Legittimo sospetto e sospetti più che legittimi
Gattopardi e Panchopardi 6 di Dino Cofrancesco
 
I costruttori dell'Occidente, i Greci, per secoli hanno cercato invano una definizione incontrovertibile del bene, del giusto,
del sacro etc. Si cimentarono nell'ardua impresa tali geni <che sarebbe lor desìo quietato> se solo ci fosse stata una remota possibilità di riuscita. Ebbene noi italiani di questi primi anni del terzo millennio possiamo affermare con orgoglio.
Eureka! Almeno per quanto riguarda il giusto il criterio per arrivare a certezze infallibili ce l'abbiamo: <è giusto tutto ciò che dispiace a Nanni Moretti, ad Agnoletto e a Panchopardi>. Il criterio è semplice, è alla portata di tutte le intelligenze, funziona sempre. Il caso della bagarre sul legittimo sospetto ne costituisce un'ennesima riprova. Dinanzi a una legge indubbiamente garantista ma discutibile per i tempi e i modi in cui se ne è sollecitata la votazione, una sinistra intelligente (ma l'espressione,
in Italia, sta diventando un ossimoro) avrebbe mosso una serie di obiezioni costruttive: -i tempi dell'appello alla Cassazione,
di cui si parla nella legge in esame, si aggiungono a quelli previsti per la prescrizione? -la nuova legge scatterebbe anche per l'imputazione di associazione di tipo mafioso?- nel caso di rappresentanti del popolo, non sarebbe opportuno ripristinare l'immunità parlamentare à la spagnola (ministri e deputati possono venire processati solo alla scadenza del loro mandato)?
(Tra l'altro, sembra questa l'opinione del Quirinale)
Ma è inutile sognare ad occhi aperti. Una reazione simile sarebbe stata da sinistra occidentale, che esiste anche da noi -da Luciano Pellicani a Enrico Morando- ma confinata a un ruolo subalterno e minoritario.
Il grosso delle truppe cammellate dell'opposizione è costituito, purtroppo, da nani e ballerine, gattopardi e panchopardi che al lavoro serio in Parlamento e Commissioni preferiscono i girotondi di quelli che il grande Eduardo chiamava i rimbambiniti.
E nulla è più penoso del vedere apostoli e discepoli del Migliore porsi al rimorchio degli ideologi del <no global à l'italiana>
o di qualche famiglio di casa Agnelli paracadutato (mistero dei misteri!) alla direzione del giornale fondato da Gramsci.
Che la legge sul legittimo sospetto sia più che sospetta per i ben noti affari di Berlusconi, dell'impresentabile Previti (ma non dimentichiamo Prodi e le svendite che avevano indignato Amato e Craxi....) è qualcosa che sanno anche i sassi -e forse sono loro che lo hanno detto a Fassino-. E tuttavia un vero liberale non può non fare una riflessioncella terra terra.
Tra il Tribunale di Milano e Berlusconi si è combattuta una guerra aspra, a tratti spietata, che ha visto non pochi magistrati
(tra i quali Carlo Nordio) prendere le distanze da un conflitto dalle rovinose ricadute istituzionali.
Ammettiamo pure che le ragioni e i torti siano equamente ripartiti, che l'avviso di garanzia recapitato al Premier a Napoli sia stato un errore, che le minacce di membri autorevoli del Polo abbiano costituito una reazione intollerabile, che il prosieguo della vicenda sia stato tale da screditare (come è ferma opinione dello scrivente) entrambe le parti (Dal resistere, resistere, resistere di Borelli all'incauta sortita del sottosegretario Taormina, un altro impresentabile doc). Ebbene, un dato rimane innegabile: alla luce delle passate vicende, solo dei giudici in odore di santità potrebbero essere imparziali nei confronti del loro nemico pubblico n.1 aperto e dichiarato. Se io fossi un magistrato di Milano sarei il primo a chiedere il trasferimento del processo ad altra sede: siamo uomini e non caporali e, pertanto, nihil humani a nobis alienum., a cominciare dal piacere incomparabile della vendetta. Evidentemente i giudici della capitale morale d'Italia ritengono di avere un capitale morale personale superiore a quello di qualsiasi protagonista delle Vite parallele di Plutarco! Invidio la loro sicurezza ma m'indigna la falsa credulità del <popolo dell'Ulivo>. Nei prati del bel paese, le erbacce più velenose, diceva il grande Gaetano Salvemini, sono i falsi moralisti. Sapevamo che ce ne fossero ma non in una proporzione così elevata da poter rifornire l'intero globo terracqueo e chissà per quante generazioni!
Dino Cofrancesco - Sia lodato Panchopardi! Sempre sia lodato!
 
Allora, Dott. Granzotto, dove sta il cambiamento?
di Pierluigi Figallo
 
Egregio Dott. Granzotto,
abbiamo assistito ad una ignobile gazzarra parlamentare e ad una forte perdita di credibilità istituzionale. I "nostri" rappresentanti si sono scannati su di una legge che è un diritto. La "legittima suspicione" è una forma di libertà che meritava di essere discussa gia molte legislature fa, ma avendola proposta l'attuale governo è, per l'opposizione, una violazione alla costituzione nata dalla resistenza e, pur di ostacolarla ha dato uno spettacolo delirante ed umiliante.
Quanto astio, malafede, insulti, maleducazione. Tutti contro tutti. Non è stato così, però, quando TUTTI sono stati in perfetto accordo sugli aumenti miliardari ai partiti definiti "necessari" dal compagno DS Angius e dal Forzista Epifani: "la politica costa" hanno detto. La politica costa è vero, ma a noi poveri Italiani che crediamo nella democrazia, che abbiamo ancora un ideale, un'illusione, i Parlamentari che si sono aumentati rimborsi e stipendi si sono presi gioco di noi. A cosa servono i rimborsi faraonici ai partiti, alla politica? A fare congressi vuoti di ideali e contenuti dove decidere sfolgoranti carriere che servono solo "agli utili idioti"; a regalare penne che non scrivono; a imbrattare muri con manifesti da avanspettacolo. "La politica costa" ma i politici non viaggiano gratis su treni, aerei, traghetti, autostrade? Non hanno prezzi speciali in ristoranti e alberghi? Non hanno agevolazioni per mantenere uffici di PR stile americano? "Italiota!!! Paga e zitto, noi siamo i tuoi rappresentanti, beccati questo portachiavi e vota per me!!!" Nessuno si è sognato di fare una contestazione, un girotondo, uno sciopero, un digiuno (buffonata di Mastella a parte). Invece tutti pronti a fermare l'Italia - fabbriche e trasporti - a settembre per l"'intoccabile" articolo 18 e per fare entrare in Parlamento un sindacalista no global. Sulla vergogna dei nuovi rimborsi ai politici neppure una parola, non se ne parla più.
Dott. Granzotto, dove sta il cambiamento? E la nuova classe dirigente?
Tutto questo mi ricorda 2 cose: i ladri di Pisa e le parole del Principe di Salina: "cambiamo tutto per non cambiare nulla".
Con immutata stima, cordialmente, Pierluigi Figallo - Milano -.