Gattopardi e Panchopardi 5. Egregio Dottor Mario Calabresi
 
Lettera aperta da Genova al figlio del commissario Calabresi a proposito di Carlo Giuliani
di Dino Cofrancesco
 
 
Egregio Dottor Mario Calabresi,
Le confesso che non riesco a comprendere come il figlio del compianto commissario possa scrivere per il gruppo editoriale Repubblica-Espresso. Tale gruppo, infatti, qualche settimana fa, allegò al suo periodico settimanale un CD su Carlo Giuliani,
a cura del Comitato che vuole intitolare la genovese Piazza Alimonda allo sciagurato no-global.
Storico del pensiero politico e studioso, per dovere d'ufficio, dei linguaggi e delle ideologie, non ho sufficiente competenza professionale per capire la differenza, sostanziale s'intende, tra la cultura che ha armato la mano di Giuliani e quella che ha armato la mano dell'assassino di Suo padre. Qualche differenza tra i due casi, per la verità, la vedo anch'io. La prima è il diverso esito dell'azione partigiana: Placanica ha sparato per primo ed è ancora tra i vivi, Suo padre, invece, non ha avuto neppure il tempo per reagire agli aggressori. La seconda è che Suo padre non era solo il simbolo del potere repressivo dello Stato ma, altresì, nella mente dei 'giustizieri', il responsabile della morte di Pinelli (circostanza attenuante, questa, che dovrebbe rendere lo Stato più indulgente nei confronti di Sofri, posto che sia colpevole!).
La terza riguarda la filosofia politica di Giuliani che non aveva certo la coerenza e la complessità di 'Lotta continua'.
La quarta sta nella diversa reazione al delitto delle due famiglie:
quella Sua è di persone perbene che non speculano -complici Cofferati & C.- sulla morte di un figlio cacciato di casa da molti mesi. Ripeto: non si tratta, però, di differenze sostanziali.
Ma non Le scrivo per questo bensì per porLe una questione di etica pubblica.
Rispondendo a un ascoltatore di Prima pagina (su Radio Tre), irosamente critico nei confronti di quanti -partiti, sindacati e centri sociali- hanno reso omaggio a Carlo Giuliani, a un anno dalla morte, Lei ha detto di non sentirsela di condannare nessuno che commemori qualcuno. Poiché ha fatto valere un principio, mi permetto di ricordarLe che le norme morali hanno un piccolo inconveniente: quello di essere universalizzabili, ovvero valide per tutti e incondizionatamente. Ad esempio, Lei dovrebbe applicare il Suo principio anche a una delegazione che deponesse fiori sulla tomba del neonazi, morto in uno scontro a fuoco coi carabinieri perché colto in flagrante mentre profanava un cimitero ebraico. Se la sentirebbe? In caso affermativo, la Sua etica politica sarebbe a dir poco eccentrica.
Un autentico liberaldemocratico, rivendica, a ragione, il diritto allo sdegno morale giacché, per lui, i morti non stanno sullo stesso piano e una Giorgiana Masi non ha nulla a che fare con un Carlo Giuliani.
Beninteso anche chi tentava di ammazzare un povero carabiniere ha un qualche diritto al rispetto che si deve al nemico ideologico - e che non contrasta col dovere di eliminarlo - ma esso è altra cosa da quello dovuto ai meramente diversi da noi. Che non si equivochi: la condanna in questione è solo morale, non giuridica.
La libertà di opinione è sacra e inviolabile e se qualcuno considera Carlo Giuliani la reincarnazione di Carlo Pisacane, deve poterne onorare liberamente la tomba o il luogo del 'martirio'.
Ma la tolleranza morale no! Il riconoscimento della libertà di movimento -fatto giuridico è politico- non comporta sempre l'onore delle armi e il rispetto delle convinzioni altrui.<Tu onori qualcuno e io non posso vietartelo ma tu non puoi negare a me il diritto di ritenere gli onori resi a un violento eversore un affronto ai Geni della democrazia liberale>. L'ascoltatore iroso le chiedeva una condanna morale.. non l'intervento dei poliziotti per sciogliere il corteo. Scrivendo per chi ha distribuito il CD accennato, Lei non se l'è sentita: non la giudico per questo; constato solo che, in famiglia, la virtù non è scesa <pe' li rami> e che anche Lei ha dato
il Suo piccolo contributo a quella confusione dei piani -morale, politico, giuridico-che è segno inequivocabile della decadenza di un popolo. Anche per Lei sembra suonata l'ora dei panchopardi e dei cesarini!
Cosa dirLe? <Si salvi chi può!>. Dino Cofrancesco da Genova.
Sia lodato panchopardi, sempre sia lodato!