La "Continuità" tra Tremonti e
Cofferati
dove prende tanta sicurezza il ministro Tremonti?
di Artemio Ruggeri
Dove prende tanta sicurezza il ministro
Tremonti?
Nella sua lunga intervista al
Corriere della Sera di domenica 27 ottobre
il titolare dell'Economia non ha concesso nulla non solo alla salutare autocritica,
ma neppure al ragionevole dubbio. La politica economica del Governo, a suo avviso,
è sempre stata la migliore possibile nelle circostanze (in verità eccezionali)
di volta in volta determinatesi. Non ha importanza che l'Italia si trovi nel
gruppo di coda europeo, con Francia, Germania e Portogallo, al punto di dover
usufruire della deroga per il pareggio dei conti: per Tremonti questa posizione
corrisponde ad una corretta interpretazione del patto di stabilità che solo
gli "stupidi" si ostinano a non capire. Anzi, in presenza di altre difficoltà
sul versante delle entrate, l'Italia può stare tranquilla perché torneranno
ad operare gli "ammortizzatori automatici che escludono, anzi sconsigliano,
manovre aggiuntive".
Allo stesso Berlusconi che - da persona di buon senso
e di spirito pratico - non aveva escluso, se necessari, interventi correttivi,
il superministro replica piccato: "Ma no, chissà cosa gli hanno chiesto. Ripeto,
la manovra non ci sarà".
Eppure, se il Governo avesse fatto minore affidamento sulle
previsioni lusinghiere (nonostante l'attentato delle Twin Towers), prestata
più attenzione ai trend dei conti pubblici (incluso il "buco" ereditato dal
Governo Amato) e si fosse determinato a compiere, nella primavera del 2001,
quell'aggiustamento che appariva necessario, probabilmente non saremmo a questo
punto e non occorrerebbe arrivare al 2006 per raggiungere quegli obiettivi che
altri paesi, meno renitenti alle riforme, hanno acquisito da tempo.
Negli ultimi giorni l'Europa dei
15 ha intrapreso con determinazione il cammino verso l'allargamento ad Est:
altri 10 paesi entreranno a far parte dell'Unione nel giro di pochi anni. Con
buona pace di tutti i difensori - di destra e di sinistra dello status quo,
la fase che si apre diventerà un nuovo potente "vincolo esterno". Il Nord-Est
si estenderà fino alla Lituania ed oltre, nel senso che le imprese italiane
troveranno 100, 1000, 100mila Timisoara in 10 altre nazioni, nelle quali investire
a condizioni più convenienti, dal punto di vista fiscale, dell'uso della forza
lavoro, del peso del welfare e del modello di solidarietà e dei diritti.
Verrà, allora, ancor più allo scoperto la insostenibilità del nostro sistema
pensionistico.
Certo, Tremonti ha ragione nel dire che sarebbe stato
meglio intervenire già nel 1999 o nel 2000. Ma non spiega perché adesso non
vi siano più le condizioni politiche per agire al più presto senza aggiungere
altri colpevoli ritardi.
E' singolare che un ministro dell'Economia chiuda un discorso tanto importante (alla
riforma delle pensioni l'Italia è sollecitata quotidianamente da parte di tutte
le autorità nazionali ed internazionali) con lo stesso tono perentorio a cui
ci aveva abituati Sergio Cofferati: "Certe riforme strutturali si fanno con
un'economia che va bene (perché mai? ndr) e il consenso delle parti sociali.
Stop." Ci sembrava che il Cavaliere-premier avesse usato un linguaggio diverso,
più volte sottolineando l'ineluttabilità di quel riordino previdenziale che
Tremonti ha espunto dall'ordine del giorno del paese. Quanto, poi, al disegno
di legge finanziaria, il dibattito politico segnala, giorno dopo giorno, prese
di distanza non solo di settori "periferici" della maggioranza, ma anche di
autorevoli esponenti del Governo (a partire da Gianfranco Fini). Se non bastassero
tali segnali di nervosismo, sarebbe il caso di andare a rileggere cosa ha scritto
la Corte dei Conti a proposito dell'ultimo "toccasana" del ministro: il condono.
"Se è vero afferma la magistratura contabile che il condono del 1991 ha dato
un gettito di oltre 18mila miliardi di lire, è però anche vero che sembrano
oggi mancare tutti i presupposti che avevano allora spinto i contribuenti ad
aderire.."
In conclusione, quindi, neanche un eventuale condono fiscale generalizzato sarebbe
idoneo ad assicurare il gettito che la Finanziaria si aspetta dalle sanatorie
previste. Cosa altro aggiungere?