Il Patto per l'Italia: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
di Vittorio Baccelli
 
Con il Patto per l'Italia si chiude il lungo e contrastato confronto (iniziato con la presentazione del Libro bianco del ministro
Maroni a cui aveva lavorato anche Marco Biagi) tra le parti sociali ed il Governo e si apre una fase di dialogo sociale per
il rilancio e lo sviluppo dell'economia. L'Ugl ha sottoscritto l'accordo con gli altri sindacati che hanno accettato il confronto
convinta della straordinaria portata di un documento che affronta i punti nevralgici della nostra economia e assegna obiettivi
certi e riscontrabili a tutte le parti in causa, a cominciare dall'esecutivo guidato da Berlusconi. La riduzione delle tasse per i ceti più deboli non è, infatti, affidata agli esiti della riforma che il ministro Tremonti sta scrivendo, ma riguarderà precise categorie di contribuenti (quelli con meno di 50milioni di lire di reddito) e darà risparmi - per questi contribuenti - di almeno 5,5 miliardi di euro.
Anche le imprese saranno sgravate di una quota del carico fiscale, ora ai massimi livelli europei e mondiali, mentre l'Irap vedrà una prima riduzione del suo peso che ricade sulle aziende che hanno maggior numero di dipendenti.
Si aggiungeranno le deduzioni per la famiglia e le esenzioni per i pensionati che percepiscono la nuova pensione minima di
516 euro mensili.
Sugli ammortizzatori sociali ci sarà un intervento di 700mila euro che consentirà l'aumento dell'indennità di disoccupazione.
Le modifiche all'articolo 18 sono state archiviate e, al loro posto, è stata introdotta - con la formula del non computo applicata, però, al solo reintegro e non a tutto lo Statuto dei Lavoratori come avvenuto in passato - una sperimentazione di 3 anni per le aziende che creeranno nuova occupazione superando il tetto dei 15 dipendenti. L'abrogazione dell'articolo 2112 c.c., già approvata in Commissione Lavoro, è stata revocata e si procederà ad un avviso comune tra le parti che prevede la conservazione del principio della funzionalità del ramo d'azienda ceduto.
Stessa cosa per l'arbitrato che sarà esaminato dalle parti sociali per pervenire ad un accordo, così come avvenuto in passato all'Aran per i dipendenti pubblici. Il Mezzogiorno ha trovato, per la prima volta nella storia di patti e accordi di concertazione, un ampio dettagliato spazio in cui vi sono indicazioni vincolanti e progetti operativi che potranno dare alle regioni meridionali la spinta alla modernizzazione che tutti hanno invocato per anni inutilmente. Si poteva fare di più?
Certo, come sempre in una trattativa che parte da sponde distanti (la Confindustria era lontanissima), i risultati si prestano ad essere giudicati con la metafora del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Se guardiamo al bicchiere che ci aveva messo sul tavolo il governo di centrosinistra, quello che abbiamo di fronte oggi appare pieno sino all'orlo. Vittorio Baccelli. vittorio5@aruba.it
 
Infortuni sul lavoro: piaga profonda ma ignorata
Nel cicaleccio e nel chiacchiericcio che Lei descrive qualcuno non si limitò a deplorare
Lettera aperta di Capezzone a Zincone sull'editoriale del Corriere della Sera
 
Egregio Zincone,
ho letto il Suo editoriale sugli infortuni sul lavoro, piaga profonda, e ignorata, come Lei giustamente denuncia, dall'Italia ufficiale: partiti, sindacati, stampa, imprenditoria. Eppure l'"anomalia italiana" c'è, e l'"eccezione" anche: 3 anni fa i radicali di Pannella erano impegnati nella raccolta di firme per un referendum centrato su questo tema.
Attualmente ciascun datore di lavoro è obbligato ad assicurare i dipendenti esclusivamente con l'Inail, un ente che, come tutte
le aziende dei monopoli pubblici, rappresenta un vero e proprio mastodonte burocratico ed è gestito con criteri partitocratici e sindacatocratici. Le conseguenze di questo monopolio sono molto pesanti per le imprese che si ritrovano a pagare premi
(cioè tariffe) più che doppi rispetto ai concorrenti europei come il Belgio, la Germania o la Spagna.
Il referendum, lasciando ovviamente immutato l'obbligo di copertura assicurativa universale dei dipendenti contro gli infortuni, avrebbe consentito di aprire questo mercato alle compagnie private di assicurazione: si sarebbe aperto il settore alla concorrenza (secondo le reiterate richieste dell'Antitrust, tra l'altro), garantendo efficienza e tariffe più basse per gli imprenditori:
ai quali sarebbe stata offerta l'opportunità di scegliere la compagnia preferita, e -cosa oggi impossibile- quella di cambiarla in caso di insoddisfazione per il servizio ricevuto. Ma non è tanto il merito della questione che conta: non La intrattengo sulla soluzione preferita dal nostro movimento politico.
Voglio dirLe che quella richiesta fu sottoscritta da oltre 700mila cittadini: ma quelle firme, nel silenzio generale, furono mandate
al macero dalla Corte Costituzionale, che, con motivazioni incomprensibili (da un punto di vista tecnico-giuridico: ma forse non
è questa la chiave d'interpretazione più adeguata della giurisprudenza della Consulta), dichiarò il quesito inammissibile.
Caro Zincone, ci fu (e c'è) un movimento politico che avvertì la questione come urgente e prioritaria.
Ci furono (e ci sono) molte centinaia di migliaia di italiani che decisero di sottoscrivere un quesito, per interpellare tutto l'elettorato.
Nel cicaleccio e nel chiacchiericcio che Lei descrive qualcuno non si limitò a deplorare.
Cosa sarebbe accaduto se qualcuno avesse raccolto quel "messaggio nella bottiglia", se un po' di luce si fosse posata su quella iniziativa, se la Corte Costituzionale si fosse trovata a decidere dinanzi ad un paese attento e consapevole?
Credo si tratti di una domanda legittima.
Grazie, a presto, Daniele Capezzone. Segretario "Radicali italiani".
segreteria.radicali@agora.it
 
L'arma sinistra del boicottaggio-sabotaggio politico 
"Tutta colpa di Berlusconi, questo governo è uno schifo"
di Guido Giraudo
 
Sabotare: "distruggere lo svolgimento di un'attività, guastando e distruggendo strumenti e prodotti di lavoro, come mezzo di lotta economica e sindacale". Così definisce il vocabolario la nuova -vecchissima- metodologia di azione delle sinistre italiane, sotto l'arcigna supervisione di Cofferati. Conscia che la firma del "Patto per l'Italia" è la più importante innovazione politico-economico-sindacale degli ultimi 30anni; spiazzata dalla volontà riformista di questo governo (ma ben compresa dai sindacati che hanno portato a casa vantaggi per i loro assistiti); la sinistra, di cui la CGIL è una delle "maschere", è ritornata agli strumenti di lotta leninisti. Chi gira l'Italia se n'è accorto. Non è solo la massa di scioperi incomprensibili, inattesi, a "macchia di leopardo", che rendono tutti i servizi inefficienti e inaffidabili, quanto gli infiniti piccoli, snervanti, continui "contrattempi" che causano ritardi, fastidi
e disagi. Non solo il monte-ore di scioperi dei primi 7 mesi del 02 ha superato il complessivo dei 5 anni (96-01) di governo della sinistra, ma la marea di disservizi - abilmente intrecciati tra loro - è impressionante. Gli esempi più lampanti? Le ferrovie.
Viaggio settimanalmente su Intercity ed Eurostar. Dalla privatizzazione delle FS fino a metà dell'anno scorso, avevo constato
un miglioramento del servizio nella pulizia, nel personale, nella puntualità. Ebbene, da 6 mesi non sono mai più arrivato in orario. Mai. Gli intercity partono già dalle stazioni con ritardi da 5 a 15 minuti per improvvisi "problemi tecnici" che un personale sciatto
e disattento tarda a risolvere (avendoli... causati o inventati). Macchinisti "iper-prudenti" iniziano a rallentare 10 chilometri prima della stazione. Eurostar costosissimi, "fiore all'occhiello delle Ferrovie", si fermano per far passare treni locali.
Gli scompartimenti sono tornati ad un deperimento e una sporcizia impressionante e negli Eurostar si trovano bagni non funzionanti e bloccati per una tratta di 600 chilometri!!.
Notizia: un locomotore "improvvisamente" guasto a Milano blocca tutto il traffico nel primo giorno di esodo estivo, mentre giornalisti intrepidi si affannano a cercare viaggiatori esasperati che se la prendono con il governo: "è uno schifo"..............
Fin qui ho parlato delle "grande linee", ma il viatico dei pendolari è peggiore laddove il servizio locale è gestito dalle Regioni
e a maggior ragione se queste Regioni sono gestite dal centrodestra.
L'aneddotica occuperebbe pagine intere di lamentele. Esempio: il treno che collega una serie di città e paesi della bassa padovana e che ogni sera parte da Monselice in "coincidenza" con l'arrivo del treno da Padova carico di lavoratori.
Da 6 mesi il treno da Padova arriva in ritardo mentre la "coincidenza", invece di attendere qualche minuto come faceva, adesso parte "puntuale", ma completamente vuota, lasciando centinaia di persone sulla banchina in attesa per 1 ora (tutti i giorni).
Di fronte alle proteste dei pendolari non si è trovato un solo "responsabile" (capo stazione, dirigente di rete, macchinista... ), ma
i pendolari si sentono dire: "Prendetevela con il Governo, è tutta colpa di Berlusconi". E' così ovunque.
Tutta la Pubblica amministrazione e i pubblici servizi sono pieni di "parassiti" assunti in anni e anni di assistenzialismo politico e sindacale manovrato dalla sinistra e questi piccoli infami riappaiono, subdoli, quando la sinistra chiama, pronti a rallentare una pratica, a far sparire un documento, a manomettere un dispositivo, a spegnere un computer... insomma a sabotare.
Da dove è saltato fuori il solerte funzionario del Comune di Monza che, in piena campagna elettorale, ha inviato migliaia di ingiunzioni di pagamento dell'ICI? Chi è il solerte funzionario della Regione Veneto che ha revocato un finanziamento di 750mila lire all'Associazione ciechi perché "sotto la soglia dei criteri di utilità previsti per l'erogazione di contributi"?
E questi sono solo 2 piccolissimi esempi di persone che, invece di lavorare al servizio dei cittadini lavorano, solo, al servizio del "Partito" per sabotare l'immagine delle giunte di centro destra. E' uno stillicidio continuo, rafforzato dall'attitudine alla propaganda demagogica dei mille e mille "agit-prop", che asfissiano i nostri viaggi.
Avete mai notato che in pullman, in treno e in aereo si trovano sempre decine di persone che sventolano la Repubblica, l'Unità o Liberazione e pochissime che nascondono Libero o il Giornale? E appena il pullman si ferma per un guasto "improvviso" o il treno si ferma in mezzo alla campagna o l'aereo non parte per l'ennesimo sciopero di qualche addetto alla manutenzione delle scalette... eccoli pronti con la frase fatta: "Prendetevela con il governo, è tutta colpa di Berlusconi". Il massimo mi è capitato a Mestre in un parcheggio pubblico dove la macchinetta per i biglietti non era stata adattata all'euro... "Tutta colpa di Berlusconi, questo governo è uno schifo", gridava un isterico barbuto di fronte alla folla in coda. Peccato che le macchinette dei parcheggi siano di competenza del Comune che a Mestre è guidato da una giunta rossa, anzi rosso-verde... Ma questo nessuno lo diceva: la colpa "è di Berlusconi". Queste sono solo la punta di un iceberg e il lettore potrebbe aggiungere migliaia di aneddoti.
Di certo è inconfutabile che mentre nei 5 anni di governo di sinistra l'Italia è andata allo sfascio ma non c'era un solo sciopero né tensione sindacale o sociale e si trovava tanta gente disposta a dire "sì, va tutto male... però... in fondo... chissà...".
Invece oggi che, per riconoscimento unanime anche internazionale, si è intrapresa la modernizzazione... oggi che c'è per la prima volta una volontà riformista, una spinta alla ripresa, un'incentivazione a dotarsi di nuove e più moderne infrastrutture...
oggi che c'è la volontà di riportare l'Italia almeno al pari dei Paesi più progrediti dotandosi di un'economia attiva e non speculativa che crei occupazione e benessere diffuso... oggi che si potrebbe costruire un nuovo modello sociale con pensioni più dignitose, lavoro per i giovani e servizi funzionanti... ecco che oggi, di fronte alla possibilità che avvenga, sbugiardando il dogma della sinistra "progressista, innovativa, sociale, riformista e rivoluzionaria", quella sinistra che è vecchia, ottusa, arretrata, inerte, bigotta, nostalgica e reazionaria... si oppone al cambiamento con l'arma più vecchia e collaudata della lotta rivoluzionaria leninista e delle guerre partigiane staliniste: il sabotaggio. Arma insita nel DNA della sinistra che non ha bisogno di essere teorizzata, pianificata o organizzata. E' sufficiente lanciare la "parola d'ordine" dell'odio verso il nemico perché le migliaia di comunisti "in sonno" nell'amministrazione e nei servizi pubblici colpiscano - subdolamente, silenziosamente, vigliaccamente - l'odiato "nemico", il "padrone", il "fascista" e tutti i suoi rappresentanti intermedi (dall'assessore al capo-reparto).
Così, ogni giorno, decine di macchinisti delle Ferrovie (aderenti ai Cobas) non vanno a dormire contenti se non hanno fatto arrivare in ritardo il loro treno. Centinaia, migliaia di impiegati e funzionari si impegnano per non trovare una pratica, per rallentare una procedura, per irritare i cittadini in coda sghignazzando ed allargando le braccia ripetendo:
"Non è colpa nostra... prendetevela con Berlusconi se le cose non funzionano".
A questo punto urge una levata di scudi collettiva per difendersi da questa schifosa manovra che danneggia tutti, non solo il centrodestra o i suoi elettori, ma l'intera collettività.
Bisogna avere il coraggio di reagire a tutti i livelli. Bisogna che i cittadini, indignati per ritardi e disservizi, si facciano dare i nomi dei responsabili - dall'addetto allo sportello, fino al capo-stazione - e ne denuncino l'operato.
Ma, soprattutto, bisogna che gli amministratori (a maggior ragione, quelli di centro-destra) alzino la testa dalle beghe politiche e
si occupino con severità dei sottoposti. Ogni disfunzione denunciata da un cittadino deve essere seguita da un'inchiesta interna
e da sanzioni a tutti i livelli. Bisogna introdurre meccanismi incentivanti, e punitivi, nella pubblica amministrazione affinché i funzionari e gli impiegati infedeli temano per il loro portafoglio o per il posto di lavoro. L'Italia ha certo bisogno di "grandi opere"
e di innovazione, ma ha bisogno anche di "piccole purghe" e di motivazione. Gli italiani tra 4 anni valuteranno il governo sugli obiettivi raggiunti? Ma lo valutano tutti i giorni per il degrado dei servizi. Vincere il sabotaggio comunista si può.
Ci vogliono "bastone e carota": controlli e punizioni per chi arreca danno alla collettività; gratificazioni e coinvolgimento (quindi informazione) per i cittadini che si impegnano per una vita civile ordinata ed efficiente. Guido Giraudo. lorien@lorien.it