Bossi rozzo, Bossi reprobo, Bossi Haider, anzi, Hitler; Bossi razzista, Bossi volgare, Bossi violento, Bossi...
Umberto Bossi, uno dei pochi politici italiani che ha il
coraggio di dire quello che pensa, anche se, a volte, lo dice in maniera ruspante,
è stato di nuovo crocifisso per la marcia anti-moschea della Lega
a Lodi.
Indubbiamente, quella manifestazione è stata inopportuna
dato che la nostra Costituzione, piaccia o no, mette
ciascuno nella condizione di professare la religione che vuole. Ma è
davvero così? Il dubbio si legittima con la cronaca, e la cronaca si
intreccia con le parole, certo molto infelici, di un alto prelato. Quando il
cardinale di Bologna Biffi propone fin’anco una regolamentazione
dei flussi migratori di extracomunitari in base all’appartenenza o no
al credo cattolico, il richiamo alle stelle di David
fatte stampare da Hitler sugli ebrei è legittimo. Marchiare
una persona per il suo credo religioso, il colore della sua pelle, il suo sesso,
la sua appartenenza politica e quant’altro si possa configurare come pretesto
per una discriminazione, è di una gravità che, evidentemente,
al cardinale Biffi sfugge. Ed è obbligatorio usare un
tempo verbale al presente dal momento che il prensule, non smentito dal Vaticano
(forte anche della farneticante Domunus Jesus del card Ratzinger),
non ha mai ritrattato la sua posizione cercando, anzi, di supportarla con argomentazioni
del tutto capziose.
Dopo qualche tiepido bau-bau, proveniente
soprattutto da settori atei, pauperisti e qualunquisti di certa sinistra, una
coltre di sospetto silenzio è calata sulla scena. Chiuso il primo atto
dal cardinale integralista, la Lega apre il secondo con la
marcia dei giorni scorsi. Anziché cercare di capire i motivi del disagio
e del diniego, la sinistra parte di nuovo lancia in resta per accusare il Polo
delle libertà che ha stretto un accordo elettorale con questa
gente pericolosa. Che la nostra sinistra sia una allegra combriccola di derelitti
(politicamente parlando) orfani di muri, Cremlini e falci & martelli, lo
si sapeva già con dovizia di fatti.
Quello che non torna, conto, è l’assoluta superficialità con cui il Polo ha accusato, legittimamente, la sinistra di strumentalizzazione elettoralistica (legittima anche questa visto che siamo in aperta tenzone elettorale) e dimenticato che il mandante della Lega si chiama S.E. mos. Giacomo Biffi, cardinale di Bologna.
Evidentemente, la favola che vuole gli italiani tutti ossequiosamente
cattolici, ha fatto perdere di vista a tutti, Polo e Ppi (compreso),
la gravità della provocazione di Biffi. Per
paura di inimicarsi il potente Vaticano, e, conseguentemente,
correre il rischio di perdere voti tra l’elettorato cosiddetto cattolico,
si è preferito sparare
contro la solita sparata della Lega, lasciando
cadere nell’oblio le parole del cardinale.
Vogliamo definirlo un errore tattico da parte di tutti? Sennò
dovremo considerarlo un prodromo di una campagna elettorale che, stavolta, potrebbe
davvero finire a cazzotti con Don Camillo-Berlusconi e Peppone-Rutelli
(e ci perdonino i due personaggi inventati dall’inimitabile Giovannino
Guareschi se li paragoniamo ai duellanti odierni) contrapposti, ad
ogni buon conto, per consolidare il loro potere e dimenticarsi, il giorno dopo
essere stati eletti, delle promesse fatte al popolo sovrano.