Otto x mille alla Chiesa?
Facciamo
prima i conti in casa Vatican
Report/2/Ior-Cayman?
Che c'entrino Tanzi & Parmalat?
VATICAN REPORT/2. INTANTO TUTTI
VANNO A FARFALLE....
VATICAN REPORT/2 -TUTTI I SEGRETI SONO NELLA CASSAFORTE
DELLO IOR (E NELLE ISOLE CAYMAN) UNA
BANCA STRANA, REGOLATA DALLA CONSEGNA DEL SILENZIO
IN NOME DEL SEGRETO DI
STATO….
Marina
Marinetti per Economy:
L’ultima volta che se ne parlò fu alla fine
degli anni Ottanta, quando si chiuse il caso del Banco
Ambrosiano. Per uscire dal crac lo Ior, allora guidato da
monsignor Paul Marcinkus, pagò 250milioni di
dollari ai liquidatori della ex banca di Roberto Calvi (meno di un
quarto dei 1.159milioni che, secondo il ministro del Tesoro dell’epoca,
Beniamino Andreatta, doveva alle consociate estere dell’azienda di
credito milanese). Da quegli anni nell’Istituto per le opere religiose molte
cose sono cambiate, altre sono rimaste identiche. Giovanni Paolo II lo ha
riformato nel 1990, affidandone la responsabilità a «laici cattolici competenti»
e riservando ai prelati una funzione di vigilanza. Dal 1989 alla guida
dell’istituto siede Angelo Caloia, professore dell’università
Cattolica di Milano, ex presidente del Mediocredito Lombardo e oggi a capo di
due società di Banca Intesa, una delle quali costituita in Lussemburgo. Identico
rispetto a 20 anni fa, invece, è il riserbo che circonda le attività della banca
vaticana. Lo Ior ha una sola sede, naturalmente dentro le mura della Città
Stato. Non ha altri sportelli e dispone di un unico bancomat. All’estero, Italia
compresa, non ha un ufficio, una rappresentanza, un punto d'appoggio fisico. E
non ha neppure accesso diretto ai circuiti finanziari internazionali. Per operare
in Europa si avvale di due grandi banche, una tedesca e una italiana. Si fa il
nome di Banca Intesa, della quale lo Ior possiede il 3,37% insieme con la
Banca Lombarda e la Mittel (il cosiddetto Gruppo bresciano dei soci), e di
Deutsche Bank; ma nessuno lo conferma con certezza. E non aderisce alle norme
antiriciclaggio sulla trasparenza dei conti.
Una banca strana, regolata dalla consegna del
silenzio in nome del segreto di Stato.
Tutto sotto il controllo
della Segreteria.
Il riferimento è la Segreteria di Stato del
cardinale Angelo Sodano. È stato lo stesso
Caloia a spiegare l’essenza dello Ior
in
un documento inedito che Economy pubblica in
esclusiva. In una dichiarazione scritta per la corte distrettuale della
California e presentata attraverso Franzo Grande Stevens, da 15 anni avvocato
dello Ior e membro nel consiglio di amministrazione di Ifil, la finanziaria che
controlla Fiat, il presidente della banca vaticana ha rivelato che «i
depositanti sono i dipendenti del Vaticano, i membri della Santa Sede, gli
ordini religiosi e le persone che depositano denaro destinato, almeno in parte,
a opere di beneficenza». Almeno in parte.
Caloia ha
affermato che «nel mio ufficio è la norma fare riferimento al cardinale
Angelo Sodano». E ha aggiunto: «Il
segretario
di Stato ha un notevole controllo sulla
progettazione e l’esecuzione di tutte le nostre attività, compresi i budget e le
operazioni».
Una lunga e illuminante dichiarazione, che termina
sottolineando la peculiarità dell’Istituto: l’immunità che deriva dall’essere
una banca di Stato, non sottomessa ad alcuna legislazione, né nazionale né
internazionale. «Niente in questa dichiarazione» ha infatti ribadito Caloia,
concludendo la sua testimonianza, «va inteso, né può essere preso come una
sottomissione alla giurisdizione di questa Corte, o una rinuncia a qualsiasi
diritto di immunità sovrana».
Interessi al 12% annuo.
Al suo arrivo allo Ior, 13 anni fa, Caloia trovò nei forzieri 5 mila
miliardi di lire e titoli soprattutto esteri. Oggi lo Ior amministra un
patrimonio stimato di 5miliardi di euro e funziona come un fondo chiuso, come ha
spiegato sempre Caloia. In pratica, ha rendimenti da hedge fund, visto che ai
suoi clienti garantisce interessi medi annui superiori al 12%. Anche per
depositi di lieve consistenza. Un esempio? La Jcma, un’associazione di medici
cattolici giapponesi, nel 1998 ha depositato 35mila dollari presso la banca
vaticana. A 4 anni di distanza si è ritrovata sul conto quasi 55mila dollari: il
56% in più. E se i clienti guadagnano il 12% medio annuo, vuol dire che i fondi
dell’Istituto rendono ancora di più. Quanto, però, non è dato saperlo.
Cayman sotto il controllo del Vaticano.
Quindi lo Ior
investe bene. Secondo un rapporto del giugno 2002 del Dipartimento del Tesoro
americano, basato su stime della Fed, solo in titoli Usa il Vaticano ha
298milioni di dollari: 195 in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine
(49milioni in bond societari, 36milioni in emissioni delle agenzie governative e
17milioni in titoli governativi) più 1milione di euro in obbligazioni a breve
del Tesoro. E l’advisor inglese The Guthrie Group nei suoi tabulati segnala una
joint venture da 273,6milioni di euro tra Ior e partner Usa. Di più è
impossibile sapere. Soprattutto sulle società partecipate all’estero
dall’istituto presieduto da Caloia.
Basta un esempio per capire dove i segreti vengono
conservati: le Isole Cayman, il paradiso fiscale caraibico, spiritualmente
guidato dal cardinale Adam Joseph Maida che, tra l’altro, siede
nel collegio di vigilanza dello Ior. Le Cayman sono state sottratte al controllo
della diocesi giamaicana di Kingston per essere proclamate Missio sui iuris,
alle dipendenze dirette del Vaticano.
Le beghe dei condomini dello
Ior.
E in Italia? Anche Oltretevere lo Ior mantiene il senso degli
affari. I diritti di voto dei 45milioni di quote di Banca Intesa (per un valore
in Borsa di circa 130milioni di euro) sono stati concessi alla Mittel di
Giovanni Bazoli in cambio di un dividendo maggiorato rispetto a quello di
competenza. E quando la Borsa tira, gli affari si moltiplicano. Un esempio? Nel
1998 non sfuggì a molti l’ottimo investimento (100miliardi di lire) deciso da
Caloia nelle azioni della Banca popolare di Brescia: in meno di
12 mesi il capitale si quadruplicò, naturalmente molto prima del crollo del
titolo Bipop. Ma il patrimonio dello Ior non è solo mobile. E dell’Istituto si
parla anche in relazione alle beghe con gli inquilini di 4 condomini di Roma e
Frascati che lo Ior, a cavallo fra il 2002 e il 2003, ha venduto alla società
Marine Investimenti Sud, all’epoca di proprietà al 90% della Finnat
Fiduciaria di Giampietro Nattino, uno dei laici della
Prefettura degli affari economici della Santa Sede, e oggi in mano alla
lussemburghese Longueville. Gli inquilini, però, affermano di sentirsi chiedere
il pagamento del canone di locazione ancora dallo Ior. Che nei documenti
ufficiali compare anche come Ocrot: Officia pro caritatis religionisque operibus
tutandis, con il codice fiscale italiano dell’istituto: 80206390587.
QUELL’ASSEGNO DA 2,5 MILIONI FIRMATO DAI CAVALIERI DI
COLOMBO
Per il 25esimo anniversario di pontificato, Giovanni
Paolo II il 25 ottobre 2003 ha ricevuto un assegno da 2,5milioni di dollari,
la rendita di un fondo d’investimento americano da 20milioni di dollari dedicato
a lui, il Vicarius Christi Fund. Il denaro è gestito dall’ordine cavalleresco
cattolico più grande del mondo: The Knights of Columbus, i Cavalieri di Colombo,
che conta su 1,6milioni di membri tra Stati Uniti, Canada, Messico, Porto Rico,
Repubblica Dominicana, Filippine, Bahamas, Guatemala, Guam, Saipan e Isole
Vergini. Alla Congregazione per le cause dei santi stanno vagliando la
canonizzazione di Michael McGivney, che ha fondato l’ordine 122 anni fa nel
Connecticut. Un omaggio a un’associazione che da anni vanta legami molto stretti
con la Santa Sede.
Il suo cavaliere supremo, Virgil Dechant, è uno dei
9 consiglieri dello Stato Città del Vaticano e anche vicepresidente dello Ior.
Mentre gli utili del Vicarius Christi Fund, nato nel 1981, sono consegnati ogni
anno a Giovanni Paolo II nel corso di un’udienza riservata ai cavalieri
americani. Con i 2,5milioni di dollari regalati a Karol Wojtyla
il 9 ottobre 2003, il totale delle donazioni dell’ordine cavalleresco al vicario
di Cristo ha superato i 35milioni di dollari. Nulla, in confronto ai 47miliardi
di dollari del fondo assicurativo sulla vita gestito dai Cavalieri di
Colombo, al quale Standard & Poor’s assegna da anni il rating più
elevato.
L’ordine investe nei corporate bond emessi da più di 740 società
statunitensi e canadesi e solo nel 2002, piazzando polizze sulla vita e servizi
di assistenza domiciliare ai suoi iscritti attraverso 1.400 agenti, ha incassato
4,5 miliardi di dollari (il 3,4% in più rispetto al 2001). Una parte delle
entrate, 128,5 milioni di dollari, è stata girata a diocesi, ordini religiosi,
seminari, scuole cattoliche e, ovviamente, al Vaticano che nel 2002, tra la
rendita del fondo del Papa, gli assegni alle nunziature apostoliche di
Usa e Jugoslavia, il contributo alla Santa Sede nella sua missione di
osservatore permanente all’Onu e quello per il restauro della basilica di san
Pietro, ha ricevuto dai Cavalieri di Colombo 1,98milioni di dollari.
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