Biografia di Bettino Craxi. La triste fine ad Hammamet
Stefania Craxi: "Lo hanno ammazzato"
di Pierluigi Baglion - Ultimo capitolo
 
Intanto Bettino Craxi, inseguito da mandati di cattura per condanne totali a 23 anni e 6 mesi di reclusione passate in giudicato,
si rifugia ad Hammamet. Il pool di Milano lo accusa di 'arricchimento personale' perseguito attraverso 'tangenti' raccolte per finanziare illecitamente il suo partito. Hammamet in tunisino vuol dire 'terra dei bagni'. Qui, vicino al mare, Bettino Craxi in tempi non sospetti ha comprato un terreno e si è costruito una villa che è come un bunker protetto dalla polizia del presidente amico Ben Ali. Nell'isolamento il carattere personale del leader caduto in disgrazia si addolcisce, acquista una umanità sconosciuta in lui superbo e scostante nei momenti di gloria. Passa il tempo prodigandosi tra gli amati studi garibaldini, la composizione di litografie, e la pittura di anfore con la vernice tricolore che cola dall'alto al basso: 'l'Italia che piange' spiega.
Non passa giorno che non tempesti di fax e lettere amici e avversari con cui inutilmente cerca di far valere le sue ragioni.
Lo addolora soprattutto 'il tradimento' di Giuliano Amato.
Nel 1999, poco prima della morte, concede una intervista a Carmine Fotia di Tele Montecarlo.
Dopo rituali domande (dossier di Mitrokhin, Cossutta e i finanziamenti della Russia sovietica al PCI) Fotia gli chiede:
"Lei si sente un perseguitato politico?"
"Io lo sono un perseguitato politico - risponde Craxi - "Ho subito processi speciali, sentenze senza prove. Un trattamento speciale e privilegiato con velocità supersonica in un paese ove si sa la giustizia ha il piede lento".
"Ma perchè non torna e affronta i processi? - incalza l'intervistatore-
"Non torno perché io difendo la mia libertà. Qui sono un uomo libero, qui sono protetto. E poi di fronte a quali tribunali dovrei presentarmi? Di fronte a chi dovrei difendermi? A dei magistrati che senza prove mi hanno condannato come fossi un criminale? Lasciamo perdere va', la storia giudicherà".
Prima di Carmine Fotia, a trovare Craxi ad Hammamet, più allegramente c'era stato Vauro Senisi, vignettista di satira politica, redattore del Manifesto e direttore di Boxer. Ci va poiché si accorge che la satira politica, finchè il PCI stava all'opposizione, faceva il suo mestiere. Ma nell'era di Hammamet e dell'Ulivo è caduta in letargo, non graffia più il potere come se, perso il bersaglio più ambito, avesse terminato lo scopo di esistere. Approfittando del fatto che Stefania Craxi ha dovuto pagare una penale di 400.000 lire a Francesco Rutelli per averlo chiamato 'stronzo'; Vauro nel giugno 1998 va a trovare il padre di lei, l'ex segretario socialista e già presidente del Consiglio. L'intenzione è di riconciarlo alla satira. "Il mio lavoro è prendere in giro il potere: Che oggi, per molti versi, è peggio di quando c'era lui" dichiara a Luca Telese che lo intervista su Sette-Corriere della sera in merito alle due paginate di Boxer dedicate a Bettino e all'appoggio che gli chiedeva Rutelli.
Nell'ottobre del 1999 le condizioni di salute di Bettino Craxi si aggravano. Viene ricoverato nell'ospedale militare di Tunisi.
Da molte parti si spinge per farlo tornare in Italia a curarsi ma non si trova la forma del rimpatrio.
Il pool di Milano non vuole cancellare i verdetti come chiede la famiglia, al massimo offre una deroga temporanea 'per curarsi'. Risponde loro la figlia Stefania: "Nessun salvacondotto medico. Mio padre tornerà solo da uomo libero, ha lavorato 40 anni per l'Italia". Il 24 febbraio 2000 alle ore 16,30 è colpito da infarto nel sonno. L'ex leader socialista e ex presidente del Consiglio si era appena addormentato dopo aver preso un tè insieme a Stefania che aveva appena lasciato il capezzale insieme al nipotino. Muore improvvisamente troncando ogni polemica sul rientro. Nessuno della famiglia si aspettava il decesso: la moglie era in Francia, il figlio Bobo a Milano. Il Procuratore Gerardo d'Ambrosio, che ha preso il Posto di F.S. Borrelli nel Tribunale di Milano, appresa la notizia dichiara ai giornalisti: "Se fosse stato possibile ricoverare Craxi in un ospedale italiano sarebbe stato un guadagno per tutti. La legge lo prevedeva, niente può essere addebitato a noi. Umanamente mi dispiace per la sua morte, ma non si può rifare la storia".
Stefania Craxi è più sintetica: "Lo hanno ammazzato".
Il Pontefice, memore del Concordato del 1984 in sostituzione dei mussoliniani Patti Lateranensi, prega per Lui.
Dice il miracolato Giuliano Amato: "Il governo è pronto a assicurare i funerali di stato".
Anche D'Alema si unisce al cordoglio: "Per un uomo con cui ho avuto contrasti aspri ma sempre nel riconoscimento della sua forte personalità politica".
E Berlusconi dichiara seccamente: "Questo è il momento del dolore, non delle parole".
(Corriere della Sera, giovedì 20 gennaio 2000). Pier Luigi Baglioni, web writer in Genova.
Fine della biografia postuma di Bettino Craxi.