Il Referendum? Piccioni Fave & Pecoroni sì,
ma riscattati dalla modernità
Giuliano Cazzola - Comitato per il NO - Paolo Ferrero P.R.C. promotore Referendum sull'Art.18
dello Statuto dei lavoratori, ed altri contributi analitici e critici
Interviste e reperimenti testimoniali di Lucy dall'Ombra
 
Caro Cazzola, non le sembra che la campagna referendaria sull'articolo 18 non decolli e che i cittadini elettori (le 'pecore') sono tenuti nell'ignoranza pressochè totale che il 15 giugno si va a votare?
E' vero. Persino i protagonisti della "guerra civile" dei primi mesi del 2002 si sono defilati. Berlusconi non ne parla mai, Cofferati ha sollevato obiezione di coscienza (non vuole dividere la sinistra). Il primo ha consegnato in caserma l'esercito, il secondo si è rifiutato di mettersi alla testa delle sue truppe.
Per quali motivi?
Le spiegazioni di tali comportamenti possono essere molte. Una mi sembra fondamentale. La battaglia sull'articolo 18 è già stata combattuta. Si è svolta senza risparmio di mezzi e di colpi; ma si è trattato comunque di un conflitto con armi convenzionali. Ora, col referendum, si rischia di passare all'armamento nucleare. E nessuno neppure Bertinotti, che da sindacalista "negoziò" la legge n. 108/1990 per scongiurare il referendum estensivo della reintegra, promosso da Democrazia proletaria è tanto folle da credere che questo povero paese possa sopportare una disciplina dei licenziamenti tanto vincolistica, come quella che risulterebbe da una vittoria del sì il 15 giugno. De Gaulle diceva sempre che non è possibile governare un paese, come la Francia, dove esistono 400 tipi di formaggio. Sarebbe tanto più impossibile sia per la destra che per la sinistra amministrare una nazione nella quale il barbiere sotto casa potrebbe essere portato in Cassazione se licenziasse il proprio lavorante. Ma c'è di più. Il tentativo di rivedere la disciplina del licenziamento individuale si è chiuso con il compromesso del patto per l'Italia.
Come si è concluso?
Con un successo dei sindacati riformisti, i quali hanno concesso al Governo una via d'uscita. Per questo motivo, il referendum (queste iniziative sono sempre delle bombe a scoppio ritardato che deflagrano in una situazione politica completamente diversa da quella in cui furono raccolte le firme) ha rischiato di trasformarsi in un autogol (non a caso la questione è esplosa nel campo dell'opposizione politica e sindacale), perché forniva l'occasione al Governo e alla maggioranza di riaprire, con una azione di contropiede, la disfida chiusa nel luglio 2002. Il centro-destra non se la è sentita.
Ha fatto bene il centro-destra o ha sbagliato?
Probabilmente è stata la scelta giusta. Alla prova dei fatti, sulla linea della sconfitta del referendum con il non voto, è schierato un ampio fronte variegato (da Berlusconi a Cofferati), che non si sarebbe mai trovato insieme se la Casa delle libertà avesse cercato -dando battaglia aperta- una rivincita. Anche il Prc e la Cgil (Epifani lo ha dichiarato esplicitamente) hanno interesse ad ottenere una schiacciante maggioranza dei sì tra la minoranza di elettori che si recheranno a votare: in sostanza, perseguono l'obiettivo di un successo del sì nella sconfitta del referendum per mancanza di quorum, dal momento che per loro la vicenda è soltanto un ulteriore episodio del "duello a sinistra". Il centro-destra prende due piccioni con una fava: vince nel referendum senza inimicarsi le componenti sindacali e sociali moderate e senza doversi impegnare in una battaglia complessa.
Come sarà l'Italia dopo il 15 giugno?
La stessa di prima. Dalle urne uscirà la rappresentazione dell'Italia reale: un paese caratterizzato da una forte minoranza che si oppone al cambiamento e da una maggioranza che non la cultura, la forza e il coraggio politico di guidare la modernizzazione di una società che pretende di continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità.
Grazie caro Cazzola, certo è che politica e politici di questo Paese rischiano fortemente di fare la stessa fine dell'Istituto 
Costituzionale Referendario invalidato e sputtanato, a turno, da tutti i partiti di destra, di centro e di sinistra. Da Bertinotti, infatti, fino a Berlusconi, se ne sono serviti con autentico cinismo politico, a secondo che la materia del contendere facesse loro comodo o scomodo, per aizzare all'astensionismo e, 'le pecore', si sono fatte sfilare l'unica arma Costituzionale per opporsi efficacemente alla partitocrazia di regime. Ernest Junger ha scritto: «... (nella società) fra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cosa è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco.
E' questo l'incubo dei potenti»
 
Intervista a Paolo Ferrero, segreteria nazionale Rifondazione Comunista
 
Perché voi di Rifondazione Comunista avete promosso un referendum per estendere a tutti l'articolo 18?
Perché il diritto a non essere licenziati senza una giusta causa o un giustificato motivo è un diritto universale, un diritto di cittadinanza, relativo alla dignità della persona; non può essere soggetto alle dimensioni dell'azienda. Il caso del lavoratore Fiat licenziato perché aveva esposto la bandiera della pace e reintegrato grazie all'articolo 18 è un esempio emblematico.
Chi ha già l'articolo 18 dovrebbe quindi votare SI per solidarietà?
No. La legge delega n.30 appena approvata dal Senato in realtà toglie il diritto dell'art. 18 a tutti i lavoratori italiani.
Questa legge permette infatti ad ogni impresa di cedere un "ramo d'azienda" senza il requisito della precedente autonomia funzionale. In questo modo ogni lavoratore può in ogni momento essere "ceduto" ad una azienda con meno di 16 dipendenti e quindi licenziato su due piedi. L'estensione a tutti i lavoratori dell’articolo 18 è quindi la condizione per mantenerlo anche a chi lo ha oggi. Questo dovrebbero capire anche Cofferati, Cisl e Uil.
L'estensione dell'articolo 18 però favorirà il lavoro nero.
E' vero il contrario. Oggi un lavoratore al nero può far valere le sue ragioni in tribunale solo una volta licenziato.
Se vincesse il referendum, qualsiasi lavoratore assunto in nero potrebbe ricorrere al pretore e vedersi riconosciuto il proprio rapporto di lavoro, senza che il datore di lavoro possa poi licenziarlo in assenza di una giusta causa o un giustificato motivo.
Però verrà penalizzata l'economia, caro Ferrero.
In realtà, cara dall'Ombra, i dati sulla stagnazione ci dicono che l'economia è penalizzata dalla continua riduzione dei salari reali, cosa che deprime i consumi. La possibilità per i lavoratori di far valere le proprie ragioni senza essere licenziati è la condizione per un aumento dei salari medi e quindi per una ripresa dei consumi e dell'economia.
Le ricette liberiste hanno fallito proprio sul terreno dello sviluppo economico.
L'economia però cresce di più se vi è libertà di licenziamento. Pare.
Si tratta di una favola. Non esiste alcun studio che dimostri questa correlazione. Gli studi commissionati dall'OCSE per dimostrare questo dato hanno mostrato una neutralità della libertà di licenziamento riguardo alla dinamica economica.
Non occorre mai dimenticarsi che quello che può apparire un vantaggio per il singolo imprenditore sovente non lo è per l’economia in generale. L'articolo 18 modifica direttamente i rapporti di forza tra le classi, non lo sviluppo economico.
Il referendum è in realtà una resa dei conti a sinistra.
Tutti i sondaggi dicono che i favorevoli al referendum sono assolutamente trasversali a partiti e schieramenti politici.
Il referendum è in primo luogo un referendum di classe, per riportare dentro la politica e il palazzo i bisogni di chi lavora.
Da questo punto di vista il referendum è più ambizioso: pone un problema di riforma della politica a partire dalla rappresentanza diretta delle istanze sociali che il sistema bipolare tende ad escludere dalla politica.
Qual è l'ostacolo più grande per il referendum?
L'ostacolo più grande è la cappa di silenzio che un regime bipartisan ha imposto sul referendum. La maggioranza degli italiani non sa che ci sarà il referendum perché un accordo trasversale tra le classi dirigenti sta imbavagliando l'informazione a partire dalla RAI. La minaccia alla democrazia deriva dall'accordo -di classe- che unisce centrodestra e larga parte del centrosinistra.
Grazie Ferrero per l'intervista, certo è che, in questo Paese, politica e politici danno l'eterna impressione di essere non dico nel rispetto della democrazia ma, addirittura, di esserne agli albori, tipo Iraq, per come e quanto si rispetti e si tenga conto del popolo. Se è vero, ma non lo è, -è una vera bufala-, che il Popolo è Sovrano.......

Una proposta bipartisan. Cancellare per tutti l'art.18 
di Carla Casalini
Un evento inatteso? No, un luminoso disvelamento. Si è prodotto con una tavola rotonda organizzata dal Riformista, con centrodestra e Ulivo. Dal sottosegretario al welfare Sacconi al responsabile economico della Margherita Letta, all'economista dell'area liberal dei Ds Rossi. «Articolo 18: un referendum sbagliato» è stato lo spunto per parlarne, ma anche del dopo, ed è disegnando le coordinate del futuro che dal cappello è uscito il `coniglio', una proposta bipartisan: cancellare l'art.18 per tutti, anche per chi oggi presta opera nelle aziende sopra i 15 dipendenti e può difendersi dai licenziamenti individuali illegittimi. «Rimuovere questo referendum», che pretende di estendere tale difesa nelle aziende minori, dunque, come si vede, non è solo un bene in sé ma un primo passo sulla via delle riforme, «riaprendo il dialogo tra maggioranza e opposizione». Si può, «una volta sconfitto chi porta avanti una logica antagonista, una contrapposizione ideologica», hanno concordato Sacconi e Letta. Conviene Rossi, sì, si può ricominciare  insieme purché il governo tolga dal suo decreto le «modifiche sperimentali all'art.18» concordate nel Patto per l'Italia con Cisl, Uil, padronato. «Norme visibilmente inadeguate ai problemi; altre sono le priorità delle riforme», «a partire dal Libro bianco», rincara Letta che per il futuro lavoro bipartisan esplicita la soluzione sul punto rovente dell'art.18: «L'accoppiata arbitrato-risarcimento può essere la modalità su cui raccogliere largo consenso». Insomma, l'alleanza di oggi tra la maggioranza berlusconiana e l'Ulivo per fare fallire il referendum del 15 giugno, non è improvvisata, bensì radica da una convergenza di fondo: estendere il potere degli imprenditori sui prestatori d'opera, fino alla libertà dei licenziamenti ad personam. Se si «riparte» di qui, per le «riforme», è congruo il proposito della maggioranza dell'Ulivo di eliminare l'art.18.
La democrazia si difende con la partecipazione
Federica Cattaneo, C.G.I.L. ci ha scritto: "La democrazia si difende con la partecipazione".
- Referendum articolo 18. Nel nostro Paese avvengono grandi trasformazioni sociali, politiche e istituzionali e bisogna che crescita civile, politica e sociale avvengano e si realizzino con la piena partecipazione dei cittadini. Partecipazione è non sottrarsi alle grandi questioni, prima e più importante è l'affermazione dei diritti del lavoro -la libertà, dignità di donne e uomini che lavorano- su cui si fonda la Costituzione (articoli 1, 3. 4). Oggi questi diritti non sono di tutti e sono oggetto di un pesante attacco: la delega sul mercato del lavoro rende la precarietà stabile soprattutto per i giovani, elimina la contrattazione collettiva e rende superfluo il sindacato, mentre si sta per approvare la delega che riduce l'applicazione dell'articolo 18. Il referendum del 15-16 giugno è l'unico strumento, nell'attuale situazione politico-parlamentare, per impedire questa frana dei diritti del lavoro e per aprire una stagione nuova che abbia al centro la libertà e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori come condizione di cittadinanza, di relazioni sociali fondate sul reciproco riconoscimento, per una società più giusta e più civile.
Non sottrarti, partecipa per il tuo interesse. Federica Cattaneo.
, Federica Cattaneo ha ragione; che che l'Istituto Referendario, unica "arma" Costituzionale, politica e sociale a disposizione del popolo per deliberare, venga cinicamente e spudoratamente usato a meri fini politici di parte, ad usum delfini, or da questo or da quello, che inducono a farne disattendere la partecipazione popolare. Sono decisamente per il NO al Referendum sull'Art.18 e ritengo gli effetti del SI' disastrosi per il Paese, quindi, voterò NO. Ritengo inammissibile, però, la "COPERTA" fin qui stesa sul Referendum da Governo e maggioranza. La Democrazia si difende, e la si fa difendere, con la partecipazione come dichiara qua la Cattaneo e come, se pur con argomentazioni diverse, ha scritto Paolo Mieli sul Corsera. Virus.

Un "Accordo tra Gentiluomini"
di Renzo Piccolo - Comitato per i diritti dei cittadini
La democrazia diretta non è di centro, di destra, o di sinistra, è il coinvolgimento di tutti i cittadini che da soggetti passivi si trasformano in elettori attivi, tanto da imporre le loro scelte agli amministratori.
Ernest Junger ha scritto: «...(nella società) fra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cosa è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E' questo l'incubo dei potenti»
Da tempo conosco uomini che conducono la loro battaglia contro le menzogne e la disinformazione di Stato sugli effetti del fumo passivo, contro la persecuzione e la limitazione dei diritti del cittadino con lo Stato "amico" che è pronto ad importi la retta via.
E così fioccano limitazioni e divieti: non bere, non mangiare, non fumare, non sono più raccomandazioni, ma imposizioni.
I messaggi sono proposti con toni sempre più terroristici e inaccettabili. Ci siamo posti il quesito sul proselitismo (quello che è riuscito difficile a coloro che, per esempio, hanno liste incomplete e non si presentano dappertutto) ed abbiamo cominciato con un annuncio economico in ottobre del 2002. Era una provocazione. Si sono avvicinati a noi uomini della più diversa provenienza, e tutti hanno convenuto sulle questioni di principio, e sull'unica politica possibile per uscire dalle sabbie di un confronto destra-sinistra che non ha più alcun senso se non quello della rissa, del disconoscimento e della delegittimazione reciproca. Persone sinceramente convinte (pur con radici culturali diverse) hanno coinvolto altra gente, e questo ci ha consentito di presentarci autonomamente sia al Consiglio comunale, sia in tutte e 7 le circoscrizioni di Vicenza.
E' oggi molto difficile prevedere alleanze, sia per la nostra peculiarità, sia perchè altri, quando propongono bilanci partecipativi o elezioni primarie al loro interno, propongono soluzioni meno efficaci della nostra. E del resto anche queste, allo stato attuale,
non sono che le solite promesse! Per inciso, non dimentichiamo che mentre nella precedente elezione ci eravamo fidati delle promesse non mantenute del centrodestra, il centrosinistra nemmeno ci consultò.
Insomma, la conclusione è che dei partiti tradizionali non ci si può fidare. Il continuo aumento dell'astensionismo elettorale è lì a dimostrare proprio questo. L'unica alleanza possibile è rappresentata dalla possibilità che una forza che vada al ballottaggio s'impegni, entro 100 giorni dal suo insediamento, a fare quelle riforme di democrazia diretta (la cui responsabilità spetta al Consiglio comunale e a nessun altro) che sono l'unico contenuto del nostro programma politico-amministrativo.
Ma questa volta le promesse dovranno essere basate sul qualche cosa di ben più solido che un "accordo tra gentiluomini".
La democrazia diretta non è di centro, di destra, o di sinistra, è il coinvolgimento di tutti i cittadini che da soggetti passivi si trasformano in elettori attivi, tanto da imporre le loro scelte agli amministratori. A questo punto, sia chi diserterà le urne, sia coloro che sceglieranno le forze tradizionali, non avranno altra giustificazione per rammaricarsi dell'attuale stato di cose.
Renzo Piccolo - Comitato per i diritti dei cittadini Vicenza ww.vicenzaffari.it/comitato  trentin@goldnet.it
Sul referendum, invece, buone notizie
di Benito Marziano
 
In questo periodo fioccano i "benevoli" consigli agli elettori di andarsene al mare il 15 e 16 giugno e disertare il voto nel referendum per estendere l'art. 18 ai lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti. Stupisce, ma non tanto, che questi disinteressati consiglieri parlino la stessa lingua, siano essi di centro-destra o di centro-sinistra, che è poi la stessa lingua della Confindustria, della Confcommercio, di imprenditori, padroni, mezzipadroni e padroncini di ogni risma, tutti, lancia in resta, a difendere gli interessi dei lavoratori e cercar di convincerli che l'estensione a tutti dell'art. 18 sarebbe la rovina loro, e del paese. Ma senza dimostrarlo! Però, comprendendo, forse, che i cittadini non sono degli emeriti imbecilli, incapaci di capire i loro interessi e quindi finiranno col votare Sì, tentano di mettersi al sicuro, meglio, cercando di convincerli a non andare a votare.
Maldestro e maligno espediente, certi di perdere, per tentare di vincere in altro modo. E qui tutti d'accordo: Berlusconi, Fini, Bossi, il filosofo (?) Buttiglione e ruote di scorta varie. E poi D'Alema, Fassino e metà querciaioli (mezzo partito, in disaccordo, voterà Sì), dimentichi che, un tempo, come tutta la sinistra, facevano anche loro una bandiera di democrazia non soltanto del diritto di voto per tutti i cittadini, ma anche del dovere di esercitare tutti e sempre quel diritto. Ciò che ha dimenticato anche Rutelli che, pure lui, consiglia il tutti a mare di craxiana invenzione. Eppure, non dovrebbe invitare gli elettori a disertare un referendum, grande espressione di democrazia partecipativa, proprio lui che un tempo è stato un grande referendario.
Finalmente, poi, ha parlato anche Cofferati e ci ha fatto sapere che anche lui se ne andrà al mare.
E con ciò ha ottenuto 2 risultati, 1.: aver dato l'impressione che in CGIL è passato senza lasciar traccia: né eredità né eredi, se è vero che CGIL, a soli pochi mesi da quando è andato via, si è schierata per il Sì;  2.: che Cofferati da aspirante leader politico la prima grossa topica (prima in politica), l'ha già infilata, se un sondaggio, apparso sui giornali ci rivela che ben il 39,9 % degli intervistati dichiara che la sua posizione sul referendum indebolisce la sinistra. Come alla sinistra non bastasse già. Infine vogliamo ricordare che nei giorni scorsi anche Trentin (altro cattivo seminatore d'altri tempi in CGIL), e ieri pure Treu (dimenticato ministro del governo dell'Ulivo), hanno consigliato agli elettori di astenersi.
Chiediamo venia ma ci sgorga dal cuore di mandarceli noi al mare dicendo: "Ma vatti a fa' un bagno". Nonostante il fastidio che ci procurano i cattivi consigli di tutti questi bravi difensori dei lavoratori, sul referendum, buone notizie ce ne arrivano: a detta di alcuni sondaggi è probabile la vittoria dei Sì. Benito Marziano.
Prefetti e Potere Politico.....
di Gino De Pauli
 
Nel libro di George Orwell 1984 alla pagina 211 c'è tutto.... è spiegata molto bene la realtà che viviamo, ci assaltano in casa,
ci ammazzano senza che nessuno faccia qualcosa, noi a Montegrotto con le nostre 1580 firme consegnate al Prefetto qualcosa abbiamo fatto ma la verità sta nel testo di Orwell. La gente, le persone "Basse" non ce la faranno mai a sollevarsi a ribellarsi,
il testo spiega bene tutto ma nonostante sia la realtà noi non ce la facciamo a darci per vinti e, se accadrà l'irreparabile, ci mobiliteremo. Ecco la pagina tratta da 1984 di Orwell:
"Gli scopi di questi 3 gruppi sono del tutto inconciliabili fra loro. Lo scopo del gruppo che chiameremo delle persone Alte é quello di restare dove sono. Lo scopo delle persone Medie é quello di sostituirsi alle personae Alte.
Lo scopo delle persone Basse, quando esse hanno uno scopo (perché é una peculiare caratteristica delle Basse d'esser troppo schiacciate dal peso del lavoro, durissimo e servile, che prestano per essere, se non di tanto in tanto, coscienti di qualche cosa che non siano le preocupazioni della vita quotidiana) é quello di abolire ogni distinzione e creare quindi una società in cui tutti gli uomini siano eguali". Così la storia registra, attraverso tutte le età, una lotta, che é sempre la stessa nelle sue linee essenziali e che non fa che ripetersi, con incessante regolarità per lunghi periodi, gli Alti sembra che tengano sicuramente il Potere, ma prima o poi viene sempre un momento in cui perdono la fiducia in se stessi o la capacità di governare stabilmente, ovvero le perdono entrambe. Essi vengono rovesciati allora, dalle persone Medie che reclutano al loro fianco le Basse, dando loro a intendere che combattono per la libertà e per la giustizia. Una volta raggiunto il loro obiettivo, le Medie respingono le Basse nella loro previa posizione servile, e divengono esse stesse le Alte. Subito senza dar tempo al tempo, un nuovo gruppo di persone Medie sbuca fuori da uno degli altri due gruppi, ovvero da tutti e due, e la lotta riprende immutata.
Dei 3 gruppi, soltanto quello delle persone 'Basse' non é mai, nemmeno per breve tempo, capace di riuscire nei suoi scopi. Sarebbe una esagerazione affermare che, attraverso la storia, non ci sia stato alcun progresso di specie materiale.
Anche oggigiorno, in un periodo di decadenza, l'uomo medio é fisicamente più progredito di quanto non lo fosse pochi secoli fa. Ma nessun accrecimento della ricchezza, addolcimento di sitemi di governo, né alcuna riforma o rivoluzione sono riusciti mai a portare innanzi di un millimetro il sogno dell'uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista delle persone che abbiamo convenuto di chiamare Basse, nessun mutamento storico ha mai significato qualcosa di più che un cambiamento nei nomi dei padroni........" Non vi sembra che oggi queste parole siano d'attualità? Di noi semplici cittadini a Sua Eccellenza il Prefetto di Padova Lombardi (tra le persone Alte) "non gliene può frega' de' meno" e noi persone Basse fatichiamo a capire che é indispensabile iniziare a tirare fuori dalla sabbia non solo la testa ma la nostra dignità che é tutto ciò che rimane a noi persone basse. E' solo questione di tempo ma accadrà anche a Montegrotto che ammazzeranno qualcuno come é successo a Fiesso D'Artico ma mi creda scateneremo una raccolta di firme e una mobilitazione tale che Sua Eccel. dovrà fuggire in fretta e furia da Padova. Gino De Pauli Presidente Comitato Cittadini Vittime di Furti Montegrotto Terme ginodepauli@virgilio.it 
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Stralcio da "La farsa dei distinguo. Referendum Imbarazzi e Doppiezze"
- scritto da Francesco Merlo sul Corsera.
Piero Fassino ha prodotto il più straordinario dei pasticci lessicali: «Se c'è il quorum e vince il Sì, io perdo tutto.
Ecco perché non scelgo il No». E Carlo Ghezzi, che nella Cgil è il cofferatiano di destra dice «no al Sì e no al No».
Gloria Buffo ha scritto su Aprile un articolo intitolato: «Più Sì che No». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che nella testa ha un No convinto, sceglierà il «Sì critico», vale a dire la scissione di sé. Il dalemiano di destra Giuseppe Caldarola sogna un'Italia di sinistra che voti No, fortissimamente No, e dunque, in base alla legge che rende uguali i contrari, ha suggerito un «Sì tattico» per impartire co-Sì una severa lezione, non a se stesso e a tutti gli altri sostenitori del No, ma a Cesare Salvi e al «Sì polemico». I comunisti di Cossutta, anch'essi per il No, scelgono il «Sì tecnico», in segno di disprezzo verso Bertinotti, promotore di questo referendum sull'estensione dell'articolo 18, che è diventato un manicomio, il ballo in maschera dell'irresponsabilità, l'irrisione involontaria di se stessi, il festival del tic linguistico, della parola insensata a cui affidare l'inconfessabile.
Solo a Massimo D'Alema, come sempre, è stata attribuita una posizione dichiaratamente peccaminosa e conturbante:
«Il Sì è una tentazione». Nessuno, come si vede, farà quello che ragionevolmente pensa. In pochi se la sentono di votare No, come pure vorrebbero, perché così voterà il vituperato Silvio Berlusconi. L'ossessione di complicità col nemico produce paradossi, assurdità logiche, immaginazioni deliranti, sdoppiamenti e triplicazioni di personalità.
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Le contraddizioni a sinistra - di Paolo Carotenuto.
Le contraddizioni a sinistra si moltiplicano: dalle comiche contorsioni di Fassino e dei Ds per motivare il loro NO "personalissimo" al referendum travestito da invito all'astensione che vorrebbero far passare come posizione neutrale rispetto al quesito referendario, si passa alle ridicole congetture della Cgil di Epifani che voterà SI ad un referendum che ritiene sbagliato. Un modo per auto denunciare pubblicamente le proprie responsabilità nell'appoggiare un referendum che non dovrebbe esistere. Così Epifani ha presentato una relazione del tutto sconclusionata, tale da accogliere le ragioni del no, ma costretto ad assumere la posizione ufficiale e formale di appoggio del si. Ma il capolavoro di Epifani non si ferma qui, perché conclude che la Cgil si limiterà ad un semplice invito a votare si, senza prodigarsi attivamente nella propaganda appoggiando i comitati referendari. La verità è che la Cgil è vittima e schiava della sua stessa demagogia, di mesi e mesi di menzogne e slogan gridati contro il governo per creare ad arte un clima di tensione e pressione permanente ergendosi a difesa di diritti falsamente messi in discussione. Ma la Cgil si è vista scavalcare nella sua foga dall'iniziativa di rifondazione comunista, e da allora non è stato più lo stesso sindacato. Oggi Epifani appare ridicolo rappresentante di un sindacato che mostra il suo squallore indecente quando dalla sua base si levano fischi e contestazioni contro i rappresentanti di altri sindacati (vedi Pezzotta) che hanno avuto l'onestà e la dignità di esprimere la posizione più giusta e onesta, senza prendere in giro i lavoratori, i propri iscritti e se stessi. Ma ancor più singolare è stato apprendere come il sindacato rosso sia giunto a questa decisione. Sono state 5 le posizioni nel direttivo, dal segretario Epifani orientato per un tiepido Si, ai dalemiani e fassiniani orientati all'astensione, passando per il Si dei rifondaroli ed arrivando al clamoroso astensionismo della Maulucci segretaria confederale ed amministratrice della Di Vittorio) o la libertà di voto (i 3 segretari confederali Casadio, Grezzi e Passoni) dei cofferatiani. Poi il direttivo si è ricompattato con il ritiro dei 4 documenti alternativi a quello del segretario votato a maggioranza con 127 voti su 158. Anche per la Uil si tratta di un referendum sbagliato, e da persone coerenti e serie non voteranno.