1.
Euro: Date un pallottoliere agli italiani
di Artemio
Ruggeri
Sembra che gli italiani non siano in grado di
eseguire un calcolo elementare (basterebbe usare la tabellina del 2 e una banale
equivalenza) al punto che si pensa di costringere i commercianti ad affiancare
il prezzo in lire a quello in euro.
E' un destino: dobbiamo sempre farci
riconoscere. In nessuno degli altri 11 paesi che hanno adottato l'euro è in
corso un dibattito simile a quello che appassiona i media, in queste ore. Certo,
l'introduzione della nuova moneta ha creato problemi ovunque (era previsto fin
dall'inizio un maggior impatto inflazionistico, da arrotondamento, pari a circa
lo 0,2%); ma, un anno fa, nemmeno i più ottimisti avrebbero immaginato che
l'avvio della circolazione fisica avrebbe avuto un esito così positivo, in un
tempo tanto breve, al punto che l'euro è accettato in un'area vasta e compete
alla pari col dollaro, quale moneta di scambio internazionale. Si dirà che alle persone normali non interessa il prestigio di una
moneta, ma il suo potere d'acquisto, o meglio,
i vantaggi e gli svantaggi
che l'euro ha determinato. Anche osservando il
problema da quest'angolo di visuale si scoprirà sempre che si ragioni e non si
vada alla ricerca di facili scorciatoie che la moneta unica è stata conveniente.
L'euro -come ha ricordato il
presidente Prodi- è solo una moneta; ma ha
garantito la stabilità dei paesi che lo hanno adottato. Sono trascorsi pochi
anni da quando le diverse monete europee erano oggetto di feroci attacchi
speculativi (quanti sono stati i "venerdì neri" della lira?)
che distruggevano, in un attimo, risorse del paese e risparmio dei cittadini.
E' ancora viva la memoria (anche il rimpianto?) di quando era consueto il
ricorso a quelle "svalutazioni competitive" che aprivano spazi "drogati" sui
mercati internazionali, ma che portarono l'Italia sull'orlo della bancarotta. Si
tratta di un passato estremamente negativo di cui l'azienda-paese mai si sarebbe
liberata (e che apparterebbe, purtroppo, ancora ad un doloroso presente) se i
suoi governi non avessero avuto la lungimiranza di agganciarsi al carro della
moneta unica, adeguandosi ai requisiti richiesti.
Ma forse tali considerazioni
non sono sufficienti a persuadere quanti si lamentano dei prezzi del
fruttivendolo sotto casa.
Per fortuna, ci sono argomenti più convincenti e diretti. In assenza dell'euro gli italiani
sarebbero costretti a finanziare, con
le tasse, un elevato servizio del debito.
Considerando, poi, il caso dei mutui dopo l'unificazione dei tassi di
sconto, si scoprirebbe che i nostri concittadini pagano il 6%
(o anche meno) anziché il 12% (fanno 9mila euro
in meno all'anno per un mutuo di 150mila euro). Le principali associazioni dei
consumatori (quale è il loro grado di effettiva rappresentatività?) hanno
stimato, in una somma pari a 1.505 euro per ogni famiglia, il costo della moneta
unica nel 2002. Non spiegano, però, cosa sarebbe successo in presenza di
turbolenze finanziarie rilevanti di una liretta ai margini dell'Eurozona. Se
qualcuno vuole togliersi la sfizio vada a vedere l'andamento dei prezzi e del
costo della vita in Gran Bretagna, un paese che ha pur sempre un buon trend
dell'economia ed una sterlina solida.
"Se la moneta
unica -ha affermato Mario Monti- non fosse nata o il nostro paese non vi avesse
aderito, l'aumento del
costo della vita sarebbe stato superiore". Se l'inflazione, allora, ha rialzato la testa, l'euro ha
una responsabilità assai modesta, di gran lunga inferiore ai suoi meriti.
Sarebbe il caso, allora, di ricercare i motivi veri, domandandosi, innanzi
tutto, che fine abbia fatto quella riforma (e quella liberalizzazione) delle
strutture della distribuzione, varata anni or sono e presto riposta in un
cassetto, col beneplacito dello Stato e delle Regioni.
2. EuroCossiga: Gran Visir - Neosciampismi & Squinternismi
<<Il
caroprezzi è colpa dei Governi dell'Ulivo>>
da
Libero,
intervista al Presidente Francesco Cossiga di Franco Mauri (,-)
D. Pur trovandosi in
Catalogna avrà avuto notizia delle gravi conseguenze che il passaggio dalla Lira
all'Euro ha avuto sul piano dei prezzi al consumo
e, in modo particolare, per quello che
riguarda i prezzi dei generi alimentari. Aumento che ha dato
una spinta eccezionale all'inflazione. E avrà
notato come l'opposizione, anche da questo
fatto, abbia tratto argomento di critica nei confronti della
politica economica del Governo.
R. "Sì, anche a Barcellona, sulla stampa
catalana, sono state pubblicate queste notizie cui, peraltro, la stampa italiana
- che qui arriva regolarmente - ha dato grande risalto. Sicuramente non
comprendo perché un Ministro del governo Berlusconi, anche se non il Ministro
competente per materia, abbia cercato di smentire la più amichevole Eurispes
rispetto alla notoriamente ulivista Istat. Perché mai il governo Berlusconi
dovrebbe contestare i dati di Eurispes? Da cosa dovrà difendersi?
Beh (commento esclamativo negativo proprio dei
sardi, ndr).
D.
Una qualche responsabilità il governo dovrà pure averla
R. "Mi viene in mente il
detto sassarese E ci ritorni con il tirelastico!"
D. E cosa vuol dire?
R. "È il modo in cui il sassarese, noto
iconoclasta, reagisce alle critiche malevole e ingiuste che gli vengono
periodicamente rivolte. Ed è proprio il caso in questione in cui economisti,
pseudo-economisti, para-economisti, banchieri centrali e periferici, giornalisti
pseudo-economici rivolgono al governo critiche per i sussulti dei prezzi al
consumo cui tu accenni.
Critiche che sembrano non ricordare che tutto questo
è avvenuto dopo il decollo -si fa per dire- dell'Euro".
D. Questo E ci ritorni con il
tirelastico! sarebbe la versione sassarese del più italico Piove, governo
ladro!?
R. "Io non so
se questo governo sia ladro, anche se Massimo D'Azeglio sosteneva che tutti i
governi lo sono, specie da quando furono introdotte le elezioni. So che Tremonti
non è Einaudi, che Marzano non è Keynes, che Berlusconi non è Colbert.
Come
d'altronde Carlo Azeglio Ciampi non è Luigi XIV. Come
so bene, peraltro, che l'inflazione è frutto della debolezza del governo
italiano presieduto da Romano Prodi (e per sapere che cosa ne pensino di Romano
Prodi in Europa - in difformità da Arturo Parisi (Tutullo, ndr Virus) e Mario
Segni - si vada a leggere il paginone dedicatogli dal Financial Times) nel
determinare la ragione di parità tra Lira calante ed Euro sorgente. Ciò che ha
fatto sì che tutti abbiamo scambiato 1 Euro per 1000 Lire. E che - abituati come
eravamo alla carta moneta - abbiamo arrotondato al rialzo, anche perché le
monete, cui non eravamo più abituati, ci pesano nelle tasche. Il governo
responsabile non era certo quello di Berlusconi. Anche se - ripeto! - Berlusconi non è Colbert!"
D. Ma il governo avrebbe potuto
fare qualcosa?
R. "E cosa mai? Il
governo "sulla moneta" e "della moneta" è competenza della Banca Centrale
Europea, anche se Antonio Fazio - che è stato vice di un grande capo
dell'Ufficio studi della Banca d'Italia! - è ancora affranto per non essere più
un banchiere centrale ma periferico. Non solo rispetto a Duisenberg ma, oramai,
anche rispetto a qualunque banchierino centrale, Vaduz non escluso. Non si tiene
conto che il governo in forza del trattato di Maastricht è escluso da politiche
in questa materia".
D.
Ma vi sarà pure qualcuno che ha responsabilità in Italia. Ad esempio i
commercianti
R.
"In un mercato libero ciascuno fa i propri affari. E se a suo tempo, quando non
aveva responsabilità politiche - non dopo! (almeno da amico e cittadino lo
spero!) - attraverso i suoi centri studi e le sue numerose e lucrose consulenze,
li fece Romano Prodi, non vedo perché il verduraio sotto casa non debba
sfruttare a proprio vantaggio l'euro-entusiasmo di Carlo Azeglio Ciampi e dello
stesso Romano Prodi. E, tra poco, anche di Giuliano Urbani, noto neo-ciampista".
D. Ma allora chi
ha la responsabilità?
R.
"Responsabilità ne ha l'Antitrust. E in parte anche la Consob e l'Isvap. E la
stessa Banca d'Italia con la sua politica del credito facile che rischia di
trascinare - anche se abbracciato alla Fiat - l'intero sistema bancario italiano
nel baratro. Non dimentichiamo che queste autorità indipendenti sono state
inventate dall'Ulivo a discapito del principio della responsabilità parlamentare
e, cioè, contro il Parlamento e il governo, quando ci si è accorti che se ne
stava perdendo il controllo".
D. Tra Duisenberg che beve birra e
l'Antitrust, che sembra nulla
faccia, che fa Antonio Fazio?
R. "Virtuoso com'è, beve acqua. E tra un
pellegrinaggio e l'altro: dorme di mezzo".
ndr Virus: in Toscano - Dorme da piedi. Punto. in Campano: - Chillo s'è 'nzallanuto assaje!! Punto.
3.
la forchetta dei
fondelli. Per chi ha 2.000.000 al mese è una
catastrofe
Cc. a "Geronimo" di
Pierluigi de Piccoli
Leggendo "Geronimo" -su il Giornale del 4/1/03- si è avuta la sensazione di essere veramente stati presi
per, diciamo, i
fondelli. La difesa disperata dell'ISTAT era il tema principale di un
articolo superficiale e, diciamo, 'fondelliere'. Non vogliamo dare tutte le
ragioni a EURISPES ma non condividiamo l'analisi espressa da Geronimo. Primo:
non è affatto vero che "finiamo per controllare poco i prezzi, in particolare
quando si tratta di spesa quotidiana", sono proprio quelli che, chi fa la spesa
tutti i giorni, controlla per primi. Proseguiva il
nostro: "quando si fa un acquisto inusitato facciamo rapidamente il conto
in Lire per decidere se farlo o no". Questo tipo di esempi unito a quello delle
mance dimostra una volta di più una assoluta teorizzazione di una realtà assai
diversa. In una piccolissima realtà come quella mia ho riscontrato aumenti, nei
generi alimentari, superiori al 25% rispetto all'anno 2001.
La maggioranza degli
Italiani non ha il cameriere che va al mercato, ne' tantomeno mangia tutti i giorni al
ristorante, personalmente faccio la spesa ogni 2 giorni, nei mercati
rionali e nei supermercati, e salta agli occhi il divario con l'anno precedente.
Prova inconfutabile è che, alla
fine del mese, i soldi restanti sono zero. Di
questa realtà quotidiana dovrebbe rendersi conto il buon Geronimo, ma si vede
che lui la spesa non la fa e al ristorante è sempre "ospite".
Sulla disputa ISTAT-EURISPES,
voglio sottolineare che i prezzi, in
genere, non sono aumentati
mediamente del 3,8% ma del 25/30%.
Se per buonapace
degli "eurociechi" vogliamo fermarci ad una
media del 13% diciamo una ulteriore bugia.
Certo un Governo che tanto
ha voluto la moneta unica non potrà mai riconoscere di non averne saputo
controllare la messa in opera. Diciamo "pane
al pane", l'euro è stato mal introdotto e mal controllato da chi tanto lo ha
voluto, i cittadini sono stati lasciati a loro stessi in un mare di m... euro,
nessuno si è neppure sognato di fare una seria ricerca sul gradimento della
conversione, una volta in piu "sudditi" e non "cittadini". Adesso si cerca di
chiudere la stalla quando i buoi sono scappati facendoci credere quello che non
è. La 50ntennale professionalità dell'ISTAT non è in discussione, così come non
è in discussione la professionalità dell'EURISPES, è in discussione il
"raccontar balle agli Italiani". Per chi percepisce 40 milioni al mese per 16
mensilità non è, quasi, successo nulla. Per chi prende 2 milioni al mese è una
catastrofe. Ma non dobbiamo allarmarci, gli istituti di statistica dicono che in
media lo stipendio è di 21 milioni a testa. PL. de Piccoli (Milano).
4. EuroPoste: Una balla gigantesca
di Vincenzo Donvito, presidente
Aduc-Associazione per i diritti di utenti e consumatori aduc.it@aduc.it
Uno degli argomenti più frequenti per sostenere
i vantaggi dell'ingresso della moneta unica, è l'utilità che se ne avrebbe
perchè la comparazione dei prezzi nei Paesi della zona dell'euro, sarebbe
immediata. Ce lo ha ricordato, in
più interviste, anche il presidente della Commissione,
Prodi. E molti media usano paragonare lo stesso prodotto venduto
in differenti citta dell'Ue, per significare dove è più costoso o meno.
Altrettanto viene fatto con i servizi. Così è stato per farci
digerire l'aumento della tassa Rai ben
oltre il livello d'inflazione. Poi il servizio monopolista delle Poste: per
spedire un bollettino di conto corrente, si
spenderà non più 77centesimi, ma
1euro. E le Poste ci ricordano che in Italia il prezzo, anche con
l'aumento, resta molto basso, se confrontato con la Germania (dove il minimo è
1,50), la Francia (minimo 3,40) o l'Olanda (5 euro, fissi). Tutti tranquilli e
sereni?
Siamo in Europa e siamo i più economici? Lo
lasciamo credere a chi usa queste motivazioni per giustificare qualunque
aumento, chè sicuramente è convinto che il consumatore italiano abbia al naso un
anello e, per fare i conti, usa il pallottoliere, bevendo, mangiando e
consumando tutto ciò che gli viene propinato fidandosi solo di ciò che gli viene
detto. C'è una differenza che viene volutamente sottaciuta: il potere d'acquisto
nazionale e territoriale. Una volta si diceva "potere d'acquiisto della moneta",
ma ormai essendo quest'ultima uguale, bisogna cambiare il linguaggio, ma il
concetto è lo stesso. Quanti euro ha in tasca a fine mese un impiegato dello
Stato italiano di livello x, e quanti ne ha altrettanto impiegato tedesco,
francese o olandese?
L'italiano ne ha sicuramente meno.
Quindi fargli intendere che il costo del conto corrente
postale è più basso in Italia e che l'aumento di oggi
lascia il nostro Paese sempre leader del prezzo più basso, è una balla
gigantesca che serve solo a far perdere la fiducia del consumatore a chi la
dice. Che se è chi eroga un servizio in regime di monopolio o una
pubblica iistituzione, la ricaduta sui comportamenti economici
e relativa fiducia, non può che esprimersi in
modo negativo. No, proprio non è un buon metodo. Ed è bene che chi lo usa sia
allertato per ricordargli con chi ha a che fare. I prezzi
caleranno solo con più mercato e concorrenza. C'è ora una proposta per la
modifica del reato di aggiotaggio (151 bis c.p.): punire chi aumenta il prezzo
oltre il triplo della variazione media rilevata dall'Istat nel mese precedente.
Bene dialetticamente: Male
nei contenuti: oltre alla premessa per prezzi e tariffe di Stato su tutto è l'ultima cosa di cui il Paese ha bisogno e perchè è
populismo senza prospettiva. Immaginate cosa ci direbbero i commissari Ue se si approvasse una simile
modifica legislativa? Non sono bastati i tentativi di ingabbiare le tariffe
dell'assicurazione Rc-auto e le minacce Ue che hanno ben presto fatto cambiare
direzione e ciò che è successo ai prezzi dopo che il mercato Rc-auto è tornato
senza vincoli? Il problema degli aumenti spropositati esiste. I più responsabili sono i commercianti per i prezzi, i
comuni e le province, per le tariffe. L'unica risposta possibile non è il
controllo, ma, per le tariffe, la de-monopolizzazione con norme che non
consentano la presenza proprietaria del "pubblico" se non in quote marginali e
senza poteri di "golden share"; e per i prodotti la deregulation normativa di
tutto il settore commerciale, dagli orari degli esercizi e dalla cancellazione
delle licenze, fino allo snellimento fiscale locale e nazionale. I consumi,
perchè i prezzi si abbassino, vanno
incentivati, non mortificati.
E che questa non sia semplice dottrina, ma pratica
economica che ha enorme potenzialità, lo ha dimostrato il mercato più
liberalizzato che oggi abbiamo in Italia, quello della telefonia mobile. Che,
pur con tutti i suoi problemi e le grosse derive verso
il duopolio/oligopolio Enel/Telecom, in questa
fase, con prezzi inimmaginabili qualche tempo fa quando tutto era deciso dallo
Stato, sta dando i suoi risultati: sia per i consumatori sia per gli
imprenditori che hanno un mercato su cui investire con prospettive di guadagno,
sia per i lavoratori che hanno una disponibilità occupazionale enorme, sia per
l'Erario che incassa sempre più proventi grazie alla quantità delle merci
vendute e acquistate. Non tenere conto di queste esperienze, ma cercare rifugio
nella mortificazione del mercato, è proprio ciò che non occorre, a nessuno.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc.