Fiat
Voluntas Stato?
Un'altra stranezza di questo sventurato Paese
Il piano
presentato ha poca credibilità
di Artemio Ruggeri
Diciamoci la verità.
La Fiat faceva affidamento su di un minimo di ripresa economica che, insieme
agli ecoincentivi e agli ammortizzatori sociali decisi a luglio, consentisse di
tirare a campare prima di passare la mano - come già previsto - alla General
Motors nel 2004. Purtroppo, la perdurante congiuntura sfavorevole (i dati
dimostrano che la fiducia delle famiglie è crollata) ha accelerato il processo
di crisi strutturale. La famiglia Agnelli si appresta ad uscire dal settore
dell'automobile
(si vedano le dichiarazioni di Paolo Fresco alla
stampa internazionale): il piano industriale presentato, allora, ha ben poca
credibilità, perchè nessun imprenditore s'impegnerebbe seriamente in un'attività
che vuole dismettere e nessun acquirente si accollerebbe, a piè di lista, i
programmi dell'azienda alla quale subentra. Il compito del management Fiat,
pertanto, è uno solo: attuare la più ampia ristrutturazione possibile al fine di
vendere al meglio gli stabilimenti superstiti e dotati di qualche prospettiva.
Per individuare nuovi prototipi, infatti, occorrono anni;
non sarà certo un management demotivato a compiere il miracolo della zona
Cesarini.
Per di più, la Fiat è riuscita a scaricare sul Governo le sue
contraddizioni: gli esuberi e gli stabilimenti decotti sono diventati un
problema di Berlusconi. Umberto Agnelli lo ha confermato, dichiarando - dopo
l'incontro di Arcore (dove, ad assistere il Cavaliere, c'era Tremonti, non
Marzano) - che il piano non avrebbe subìto cambiamenti. Il fatto è che sembra
farsi strada, nell'esecutivo, la tentazione di afferrare, in proprio,
nell'operazione salvezza, quel "manico" a cui la Fiat ha rinunciato.
Ecco
che ricompare, allora, il diavoletto tentatore dell'auto di Stato, sotto la
specie di una società a capitale misto che gestisca la transizione e faccia
"girare le macchine" delle fabbriche senza futuro.
Per
sostenere gli investimenti nell'auto tante
"anime belle" invitano, persino, la Fiat a liberarsi
di qualche "gioiello di famiglia"
(immaginiamo che si tratti della Juventus, dal momento che la Ferrari è servita per fornire garanzie alle banche mesi or
sono).
Sembra impossibile capire, in Italia, che il problema principale
non è quello di produrre, ma di vendere.
La Fiat
non è in difficoltà a causa di un destino cinico e baro, ma perché i suoi
modelli (anche quelli nuovi) hanno perso quote di mercato, ormai "fidelizzate"
dalla concorrenza. Come farà la società mista, tenuta in vita con le risorse di
noi tutti, a recuperare in breve questo handicap?
La lunga storia delle
Partecipazioni statali è ancora lì a dimostrare - con
i suoi disastri finanziari e sociali - che nulla reca
più danni all'occupazione dei posti di lavoro
finti.
Che questa elementare verità possa essere
dimenticata da un premier e da un Governo che prendevano lezioni dalla signora
Thatcher, è un'altra stranezza di questo sventurato Paese.
Termini Imerese: Una
proposta-provocazione
Un polo automobilistico siciliano all'insegna della Trinacria
di Fancesco Paolo Catania "L'altra Sicilia" al
servizio della Sicilia e dei Siciliani
L'attivismo dei "politici" di stato eletti in Sicilia e del Presidente Cuffaro circa
la questione Fiat, non dimentichiamolo, relativo indotto, è solo
apparente e privo di ogni efficacia. I lamenti decennali rinvigoriti da strane
decisioni, tutt'altro che attuabili a meno di uno strappo nella maggioranza di
governo, di non votare la finanziaria sanno più di goliardica incoscienza che
vera opera politica. Una chiara dimostrazione di incapacità e di mancanza di
lungimiranza politica ed economica.
La provincia di Palermo arriva al punto
di sponsorizzare la protesta elargendo 15mila euro per i dimostranti che si
recano a Roma; a protesta contro chi, poi? Contro gli stessi senatori e deputati
siciliani di maggioranza e contro un governo centrale dello stesso colore di
quello provinciale. Un paradosso Kafkiano.
Il sindaco di Termini Imerese arriva al punto di plaudire alle
gesta dell'amico/nemico
Bertinotti più per confondere le acque politiche che per vera convinzione. Allora?
Allora L'Altra Sicilia lancia una proposta-provocazione.
Perché il governo regionale,
sempre che ne abbia la capacità politica e che il suo presidente voglia davvero
governare la Sicilia e non farsi pilotare dai soliti politicanti di Roma,
compresi ministri, deputati e senatori eletti in Sicilia, non si impegna in
prima persona visto che, secondo le prerogative dello Statuto di Autonomia
Speciale, la Regione Siciliana ha competenza legislativa esclusiva su industria
e commercio (art.14 comma d. e comma e.)? Perché la Regione, visto che lo Stato
ha pagato quasi interamente lo stabilimento, non ne acquisisce la
proprietà?
Non tutti i mali vengono per nuocre.
Forse sarebbe ora che la Sicilia avesse un proprio autonomo polo industriale
automobilistico. Non vorremmo essere utopisti, ma se, ancora una volta, i nostri
politici fossero realmente al servizio della Sicilia e dei siciliani, farebbero
in modo che le macchine prodotte da Termini Imeresse portassero il logo della
Trinacria.
Quale decollo economico potrebbe esserci in
Sicilia! E con la formula "Compra Siciliano" quante
macchine si venderebbero nel mondo! Riflettiamoci tutti. Fancesco Paolo Catania "L'altra
Sicilia" al servizio della Sicilia e dei Siciliani.