- Il Dopoguerra - Tangentopoli
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Biografia postuma di Bettino Craxi
il '93 l'anno terribile di Tangentopoli. De Benedetti
confessa il versamento di 10 miliardi di tangenti
de Bortoli, direttore del Corriere della Sera: "chiudemmo
un occhio"
di Pierluigi Baglioni
2 - Il Dopoguerra -
Nel capitolo precedente
vi sono alcuni spunti degli avvenimenti politici che coinvolgono il paese, il
partito ed il ragazzo Craxi
a cavallo della guerra e come il padre Vittorio
avvocato siciliano, abbia lasciato la sua terra nel 1929 per lasciarsi alle
spalle
i continui dissidi coi fascisti locali prima che
le cose volgessero al peggio, rifugiandosi al nord. Al nord il giovane Bettino
viene internato in un collegio di preti a Cantù per la sua formazione e gli
studi. Quando viene a casa, spesso trova gli amici del padre che chiacchierano
di politica: sono Sandro Pertini, Luigi Meda, Lelio Basso. L'alba
del '45 lo trova undicenne. A 12 anni la sua vita inizia passo passo con l'Italia
repubblicana. Di quel primo periodo, fino ai 17 anni quando, lasciato il collegio,
nel '51 si iscrive al PSI non so altro. Ho scritto alla figlia Stefania per
sapere dell'adolescenza del padre ma non mi ha degnato di nessuna risposta.
Evidentemente i vizi di famiglia si tramandano; il padre non era certo un uomo
disponibile col prossimo;
alla mano come si suol dire (solo nell'esilio
di Hammamet aveva acquistato quel tocco di dolcezza e umanità che se avesse
coltivato negli anni migliori certamente avrebbe avuto meno nemici e detrattori).
A 18 anni conosce Anna Maria Mancini, che sposerà
a Palazzo Marino 6 anni dopo davanti a Guido Mazzali.
Le scarse notizie del periodo sono reperibili
da una intervista ad una giornalista affinché scrivesse una piccola memoria
autobiografica: "Ero un ragazzino molto difficile, aggressivo e turbolento:
Mi misero in collegio". e annota la strana coincidenza della medesima sorte
di Pietro Nenni e Benito Mussolini. Scrive Enzo Biagi sul Corriere della Sera
(Strettamente personale:
La parabola di Bettino bambino e uomo difficile,
giovedì 28 ottobre 1999): <<Fino a 15 anni è religiosissimo, e ha persino
la tentazione di farsi prete. C'era però un sacerdote che lo schiaffeggiava
con regolarità; e non passò giorni sereni: "Tutti quelli
che mi hanno picchiato nella vita - ammoniva Bettino
- li ricordo benissimo, e ci sarà sempre una maniera per regolare i conti>>.
Nella sua rubrica Enzo Biagi si occuperà spesso di Bettino Craxi e non con benevolenza.
Il 'moralista un tanto al chilo' secondo la definizione dello stesso Bettino non perdeva
occasione di denigrarlo anche quando Craxi era ammalato ad Hamamet. Ora usava
nome, ora nome e cognome, ma più spesso lo chiamava velenosamente
'il latitante con sentenza passata in giudicato'.
Finiti gli studi collegiali, rientrato in famiglia, la prima attività politica
è quella dell'attacchino volontario di manifesti elettorali, funzione che il
partito dei 'grandi' assegnava ai 'giovani' della FGSI.
D'altronde il 18 aprile del '48 suo padre Vittorio, già vice prefetto di Milano
dopo il 25 aprile; è candidato (senza successo) nelle liste del Fronte Democratico
Popolare. L'Italia sta uscendo dalle tristezze del dopoguerra, dopo la 'ricostruzione'
è alla vigilia del boom economico. Il clima politico è di scontro frontale fra
i 'socialcomunisti' stretti nel patto di unità d'azione e l'area moderata e
atlantica guidata dalla DC. Nelle seconde elezioni, dopo la Costituente in cui
il PSI aveva la seconda posizione in numero di voti dopo la DC e prima del PCI,
Pietro Nenni inopinatamente fa lista comune col PCI nel FDP Fronte Democratico
Popolare.
La decisione viene presa nonostante il parere contrario
di Pertini e Gaetano Barbareschi e di tutta la Federazione di Genova
che unica in Italia appoggia la linea di strenua opposizione
di Saragat. Mentre, però, i primi restano nel partito, Saragat farà la
scissione di Palazzo Barberini fondando il PSLI, Partito Socialista dei Lavoratori
Italiani (i 'piselli' come li chiamarono allora).
La DC esce trionfatrice dalle elezioni del 18 aprile '48 battendo clamorosamente
il Fronte Democratico Popolare.
Nel gioco delle preferenze il PCI capillarmente organizzato piazza in testa
i suoi candidati facendo uscire a brandelli quelli del PSI. L'ottimismo dilagante
nella sinistra uscita vittoriosa alle precedenti elezioni amministrative aveva
illuso gli esponenti e convinto incautamente Nenni ad imbarcarsi nella operazione
che divenne un disastro da cui mai si riprese.
I politologi hanno assai dissertato sulle motivazioni. Si disse anche che Togliatti
riottoso venne spinto dalla insistenza di Nenni. Può essere: se il Fronte avesse
vinto anche con maggioranza relativa (vigeva il 'proporzionale') l'incarico
di formare il governo non poteva che essere suo per la sua centralità rispetto
agli altri 2 leaders. Quando Bettino si iscrive il PSI è quasi allo sbando.
Ha un solido elettorato tradizionale (tutti i nonni erano socialisti) disperso
però con la politica frontista. Craxi si colloca nella corrente autonomista
di Lombardi e Nenni che dopo la frana del Fronte persegue lo sganciamento e
l'autonomia dal PCI, contro la sinistra 'unitaria' filo comunista di Basso e
Vecchietti.
La sua carriera politica inizia a Sant'Angelo Lodigiano a 22 anni, nel '56:
L'anno dei fatti d'Ungheria e del conseguente balzo elettorale socialista è
eletto nel Consiglio Comunale e per 12 anni, pure entrando nel Comitato Centrale
del PSI l'anno dopo, resta nella sfera della amministrazione locale. Nel '60,
anno di Tambroni dei moti di Genova e dell'apertura a sinistra, diviene assessore
della amministrazione comunale milanese. Nel '65 è eletto membro della Direzione,
il gruppo ristretto che dirige il partito e nel '68 entra per la prima volta
a Monte Citorio dove sarà eletto per altre 7 volte consecutive. Gli anni a cavallo
tra i decenni '60 e '70, nel PSI come nel paese del resto, dilaga il massimalismo
giacobino e operista. Essendo un 'destro' subisce un periodo di appannamento
ma, dopo la fallimentare segreteria di De Martino, riprende l'ascesa. Tre volte
è eletto al Parlamento Europeo. E' vicesegretario nazionale nelle segreterie
di Mancini e di De Martino e capo-gruppo alla Camera. Nel '76 al congresso del
Midass Hotel sente giungere il suo momento. Non se lo fa scappare. Organizza
la rivolta dei quarantenni e da vice diventa segretario. In tale veste persegue
lo svecchiamento del partito, rinnova la sua ideologia. Sotto la sua guida fa
ritrovare l'orgoglio e l'entusiasmo di partito smarriti dopo le tante sconfitte
e frustrazioni del passato che alla metà degli anni '70 lo rassegnavano a gratificare
il PCI come erede della tradizione socialista italiana.
Agita il tema della Grande Riforma, della revisione costituzionale. Si sente
un po' De Gaulle, un po' Mitterand; o per lo meno ne vuole ripetere le orme
in Italia. Cancella dal simbolo del partito la falce e martello sovrastante
un libro aperto ed il sole splendente di classista memoria. Al loro posto assume
il logo stilizzato del garofano rosso al centro del cerchio. La sua politica
sarà definita ''craxismo termine inteso da taluni spregiativo, elegiaco da tal'altri.
Esso, comunque un nuovo corso nel bene o nel male, punta al socialismo liberale
contrapposto al leninismo (abbandonato tacitamente anche dal PCI).
Non sceglie l'interclassimo come la DC, ma si propone in rappresentanza di tutti
gli strati operativi della società. 'Dalla parte dei lavoratori' lo slogan.
Scrive su L'Espresso del 27 agosto '78: Leninismo e pluralismo sono termini
antitetici. Se prevale il primo muore il secondo. E ciò perché l'essenza specifica,
il principio animatore del progetto leninista consiste nella istituzionalizzazione
del 'comando unico', della 'centralizzazione assoluta' che, evidentemente implica
la statizzazione integrale della vita umana individuale e collettiva. La democrazia,
liberale o socialista, presuppone l'esistenza di una pluralità di centri di
potere (economici, politici, religiosi, ecc) in concorrenza tra di loro e la
cui dialettica impedisca il formarsi di un potere assorbente e totalitario.
Di qui la possibilità che la società civile abbia una certa autonomia rispetto
allo Stato e che gli individui e i gruppi possano fruire di zone protette dall'ingerenza
della burocrazia. Programma encomiabile che andrebbe attuato prima di tutto
dentro il partito oramai in mano a piccoli ras locali in lotta senza quartiere
tra loro. Nel partito nomina Ugo Intini suo portavoce. L'impulso di Craxi è
accolto favorevolmente dall'elettorato che inverte la tendenza al declino. Così
nell'83, sull'onda del successo e molto della debacle elettorale della DC prende
la carica di Presidente del Consiglio, carica che già gli aveva sottratto con
Spadolini. Per un certo periodo la sua Presidenza si intreccerà con la Presidenza
di Pertini; due socialisti contemporaneamente al Quirinale e a Palazzo Chigi.
E' il periodo d'oro del PSI ottenuto dopo la stupenda carriera descritta dallo
stesso Craxi nel sito internet costruito durante l'esilio-latitanza di Hammamet.
Rammaricacandosi del trattamento subito nel suo paese scrive nell'Editoriale
della 'home page': Io, già amministratore del Comune di Milano, già deputato
della Repubblica, già Presidente del Consiglio, già Presidente della Comunità
Europea, già rappresentante personale del Segretario Generale delle Nazioni
Unite per missioni di pace nel mondo.
Il 'Gabinetto Craxi' (il fedele Giuliano Amato, già 'testa d'uovo' della sinistra,
gli è vice e braccio destro) nasce il il 4 agosto '83 e si concluderà il 17
aprile '87 restando in carica ininterrottamente per 4 anni, 8 mesi e 13 giorni.
Sarà il governo più duraturo della storia repubblicana. Insieme a tale record
lascia un bilancio positivo generalmente riconosciuto. Decisioni salienti: '79-'84
messa in opera dei missili americani in risposta alle testate nucleari sovietiche.
Centinaia di migliaia di manifestanti del PCI a più riprese invadono le strade
di Roma protestando contro 'il governo Craxi servo degli americani'. Codesti
pacifisti a senso unico si preoccupano dei Pershing e Cruise ignorando gli SS-20.
'84-'85 Con la battaglia della scala mobile Craxi tenta la sepoltura del 'consociativismo'
che si concretizzava nelle consultazioni del governo col sindacato concordando
ogni decisione economica (che lascia nelle mani del PCI, praticamente, il diritto
di veto sulle decisioni). L'accordo Agnelli Lama del '75 durante il tentativo
di 'compromesso storico berlingueriano, stabilisce l'aumento automatico della
contingenza sul calcolo ISTAT della inflazione. Craxi decide di cambiare il
meccanismo sul tema della lotta alla inflazione congelando unilateralmente '4
punti della contingenza' sulle buste paga.
Concorda il decreto legge con Cisl, Uil
e corrente socialista della CGIL. Il PCI e i comunisti
della CGIL reagiscono duramente. Dopo scioperi
e manifestazioni portano in corteo di protesta un milione di persone a Roma
(la cosa si ripeterà con Berlusconi nel 1994). Poi
visto che non ottengono riscontri pratici raccolgono le firme del referendum
del 1985 chiedendo ai lavoratori 'se vogliono guadagnare di meno o di più'.
Tutti lo danno perso per Bettino, Invece, la prova viene superata con una vittoria
stupefacente perché proprio da nessuno prevista. A settembre nasce la grana
internazionale del sequestro della motonave Achille Lauro. Per liberare gli
ostaggi (meno uno, il paraplegico americano, che era stato gettato in mare dai
terroristi) si accordò con gli arabi concedendo in cambio di lasciare libero
Abu Abbas, responsabile del sequestro. Gli USA non ci stanno e mandano i marines
a catturarlo a Sigonella. Non ci sta neppure Craxi e, volendo mantenere l'impegno
preso, rifiuta la consegna arrivando alle soglie di uno scontro tra questi ed
i nostri carabinieri. Nell'87 finito l'impegno di governo Craxi torna a 'full
time' alla segreteria del PSI.
Nel 1989 crolla il Muro di Berlino. Va a vedere di
persona e si prende la soddisfazione di dare anche lui qualche picconata.
Il collasso del comunismo internazionale potrebbe essere il momento della rivincita
del socialismo sul comunismo italiano inteso come ricucitura tra i due partiti
dopo la scissione di Livorno del 1921. Ma Bettino Craxi non coglie l'opportunità.
Lo crede proponendo l'unità socialista, ma alle
sue condizioni. Dovendo scegliere tra alleanza con la Dc (e governo sicuro)
o col PCI (aleatorio) sceglie la prima soluzione
facendo nascere il CAF (l'alleanza moderata tra lui, Andreotti e Forlani).
Assiste a Rimini al xx Congresso comunista in cui Achille Occhetto tratteggia
il cambiamento del vecchio PCI nel nuovo partito PDS. Si illude che i 'compagni
separati' vengano a Canossa, Ma il topolino non può fagocitare la montagna.
Forse crede che siano gli elettori, sull'onda lunga del suo governo, a dargli
ragione. Non sarà così, anzi da quel momento inizia il declino.
Il sistema di potere comunista bene insediato
nella società è troppo vasto per rischiare lo sfacelo. Questo pericolo fa scattare
le contromisure. Ci penserà
Violante. "Io so. Ma non ho le prove" - diceva P.P.Pasolini - "So perché
sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire tutto ciò che succede,
immaginare tutto ciò che si tace, che mette insieme i pezzi frammentari di un
quadro politico". Riprendo la frase per dire che secondo la mia ragione ne'
provata ne' documentabile, ma che ritengo certa, l'inchiesta 'Mani Pulite',
la fine del PSI, condanna e morte di Bettino Craxi, nascano proprio da qui.
3
- Tangentopoli -
Il 17 febbraio 1992 si avvia
l'inchiesta Mani Pulite con l'arresto di Mario Chiesa presidente del Pio Albergo Trivulzio
detto
'La Bagina'. Craxi lo scarica subito
tacciandolo di 'mariolo'. Non avverte l'estensione del disegno, crede che come
nel passato il tutto si risolverà nel solito capro espiatorio. Chiesa, allora,
confessa e tira in ballo le raccolte di denaro a fini elettorali del PSI milanese
(in particolare Bobo Craxi). I PM del tribunale di Milano sono quasi tutti componenti
di un noto circolo culturale milanese che ha teorizzato la moralizzazione della
società politica. Il pool guidato da Francesco Saverio Borrelli, composto da
Gerardo D'Ambrosio (magistrato che emise la sentenza del caso Pinelli conseguente
la strage di Piazza Fontana con il verdetto che fu un malore la causa del suo
volo dalla finestra), Paolo Ielo, Francesco Greco, Tiziana Parenti (presto sostituita
da Ilda Bocassini per divergenze sulle indagini verso il PDS), Antonio Di Pietro
(che appare subito il fulcro motore della inchiesta); gode subito del favore
di una opinione pubblica certamente stanca del malcostume dilagante, ma anche
montata da un giornalismo succube e corrivo verso i magistrati. L'inchiesta
pare casuale, nata da quell'episodio. Ma non è così. Dichiara Luca Magni, l'impresario
concusso, a Sette-Corriere della Sera (n° 32, 1998): <<Nell'ufficio di
Di Pietro c'era già il faldone Mario Chiesa perchè l'inchiesta era già in corso>>.
Nel paese si scatena un forte indiscriminato moto giustizialista
appoggiato dai mass media.
Il sostegno al Palazzo di Giustizia
è totale e incondizionato
ripagato attraverso l'oculato centellinare delle
indiscrezioni.
In poco tempo il Pool milanese,
di fatto, acquisisce un immenso potere politico di fronte al quale la classe
politica, la repubblica, le sue istituzioni, abdicano a se stesse. Nei primi
mesi dell'inchiesta sembra che tutta la prima repubblica venga spazzata via.
Invece le indagini si orientano particolarmente sugli esponenti del CAF (Craxi
Andreotti Forlani) che vengono arrestati coi loro amici imprenditori lasciando
fuori il PDS. Nel dicembre '92, dopo il primo avviso di garanzia, una folla
organizzata di attivisti di destra e di sinistra si accalca davanti all'Hotel
Raphael aspettando l'uscita di Bettino Craxi per insolentirlo al grido di 'ladro'
'Buffone' e tempestarlo di monetine. Il '93 sarà l'anno terribile di Tangentopoli.
Il 5 marzo '93 il gabinetto Amato vara un decreto sulla giustizia
presentato da Giovanni Conso teso a limitare la carcerazione preventiva depenalizzando
il finanziamento illecito ai partiti. Tutti concordano con quella necessità
meno la Procura di Milano che, sostenuta dal Corriere della Sera, La Stampa
e La Repubblica, costringe il governo a fare marcia indietro.
Lo stesso ministro Guardasigilli presentatore
del decreto si rimangerà platealmente il provvedimento. Questa vicenda rafforza
ancora di più i PM di Milano ormai dominatori della politica nazionale. Poco
dopo Amato si dimette e, in aprile, lo sostituisce Carlo Azeglio Ciampi con
un governo tecnico, 'del presidente' Oscar Luigi Scalfaro, avallato dal PDS
di Occhetto (unica forza partitica rimasta effettivamente in gioco).
L'ing. Carlo
De Benedetti, patron de La Repubblica e Olivetti, confessa al Pool di aver versato ai partiti di governo
10 miliardi di 'tangenti'
per avere venduto alle PPTT migliaia di obsolete telescriventi e computer.
Iscritto nell'albo degli indagati nel maggio '93,
dopo le condanne a Craxi e l'esilio-latitanza in Tunisia, a De Benedetti non
sarà fatto ancora alcun processo. Invece Gabriele Cagliari, presidente dell'ENI,
dimenticato in carcere dopo la promessa di liberazione, il 20 luglio '93 si
suicida in cella. Tre giorni dopo, il 23, con un colpo di pistola si ammazza
anche Raul Gardini.
Poche ore dopo la morte di Gardini è arrestato
Sergio Cusani suo segretario, commercialista faccendiere e confidente.
La rapidità dell'attenzione giudiziaria verso
Cusani è nelle date: arresto il 23 luglio. Richiesta di processo il 27 agosto.
Parere favorevole del GIP Italo Ghitti il 6 settembre.
Prima udienza del processo 28 ottobre. Conclusione dello stesso sei mesi dopo
con la condanna a otto anni di reclusione (l'accusa ne aveva chiesti sette).
Per i tempi lunghissimi della nostra giustizia un record eccezionale! Racconta
Cusani a Vespa in uno dei 5 libri che egli ha scritto seguendo queste vicende:
" ...2 persone molto importanti a Milano hanno avuto un trattamento particolare.
Se avessi commesso io i loro reati sarei stato condannato a 20 anni. Loro hanno
patteggiato una miseria." Egli, in coerenza alla linea che si è dato di non
coinvolgere nessuno, non fa nomi; tuttavia ogni lettore di quotidiani potrebbe
conoscerli se non fossero coperti da un giornalismo reticente e da testate compromesse
con quei potenti.
Il processo Cusani assume in tivù la spettacolarità dei
processi soap opera con Di Pietro al posto di Parry Mason, che appare
stranamente umile col tronfio Craxi, quanto insolente con l'accasciato Forlani.
Nell'ottobre scoppia lo scandalo dei
fondi riservati del Sisde. Scalfaro, nella passata funzione di ministro
degli interni, rivelano gli agenti segreti ed il prefetto Malpica capo del servizio
civile, avrebbe avuto per quattro anni un appannaggio di cento milioni mensili
in busta gialla fuori di ogni controllo. Il Capo dello stato la notte del Capodanno
'94, nel messaggio alla nazione, reagisce indignato col famoso iterato "Non
ci sto" a reti unificate. Ma gli italiani non capiscono. Disinformati dei fatti
nulla sanno del motivo di quella negazione (ma non conosceranno neppure nulla
della destinazione di quei fondi ad personam; nessuno dirà loro se usati per
esigenze istituzionali e quali). L'inchietsa si spegne, e gli accusatori vengono
incriminati con l'accusa di golpe!
Il penta partito di centro-sinistra (DC, PSI, PLI, PSDI, PRI) si sfalda sotto
i colpi degli avvisi di garanzia e del tintinnio delle manette. Di Pietro nella
arringa famosa del processo Cusani spiega il 'sistema della corruzione' base
dell'illecito finanziamento dei partiti. 'Una dazione ambientale' dice 'che
riguarda tutti i partiti'. Ma l'inchiesta prende una direzione sola. La DC,
Craxi ed i suoi uomini. Escono indenni dall'inchiesta Occhetto, D'Alema e tutto
il PDS nonostante il suo segretario amministrativo muoia d'infarto come quello
del PSI. La formula 'non poteva non sapere' vale soltanto per Craxi. Greganti
assume ogni responsalità su di se e per questo viene giudicato come eroe dalla
base comunista-diessina.
La strategia giudiziara del Pool di Milano punta a certi
personaggi, mentre è abulica e dimentica nei cassetti coloro che vuole
graziare. Caso paradigmatico: il 10 marzo '93 Pier Francesco Pacini Battaglia
rientra dalla Svizzera e si costituisce a Di Pietro. Assume per difensore l'avvocato
Giuseppe Lucibello, amico stretto del PM, e di fatto esce di scena.
In una intervista a Panorama
Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della
Sera, pentito dal corso degli eventi, concluderà: <<Nel
1992, quando prese le mosse Tangentopoli, tutti eravamo sicuri che sarebbe stata una parentesi eccezionale,
sgradevole ma indispensabile al rinnovamento, e
destinata ad esaurirsi in fretta. Chiudemmo un occhio
sulle esagerazioni e sugli eccessi non per amore di giustizialismo ne'
per assecondare le ambizioni della magistratura, ma
nella speranza, quasi una certezza,
che la mannaia avrebbe colpito indiscriminatamente uomini e partiti responsabili
della corruzione a destra quanto a sinistra. Poi ci siamo accorti che alcuni sono stati risparmiati
o hanno ricevuto un trattamento di riguardo, e si
è creata una situazione di disparità francamente imbarazzante; chi in galera chi al potere>>. (fine seconda
puntata - continua)