Sì, Federica
Cattaneo ha ragione; che che l'Istituto Referendario, unica
"arma" Costituzionale, politica e sociale a disposizione del popolo per
deliberare, venga cinicamente e spudoratamente usato a meri fini politici
di parte, ad usum delfini, or da questo or da quello, che inducono a farne
disattendere la partecipazione popolare. Sono decisamente per il NO al Referendum sull'Art.18 e ritengo gli effetti del SI'
disastrosi per il Paese, quindi, voterò NO. Ritengo inammissibile, però, la "COPERTA" fin qui stesa sul Referendum da Governo e maggioranza.
La Democrazia si difende, e la si fa difendere, con la partecipazione come
dichiara qua la Cattaneo e come, se pur con argomentazioni diverse, ha scritto
Paolo Mieli sul Corsera. Virus.
Un "Accordo tra Gentiluomini"
di Renzo Piccolo -
Comitato per i diritti dei cittadini
La democrazia diretta non
è di centro, di destra, o di sinistra,
è il coinvolgimento di tutti i cittadini che da soggetti passivi si trasformano
in elettori attivi, tanto da imporre le loro scelte agli
amministratori.
Ernest Junger ha scritto: «...(nella società) fra il grigio delle pecore si celano
i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cosa è
la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c'è anche
il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla
massa e che il gregge si trasformi in branco. E'
questo l'incubo dei potenti»
Da tempo conosco uomini che conducono la loro battaglia contro
le menzogne e la disinformazione di Stato sugli effetti del fumo passivo,
contro la persecuzione e la limitazione dei diritti del cittadino con
lo Stato "amico" che è pronto ad importi la retta via. E così fioccano limitazioni e divieti: non bere, non mangiare,
non fumare, non sono più raccomandazioni, ma imposizioni.
I messaggi sono proposti
con toni sempre più terroristici e inaccettabili. Ci siamo posti il quesito
sul proselitismo (quello che è riuscito difficile a coloro che, per esempio,
hanno liste incomplete e non si presentano dappertutto) ed abbiamo cominciato
con un annuncio economico in ottobre del 2002. Era una provocazione. Si
sono avvicinati a noi uomini della più diversa provenienza, e tutti hanno
convenuto sulle questioni di principio, e sull'unica politica possibile
per uscire dalle sabbie di un confronto destra-sinistra che non ha più alcun senso se non quello della rissa,
del disconoscimento e della delegittimazione reciproca. Persone sinceramente
convinte (pur con radici culturali diverse) hanno coinvolto altra gente,
e questo ci ha consentito di presentarci autonomamente sia al Consiglio
comunale, sia in tutte e 7 le circoscrizioni di Vicenza.
E' oggi molto difficile prevedere
alleanze, sia per la nostra peculiarità, sia perchè altri, quando propongono
bilanci partecipativi o elezioni primarie al loro interno, propongono
soluzioni meno efficaci della nostra. E del resto anche queste, allo stato
attuale,
non sono che le solite promesse!
Per inciso, non dimentichiamo che mentre nella precedente elezione ci
eravamo fidati delle promesse non mantenute del centrodestra,
il centrosinistra nemmeno ci consultò.
Insomma, la conclusione è che dei partiti tradizionali non ci si
può fidare. Il continuo aumento dell'astensionismo
elettorale è lì a dimostrare proprio questo. L'unica alleanza possibile
è rappresentata dalla possibilità che una forza che vada al ballottaggio
s'impegni, entro 100 giorni dal suo insediamento, a fare quelle riforme
di democrazia diretta (la cui responsabilità spetta al Consiglio comunale
e a nessun altro) che sono l'unico contenuto del nostro programma politico-amministrativo.
Ma questa
volta le promesse dovranno essere basate sul qualche cosa di ben più solido
che un "accordo tra gentiluomini".
La democrazia diretta non è di centro, di destra, o di sinistra,
è il coinvolgimento di tutti i cittadini che da soggetti
passivi si trasformano in elettori attivi, tanto da imporre le loro scelte
agli amministratori. A questo punto, sia chi diserterà le urne,
sia coloro che sceglieranno le forze tradizionali, non avranno altra giustificazione
per rammaricarsi dell'attuale stato di cose.
Sul referendum, invece, buone notizie
di Benito Marziano
In questo periodo fioccano i "benevoli" consigli agli elettori
di andarsene al mare il 15 e 16 giugno e disertare il voto nel referendum per
estendere l'art. 18 ai lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti.
Stupisce, ma non tanto, che questi disinteressati consiglieri parlino la stessa
lingua, siano essi di centro-destra o di centro-sinistra, che è poi la stessa
lingua della Confindustria, della Confcommercio, di imprenditori, padroni,
mezzipadroni e padroncini di ogni risma, tutti, lancia in resta, a difendere gli
interessi dei lavoratori e cercar di convincerli che l'estensione a tutti
dell'art. 18 sarebbe la rovina loro, e del paese. Ma senza dimostrarlo! Però,
comprendendo, forse, che i cittadini non sono degli emeriti imbecilli, incapaci
di capire i loro interessi e quindi finiranno col votare Sì, tentano di mettersi
al sicuro, meglio, cercando di convincerli a non andare a votare.
Maldestro
e maligno espediente, certi di perdere, per tentare di vincere in altro modo. E
qui tutti d'accordo: Berlusconi, Fini, Bossi, il filosofo (?)
Buttiglione e ruote di scorta
varie. E poi D'Alema, Fassino e metà querciaioli (mezzo
partito, in disaccordo, voterà Sì), dimentichi che, un tempo, come tutta la
sinistra, facevano anche loro una bandiera di democrazia non soltanto del
diritto di voto per tutti i cittadini, ma anche del dovere di esercitare tutti e
sempre quel diritto. Ciò che ha dimenticato anche Rutelli che, pure lui,
consiglia il tutti a mare di craxiana invenzione. Eppure, non dovrebbe invitare
gli elettori a disertare un referendum, grande espressione di democrazia
partecipativa, proprio lui che un tempo è stato un grande referendario.
Finalmente, poi, ha parlato anche
Cofferati e ci ha fatto sapere che anche lui se ne andrà al mare.
E
con ciò ha ottenuto 2 risultati, 1.: aver dato l'impressione che in CGIL è passato senza lasciar traccia: né eredità né eredi,
se è vero che CGIL, a soli pochi mesi da quando è
andato via, si è schierata per il Sì; 2.: che Cofferati da aspirante leader politico la prima grossa
topica (prima in politica), l'ha già infilata, se un sondaggio, apparso sui
giornali ci rivela che ben il 39,9 % degli intervistati dichiara che la sua
posizione sul referendum indebolisce la sinistra. Come alla sinistra non
bastasse già. Infine vogliamo ricordare che nei giorni scorsi anche Trentin (altro cattivo seminatore d'altri tempi in CGIL), e ieri pure Treu
(dimenticato ministro del governo dell'Ulivo), hanno consigliato agli
elettori di astenersi.
Chiediamo venia ma ci sgorga dal cuore di
mandarceli noi al mare dicendo: "Ma vatti a fa' un bagno". Nonostante il
fastidio che ci procurano i cattivi consigli di tutti questi bravi difensori dei
lavoratori, sul referendum, buone notizie ce ne arrivano: a detta di alcuni
sondaggi è probabile la vittoria dei Sì. Benito
Marziano.
Prefetti e Potere Politico.....
di Gino De
Pauli
Nel libro di
George Orwell 1984 alla pagina 211
c'è tutto.... è spiegata molto bene la
realtà che viviamo, ci assaltano in casa,
ci ammazzano senza che nessuno
faccia qualcosa, noi a Montegrotto con le nostre 1580 firme consegnate al
Prefetto qualcosa abbiamo fatto ma la verità sta nel testo di Orwell.
La gente, le persone "Basse" non ce la
faranno mai a sollevarsi a ribellarsi,
il testo spiega bene tutto ma
nonostante sia la realtà noi non ce la facciamo a darci per vinti
e, se accadrà l'irreparabile, ci
mobiliteremo. Ecco la pagina tratta da 1984
di Orwell:
"Gli scopi di questi 3 gruppi sono del tutto inconciliabili
fra loro. Lo scopo del gruppo che chiameremo delle
persone Alte é quello di restare dove sono.
Lo scopo delle persone Medie é quello di sostituirsi alle
personae Alte.
Lo scopo
delle persone Basse, quando esse hanno uno scopo (perché é una
peculiare caratteristica delle Basse d'esser
troppo schiacciate dal peso del lavoro, durissimo e servile, che prestano per
essere, se non di tanto in tanto, coscienti di qualche cosa che non siano le
preocupazioni della vita quotidiana) é quello di abolire ogni distinzione e
creare quindi una società in cui tutti gli uomini siano eguali". Così la storia registra, attraverso tutte le età, una lotta, che é sempre
la stessa nelle sue linee essenziali e che non fa che ripetersi, con incessante
regolarità per lunghi periodi, gli Alti sembra che
tengano sicuramente il Potere, ma prima o poi viene sempre un momento in cui
perdono la fiducia in se stessi o la capacità di governare stabilmente, ovvero
le perdono entrambe. Essi vengono rovesciati allora, dalle persone Medie che
reclutano al loro fianco le Basse, dando loro a intendere che combattono per la
libertà e per la giustizia. Una volta raggiunto il loro obiettivo, le Medie
respingono le Basse nella loro previa posizione servile, e divengono esse stesse
le Alte. Subito senza dar tempo al tempo, un nuovo
gruppo di persone Medie sbuca fuori da uno degli altri due gruppi, ovvero da
tutti e due, e la lotta riprende immutata.
Dei 3
gruppi, soltanto quello delle persone 'Basse' non é mai, nemmeno per breve
tempo, capace di riuscire nei suoi scopi. Sarebbe una esagerazione affermare
che, attraverso la storia, non ci sia stato alcun progresso di specie materiale.
Anche
oggigiorno, in un periodo di decadenza, l'uomo medio é fisicamente più
progredito di quanto non lo fosse pochi secoli fa. Ma nessun accrecimento della
ricchezza, addolcimento di sitemi di governo, né alcuna riforma o
rivoluzione sono riusciti mai a portare innanzi di un millimetro il sogno
dell'uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista delle persone che abbiamo
convenuto di chiamare Basse, nessun mutamento storico ha mai significato
qualcosa di più che un cambiamento nei nomi dei padroni........" Non vi sembra che oggi queste
parole siano d'attualità? Di noi semplici cittadini a Sua Eccellenza
il Prefetto di Padova Lombardi (tra le persone
Alte) "non gliene può frega' de' meno" e noi persone Basse
fatichiamo a capire che é indispensabile iniziare a
tirare fuori dalla sabbia non solo la testa ma la nostra dignità che é
tutto ciò che rimane a noi persone basse. E' solo questione di tempo ma accadrà anche a
Montegrotto che ammazzeranno qualcuno come é successo a Fiesso D'Artico ma mi
creda scateneremo una raccolta di firme e una mobilitazione
tale che Sua Eccel. dovrà fuggire in fretta e furia da
Padova. Gino De Pauli Presidente Comitato Cittadini
Vittime di Furti Montegrotto Terme ginodepauli@virgilio.it
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Stralcio
da "La farsa dei
distinguo. Referendum Imbarazzi e
Doppiezze"
- scritto da Francesco Merlo sul
Corsera.
Piero Fassino ha prodotto
il più straordinario dei pasticci lessicali: «Se c'è il quorum e vince il Sì, io
perdo tutto.
Ecco perché non scelgo il No». E Carlo Ghezzi, che nella Cgil è il cofferatiano di destra dice «no al Sì e no al No».
Gloria Buffo ha scritto su Aprile un
articolo intitolato: «Più Sì che No». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che nella testa ha un No convinto, sceglierà il «Sì
critico», vale a dire la scissione di sé. Il dalemiano di destra Giuseppe
Caldarola sogna un'Italia di sinistra che voti No,
fortissimamente No, e dunque, in base alla legge che
rende uguali i contrari, ha suggerito un «Sì tattico»
per impartire co-Sì una severa lezione, non a se stesso e a tutti gli altri
sostenitori del No, ma a Cesare Salvi e al «Sì polemico». I comunisti di Cossutta, anch'essi per il
No, scelgono il «Sì
tecnico», in segno di disprezzo verso Bertinotti, promotore di questo
referendum sull'estensione dell'articolo 18, che è diventato un manicomio, il
ballo in maschera dell'irresponsabilità, l'irrisione involontaria di se stessi,
il festival del tic linguistico, della parola insensata a cui affidare
l'inconfessabile.
Solo a Massimo D'Alema, come sempre, è
stata attribuita una posizione dichiaratamente peccaminosa e conturbante:
«Il Sì è una
tentazione». Nessuno, come si vede, farà quello che ragionevolmente
pensa. In pochi se la sentono di votare No, come pure
vorrebbero, perché così voterà il vituperato Silvio Berlusconi. L'ossessione di
complicità col nemico produce paradossi, assurdità logiche, immaginazioni
deliranti, sdoppiamenti e triplicazioni di personalità.
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Le
contraddizioni a sinistra - di Paolo
Carotenuto.
Le contraddizioni a
sinistra si moltiplicano: dalle comiche contorsioni di Fassino e dei Ds per motivare il loro NO "personalissimo" al referendum travestito da invito
all'astensione che vorrebbero far passare come posizione neutrale rispetto al
quesito referendario, si passa alle ridicole congetture della Cgil di Epifani che voterà SI ad
un referendum che ritiene sbagliato. Un modo per auto denunciare pubblicamente
le proprie responsabilità nell'appoggiare un referendum che non dovrebbe
esistere. Così Epifani ha presentato una relazione del tutto sconclusionata,
tale da accogliere le ragioni del no, ma costretto ad assumere la posizione
ufficiale e formale di appoggio del si. Ma il capolavoro di Epifani non si ferma
qui, perché conclude che la Cgil si limiterà ad un semplice invito a votare si,
senza prodigarsi attivamente nella propaganda appoggiando i comitati
referendari. La verità è che la Cgil è vittima e schiava della sua stessa
demagogia, di mesi e mesi di menzogne e slogan gridati contro il governo per
creare ad arte un clima di tensione e pressione permanente ergendosi a difesa di
diritti falsamente messi in discussione. Ma la Cgil si è
vista scavalcare nella sua foga dall'iniziativa di
rifondazione comunista, e da allora non è stato più lo stesso sindacato.
Oggi Epifani appare ridicolo rappresentante di un sindacato che mostra il suo
squallore indecente quando dalla sua base si levano fischi e contestazioni
contro i rappresentanti di altri sindacati (vedi Pezzotta) che hanno avuto
l'onestà e la dignità di esprimere la posizione più giusta e onesta, senza
prendere in giro i lavoratori, i propri iscritti e se stessi. Ma ancor più
singolare è stato apprendere come il sindacato rosso sia giunto a questa
decisione. Sono state 5 le posizioni nel
direttivo, dal segretario Epifani orientato per un tiepido Si, ai dalemiani e fassiniani orientati all'astensione,
passando per il Si dei rifondaroli ed arrivando
al clamoroso astensionismo della Maulucci
segretaria confederale ed amministratrice della Di Vittorio) o la libertà di
voto (i 3 segretari confederali Casadio, Grezzi e Passoni) dei cofferatiani. Poi
il direttivo si è ricompattato con il ritiro dei 4 documenti alternativi a
quello del segretario votato a maggioranza con 127 voti su 158. Anche per
la Uil si tratta di un referendum sbagliato, e da persone coerenti e serie
non voteranno.