L'opposizione saprà cogliere il regalone di Berlusconi?
di Artemio Ruggeri
 
Il Governo Berlusconi sta regalando all'opposizione un'opportunità eccezionale, sempre che essa sappia coglierla e avvalersene per rimettersi in sintonia con la parte migliore del Paese.
Si tratta della causa dell'Europa, che rappresenta, pur sempre, il merito storico, verso il Paese, delle coalizioni di Centro-sinistra al potere alla fine degli anni '90.
Non è facile per l'Ulivo compiere, in tutte le sue componenti, la svolta culturale che sarebbe necessaria e che i leader migliori hanno intuito. Nei Ds è forte la tentazione di afferrare per la coda la tigre di Sergio Cofferati (le ultime interviste del Cinese sono
un vero e proprio atto di guerra verso il Governo) e condurre contro l'Esecutivo una lotta da sinistra, mentre le critiche più precise e motivate da rivolgere alla compagine del Cavaliere dovrebbero riguardare lo scarso rigore e la poca attenzione ai conti pubblici. Nel condurre una legittima lotta politica al Governo non ha senso farne la caricatura ed accusarlo, ad ogni piè sospinto, di smantellare, ora, il welfare state, ora, fondamentali diritti dei lavoratori, quando le più gravi responsabilità imputabili all'Esecutivo sono quelle di un populismo spinto, spesso spregiudicato, al limite dell'avventurismo.
A riprova di tali affermazioni basta considerare le principali riforme economiche e sociali del Centro-destra. Prendiamo quella del sistema formativo. Nel valutare i contenuti del progetto Moratti (chi scrive non trova elementi per sostenere che sia in atto un disegno di privilegiare la scuola privata), il difetto più grave sta nella mancanza di copertura finanziaria, tanto che il ministro della pubblica istruzione ha dovuto trascorrere un intero pomeriggio in riunione con Gianni Letta allo scopo di reperire risorse sufficienti ad avviare una sperimentazione decente. Analoghe considerazioni potrebbero essere tratte nel caso delle pensioni.
Il Governo ha compiuto ogni possibile sforzo per lisciare la belva sindacale per il verso del pelo.
La polemica sulla contribuzione non ha senso, poiché tutti i progetti seri riguardanti l'avvio della previdenza complementare hanno sempre messo in conto una riduzione parziale della aliquota obbligatoria con relativa, inevitabile perdita di gettito.
Il problema vero (che il disegno di legge delega elude) riguarda l'individuazione delle misure di risparmio sul lato della spesa,
in grado di compensare il minor prelievo sul versante delle entrate. Invece, lo ammette la stessa relazione tecnica predisposta dal Governo, toccherà alla legge finanziaria reperire, ogni anno, adeguata copertura attraverso l'apporto di risorse esterne al sistema e a carico della fiscalità generale. Analoghe considerazioni valgono a proposito del Patto per l'Italia, che in sé non ha nulla di scandaloso e di lesivo dei diritti dei lavoratori, se non la preoccupazione di un pacchetto di promesse (di sgravi fiscali
e di miglioramento degli ammortizzatori) insostenibili a fronte della ribadita intangibilità della spesa sociale.
Da ultimo viene la proposta del ministro Sirchia di istituire un fondo per l'assistenza alle persone non autosufficienti.
La Sinistra sindacale e politica - come se obbedisse ad un riflesso condizionato - ha gridato allo smantellamento del Servizio pubblico, mentre, in verità, il problema da chiarire concerne il reperimento delle risorse aggiuntive, necessarie per attuare un'operazione, nelle intenzioni, meritoria.
Il Governo, poi, per tacitare il frastuono delle organizzazione dei consumatori (Carneade, chi era costui?), le quali si sono inventate un'inflazione ad usum delphini, si è persino avventurato sul sentiero, assai poco liberista, di un blocco temporaneo
dei prezzi e delle tariffe. Così, una politica economica incapace di affrontare, mediante le riforme, il nodo di un riassetto strutturale della spesa corrente, finisce per essere condannata alla ricerca di facili scorciatoie. Vi sono state le dismissioni immobiliari,
lo scudo fiscale, le cartolarizzazioni, la lotta al sommerso. Alcune iniziative hanno avuto successo, altre no.
E' rimasta in campo solo la prospettiva di un condono. Nulla di male: facevano così anche nella prima Repubblica.
Non a caso il più convinto sostenitore dell'operazione viene dalle colonne del Giornale - Paolo Cirino Pomicino - al quale il condono ricorda la sua azione di ministro economico.
E poi?
Non resta che appellarsi allo stellone, invocando ora una crescita salvifica che non arriva, ora intrallazzando, in sede europea, per cambiare quei vincoli che non si è in grado di onorare, per mera scelta di opportunità. Lo ha scritto Daniel Gros sul Sole-24Ore: L'unica ragione che vedo per cambiare le regole del Patto è politica: i Governi non riescono a fare le riforme che servono.