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La Padania, 12/7/2001 Giuliana Olcese, del Movimento
per le riforme, promuove la raccolta di firme contro i reati d'opinione di Gianluca Savoini |
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«Caro ministro Bossi, non si lasci cloroformizzare da
chi, all'interno del palazzo, non vuole cambiare nulla e detesta
il federalismo, quello vero, non della sinistra».
Giuliana Olcese, animatrice del Movimento per le Riforme e del giornale telematico www.virusilgiornaleonline.com, non ha mai nascosto le sue simpatie per la Lega Nord e la sua battaglia federalista. «Bossi, anche se oggi è un ministro della Repubblica, deve restare sempre il solito, battagliero condottiero che conosciamo auspica la signora Olcese . Approfitto dell'ospitalità de la
Padania per esternare quello che non è un semplice invito personale,
ma che viene condiviso da tutti quei leghisti rivoluzionari forse oggi
un po' confusi e preoccupati, dopo i risultati elettorali che sicuramente
non hanno premiato il Carroccio. Se Bossi tornerà a parlare come
sa fare lui di federalismo, sono certa che la Lega tornerà
nuovamente ad essere quella valanga inarrestabile che ha contraddistinto
il mondo politico italiano negli anni Novanta».
Giuliana Olcese, insieme ad altri nomi del mondo culturale e politico italiano, ha appena indetto una raccolta di firme per abolire le norme sulla libertà di espressione. Signora Olcese, ci
spiega i contenuti dell'iniziativa del Movimento per le riforme?
«Per attuare finalmente la
riforma liberale dello Stato attesa de decenni bisogna cominciare
con l'abolizione delle normative che limitano le libertà fondamentali
del cittadino. La Costituzione italiana sancisce infatti l'inviolabilità dei
diritti alla libertà di pensiero, parola, stampa e di movimento.
Ma incredibilmente i codici oggi in vigore in Italia ostacolano la
libertà di espressione, minacciando quelle persone che vengono
definite non politicamente corrette».
A cosa si
riferisce?
«Ci riferiamo ai reati contestati
alla Lega Nord, ad esempio, o ai Serenissimi e basati sui
cascami del vecchio codice Rocco, quelli che puniscono l'attività
antinazionale e il vilipendio alla bandiera. Roba che con
una moderna Repubblica liberale non c'entrano nulla. Chiediamo
perciò l'abrogazione degli articoli 271, 291 e 292 del codice penale
adottate a suo tempo dal regime fascista. Chiediamo l'abrogazione della
XIII norma transitoria inserita nella Costituzione della Repubblica.
Chiediamo l'abrogazione della famigerata legge Mancino».
La legge Mancino
che punisce la discriminazione razziale, ma può avere un'estensione
talmente ampia da poter mettere sotto accusa praticamente
chiunque?
«Proprio quella. Grazie alla
legge Mancino se io decido, ad esempio, di non affittare un
mio locale agli extracomunitari, preferendo gli italiani, posso
essere perseguita penalmente. Se io, o un movimento politico,
chiede la lotta all'immigrazione, potremmo essere definiti xenofobi grazie
alla Mancino e finire sotto processo. È già accaduto (la Lega,
i tradizionalisti cattolici, il Fronte nazionale, ndr). Quella
legge è una norma da dittatura, va abolita al più presto».
Come si fa ad aderire
al vostro appello?
«Collegandosi via Internet a
www.virusilgiornaleonline.com. Le firme stanno fioccando copiose
e questo ci rende molto soddisfatti. Per attuare una vera
riforma liberale però serve anche un altro ingrediente
fondamentale».
Quale?
«Il federalismo. Non la burla
che si sono votati a colpi di maggioranza quelli dell'Ulivo
qualche mese fa, ma il federalismo vero. Quello propagandato
dalla Lega per anni e anni, sola contro tutto e tutti. Come mi
piaceva, quel Bossi... Adesso spero che, pur ricoprendo un così
alto e impegnativo incarico, il Senatur non dimentichi le origini
della Lega. Io viaggio spesso nel Nord, in particolare in Triveneto
e avverto una gran voglia di federalismo e di autonomia spalmata
ovunque. Quindi lasciatemi inviare, attraverso il vostro giornale,
un appello anche a Bossi in persona. Caro ministro, continui
a battersi con determinazione per la trasformazione del nostro paese
da centralista a federalista. Ne godranno i benefici non soltanto
la Lega in termine di consensi, ma tutti i cittadini. Ormai lo
Stato centralizzato è fuori del tempo, avanti con la grande riforma
federalista!».
E la devolution non
è sufficiente?
«Assolutamente no. È veramente
poca cosa, si tratta di devolvere tre poteri alle regioni. Federalismo invece,
lo dice il termine, deriva da foedus, da un patto tra le istituzioni
e il popolo. Quest'ultimo, per essere veramente sovrano, deve
poter decidere su tante altre materie, non solo su quelle che prevede
la devolution. E credo che la Lega lo sappia benissimo».
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