italia, Servizi per la partecipazione opportunità comunitarie,
per la promozione internazionale, cooperazione gemellaggi.
I servizi prestati
vanno dall'Informazione alla progettazione, all'assistenza, alla ricerca
partner, alla creazione di sportelli europei. Sono rimasto colpito dalla
professionalità degli operatori, dalla capacità di mettere a rete l'Infpoint,
Università, Camera di Commercio, le Associazioni Imprenditoriali, dai
successi raggiunti. Si tratta di una struttura che il Sole 24 ore ha
inserito tra le migliori esperienze europee nel campo dell'assistenza
e del supporto alle Pubbliche Amministrazioni Locali. Le preoccupazioni
ricordate in premessa mi spingono a segnalarvene l'esistenza e di indicarVi
il nome dei responsabili e i recapiti.
Mi
preme che le autonomie del Mezzogiorno, anche col supporto di
questa o di altre strutture, coltivino l'ambizione di competere ad armi
pari con realtà del Nord o del Centro Europa, nella intercettazione
delle opportunità europee.
Gianni Pittella
- Bruxelles. (Da Andrea Ermano direttore de l'Avvenire dei Lavoratori
periodico socialista fondato nel1899).
Vuoi
essere letto? Sìi breve in Internet!
Più potere ai sindaci...ai
presidenti...ecc..ecc..Con questo slogan la "grande rivoluzione federale" è
andata al referendum...
Scrivo prima dei risultati, tanto,
la cosa è superflua. Io, piccolo uomo di città di provincia, constato che
il mio sindaco, il mio presidente,
hanno un potere immenso, incontrollabile, ingiustificato, immorale.
Che si fà? Gliene
diamo di più? E' questo il potere verso il basso? E' di questi
giorni la polemica cittadina (Alessandria) sul ponte megagalattico che dovrà
sostituire un ponte settecentesco con la scusa, mille volte smentita da illustri
scienziati, che è pericoloso in caso di piena e, oltretutto, è pericolante (il
fatto che non sia manutenzionato da decine d'anni è irrilevante).
Morale della
favola: Si vogliono spendere settanta, ottanta miliardi in un ponte di
certo architetto americano MEIER che, a detta dei promotori, sarà oggetto di
culto e venerazione per i turisti di tutto il mondo, anzichè spendere 3, 4
miliardi e forse anche meno per riparare e manutenzionare l'antico ponte
esistente che, tra l'altro, si raccorda per età ed estetica alla "Cittadella" una fortezza settecentesca tra le più grandi
d'europa che gode, per il momento ma non per molto, di buona salute.
Tutto ciò per dirvi che la libidine
di un qualunque politichino locale dotato di strapoteri incontrollabili può
essere devastante per la collettività che, è risaputo, è sempre molto distratta sul futuro e piagnona sul passato. Anche l'ultimo
degli stolti capirebbe che una scelta di simile portata, per una cittadina di modestissime risorse economiche
come la nostra, metterebbe in grosse difficoltà le amministrazioni future
per anni e che solo il massiccio ricorso a tasse supplementari o una drastica
riduzione dei servizi potrà compensare il disavanzo. Sarebbe
corretto lasciare scegliere i cittadini conuna informazione equidistante.
Sarebbe un enorme passo
avanti decidere che le spese che superano una certa cifra
siano assogettate all'approvazione dei cittadini. Ma si sà, la democrazia è
comoda da esternare ma scomodissima da praticarsi. Se togliete ai politici lo spendere soldi, del
potere residuo non sanno che farsene. Mi ero ripromesso di non scrivere più, di
mandare tutto e tutti al diavolo ma non ci riesco, è più forte di me, certe
storture mi mandano in bestia. Franco Dell'Alba - Alessandria
Promessa mancata.
Anch'io rompo la promessa fatta a me stesso di non scrivere più.
Succede che condivido appieno il MS di Francodellalba.
Io per problemi
relativi al diritto naturale dell'uomo di abitare la propria casa senza essere
costretto a pagare la tangente -chiamata ICI - al Comune di residenza non
sono ancora riuscito a trovare il professionista, o l'organizzazione adatta, che
possa
e voglia
sollevare la questione in Parlamento. Sempre più sono costretto a prendere atto
che una persona onesta e corretta non trovi più lo spazio per
vivere in questo Paese. In attesa di costui, ho
scritto al Gabinetto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, ove ho inviato la mia corrispondenza sull'argomento.
Mentre la Commissione Europea -che ho interessato - , ha dichiarato che
l'argomento non gli è pertinente. Dal Gabinetto citato intanto, non mi è
pervenuto alcun cenno di riscontro. Ciononostante
sostengo che non si può delegare ai sindaci tanta autonomia. Enzo.
E
allora: Come eliminare lo Stato
centralista e statalista?
Come controllare, poi, sindaci e
presidenti di regione? E con il federalismo fiscale, allora, come la mettiamo? E
con il controllo?
Come delegare il potere ai cittadini?
Come conciliare governo locale e autogoverno dei cittadini? Lupo, disorientato,
Meli.