Insomma, fateci capire, la nave Italia va o non va?
di Giuliano Cazzola
 
Insomma, fateci capire: l'Italia cammina verso un inesorabile declino come sostengono i sindacati e l'opposizione oppure la nave va......?  In un paese normale la risposta a questo cruciale interrogativo non la si darebbe a casaccio, negando l'evidenza al solo scopo di far prevalere una parte politica ai danni dell'altra. Si consulterebbero i dati e si trarrebbero delle considerazioni documentate. Bene. Cominciamo allora dagli andamenti dell'occupazione, resi noti dall'Istat con riferimento al secondo trimestre del 2004. In generale, le posizioni lavorative alle dipendenze hanno registrato un tasso di crescita dello 0,6% (+ 92.000 unità), quelle autonome hanno segnalato invece una dinamica più accentuata (+ 71.000 unità). Quanto ai settori, si è avuto un singolare incremento in agricoltura pari al 4,7% (+ 42.000 unità), mentre l'industria in senso stretto ha perduto 23.000 addetti (- 0,5%). Praticamente stazionari i servizi (+0,4% come dato totale); in forte aumento il settore delle costruzioni (+ 4,8% in totale, con un
+ 4,7% dei dipendenti e un + 5% degli indipendenti). Come valutare e commentare questi dati? Va riconosciuto, innanzi tutto, che prosegue il trend positivo di un mercato del lavoro che si è sbloccato, grazie ai provvedimenti di riforma degli ultimi anni (dal pacchetto Treu alla legge Biagi). Inoltre, i dati stessi dimostrano l'infondatezza della teoria secondo la quale la nuova occupazione è tutta precaria. Se si considerano le classificazioni per posizione professionale della rilevazione sulle forze di lavoro Istat per il semestre del 2004 si nota, infatti, che, rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente, l'occupazione a tempo pieno è aumentata dell'1,2%, che i dipendenti "permanenti" registrano un + 1,5% (+ 1,7% quelli a tempo pieno), che gli occupati a termine decrescono del 5,6% (- 7,1% degli occupati a termine a tempo parziale). Certo è significativo l'incremento dei lavoratori indipendenti (+ 1,1%). Anche in questo caso, però, è più sostenuto (+ 2,5%) il trend di quelli a tempo pieno, a fronte di un crollo degli autonomi a tempo parziale (- 7,1%). Insomma, è possibile arrivare ad una prima conclusione: non vi è una contraddizione insanabile tra occupazione flessibile e stabilizzazione del mercato del lavoro. C'è inoltre una novità nelle nuove dinamiche dell'occupazione: è stato possibile incrementare il numero degli occupati nonostante le scadenti performance dell'economia che hanno in pratica rasentato la crescita zero. Eppure, anche l'idea di un'Italia che non cresce, che non è in grado di afferrare la ripresa internazionale sembra essere destituita di fondamento. Fino a ieri si riteneva (ma cosa ci stanno a fare i centri studi ?) che il modesto incremento del Pil riscontrato negli ultimi mesi e riportato su base annua, come segnale di una limitata inversione di tendenza, dipendesse essenzialmente dalla domanda interna (un'analisi questa che contraddiceva, peraltro, le teorie del generale e diffuso impoverimento degli italiani). Per quanto riguarda, invece, le esportazioni le analisi correnti annunciavano la perdita di competitività del paese e la riduzione della nostra quota nel commercio mondiale. Invece ecco la sorpresa: il mercato estero traina il fatturato dell'industria italiana che, in agosto, è salito ai livelli massimi degli ultimi tre anni segnando un incremento tendenziale dell'11%. Il forte incremento - secondo solo a quello del gennaio 2001 - è imputabile al successo dei prodotti del made in Italy sui mercati stranieri. Il fatturato estero dell'industria è salito in agosto di quasi il 17%. Nei primi otto mesi del 2004 il fatturato è salito del 3% grazie al + 3,2% registrato sul fronte estero e al + 3% sul piano nazionale. Buone notizie, dunque.
Ciò significa forse che siamo alla fine del tunnel? E' presto per dirlo, vista la situazione dei conti pubblici e le difficoltà della manovra di bilancio (che già richiede profonde revisioni). Ma non è sbagliato essere un poco ottimisti. E ricordare alla sinistra la considerazione che Amleto rivolge all'amico: "Ci sono più cose, Orazio, tra il cielo e la terra che in tutta la tua filosofia".