Elogio dell'ipocrisia
Arafat. Sinistra e giornali ora faranno i conti con la realtà?
di Renzo Foa
 
Ora, solo ora si comincia a vedere nella politica e nei media che Yasser Arafat non è più credibile, non è più quell'interlocutore credibile ed indispensabile per risolvere la questione palestinese. I giornali si accorgono che il leader dell'Olp, uscito dal suo bunker di Betlemme dopo il lungo assedio israeliano, non è un leader popolare e che anzi si è preso molti fischi.
La Commissione europea si rende conto del fatto che l'ingente flusso di risorse destinato a investire sulla costruzione di uno Stato a Gaza e in Cisgiordania è invece in gran parte finito su conti svizzeri. I custodi dei diritti umani, quelli seri, si sono accorti che la giurisdizione dell'Anp non è fondata sul minimo indispensabile di legalità. Sta cedendo il teorema secondo cui senza Arafat sarebbe il disastro.
In realtà il disastro c'è stato e con Arafat. Questa nuova percezione della realtà avrà sicuramente molti effetti sul piano diplomatico e politico, soprattutto nella prospettiva della conferenza internazionale che Usa, Ue, Russia e Onu hanno deciso
di convocare.
Ma c'è di più. C'è che si sta infrangendo un mito, l'ultimo grande mito che ha tenuto insieme la sinistra moderata e quella estremista, il mondo cattolico e il perbenismo europeo. Cioè il mito di un leader a cui si sarebbe dovuto perdonare tutto, perché guidava il suo popolo all'indipendenza e soprattutto perché era il nemico dei nostri nemici. Gli è stato perdonato il terrorismo, gli sono state perdonate le violazioni dello Stato di diritto, gli è stato perdonato il no alle estreme proposte di accordo che gli aveva fatto Barak. Perfino la sua capacità di galleggiare in ogni tempesta è stata scambiata non per giustezza delle sue idee e delle idee di un popolo intero e non per quello che era, cioè intelligenza politica, furbizia, attitudine alla manovra, forse anche solo istinto di sopravvivenza. Il tutto nel nome del fatto che Arafat era una bandiera da sventolare in un'epoca in cui l'Europa e soprattutto la sua sinistra hanno cominciato a non vedere più orizzonti.
Inutile dire che erano almeno due anni che i fatti concreti dicevano che il leader palestinese o l'ex leader? stava portando il suo popolo alla rovina. Inutile ripetere che se, qui in Europa, si fosse avvertito anche solo un po' prima che il nemico dei nostri nemici stava aprendo un baratro, forse si sarebbe evitato l'ultimo sanguinoso epilogo. E' inutile.
Basti pensare che ancora pochissimi giorni fa stava per passare, grazie alla congiunzione di tanti istinti propagandistici, l'immagine del massacro di Jenin, cioè che una battaglia, anche sanguinosa, era stata un eccidio di civili da far impallidire Sabra e Chatila. Fortunatamente l'errore è stato corretto in tempo, anche se si è rischiata una topica storica.
La domanda di oggi è un'altra: la sinistra italiana sta perdendo un altro mito, forse l'ultimo che le resta.
Comincerà finalmente a fare i conti con la realtà?