l'Italia, sembrava seria, con l'Asse Cgil-Lega torna nella m.... elma
l'Appello dei Giovani universitari
di Artemio Ruggeri
E le
pensioni? Per anni, si è ritenuto che le riforme degli anni '90 (in
particolare quella del 1995) fossero in grado, a regime,
di portare in equilibrio il sistema. Si
trattava -secondo queste tesi- di smaltire l'effetto del pensionamento della
massa dei baby boomers (con un picco di uscite intorno al 2030),
superato il quale la spesa sarebbe rientrata in un quadro di
normalità).
Nel suo primo Rapporto congiunto l'Unione
europea ha introdotto invece una variante sul piano dell'analisi.
La sfida
dell'invecchiamento consisterà in
una consistente accelerazione del fenomeno nei prossimi decenni,
dovuta a 3 fattori principali:1) l'età del pensionamento della generazione del
boom demografico; 2) il costante aumento della speranza di vita; 3) il calo della fertilità dopo gli anni 70". Il
primo di questi fattori (il solo che le politiche di riordino degli Stati
prendono in considerazione) creerà uno squilibrio demografico temporaneo, mentre
gli effetti degli altri due fattori sono costanti.
La combinazione dei 3 fattori porrà una
notevole sfida finanziaria -prosegue il Report- ai sistemi pensionistici nei
prossimi decenni, quando il numero dei pensionati aumenterà rapidamente a fronte
di una diminuzione della popolazione in età lavorativa.
Tale
considerazione deve indurre a rivisitare non solo la fase di transizione
(che per altro, in Italia, si avvia a "mandare a regime" taluni
aspetti significativi quali il pensionamento di anzianità), ma a riconsiderare
l'adeguatezza delle prospettive di lungo termine, specie riguardo il limite
del pensionamento flessibile riformato (compreso tra 57 e 65 anni).
La logica
delle riforma Dini è nota: vi opera un meccanismo di correzione
attuariale (riadeguato ad ogni decennio rispetto agli andamenti demografici)
che, in pratica, determina un'incentivazione per chi prolunga la permanenza al
lavoro e una penalizzazione economica per chi esce precocemente. Tale
impostazione, ad avviso di chi scrive, contrasta non solo con le attese
demografiche, ma anche con le finalità di un sistema pensionistico pubblico, al
quale non spetta di funzionare come una cattiva forma assicurativa, erogando
assegni modesti a persone ancora in grado di lavorare, ma di tutelare nel
migliore dei modi possibili l'evento-vecchiaia. E' senz'altro necessario,
quindi, che la soglia del pensionamento sia rimodulata secondo i nuovi scenari
demografici.
Nell'impianto della riforma Dini è il passato a
condizionare il futuro:
il limite dei 57 anni che opererà anche a
metà del secolo è il medesimo a cui perverrà nei primi anni il requisito
anagrafico del pensionamento di anzianità. Il che è non solo immotivato, ma
assurdo. E' necessario allora non confinare il dibattito soltanto sugli aspetti
della transizione meritevoli di ulteriori interventi, ma anche sulle esigenze di
riordino futuro, in particolare per quanto attiene alla questione centrale
dell'età pensionabile. Gli interventi, puntualizzati di seguito e desunti dalle
proposte avanzate da Renato Brunetta e Giuliano
Cazzola -oltre a realizzare una maggioreequità intergenerazionale e a
collegarsi coerentemente alle revisioni future- devono tenere conto delle
esigenze della finanza pubblica nella prospettiva del pareggio di bilancio e dei
vincoli del patto di stabilità, a cui il settore previdenziale non può
sottrarsi.
Introduzione pro rata del metodo
contributivo per tutti a partire dal 1°gennaio 2004
L'effetto di questa
misura produce risparmi modesti ma crescenti nel temponon tanto per il
meccanismo di calcolo in sé, quanto piuttosto per l'applicazione dei
coefficienti di correzione attuariale che vi sono connessi(almeno per la quota
calcolata col metodo contributivo).
Modifiche al
pensionamento di anzianità
-Fino al 31.12.2005, a coloro che vanno
in pensione anticipata facendo valere requisiti inferiori a 57 anni di età e 35
di contributi oppure a 40 anni di versamenti, si applica il calcolo contributivo
(e di conseguenza i relativi coefficienti di trasformazione) con decorrenza
retroattiva dal 1°gennaio 1996;- sono rimodulate le "finestre", nel senso di una
riduzione ad una sola nel corso dell'anno con accorpamento delle altre
all'inizio dell'anno successivo; -accelerazione dell'andata a regime (rispetto
all'attuale traguardo del 2008) del canale solo contributivo, in modo di
arrivare a 40 anni di anzianità, nel 2006, nello stesso anno in cui, nell'altro
canale, si raggiungono, in tutte le fattispecie considerate, i 57 anni di età e
i 35 di contributi; - contributo di solidarietà dello 0,50% sulle pensioni di
anzianità in vigore al 31.12.2003, limitatamente alla differenza tra l'importo
dell'assegno percepito
e l'importo della pensione media di
vecchiaia erogata dall'ente a cui il pensionato è iscritto. riposizionamento
dell'età pensionabile- dopo il 2006 (si consideri che il metodo contributivo
sarebbe già in vigore pro rata) lo schema dei requisiti previsti per il
pensionamento di anzianità viene ridefinito gradualmente, entro il 2014) secondo
due percorsi distinti: 62 anni di età con 40 anni di versamenti oppure 42 anni
di versamenti a qualunque età anagrafica;- il pensionamento di vecchiaia
(unificato) nel sistema contributivo rimane flessibile, ma nella fascia compresa
tra 62 e 67 anni. Sono ridefiniti in tal senso i coefficienti di
trasformazione.
Di questi argomenti
si è parlato nelle scorse settimane, anche con gli univeritari della Luiss, che
hanno evidenziato il problema in un loro appello (riportato qui in
calce). L'Italia sembrava essere diventato un
paese serio.
Alla fine però si è
rinsaldata l'asse conservatrice Cgil-Lega. E tutto è tornato nella melma.
I Giovani al Parlamento: e le pensioni?
Iniziativa a
cui puoi aderire qua in calce all'appello
Chissà perchè l'"informazione" non informa mai sui
giovani tranne che su spinelli, morti del sabato sera,
tragiche
distruzioni di massa durante i G8, e, se non di eventi affini ai G8, ma
quasi, delle manifestazioni
no-global.
Fine-Punto. Però, l'informazione,
lamenta che i giovani non leggono i quotidiani e non seguono i TG.
Certo che, se i giovani "non tirano copie" e,
quindi, non se ne scrive, impedendogli così di identificarsi e
riconoscersi tra loro, "non tireranno" mai e continueranno a non essere
consumatori di carta stampata e TG. No? Giuliana D'Olcese
Il nostro Appello ai
parlamentari italiani.
Noi giovani studenti
universitari in procinto di entrare nel mercato del lavoro e giovani lavoratori,
siamo consapevoli di rischiare l'esclusione da un sistema pensionistico
concepito in funzione di una realtà economica, demografica e sociale
completamente diversa da quella attuale. L'aumento
della vita media, l'allungamento dell'aspettativa di vita al pensionamento e la
diminuzione delle nascite (fenomeni non compensati dai pur necessari apporti
dell'immigrazione) impongono alla "vecchia” Europa di affrontare la questione
previdenziale per quel che, letteralmente, è: una questione epocale.
L'iniquità nella distribuzione di oneri e benefici
tra le generazioni, come e più dell'insostenibilità finanziaria, impongono a
politici che vogliano essere coraggiosi e lungimiranti, di intervenire subito
con correzioni radicali dei sistemi previdenziali: ogni mese che passa senza che
nulla venga fatto, prepara inevitabilmente interventi più dolorosi. In tutta Europa, ormai, è in corso un duro confronto fra le
potenti lobby, politiche e sindacali, dello status quo e i Governi, di
orientamenti diversi, che avanzano seppur timidi tentativi di
riforma.
In Italia, paese dove
tanto gli squilibri demografici quanto la generosità degli attuali sistemi
pensionistici sono più accentuati che altrove, la discussione resta confinata
tra posizioni improntate ad un massimalismo conservatore da una parte e proposte
di riforma del tutto inadeguate dall'altra. Nessuna parte politica, pur con
importanti ma limitatissime eccezioni, sembra consapevole che pensare al futuro,
di milioni di cittadini e del paese nell'insieme, significa oggi, non solo ma
innanzitutto, riformare il sistema previdenziale. Con
questo appello, non intendiamo sostenere un modello di riforma piuttosto che un
altro, ma intendiamo manifestare l'inquietudine ed il timore della nostra
generazione, sempre più esclusa dalla cittadella dei "diritti" e delle garanzie,
per la quale si sta preparando un futuro di "pensionati poveri". Sappiamo che non vi è ragione, né economica né sociale, che
giustifichi l'inerzia su questo tema. E' su questa
base che lanciamo un appello ai parlamentari italiani affinché si apra
urgentemente la via per una riforma incisiva del sistema previdenziale, che non
può più gravare così pesantemente sul nostro avvenire professionale, sulle
nostre esistenze, sulle risorse presenti e future della nostra
generazione.
Pensiamo al futuro dei giovani
di oggi - Riformiamo le Pensioni
Iniziativa e convegno promossi da
Radicali italiani con l'adesione del quotidiano di sinistra “Il Riformista”
e della “Free Foundation”, tenutisi alla Luiss -Università Guido Carli-. Con
Pedro Solbes Commissario Europeo Affari Economici e Finanziari: "Pensioni
tra “padri” e “figli”: perchè la riforma “è ineludibile”. Riccardo Faini Università Luiss, Tito
Boeri Università Bocconi Fondazione Rodolfo Debenedetti, Giuliano Cazzola editorialista ed esperto di temi previdenziali,
Henri Bogaert Presidente del Gruppo di lavoro sull’invecchiamento
della popolazione presso l’Economic Policy Commitee. Interventi: Gli
studenti: presentazione dell'appello “Pensioni: un po’ per ciascuno”,
indirizzato al Parlamento italiano. www.riformiamolepensioni.org
La bomba ad orologeria delle pensioni
e le scelte legislative: contro la politica dello struzzo, una riforma “vera”.
Con Benedetto
Della Vedova eurodeputato, presidente Radicali Italiani, Renato
Brunetta eurodeputato Forza Italia,
la Free Foundation,
Marco Follini Pres. UDC, Franco Debenedetti
senatore DS-Ulivo, Enrico Letta responsabile economico
Margherita Segr. Generale Arel.