Misteriditalia: Calato il silenzio sulle due Simone. Perchè?
Le due Simone viste da Destra, da Sinistra, da Dagospia e dal Popolo
Le due Simone viste da destra
Chi erano, veramente, le due Simona
Articolo dell'agenzia di stampa la "Velina azzurra" diramato nei primi giorni del loro rapimento
 
Cresce e si raffina la pressione terroristica e politica delle bande ribelli irachene contro i governi europei. L'Italia di Berlusconi è di nuovo sotto tiro con un evento nuovo, sorprendente e clamoroso che i massmedia non presentano nella luce corretta e del quale hanno evitato di dare le informazioni più significative. Le 2 ragazze non erano 2 inermi volontarie occasionali intente a prodigarsi per i bambini iracheni e a riordinare i libri della biblioteca di Baghdad. Simona Torretta e Simona Pari erano 2 professioniste di alto profilo, operative per conto di un soggetto privato internazionale di enorme peso politico, organicamente allineato tra i movimenti e
i partiti dell'estrema sinistra italiana. L'associazione "Un Ponte per..." opera in Italia, Iraq e altrove dal 1991 e, nel nome della solidarietà con i popoli deboli, ha sempre svolto una profonda azione di politica estera ad ampio raggio, anti-americana e anti-occidentale: una politica del tutto autonoma da quella dello Stato italiano, sul quale invece ha gravato il terribile compito della liberazione delle 2 donne. Si continua a parlare impropriamente di volontari, di solidarietà, di non profit, etc. Mentre bisogna realizzare una volta per tutte che le ONG, o comunque molte di queste, non sono altro che strutture interne di certi partiti e sindacati, camuffate da missioni assistenziali, che si occupano "anche" di assistenza ma che "soprattutto" svolgono azione e propaganda politica. Un Ponte per..." è, addirittura, una piccola multinazionale, l'unica che dispone da molti anni di basi permanenti nel territorio iracheno e nella confinante Giordania. Venne fondata nel 1991 durante i primi bombardamenti Usa
(e Italiani) su Bassora, nella prima guerra del Golfo, su ispirazione del poi defunto prete cattolico-comunista Ernesto Balducci.
"Un Ponte per." e "Comitato Golfo", fondato dallo stesso Balducci, furono le avanguardie della nuova galassia cattolico-pacifista e comunista-internazionalista nella quale nacquero in seguito quasi tutti gli altri gruppi No-global. "Un Ponte per..." può essere ritenuta la proiezione esterna di Rifondazione comunista con importanti appoggi da certi vescovi italiani, in parte autonomi dal Vaticano. Il gruppo cominciò subito ad aprire uffici in Iraq e altrove, mostrandosi prodigiosamente in possesso di mezzi finanziari imponenti (provenienti in parte dall'Italia) e di una struttura di operatori altamente professionale e regolarmente retribuita.
Tra la prima e la seconda guerra irachena, dietro l'attività di sostegno sanitario alla popolazione irachena e i girotondi con i bambini mostrati in tv, l'associazione ha sempre operato per obiettivi politici del massimo livello. Ha dato un forte appoggio al regime di Saddam Hussein, contro gli attacchi politici di Usa e GB. Ha collaborato nell'operazione "Oil for Food" e, negli anni '90, ha promosso in Italia e Francia una costante azione di lobby parlamentare per la revoca dell'embargo internazionale all'Iraq.
I suoi interlocutori erano gli stessi personaggi che, secondo gli elenchi scoperti a Baghdad, hanno percepito grosse tangenti dal regime di Saddam.
Negli stessi anni "Un Ponte per..." era impegnato in analoghe operazioni politiche in altri 3 scacchieri privilegiati, Belgrado, il Kurdistan, e il Libano, con obiettivi anti-Usa, anti-Turchia e anti-Israele. Prima durante e dopo la seconda guerra irachena, gli uomini e le donne del gruppo non si sono mai mosse dall'Iraq, dove Simona Torretta era di casa dal 1995 mentre Simona Pari è stata reclutata nel 2003 da altre organizzazioni similari. Le 2 donne non pensavano solo ai bambini e ai libri. Erano sempre nei punti caldi, sotto le bombe americane e nei luoghi dei combattimenti. Erano state presenti tra missili e mitraglie anche nelle battaglie di Falluja e Najaf. Portavano acqua, viveri e medicinali ovviamente non ai soldati americani. E svolgevano anche un ruolo di osservazione politica e di collaborazione giornalistica sul campo, profilo ben poco compatibile con quello di eroine della pace. Gli archivi dei mass media italiani ed europei sono zeppi di corrispondenze e articoli delle 2 ragazze inviati nella secondaria veste di free lance. E quando non erano in filo diretto con Radio Popolare o Radio Vaticana, le 2 Simone erano lì a intercettare gli inviati dei giornali e delle tv, nel ruolo di "fonti autentiche", facendosi intervistare e fornendo notizie e valutazioni sempre catastrofiche sul conflitto, sulle vittime tra i civili, sugli ospedali bombardati: fonti sempre ferocemente critiche nei confronti della "occupazione americana", della politica di Bush e, regolarmente, del ruolo italiano.
Simona Pari aveva espresso questi giudizi anche da Roma, invitata al programma L'Infedele de "La Sette". Chi ha pazienza può cercare su Internet le abbondanti testimonianze di queste speciali operatrici della solidarietà. Si comprende bene perciò l'allarme del governo italiano sulla linea da tenere. I terroristi che hanno catturato Simona Torretta e Simona Pari hanno fatto un colpo efficacissimo rispetto alle logiche di politica interna europea ed italiana. Per difendere 2 suoi militanti, l'opposizione di sinistra darà l'assalto al governo, per obbligarlo a cedere ad ogni ricatto dei rapitori, incluso il ritiro delle truppe dall'Iraq.
I no-global si scateneranno nelle piazze. Berlusconi si è trovato di fronte alla prova più dura dall'inizio dell'avventura irachena, forse dall'inizio della sua avventura al potere. Anche perché questa storia aumenterà il sospetto che certi rapimenti vengano manipolati dalla CIA per dimostrare che il terrore islamico non fa distinzioni, che nessun Paese e nessuna posizione politica sono indenni da rischi. Questa interpretazione è stata fatta circolare dopo l'assassinio del povero Enzo Baldoni e il sequestro dei due giornalisti francesi da un centro di Parigi denominato "Reseau Voltaire" che sarebbe una copertura dei servizi segreti francesi.
Queste cose sono state fatte in passato e potrebbero ripetersi. Ma il punto non è questo. La versione più realistica è un'altra. Innanzitutto è un a favola pensare che le ONG internazionali e le ditte che lavorano per la riabilitazione dell'Iraq siano bene accolte dai ribelli iracheni. Nessuna guerriglia accetta che le ferite di un conflitto vengano sanate e le sofferenze di un'occupazione vengano alleviate, rendendo accettabili alle popolazioni il conflitto e l'occupazione stessa. Ma a parte questa regola immutabile e eterna della terra bruciata (sperimentata in Italia con le stragi naziste innescate dalle provocazioni dei partigiani comunisti) bisogna considerare che il ruolo delle 2 italiane, già legate al regime laico di Saddam Hussein, era del tutto estraneo ai nuovi equilibri dei poteri religiosi nell'attuale Iraq e quindi agli scenari per i quali le fazioni islamiche si combattono.
"Un Ponte per..." appartiene ad un Iraq che non esiste più. Gli integralisti, come si è visto in Afghanistan, non amano affatto che le emancipate donne europee vadano a costruire in terra islamica lo stesso scenario sociale per le future generazioni irachene. Questo la guerra santa non lo prevede affatto. Questi sono dati elementari che non vengono minimamente considerati, nel furore retorico dominante in Italia. La cultura pacifista dei movimenti cattolici e neomarxisti non è in grado di capire le basi della "sfida totale" che l'Islam radicale ha lanciato al mondo occidentale. Questa cultura cattolica e marxista non è in grado di accettare che l'opera di assistenza di 2 donne occidentali in terra islamica venga percepita come un veleno anche più umiliante per le popolazioni islamiche della presenza di un esercito straniero. La vera provocazione non sono le truppe che abbiamo mandato in Iraq ma il disegno di ricostruire quel Paese, secondo i canoni dell'Occidente. Forse bisognerebbe cominciare a dirle le cose.
 
Le due Simone viste da sinistra
I buchi neri nel sequestro di due donne. Nessuna indagine sul riscatto pagato
di Misteriditalia.com
 
E' una vera e propria stranezza per dei pubblici ministeri per i quali l'obbligo dell'azione penale è imposto dalla legge.
Eppure la procura di Roma, nell'inchiesta per il sequestro di Simona Torretta e Simona Pari, non ha aperto alcun fascicolo sull'ipotesi di un pagamento del riscatto che - stando alla legge italiana - costituisce un reato. E', infatti, una norma del codice penale - che non considera il sequestro di persona un reato contro la persona, ma contro il patrimonio - a vietare che qualsiasi
riscatto venga pagato in caso di sequestro e a stabilire il blocco dei beni della persona sequestrata e perfino dei suoi familiari. Ciononostante, la procura di Roma ha deciso di non indagare sul pagamento di un riscatto, usando una spiegazione quanto meno capziosa. "Il sequestro di persona a scopo di eversione e terrorismo - hanno spiegato Franco Ionta e gli altri magistrati - non è legato alla tradizionale normativa che si applica nei casi di sequestri di persona a scopo di estorsione". In altre parole, dice la procura di Roma: il sequestro delle 2 Simona e dei 2 iracheni è stato un sequestro politico e nei sequestri politici non è prevista la richiesta di un riscatto. Ergo, se qualcuno ha pagato un riscatto non ha commesso un reato. E' un ragionamento leguleio che non regge. Infatti, anche di fronte ad un sequestro politico - il caso Cirillo, l'assessore campano rapito nel 1981 dalle Brigate Rosse,  insegna - i reati da ipotizzare sarebbero 2: sia il sequestro per terrorismo che quello per estorsione. Ma forse è meglio non disturbare il governo e non indagare su chi siano stati gli attori della trattativa, cioè i mediatori, e soprattutto su chi abbia fornito i soldi (fondi neri dei servizi segreti?). I magistrati romani non sembrano chiedersi nulla neanche sulla contropartita avuta dai sequestratori e mostrano di credere alla fandonia degli aiuti umanitari che il governo italiano si sarebbe impegnato a fornire.
Resta quindi il dubbio perfino sull'entità del riscatto: un milione di dollari - come sulle prime hanno sostenuto autorevoli esponenti politici della maggioranza - o 4 milioni come ha scritto il Sunday Times? E' stato proprio citando fonti dell'intelligence italiana che il quotidiano britannico ha fornito della vicenda una meticolosa ricostruzione dei negoziati fra Roma e i rapitori. Negoziati rilanciati dopo che in una riunione fra esponenti del SISMI italiano, della americana CIA, dell'inglese MI6 e dell'intelligencedel Kuwait era stata scartata l'ipotesi di un blitz armato nel luogo in cui erano tenute ostaggio le 2 volontarie situato vicino a una moschea, a poco più di 60 chilometri da Baghdad, nei cui dintorni, avevano fatto presente gli italiani, si trovavano fra gli 80 e i 100 uomini armati e, come suggerito dagli inglesi, probabilmente anche la cella di un altro ostaggio, Kenneth Bigley. Il 21 settembre - scrive il Sunday Times - 2 settimane dopo il rapimento delle 2 volontarie di Un Ponte per..., i rapitori avevano chiesto il ritiro dei militari italiani dall'Iraq e il pagamento di un riscatto di quasi 30 milioni di dollari. Una proposta che "l'Italia aveva rifiutato", provocando così "l'interruzione del contatto per 3 giorni". Una volta esclusa la possibilità del blitz per non mettere a repentaglio la vita di tutti gli ostaggi, anche quella dell'inglese Bigley, le trattative riprendevano Nel giro di altri 3 giorni veniva raggiunto un accordo con cui Roma si impegnava a versare 4 milioni di euro come "denaro di protezione" e i rapitori a liberare le 2 donne e ad impegnarsi ad evitare di catturare altri civili italiani in Iraq. Alla procura di Roma non bastano neppure notizie di stampa per aprire un fascicolo sul pagamento (o meno) di un riscatto? Ma - anche se la scelta è stata giusta - pagare un riscatto non è contro la legge?
LA LISTA DELLE SPIE
La notizia è inquietante: i rapitori delle 2 Simona sarebbero in possesso di una lista stilata dagli americani contenente i nomi di presunte spie, tra cui figuravano quelli di diversi volontari italiani in Iraq. Non è una voce, né un'indiscrezione, né un'illazione.
A parlare per la prima volta di quella lista, durante una trasmissione televisiva, è stato colui che è stato accreditato come il mediatore numero uno nella liberazione delle 2 volontarie, il commissario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli che lo ha confermato davanti ai magistrati romani. Poi è arrivata la parziale smentita dello stesso Scelli: "Non so se esista una lista di spie, ma così dicevano i mediatori". Su quella lista - e sull'eventualità che in quella lista ci fosse anche il nome di Enzo Baldoni - indaga la procura di Roma, ma è solo un'inchiesta pro forma data la scarsa, se non nulla, collaborazione che gli americani hanno dato in passato agli atti giudiziari dell'Italia. Inoltre, se davvero gli americani avessero stilato simili liste, non verrebbero certo a raccontarlo alle autorità italiane. Resta l'ipotesi più che concreta che una simile lista esista. Quale sarebbe la sua funzione?
Perché una simile lista di collaboratori di americani sarebbe finita in mani irachene? Perché - se non per una provocazione - di quella lista farebbero parte volontari italiani?
LA NATURA DEL GRUPPO DEI SEQUESTRATORI
E' incredibile! Nella storia internazionale dei sequestri di persona a scopo politico è la prima volta che di un gruppo che ha preso e tenuto per lungo tempo degli ostaggi non si conosca nulla, neppure il nome e si abbiano dubbi perfino sulla sua nazionalità.
Il fatto che i sequestratori parlassero arabo, infatti, non dice nulla, anche perché gli stessi, al momento dell'attacco alla sede di Baghdad di Un Ponte per... - stando a numerose testimonianze - hanno sfoggiato un perfetto inglese, senza inflessioni. Cominciamo dall'inizio: a sequestrare le 2 volontarie e i 2 volontari iracheni è un commando in divisa composto da una ventina di uomini, armato di tutto punto (alcuni testimoni dicono di aver visto nelle loro mani anche dei fucili M16, arma d'assalto che ha accompagnato gli americani in moltissime battaglie). Il folto gruppo guidato da un uomo in abiti civili - che certamente non poteva sperare di passare inosservato - penetra nel pieno centro di Baghdad, a pochi metri dall'hotel Palestine che ospita molti giornalisti occidentali, addirittura nel compound (l'unico) sotto pieno controllo americano. Prima di catturare le 2 Simona, il commando dei rapitori fa una sorta di appello, leggendo i nomi delle due da una lista. Non sa bene chi rapisce, né perché, tanto da scambiare l'ingegnere iracheno Ra'ad Abdul Aziz per un italiano. Poi i rapitori fuggono, usando dei fuoristrada che uno degli ostaggi - ancora l'iracheno Ra'ad Abdul Aziz - descrive come "molto simile alle macchine della polizia e questo certo favoriva il passaggio".
Lo stesso ostaggio ha anche raccontato che i suoi rapitori continuavano a parlargli in inglese, anche se lui, in arabo, continuava a dirsi iracheno. Tutti elementi che disegnano un gruppo politico, uno stranissimo gruppo politico, ma non certamente un gruppo di delinquenti comuni. C'è poi la fase di gestione del sequestro. In 21 giorni una nube di silenzio: non un comunicato, non un video, non una prova che le ragazze fossero vive. Solo una cassetta registrata con la voce delle 2 mai diffusa. Anche la strategia applicata alla richiesta di riscatto che questo fantomatico gruppo ha usato è quanto mai strana. Mai una richiesta definita, sempre balbettamenti generici a proposito di donne irachene imprigionate e da liberare e truppe italiane da ritirare. Poi la liberazione in cambio di che? Soldi, denaro contante per finanziare la guerriglia? Poco, troppo poco, per un gruppo politico.
IL VERO OBIETTIVO DEL SEQUESTRO: NON DUE, MA QUATTRO ITALIANI
Lo dice l'ostaggio iracheno Aziz: "cercavano 4 italiani". Oltre alle 2 Simona, quindi, i rapitori avevano intenzione di catturare altri 2 ostaggi italiani, quasi sicuramente - come ha riferito Manhaz, la donna ostaggio irachena - Marco Buono, volontario di Intersos e Mario Boccia, fotoreporter, collaboratore del Manifesto. Perché tanto accanimento contro italiani, ma soprattutto contro italiani apertamente schierati contro la guerra?
PERCHÉ TUTTI GLI ITALIANI SEQUESTRATI. HANNO AVUTO CONTATTI CON UN PONTE PER.
Si tratta di un'altra inspiegabile coincidenza. Tutti i 7 italiani finora sequestrati in Iraq hanno, in un modo o nell'altro, avuto contatti con Un Ponte per..., o meglio, con la villetta che nel centro di Baghdad ospita l'organizzazione, ma anche Intersos, la stessa villetta dove il 7 settembre 2004 avvennne il rapimento delle 2 Simona e dei 2 volontari iracheni. Proprio per quella villetta sono passati tutti. Da Valentina Castellani e Paolo Simeone. Chi sono? Sono 2 ex volontari, molto attivi nel mondo delle Ong, che all'improvviso decidono di fare il salto della quaglia, lasciano il volontariato, dichiaratamente anti-guerra in Iraq e fondano una loro società di security, la stessa che assolderà Fabrizio Quattrocchi e gli altri 3 body guard finiti in aprile nelle mani dei sequestratori. Nella sede di un Ponte per... era passato anche Enzo Baldoni che proprio grazie ad una volontaria dell'organizzazione umanitaria aveva conosciuto Ghareeb, il palestinese interprete che sarebbe stato ucciso durante il sequestro dello stesso Baldoni.
Ghareeb era di casa in quella villetta, tanto che esiste un video del 15 agosto, 5 giorni prima della sua morte, che lo mostra assieme a Baldoni mentre caricano le medicine su un camion diretti a Najaaf. E il 20 agosto, giorno della tragedia per Ghareeb e dell'inizio della fine per Baldoni, entrambi partirono proprio dalla sede di Un Ponte per.....
Ma se la presenza di Baldoni e Ghareeb non stupisce (erano pacifisti impegnati, più o meno direttamente, nel sociale), fa drizzare le orecchie il legame di quella villetta con le guardie del corpo italiane. Tutto passa attraverso le figure della Castellani e di Simeone. Lei, fino alla fine del 2003, lavorava per Un Ponte per... ed era impegnata nella ripresa delle coltivazione dei datteri, bene prezioso per intere comunità irachene. Lui, invece, ex militare, si occupava di sminamento per conto di Intersos, un'altra organizzazione umanitaria già molto attiva in Afghanistan. Come fanno la Castellani e Simeone, in tempi rapidissimi, a trasformarsi in reclutatori di uomini armati, assoldatori di vigilantes, un ruolo che, per forza di cose, li porta ad essere molto vicini sia agli americani dell'amministrazione provvisoria di Paul Bremer, sia alle multinazionali americane che hanno bisogno dei loro servigi? Nei primi mesi del 2004 la Castellani e Simeone abbandonarono la palazzina di Baghdad di un Ponte per... per trasferirsi all'hotel Babylon, sempre a Baghdad, dove vivevano con i loro reclutati. E dall'hotel Babylon sono passati proprio Quattrocchi, Agliana, Stefio e Cupertino che in aprile verranno sequestrati.
CHI SONO I MEDIATORI E CHE RUOLO HANNO AVUTO?
Il ruolo dei mediatori è quello che in tutta questa storia appare il meno convincente. Per prima cosa non si capisce chi siano.
Il commissario della CRI, Maurizio Scelli, che li ha incontrati, ha parlato di 2 uomini, di cui uno corpulento che, per 8 ore - ha riferito Scelli - tiene lui e il medico iracheno Navar quasi prigionieri. Dal racconto di Scelli, sembra che i 2 mediatori avessero solo un compito: quello di accertare che le 2 Simone non fossero spie degli americani e si accontentano della parola d'onore, con tanto di mano sul corano, dell'accompagnatore di Scelli. In quelle 8 ore cosa si sono detti i 2 mediatori iracheni, Scelli ed il medico che lo accompagnava? Hanno parlato di un riscatto, o meglio della seconda tranche da pagare? Si sono limitati a chiedere al rappresentante della Croce Rossa Italiana aiuti umanitari per la popolazione irachena? Erano emissari dei sequestratori?
Incaricati della comunità religiosa (l'ormai famoso consiglio degli Ulema)? O che altro? C'è da decifrare il ruolo di Scelli che, nel suo racconto, ad un certo punto dice di aver temuto di finire lui stesso tra gli ostaggi. E' ipotizzabile che Scelli si sia recato all'appuntamento con i mediatori con la sola compagnia del medico iracheno? Nessuno sapeva della sua iniziativa?
Nessuno lo "copriva"? Nessuno lo seguiva, neppure da lontano? E se quell'appuntamento fosse stato una trappola?
LA PISTOLA DATA A SCELLI
Va bene che la magistratura ha il dovere di battere ogni strada, ma a volte - nel diffondere certe notizie - si supera il limite del ridicolo. Il limite è stato ampiamente superato dal lancio dell'ANSA che riportiamo:
(ANSA) - ROMA, 29 SET - La procura di Roma ha disposto una consulenza tecnica d'ufficio sulla pistola ricevuta dal commissario straordinario della CRI, Maurizio Scelli, dal mediatore che ha lavorato per il rilascio delle due Simone e consegnata la scorsa notte al PM Franco Ionta. L'arma, ha dichiarato il commissario straordinario della CRI al magistrato, doveva essere usata dai rapitori per uccidere le due italiane. La consulenza, oltre a verificare la presenza di impronte digitali, dovrà stabilire se la pistola abbia sparato ed eventualmente se sia compatibile con l'arma utilizzata per l'omicidio di Fabrizio Quattrocchi.
La domanda sorge spontanea: quello con cui ha parlato Scelli era un mediatore o un cretino? Giudicate voi.
IL FILMATO DELLA LIBERAZIONE
Contrariamente ad altri gruppi di sequestratori abituati ad inondare di truci video e di deliranti proclami su Internet e televisioni arabe, il gruppo che ha sequestrato le 2 Simona non ama i media. Della vicenda resta un solo filmato, quello sul  momento della liberazione. Appena scese da un taxi davanti ad una moschea, le 2 Simona appaiono con il volto coperto da un velo.
Si scoprono su suggerimento dell'ingegnere iracheno rapito assieme a loro che sembra essere già sul posto e poi compare Scelli.
Sorrisi, strette di mano e poi Scelli fa una breve dichiarazione rivolto alla telecamera. Dal momento che l'operatore che ha girato quel breve video non è di Al Jazeera - che lo ha poi trasmesso - e non è neanche della Croce Rossa, non resta che una possibilità. A girare quelle immagini è stato un emissario degli stessi rapitori, incaricato poi di consegnare il nastro alla tv satellitare araba.
Ma a che scopo? Dimostrare al mondo arabo la propria correttezza nel trattare due donne occidentali? A chiarire in parte questo mistero sono riusciti alcuni giornalisti de La 7. Hanno scoperto che nel video una voce fuori campo, in un inglese approssimativo, dice: "Non vogliamo che gli italiani vengano sacrificati per l'America. Vogliamo che il Vaticano ed i musulmani si adoperino insieme per porre fine allo spargimento di sangue in Iraq". E' questo il marchio dei rapitori? E' questa la loro etichetta politica?
 
Le due Simone viste dal popolo
Scendendo per Toledo, Egregi Direttori,
di Giuliana D'Olcese
 
il Riformista,
quotidiano di sinistra-centro diretto da Antonio Polito, napoletano verace, venerdì I° ottobre, a pag. 3, ha pubblicato una esilarante quanto raffinata e surreale "anticipazione dell'agenda dei prossimi 3 mesi delle due Simone" scaturita dalla penna, penna di rara maestrìa per garbata e ironica dissacrazione, di tale Costanza Rizzacasa d'Orsogna. E' assai raro che una giornalista-donna raggiunga tali vette di spirito e sagacia, quindi, vale la pena di richiederne copia, e conservarla per verificarne nel tempo le argute previsioni, a redazione@ilriformista.it Io mi sono molto divertita e siccome di questi tempi grami l'allegria non è di casa da nessuna parte, vorrei che i miei lettori di sinistra-centro e di centro-destra che sono più numerosi dei lettori de il Riformista, de il Foglio, dell'Indipendente e di qualche giornale di partito messi assieme, condividessero lo svago e con loro tutti i direttori e i giornalisti.
Esprimo a Polito tutta la mia comprensione, editoriale, per non avere pubblicato il mio commento immaginando il suo salomonico imbarazzo nel pubblicare alcune delle numerose lettere che gli arrivano sul gustoso argomento offerto dalla d'Orsogna.
 
Scendendo per Toledo, Egregio Direttore Polito,
in questa valle di lacrime & sorrisi di propaganda No War azzeccosa come le mosche iraquene, a Napoli scendendo per Toledo, delle ddoje Simone si sentiva dare una sintesi folgorante, come sa essere lo spirito Partenopeo, che, lei che è napoletano verace, l'amico on line "Paolo Manfredi", Gian Antonio Stella, Filippo Ceccarelli e Maria Laura Rodotà, giornalisti poliglotti che a volte ci dilettano assai con la madre di tutte le lingue, ne avreste apprezzato lo spirito che saliva dai vicoli dei quartieri spagniuoli:
'E ddoje Simone? 'A pazziella 'mmano a 'e creature.
Ddoje creature che, invece che atterrate all'aeroporto militare di Ciampino, provenienti da un clima "di grande rispetto con lezioni di Corano, durissimi interrogatori da parte di tre carcerieri, brutali, e coltelli puntati alla gola", - dicono 'e ddoje Simone -, apparivano come ddoje Contesse che, negli anni 60, atterravano a Montecarlo, dall'aeromobile dell'Avvocato, sulla pista personale del Maharaja di Jaiphur per recarsi a un ballo in maschera all'Hotel de Paris. Non tralasciando i necessari preparativi di una mise nell'atelier delle Sorelle Fontana, un salto da Ferragamo-shoes e un beauty rest da Elisabet Arden. Simona I^ ha dichiarato, tra
l'altro: "Voglio ringraziare in particolare la popolazione irachena che ci è stata particolarmente vicina in un momento difficile".
Ma Direttore, il popolo iraqueno manifestante visto nei nostri tg e in quelli di Al Jazjira non erano quattro gatti? Anzi quattro gatte?
Giuliana D'Olcese
P.S.: Direttore, mi consenta, e il "Signore dammi anche oggi il Walter quotidiano" che ieri abbiamo letto nel diario immaginario di Simona Pari, stilato per il Riformista con spirito, assai raro in una donna-giornalista, da Costanza Rizzacasa d'Orsogna, è il Uolter nazionale o è il fido luogotenente di Uolter, Walter Verini? Ci auguriamo, per il bene di Simona I^, che trattasi di Walter Verini.
Almeno, Verini, è 'nu bello guaglione. Per Simona II^, invece, stiamo tranquilli. Siamo certi che la preghiera quotidiana delle 6 del mattino, rivolta alla Mecca, sarà in compagnia di Uolter re delle candidature e beniamino della Cei. Della Cei rossa, s'intende.
E il tutto sarà diligentemente riportato, secondo la preveggente d'Orsogna, da "Lorenzo". Alias Lorenzo Cremonesi del Corsera.
Il giorno dopo, in un box sul Corsera, non firmato, "Attacchi e contrattacchi sulle due Simone", si sottolineava come 'e ddoje Simone siano attaccate dalla stampa di destra, mentre, come la stampa di sinistra si sia schierata a loro favore.
Il Riformista, però, non era citato.
Esimio "boxista" del Corsera, e il Riformista cos'è, è forse stampa di destra? (,-)
 
L'ultima di Dagospia.com: la Torretta convertita all'Islam
di Giovanni Maria Mischiati
L'ultima di Dagospia.com, sito monello e politicamente scorretto per eccellenza. Tenetevi forte: una delle vispe Simone liberate dietro esborso di un milione di dollari atto a finanziare la "guerriglia" irachena sarebbe da tempo, cioé da prima del sequestro, convertita all'Islam a insaputa financo della madre. La romana Torretta avrebbe subito il fascino indiscreto del Corano, tanto da diventare una seguace di Maometto a tutti gli effetti. Naturalmente, non saremo noi a sindacare una decisione che, qualora rispondesse a verità l'indiscrezione del perfido D'Agostino, atterrebbe senza dubbio alla sfera privata di una persona, quantunque ci punga vaghezza di conoscere quanto abbia inciso sul comportamento dei suoi rapitori l'avere eventualmente appreso, a sequestro avvenuto, che una delle prigioniere era una vera credente, oltretutto parteggiante per l'ala sunnita del variegato mondo islamico. Non ignoriamo certo che alcuni dei catturati e uccisi dai figli di Allah in terra mesopotamica appartenevano anch'essi alla schiera dei fedeli muslim, ma ci rimane l'odioso dubbio che la loro sopravvivenza non fosse funzionale alla causa dei combattenti, come invece pare sia stato per le due italiane già conquise alla giustezza della lotta contro l'Occidente prevaricatore.
Altro che sindrome di Stoccolma, caro Ferrara! Di fronte a una rivelazione tutta da verificare, ma nondimeno assai verosimile per tutto quello che abbiamo inteso nelle ultime 48tt'ore dalle fidanzatine d'Italia, che solo oggi, obtorto collo, hanno avvertito il dovere di ringraziare il governo e la Croce Rossa per averle salvate dalla replica dei delitti Baldoni e Quattrocchi, verrebbe voglia, ascoltando solo le viscere, di rispedire subito in Iraq, con sonori pedatoni, le 2 madonnine infilzate, pur sapendo che ne sarebbero felici. Intanto, se prima aleggiava in certi forum del web il pallido sospetto che l'intera storia del rapimento fosse un'abile montatura, adesso non ci si perita più di proclamare che qualcuno ha giocato sporco, e non certo sulla pelle di un duo che, financo a osservatori non prevenuti, è parso uscire da un soggiorno in una beauty farm piuttosto che da una cattività angosciosa (e le parole in libertà delle ex recluse non sono valse a dissipare siffatte malignità). Chiamateci pure ipocriti, ma noi continuiamo a preferire, al pensiero di un gigantesco abbaglio, quello di una sindrome di Stoccolma all'ennesima potenza, a vantaggio della parte politica che, fin dall'inizio, sapevamo installata solidamente nel cuore delle due protagoniste. Altrimenti, dovremmo aggiungere alla galleria degli orrori cui ci ha abituato l'Iraq un ulteriore, ben più spaventoso e imperdonabile orrore.
Giovanni Maria Mischiati
P.S. - Che Allah illumini la Torretta, affinché maledica quegli islamici che si macchiano del sangue di altri islamici, oltre che di quello dei cani infedeli ingabbiati. O almeno le eviti di fare il giro delle 7 moschee, pardon dei 7 talk-show, per magnificare la cortesia dei suoi carcerieri.