Attento
Governo: Il consenso non si paga
di Artemio Ruggeri
A volte l'imprevedibile accade, soleva
dire la signora Thatcher.
Anche a Palazzo Chigi è
successo un fatto inatteso: il fronte sindacale si è spaccato. Cisl e Uil
hanno sottoscritto il verbale di intesa, la Cgil ha tenuto fede ai propositi enunciati: senza
stralcio dell'articolo 10 dal disegno di legge delega (quello, appunto, che
affronta la revisione dell'articolo 18 dello statuto) l'organizzazione di Sergio
Cofferati non è stata dsponibile a prender parte al negoziato.
Il fatto è grave. Va da sé che in tutte le persone
responsabili non può che destare preoccupazione una ituazione siffatta.
C'è
da attendersi, infatti, un inasprimento della polemica politica (già avvelenata
per tanti motivi) ed un'accentuazione della conflittualità sociale in un momento
delicato, caratterizzato da timidi bagliori di crescita economica, accompagnati,
tuttavia,
da dure vicende di crisi (la Fiat insegna).
D'altro canto, nel bene o nel male, il Paese non poteva restare paralizzato,
appeso
ad una questione di principio, che era diventata
l'occasione di una guerra senza quartiere della Cgil nei confronti del Governo
di Centro-destra.
Facciamo fatica a
comprendere quale disegno persegua Sergio Cofferati e dove voglia
condurre (nelle ultime settimane del suo mandato) la più grande e gloriosa
organizzazione sindacale del Paese.
Serve veramente, anche alla sinistra, una Cgil
arroccata e isolata?
Nei giorni scorsi, i
più attenti commentatori delle vicende sociali, appartenenti all'ala riformista
della gauche, hanno dissentito dall'apertura di una campagna di raccolta di
firme (da parte del Prc, dei Verdi e della sinistra sindacale) per l'estensione
erga omnes della tutela di cui all'articolo 18. La cosa ha preoccupato non solo
i Ds e la Margherita, ma persino la Cgil.
Eppure, sostenere come continua a fare Cofferati che la modifica
dell'articolo 18 è un vulnus per la stessa democrazia, al punto di farne una
pregiudiziale assoluta in trattativa, è indubbiamente un argomento che porta
acqua al mulino delle posizioni più radicali e che è destinato a creare una
barriera insormontabile tra la coalizione di Centro-sinistra e certi settori
dell'elettorato progressista se mai il Paese fosse chiamato a pronunciarsi sul
quesito referendario.
Per il Governo, comunque,
quello di venerdì 31 maggio è un risultato significativo che lo toglie da una
contrapposizione con tutto il sindacato che fu esiziale nell'esperienza 1994.
Non è detto che Cisl e Uil siano interlocutori accomodanti.
Anzi, può accadere proprio che, sentendosi sottoposti
alla potenza di fuoco della Cgil, Pezzotta e Angeletti si irrigidiscano e
chiedano al Governo di abbandonare la già incerta a traballante linea del
rigore. Ecco perché è stato un bene che nello stesso giorno, il Governatore
Fazio abbia affermato chiaramente che i conti pubblici sono a rischio e che,
rebus sic stantibus, non si arriverà al pareggio del bilancio nel 2003.
La strada maestra rimane
quella delle riforme, da percorrere comunque. Meglio se con Cisl e Uil,
una volta che la Cgil si è autoesclusa. Guai, però, se il Governo cedesse a
rivendicazioni sballate, come fece nel negoziato sul pubblico impiego.
Il consenso non si
paga.