Il Cinese a Bologna? Una babele di ideologie
Intervista a Giuliano Cazzola di Lucy dall'Ombra

 
        Cazzola,
    la prossima settimana si vota a Bologna che è la sua città. Chi diventerà sindaco secondo il suo parere?
 
Io voterò Guazzaloca, ma temo che vincerà Cofferati. E’ troppo vasto ed ha troppa voglia di rivincita lo schieramento che lo appoggia.
 
    Ma come, teme? Eppure lei conosce Cofferati ed ha lavorato con lui per molti anni.
 
E’ vero. E’ successo in un’altra vita. Per due anni – dal 1985 al 1987 - sono stato il “capo” di Sergio Cofferati: io ero segretario generale dei leggendari chimici della Cgil; il “Cinese” era il mio “aggiunto”. Nel manuale Cencelli della Confederazione, la direzione della Filcea (il sindacato dei chimici, per importanza la seconda categoria dell’industria), spettava ai socialisti, mentre i comunisti erano alla guida della Fiom io avevo un curriculum di tutto rispetto, con incarichi di grande prestigio alle spalle. Cofferati non era mai uscito dalla categoria (passando dalla Pirelli al sindacato provinciale milanese, poi alla segreteria nazionale).
Nei miei confronti Sergio fu molto leale e rispettoso dei ruoli; ma il vero leader della categoria era lui, non io. Impiegai, infatti, quasi interamente il tempo di permanenza nella categoria per cominciare a conoscere l’ambiente in cui mi muovevo, nonostante che l’esperienza fosse positiva e mi impegnassi parecchio, avvalendomi di un’onesta collaborazione del gruppo dirigente.
 
   Perché ci ha raccontato questo episodio?
 
Mi è tornata in mente quella lontana vicenda, pensando a Sergio Cofferati, candidato a sindaco della mia città. Vincerà, ma sarà sempre un sindaco in prestito. In fondo, ricoprire quell’incarico è un po’ come dirigere una categoria. E’ necessaria conoscenza
dei problemi che non si improvvisa, ma ha bisogno di sedimentarsi e perciò chiede del tempo. Svolgere il ruolo di segretario confederale è come fare il ministro: mettendosi a studiare i dossier con serietà, in qualche mese si riesce a formarsi delle idee. Quando si lavora in una categoria non è così: c’è da assorbire un insieme di conoscenze (di persone, posti di lavoro, processi produttivi) che richiedono pratica ed esperienza. Lo stesso accade alla persona che vuole fare il sindaco.
Guazzaloca (primo cittadino) somiglia al Cofferati (sindacalista dei chimici).
 
   Ci spieghi il paragone Cazzola
 
Il “Guazza” conosce la città come le sue tasche; come il Cinese conosceva i problemi delle fabbriche chimiche.
Adesso, Cofferati ha studiato, ha letto, si è documentato, ma non è riuscito ad afferrare l’anima della città. In questi mesi ha “giocato in casa”, ha parlato con i “suoi”, mediando tra le varie anime del suo mondo e limando parole e concetti (tanto che il suo programma elettorale potrebbe valere per qualsiasi città). Si è accinto a celebrare i riti imposti ai capi della sinistra: ha fatto il femminista con le compagne, l’ambientalista con i Verdi, il manager con gli artigiani, il pacifista con i “no global”, il giustizialista con i girotondini, il salottiero nei circoli dei quartieri alti, che gli hanno aperto le porte e servito i tortellini. Qualche volta Sergio si è pure recato alla messa in cattedrale. Ma chi lo ascolta, si accorge che il Cinese parla di una Bologna astratta, inventata, arrivata a lui mediante il filtro di una babele di ideologie.
 
   Eppure secondo lei ce la farà ugualmente?
 
Nel suo schieramento c’è una certa preoccupazione, nonostante che, sulla carta – stando ai voti dei partiti che lo appoggiano fin dall’inizio – il Cinese sia oggettivamente favorito. I timori dei dirigenti della Quercia non derivano soltanto dagli effetti devastanti che avrebbe un’ulteriore batosta dopo quella del 1999 (che fece il giro del mondo). Allora l’outsider Giorgio Guazzaloca sconfisse una onesta funzionaria di partito di nome Silvia Bartolini. Se il sindaco uscente dovesse rivincere a giugno, per la sinistra sarebbe una disfatta. L’Ulivo avrebbe mandato a Bologna la persona davanti a cui “tremava tutta Roma”, il santone delle adunate komeiniste, soltanto per incassare un insuccesso ancora più clamoroso. Cofferati se lo meriterebbe di perdere, nella città di Marco Biagi.
Ma la giustizia non è di questo mondo.
 
  Ma Guazzaloca non sembra preoccuparsi troppo
 
Al dunque, Sergio Cofferati è l’avversario migliore che Guazzaloca potesse pretendere. Se vincesse il “Cinese”, l’ex macellaio potrebbe sostenere che gli avversari hanno dovuto mandare in campo uno dei loro “fuoriclasse” per riconquistare Bologna.
Se Guazzaloca venisse rieletto, il caso passerebbe alla storia. E la sconfitta di Cofferati diventerebbe, per la gauche, il segnale di un grave declino, non solo nella città ex vetrina. I bolognesi sapranno cogliere la differenza tra i due contendenti: il “Guazza” intende servire Bologna (come ha fatto, con onore, negli ultimi cinque anni); Cofferati vuole servirsi, per altri scopi, di una città che non può amare perché gli è estranea. Come se si trovasse – canta il suo sponsor Francesco Guccini - “tra la via Emilia e il West”.